di Nicola Palma
Il Giorno, 2 settembre 2024
Quattro detenuti hanno tentato di allontanarsi: uno è stato riacciuffato subito, altri tre sono stati trovati sui tetti dell’istituto. È iniziata col fuoco - un piccolo incendio in cella, materassi o quel che si trova - anche la rivolta di sabato sera all’Ipm (Istituto penale minorile) Beccaria di Milano. L’ultima di una serie che s’è intensificata in questa calda estate, nonostante l’immissione progressiva di almeno una cinquantina di agenti (seguita alla sospensione, a primavera, di 21 poliziotti penitenziari accusati di torture e violenze ai baby detenuti) e la riduzione dei reclusi da 92 ai 58 che avrebbero partecipato “tutti” a “gravissimi disordini” e una “tentata evasione di massa”, denunciava Gennarino De Fazio, segretario generale del sindacato UilPa Polizia penitenziaria, mentre l’istituto veniva cinturato in forze dalla polizia di Stato e dai carabinieri.
di Giulia Bonezzi
Il Giorno, 2 settembre 2024
Gli agenti arrestati. Poi 5 rivolte e 4 evasi in appena quattro mesi. L’ira dei sindacati della Penitenziaria per l’inchiesta sui presunti abusi. Nonostante l’arrivo di 50 nuovi poliziotti e la riduzione dei reclusi. secondo i rappresentanti dei lavoratori l’Ipm va commissariato. Quattro rivolte e quattro evasioni-lampo in quattro mesi. Senza contare i disordini di sabato notte e i quattro baby detenuti che avrebbero tentato la fuga, tre rimasti irreperibili per ore con tanto di foto segnaletiche diramate a tutte le auto finché non sono stati trovati, forse sui tetti, comunque all’”interno del perimetro murato del carcere”, rimarca il dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità smentendo che vi sia stato sabato “alcun tentativo di evasione” dall’Istituto penale per minori Beccaria di Milano. Unica nota ufficiale in una ricostruzione per il resto affidata, come sempre, ai sindacati della Polizia penitenziaria, che denunciano una situazione “letteralmente allo sbando” nelle parole di Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa Pp, che al Beccaria era emersa con clamore a seguito della maxi-evasione del giorno di Natale del 2022 (sette detenuti tra i 17 e i 19 anni scappati dal cantiere e rientrati nel giro di qualche giorno).
Ivrea. Protesta dei detenuti del Reparto Isolamento, chiedono il trasferimento in un’altra struttura
Corriere della Sera, 2 settembre 2024
Tensione nel carcere di Ivrea dove sabato i detenuti del reparto isolamento, per chiedere il trasferimento in un’altra struttura, hanno sbattuto le ante degli armadietti dando vita ad una rumorosa protesta. “Nel carcere di Ivrea - commenta Leo Beneduci, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp - la situazione è identica a quella di altre strutture penitenziarie italiane; non riusciamo però a comprendere come mai dal carcere di Ivrea i detenuti responsabili di violenze ed aggressioni nei confronti del personale di polizia penitenziaria non vengono trasferiti e al contrario sono gli agenti aggrediti ad essere spostati d’incarico o sede, quasi a giustificare i comportamenti di maggiore pericolosità da parte dei ristretti”. L’Osapp ribadisce che ancora oggi l’amministrazione penitenziaria non ha designato un comandante di reparto titolare ad Ivrea, privando così gli agenti di un “irrinunciabile punto di riferimento”.
di Onide Donati
strisciarossa.it, 2 settembre 2024
Tre carceri nello stesso carcere, tre condizioni di vita che partono dalla sezione-modello “Andromeda” e scendono fino alla pessima e degradante sezione 1 passando per la sezione 2 dove la situazione è su standard accettabili se confrontata con la media delle condizioni nelle carceri italiane. Dalle stelle alle stalle in poche centinaia di metri e una decina di porte a sbarre. La Casa circondariale di Rimini è, tutto sommato, un carcere moderno: ha “solo” cinquant’anni ed è nata per la specifica funzione di custodire detenuti maschi, non come adattamento a prigione di rocche e castelli che la storia ha consegnato al demanio statale.
Il Mattino, 2 settembre 2024
Si parte con “La Domanda di Matrimonio e altre storie” di Cechov. Grande attesa per la messa in scena de “La Domanda di Matrimonio e altre storie” di Cechov nell’ambito de “La Tempesta del Teatro”, il nuovo progetto ideato ed attivato dalla Loups Garoux srl di Marta Bifano e Francesca Pedrazza Gorlero, sostenuto dal Comune di Napoli nell’ambito della terza edizione di “Affabulazione”. Il progetto si ispira alla proposta di Legge - “Disposizioni per la promozione e il sostegno delle attività teatrali negli istituti penitenziari” che mira a sostenere l’attività artistica con i detenuti per i suoi effetti tangibili sull’individuo, sulla comunità che abita, e sulla società tutta a cui lo stesso, una volta scontata la pena, verrà restituito con una nuova luce.
