di Alfredo Bosco
Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2024
Fu l’inizio della guerra civile che tutta l’Europa non ha voluto vedere. Dieci anni sono volati come il colpo di un cannone. Il Donbass forse rappresenta meglio il peccato originale di un’Europa che non ha voluto ascoltare e capire che quel manipolo di uomini e donne disorganizzati con in braccio il kalashnikov, erano più di una pedina usata dal governo di Mosca per destabilizzare l’Ucraina dopo il referendum non riconosciuto della Crimea. Dall’11 maggio del 2014 è una brace che arde, che verrà sepolta da un protocollo, quello di Minsk, che si limita a circoscrivere l’importanza della questione, togliendola dalle agende politiche ed editoriali. Ma la brace continuava a poter far riaccendere un incendio. E nel febbraio del 2022 chiunque avesse lavorato come reporter tra le strade di Donetsk e i villaggi vicinissimi a Mariupol non era sorpreso da cosa è accaduto, e neanche dalla direzione che i russi hanno subito intrapreso: Kharkiv e Mariupol, oltre la capitale Kiev.
di Marina Catucci
Il Manifesto, 11 maggio 2024
L’Assemblea generale dell’Onu ha determinato che la Palestina è “qualificata” per presentare richiesta di ammissione come membro delle Nazioni unite, e ha raccomandato al Consiglio di Sicurezza di “riconsiderare favorevolmente la questione”. I voti sono stati 143 a favore, 9 contrari, tra cui Usa ed Israele, e 25 astensioni, tra le quali quelle di Italia e Ucraina. Dal 2012 la Palestina è uno Stato osservatore dell’Onu, con un effetto soprattutto simbolico che ha consentito comunque la partecipazione ai dibattiti delle Nazioni unite. Con la nuova risoluzione l’Assemblea generale ha attribuito alla Palestina nuovi “diritti e privilegi” all’interno dell’Onu.
di Roberta Zunini
Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2024
Una parte della base militare di Sde Teiman è stata trasformata in centro di detenzione: qui i detenuti sono costantemente bendati, legati, picchiati, perquisiti di notte sotto la minaccia dei cani. Due foto sfocate in cui si vedono decine di uomini bendati, con tute grigie, costretti immobili a sedere per terra, su dei materassini sottili. Il filo spinato tutto intorno, le luci dei riflettori puntate su di loro e qualche coperta posata sulle gambe. Ciò che le foto non dicono è che quelle persone sono detenuti palestinesi in quella che la Cnn ha identificato come la base-carcere del Negev di Sde Teiman. Nell’aria le grida delle guardie che pretendono il massimo silenzio dai prigionieri che provano a comunicare tra loro pur non sapendo chi si trova al loro fianco, oltre a un fetore di ferite mal curate. L’inchiesta della tv americana mostra le immagini di quella che assume le sembianze di una Abu Ghraib israeliana.
di Chiara Cruciati e Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 maggio 2024
Oneg Ben Dror, attivista ebrea di Physicians for human rights: “Nella base militare di Sde Teiman avviene la selezione dei gazawi. Possono rimanerci fino a 75 giorni, in celle a cielo aperto, ammanettati e bendati tutto il tempo”. Se il grado di civiltà di un paese si misura dalla condizione delle sue carceri, la fotografia di Israele che emerge dal trattamento dei detenuti palestinesi è a dir poco sconcertante. “I loro diritti erano violati sistematicamente anche prima di questa guerra, ma la situazione è peggiorata”, racconta Oneg Ben Dror, attivista ebrea della ong Physicians for human rights ed esperta della condizione dei prigionieri politici nelle carceri di Tel Aviv. La incontriamo a Roma, nella sede di Antigone.
