di Chiara Sandrucci
Corriere di Torino, 9 maggio 2024
Un laboratorio al Ferrante Aporti con la partecipazione di 20 scuole superiori di Torino. Esiste un confine molto sottile tra ragazzi “dentro” e “fuori”, incontrare i coetanei che sono in carcere aiuta a capire quanto in fondo si è simili. È uno degli obiettivi del progetto “Game Over - Essere dentro” che si è concluso ieri con uno spettacolo conferenza e una riflessione finale sul rispetto delle regole al Campus Einaudi. Il laboratorio annuale iniziato a novembre si è svolto dentro l’istituto penale minorile Ferrante Aporti, ma con la partecipazione da fuori di 20 scuole superiori di Torino e provincia, 3.500 studenti e 8 classi con 200 ragazzi in visita in carcere.
di Rosaria Brancato
Il Sicilia, 9 maggio 2024
“La bellezza del teatro in luoghi impensabili”. “Voglio portare bellezza in un luogo impensabile”. Nel 2017 Daniela Ursino ha immaginato la contaminazione della bellezza là dove può apparire assurdo. È così che è nato il progetto che ha portato il teatro (e non solo) in carcere ed è diventato molto di più. Una compagnia teatrale, “Liberi di sognare”, un palcoscenico e un teatro a Gazzi il “Piccolo Shakespeare” ed una serie di spettacoli e iniziative che hanno messo le ali e volano alto. È Daniela Ursino, presidente dell’associazione D’aRteventi.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 9 maggio 2024
In Italia c’è poca libertà di stampa? Non è vero. Nessuno limita questa libertà, tranne i giornali stessi. E i giornalisti. Succede effettivamente che i giornali censurino o nascondano un certo numero di informazioni. Non certo gli scandali, né il gossip. Nascondono le notizie davvero scomode. In questi giorni per esempio, i giornali che denunciano le leggi bavaglio, non hanno scritto una riga sulla strage dei bambini compiuta dalle autorità libiche su motovedette fornite dall’Italia. Lì sì, è scattato il bavaglio. Nessuno può dire che l’uccisione di sei bambini nel Mediterraneo non sia una notizia. Eppure quasi nessun giornale l’ha pubblicata. Diciamo che è scattato l’autobavaglio.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 9 maggio 2024
L’ex magistrato porta nelle classi la Carta. Più importante dei singoli articoli è il “sistema” che compongono. Alla base il riconoscimento della dignità di ogni essere umano. Se c’è un percorso di carriera - e in fondo anche di vita - piuttosto emblematico su ciò che si può scegliere di fare per migliorare il Paese in cui si vive, o almeno per provare a farlo, forse pochi esempi in Italia sono significativi come quello di Gherardo Colombo. Trentatré anni in magistratura come protagonista di inchieste importantissime, la P2, Sindona, Mani pulite, e tante altre. Col “potere” - una parola che non gli è mai piaciuta ma insomma, per capirci - di fare indagini, interrogare, e chiedere intercettazioni, poi arresti, poi condanne. Con uno scopo che era quello assegnatogli dal suo mandato di magistrato: scoprire quelli che avevano violato certe regole e far sì che ricevessero la sanzione prevista da altre regole. Finché un giorno del 2007, all’improvviso, Colombo si dimette dalla magistratura. “A un certo punto - dirà - ho capito che per il rispetto delle regole la repressione non serve. Bisogna partire da molto prima: dalla loro spiegazione”. E in particolare dalla spiegazione della regola madre di tutte: la nostra Costituzione. Spiegandola ai giovani, addirittura ai bambini.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 9 maggio 2024
Da domani nelle librerie, le testimonianze dei cooperanti di Medici Senza Frontiere in un volume che racconta il mondo attraverso le loro storie. “Cosa resta degli affanni del mondo, cosa delle ingiuste morti e dei dolori, ma cosa, anche, della capacità dell’essere umano di rinunciare a ciò che conosce per andare incontro all’altro? Due cose: lo specchio, e la testimonianza”. Scrive così Valeria Parrella nell’introduzione di “Storie Senza Frontiere” , il primo libro di racconti per ragazzi di Medici senza frontiere, firmato da Gigliola Alvisi in collaborazione con l’associazione, edito da Piemme, nelle librerie da domani.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 9 maggio 2024
In vista dell’incontro tra il Comitato ordine e sicurezza e i rettori, la mobilitazione continua. E se a Parigi e Amsterdam piovono botte, in Spagna il governo si dice “orgoglioso” delle proteste negli atenei. Se a Parigi, Berlino, Amsterdam i governi hanno scelto di usare il pugno duro sugli studenti che protestano contro il massacro dei palestinesi e la militarizzazione dell’Europa, la Spagna di Pedro Sánchez, ancora una volta, è andata in controtendenza. Martedì sera la ministra per la scienza, l’innovazione e l’università, Diana Morant si è detta, a nome del governo, “orgogliosa” della mobilitazione nelle università iberiche e “degli studenti che pensano in modo critico, lo esercitano e lo trasmettono alla società, gli atenei non sono solo spazi di formazione accademica, ma anche di formazione del pensiero”. Morant ha aggiunto anche che è giusto “riconoscere la protesta sociale attraverso gli studenti”, la loro “posizione sulla Palestina è la stessa che sta difendendo il presidente del governo di Spagna dentro e fuori le nostre frontiere”.
