Il Resto del Carlino, 12 maggio 2024
Il video di violenza sui detenuti nel carcere di Reggio Emilia porta all’indagine di 10 poliziotti penitenziari per tortura e falso. Volt denuncia la mancanza di tutela dei diritti carcerari e critica l’assessore alla Legalità per difendere uno degli agenti imputati. Risalgono al 3 aprile 2023 e sono stati registrati dalle telecamere di sorveglianza del carcere di Reggio Emilia i video incriminati in cui si vedono esplicite immagini di violenza ai danni di un detenuto. “Le riprese mostrano un gruppo di agenti del carcere incappucciare, trascinare lungo il corridoio, picchiare e prendere a calci l’uomo - si legge in una nota di Volt, un movimento paneuropeo -.
di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 12 maggio 2024
La vicenda di un cittadino pakistano: denunciato, arrestato e scagionato dopo aver passato in carcere più di 5 mesi. Adesso sarà risarcito con 80mila euro. Era finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio per aver travolto con l’auto l’uomo che lo aveva denunciato nell’ambito di un’inchiesta sul caporalato. Ma quasi tre anni dopo il tribunale di Prato lo aveva assolto per non aver commesso il fatto. Adesso per quei 5 mesi in cella e 6 ai domiciliari la Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto a un pakistano di 61 anni, assistito dall’avvocato Stefano Belli, un risarcimento per ingiusta detenzione pari 80 mila euro.
di Marcello Tassi
Libertà, 12 maggio 2024
È senza dubbio l’orto più “segreto” di Piacenza, quello coltivato dai detenuti che abitano il carcere delle Novate e sabato 11 maggio ha aperto le sue porte al pubblico di Interno Verde. La seconda edizione del festival dedicato ai giardini più suggestivi e curiosi della città è stata inaugurata con un evento decisamente inusuale, organizzato grazie alla collaborazione della direzione della casa circondariale: una visita guidata - alla quale hanno preso parte una trentina di persone - che ha permesso loro di scoprire la natura che cresce all’interno del muro di cinta dell’istituto, curata e coltivata dai detenuti stessi grazie a un progetto di notevole impatto e significato.
esperienzeconilsud.it, 12 maggio 2024
“Quando si aprono le porte del carcere ti aspetti di percepire subito la sofferenza e la severità di una limitazione assoluta della libertà - racconta Elvira Tomarchio, coordinatrice del progetto La Comunità dei LibEri - in verità varcata la soglia del carcere di Piazza Lanza a Catania non abbiamo sentito paura, né disagio. Tutto appariva sereno: le detenute, le guardie. Si riusciva persino a scorgere attimi di libertà. Poi nella stanza sono arrivate le donne detenute e abbiamo iniziato a conoscerci. Abbiamo iniziato a leggere insieme”.
Il Centro, 12 maggio 2024
Un percorso formativo incentrato sui mestieri del teatro: è quello attivato nel carcere di Castrogno grazie a un progetto di Acs, Circuito Spettacolo Abruzzo Molise, in collaborazione con la casa circondariale di Teramo, la Fondazione Tercas e il Comune. A misurarsi col mondo dell’arte saranno venti detenuti che hanno aderito all’iniziativa, presentata ieri mattina all’Arca dai promotori. Il progetto si chiama “Giocare a calcio è semplice?” e si compone di corsi sui diversi mestieri presenti nel mondo del teatro (attori, drammaturghi, scenografi, costumisti e tecnici) erogati da professionisti competenti secondo un preciso calendario didattico che è appena partito e andrà avanti fino a fine anno.
tuttoggi.info, 12 maggio 2024
Lo spettacolo, diretto da Vittoria Corallo, è parte del progetto Per Aspera ad Astra di Acri. Una produzione del Teatro Stabile dell’Umbria con il sostegno di Fondazione Perugia. Applausi ed emozioni giovedì 9 maggio 2024 all’interno della Casa Circondariale di Capanne, a Perugia, dove è andato in scena lo spettacolo “La popola del futuro ama”, diretto dalla regista Vittoria Corallo, prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria e voluto e sostenuto da Fondazione Perugia. A esibirsi sul palco, alcuni detenuti-attori del carcere e un gruppo di studentesse e studenti dei licei Di Betto e Galilei e del Laboratorio Teatrale Universitario dell’Università degli studi di Perugia.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 12 maggio 2024
Le intercettazioni risolutorie, che avrebbero sciolto un giallo lungo 33 anni, erano in lingua sarda. Per tradurle gli esperti del tribunale hanno impiegato circa 29 mesi, un tempo che è andato a sommarsi al resto, vita sottratta al detenuto modello Beniamino Zuncheddu. È una delle tante iniquità che hanno accompagnato il caso giudiziario più lungo della Repubblica. Quello di un servo pastore finito dentro per la strage del Sinnai, in cui morirono tre uomini mentre un quarto si salvò per caso (era il 1992).
di Alessandro Chiabrera
L’Osservatore Romano, 12 maggio 2024
I minori detenuti raccontati da suor Aurora Consolini e don Nicolò Ceccolini. L’Istituto Penitenziario Minorile di Roma, a Casal del Marmo, attualmente ospita 57 ragazzi e ragazze minori di venticinque anni. Suor Aurora Consolini lavora qui dal 2015. Don Nicolò Ceccolini, invece, dal 2017, essendo succeduto a padre Gaetano come cappellano dell’istituto. Suor Aurora ci racconta come, negli anni, molti progetti siano stati finanziati e attivati con grande sforzo, rendendo il carcere sempre più vicino alla funzione riabilitativa che dovrebbe avere.
di Francesco Rigatelli
La Stampa, 12 maggio 2024
Diritti e censura, le voci di scrittori, intellettuali e lettori dal Lingotto: “Non avremmo mai pensato di dover ancora lottare per certi valori”. Da Salman Rushdie a Roberto Saviano, da Elizabeth Strout e You Hua, i principali scrittori presenti al Salone del libro di Torino sottolineano l’importanza della libertà di espressione in questo momento. “Pensavo che fosse una guerra già vinta, invece dovremo combattere ancora. Nel nostro caso bisogna sobbarcarsi qualche rischio e certo è un brutto momento”, ammette Salman Rushdie, mentre Elizabeth Strout parla di “tempi spaventosi che mai avrei pensato di vivere. Triste che la polizia entri nelle università americane. Chi protesta pacificamente deve essere libero di esprimersi”.
di Stefano Bocconetti
Il Manifesto, 12 maggio 2024
Più controlli per la polizia. Per le polizie. Che dovrebbero poter “monitorare” tutti i messaggi, le mail. Alla ricerca di pedofili, terroristi, trafficanti di droga. Più controlli nel mondo digitale altrimenti il crimine dilaga. Quella che potrebbe sembrare la satira di qualche vecchio film italiano anni ‘70, è invece la richiesta messa nero su biancoda tutti i “capi” delle polizie europee. E con loro, i massimi dirigenti dell’Europol, l’organismo che le coordina nel vecchio continente. Una richiesta contenuta in una lettera, intitolata con molta enfasi: dichiarazione congiunta dei responsabili e capi delle polizie europee. Trentadue firme.
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