di Stefano Mauro
Il Manifesto, 11 maggio 2024
Human Rights Watch accusa le Forze di supporto rapido di massacri indiscriminati delle popolazioni non arabe: tra 10 e 15mila vittime nella sola el-Geneina. E ora c’è ansia per l’assedio della città di El Fashir, con oltre un milione di abitanti e 600mila profughi. Human Rights Watch (Hrw) ha pubblicato giovedì un nuovo rapporto sul Sudan, in particolare sulla città martire di el-Geneina, capitale del Darfur occidentale. Nelle 186 pagine del report, Hrw “solleva la possibilità di un genocidio in atto”, citando pratiche di “pulizia etnica e crimini contro l’umanità” contro la comunità Massalit e altre etnie non arabe, sterminate dalle Forze di supporto rapido (Rsf).
di Marcello Bortolato*
questionegiustizia.it, 10 maggio 2024
Sono giudice di sorveglianza e per questo mi limiterò a descrivere la situazione delle carceri su cui la magistratura di sorveglianza esercita il suo potere di vigilanza. Ancorché le norme dell’ordinamento penitenziario del 1975 consentano al magistrato di sorveglianza di prospettare al Ministro della giustizia anche le esigenze dei vari servizi e quindi anche un’indicazione di interventi possibili, credo che in questa felice occasione pubblica, in cui una magistratura ed un’avvocatura congiunte si trovano dalla stessa parte, il magistrato “di prossimità” che si occupa di eseguire la pena si debba limitare a denunciare lo stato delle cose, piuttosto che indicare soluzioni, perché quelle sono compito dell’azione del Governo e del Parlamento.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 10 maggio 2024
Lo scorso marzo un giovane di 28 anni con problemi di tossicodipendenza, marchigiano di origine ma in carcere a Parma, si è appeso a un lenzuolo in una cella di isolamento. Solo, dentro quel baratro di solitudine, non ha visto altra speranza che quella di rinunciare a vivere. I familiari non si danno pace. Era già successo un paio di mesi prima in un altro istituto e di nuovo il mese ancora prima nel carcere di Verona. E purtroppo potrei continuare. Oltre il 10% dei tantissimi suicidi degli ultimi mesi dietro le sbarre sono avvenuti in celle di isolamento. Persone spesso con problemi psichiatrici che venivano isolate invece che prese in carico.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 maggio 2024
Si è tenuto presso l’Università Lumsa di Roma il convegno “Carcere e salute mentale L’intervento con adulti e minori autori di reato”, un importante momento di confronto su un tema di scottante attualità. L’evento, organizzato dal Centro di ricerca sui sistemi sociali e penali “Diritto alla Speranza” - Das, diretto dal professore Filippo Giordano, ha visto la partecipazione di esperti del settore, tra cui il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Felice Maurizio D’Ettore, e la direttrice della Casa circondariale Regina Coeli di Roma, Claudia Clementi.
di Erica Manna
L’Espresso, 10 maggio 2024
Il caso “Beccaria” rivela che gli abusi sono ricorrenti negli istituti penali per i minorenni. Ma è l’intero sistema della giustizia a non essere adeguato a loro. Come racconta chi ci è passato. A colpire M. non erano solo gli schiaffi. Ma il fatto che gli agenti cercassero di farla sentire in colpa. “Mi dicevano: grazie a te dobbiamo fare il nostro lavoro”. Per R. c’entra anche il pregiudizio: “Io sono appassionato di bricolage. Quando i poliziotti hanno perquisito la casa, hanno visto un taglierino sul comodino e hanno detto: questo dorme con un coltellino accanto, per alludere all’uso di droghe. Ma non era così”.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 10 maggio 2024
“La società più sicura non è quella che rinchiude più persone, ma quella che le fa uscire migliori di come sono entrate”. “Quelli del Beccaria sono fatti che fanno sprofondare nella desolazione più amara”. Daria Bignardi abita a poche centinaia di metri da San Vittore, giri l’angolo e ci sei, se fuori dalla finestra non ci fosse quell’altro palazzo potresti guardare la prigione più famosa del Nord ogni volta che scoli la pasta.
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