ilmetauro.it, 2 settembre 2024
Incontro nel chiostro francescano organizzato da Fuoritempo. Intervengono Monia Caroti e Giorgio Magnanelli. Giovedì 5 settembre alle ore 21 il Gruppo Fuoritempo organizza l’incontro “Il mondo del carcere” presso il Chiostro francescano. Interverranno Monia Caroti, dell’associazione “Antigone Marche” e Giorgio Magnanelli, dell’associazione “Un Mondo a Quadretti”. I suicidi in carcere hanno toccato un picco (60 già quest’anno), il sovraffollamento pure (130 per cento, con punte del 177 per cento nelle prigioni minorili), mentre crescono gli atti di autolesionismo (184 in più rispetto al 2023), le risse, le rivolte. Una condizione che il presidente Mattarella ha definito “straziante”, otre che indegna d’un popolo civile. Del resto lo diceva già Voltaire: “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”.
di Gilberto Bazoli
La Provincia di Cremona, 2 settembre 2024
Il 76enne Bertoletti, ex litografo e calciatore, da 21 anni è il mister a Ca’ del Ferro.Il suo predecessore ha resistito per pochi giorni. Lui, dopo una vita, è ancora al suo posto, con la stessa passione degli inizi. “È il mio modo di fare del bene”, si schermisce Pierluigi Bertoletti, per tutti Gigi, 76 anni: da 21 è il mister dei detenuti di Ca’ del Ferro. Li allena e allo stesso tempo dirige le loro partite. Li aiuta a crescere come atleti e anche come uomini. Bertoletti faceva il litografo e il calcio è sempre stato il suo secondo mestiere. Un po’ tutti nel settore lo conoscono. “Militavo in Prima Categoria nel ruolo di attaccante. Ho smesso, a parte i tornei notturni e qualche partita, a 23 anni quando mi sono sposato”.
di Teresa Marchesi
Il Domani, 2 settembre 2024
Il film di Costabile è la vera epopea familiare di Luigi Celeste, incarcerato per l’omicidio del padre violento, un gesto di autodifesa e disperazione. È un classico, soprattutto a Venezia: si borbotta (quasi sempre a ragione) sulla selezione italiana in concorso e si protesta perché un film migliore di quelli in corsa per il Leone d’oro è stato relegato in una sezione minore. Tra i “casi” quest’anno brilla Familia di Francesco Costabile, nella sezione Orizzonti. È la vera epopea familiare di Luigi Celeste, incarcerato per l’omicidio del padre violento, un gesto di autodifesa e disperazione. Il romanzo autobiografico Non sarà sempre così è la base del film, che sarà in sala con Medusa dal 2 ottobre.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 2 settembre 2024
“La generazione ansiosa” (in arrivo per Rizzoli il 10 settembre) dello psicologo Jonathan Haidt. Sotto accusa l’abuso degli smartphone e l’iperprotettività dei genitori. Leggevo il libro di Jonathan Haidt “La generazione ansiosa”, colpito in primo luogo dall’esplicito sottotitolo: “Come i social hanno rovinato i nostri figli” quando, a causa di un incendio avvenuto in zona, improvvisamente è saltato ogni collegamento telefonico. Non il wifi, non l’operatore mobile. Nulla. Silenzio. Con quel telefono, che un incendio ha momentaneamente reso un ninnolo superfluo, di solito si può: parlare, scrivere, acquistare, leggere, giocare, controllare il conto in banca, il peso, la cartella sanitaria, scattare fotografie, girare video, ascoltare musica, ordinare cibo, organizzare viaggi, definire percorsi stradali. Tutto in un clic. Tutto tempo restituito alla propria vita. Cose che richiedevano ore, come andare in banca, sostituite da un gesto. Diciamoci la verità: una meraviglia.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 2 settembre 2024
I volontari sono libri aperti, raccontano a chi li “prende in prestito” storie uniche. Una esperienza nata in Danimarca 24 anni fa, oggi è presente in sei Continenti. In Italia, il progetto è portato avanti dalla Associazione Pandora. È nata in Danimarca, a Copenaghen, nel 2000. In breve, si è diffusa a macchia d’olio in giro per il mondo. Si chiama The Human Library, e qui ad essere presi in prestito non sono i libri ma esseri umani che diventano dei “libri aperti”, raccontano la propria vita come fosse un libro. In questi anni è diventata un’organizzazione e un movimento internazionale il cui obiettivo è affrontare i pregiudizi delle persone aiutandole a parlare con coloro che normalmente non incontrerebbero. In Italia, per esempio, a divulgarla ci pensa l’Associazione culturale Pandora di cui è presidente Sandra Gambassi. A raccontarci come funziona è il responsabile del progetto Paolo Martinino: “Abbiamo iniziato nel 2015 quando siamo entrati in contatto con l’associazione internazionale di cui oggi siamo i referenti per l’Italia - spiega -, abbiamo fatto due convegni a Firenze e a Pistoia e iniziato a creare eventi. Individuiamo persone che possono diventare libri viventi su un territorio, li formiamo, allestiamo l’evento The Human Library, le persone arrivano, scelgono il libro, si siedono davanti alla persona, la ascoltano, dialogano per 30 minuti”. L’obiettivo, infatti, è la costruzione di relazioni tra persone e “gettare un seme - conclude Martinino - e spesso funziona, nascono localmente altre Human Library”.
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