di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 9 maggio 2024
“Il potere non è per loro. È contro di loro, contro la loro sincerità, contro chi muore sotto le bombe. Oggi nessuno può sapere come evolveranno le proteste. Per fortuna i ragazzi sono immuni all’ipocrisia di chi pensa che le cose vadano bene così”. Il fisico e saggista Carlo Rovelli parla con L’Espresso delle proteste degli studenti che si stanno allargando velocemente in tutto il mondo. Eccole: le tende sono arrivate (tornate) anche in Italia. Dopo che gli studenti dell’ateneo di Bologna si sono accampati in Piazza Scaravilli, nel cuore della città universitaria lo scorso 5 maggio per chiedere all’Alma Mater Studiorum di rompere i legami della ricerca con gli enti israeliani e i rapporti con l’industria bellica, anche a La Sapienza di Roma (6 maggio) e alla Federico II di Napoli (7 maggio) i manifestanti della Rete studentesca per la Palestina hanno allestito l’acampada: “È il momento di portare la nostra mobilitazione a un livello superiore: aderiamo alla chiamata internazionale dell’intifada studentesca”, spiegano.
di Valentina Brinis*
L’Unità, 9 maggio 2024
La sentenza di Trapani ha demolito la propaganda sui “taxi del mare” che ha consentito di approvare le norme contro il soccorso in mare, intanto il governo vuol fermare anche gli aerei delle Ong che sorvolano il Mediterraneo. E dunque c’è un giudice a Trapani, prendendo in prestito Bertold Brecht con la sua idea di giustizia a Berlino. Il 18 aprile si è conclusa la fase preliminare di un processo che ha visto sul banco degli imputati alcuni membri degli equipaggi delle organizzazioni umanitarie Juventa, Medici Senza Frontiere e Save the Children.
di Silvia Albano
L’Unità, 9 maggio 2024
Secondo il protocollo, in Albania potrebbero essere trattenuti solo i richiedenti asilo provenienti da paesi di origine sicura. Entrano nella lista Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka. Con il DM 7 maggio 2024 è stato allargato l’elenco dei paesi sicuri a ulteriori paesi, includendo così i paesi di origine da cui provengono la maggioranza dei migranti. Attualmente l’elenco dei paesi di origine sicuri è così composto: Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Camerun, Capo Verde, Colombia, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Nigeria, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia. Rispetto al DM 17 marzo 2023 ove erano stati inseriti paesi come la Nigeria e la Costa d’Avorio, sono stati aggiunti Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 9 maggio 2024
Stallo sulle macerie. Come finirà? A Rafah si consuma, giorno dopo giorno, uno dei drammi più laceranti del mondo contemporaneo dopo mesi di massacri e di stragi. Come finirà? A Rafah si consuma, giorno dopo giorno, uno dei drammi più laceranti del mondo contemporaneo dopo mesi di massacri e di stragi, i 1200 morti israeliani del 7 ottobre, i 35 mila palestinesi, di cui il 70 per cento donne e bambini, ostaggi ebrei compresi di cui nessuno sa davvero quanti siano ancora vivi. È una domanda che si fanno tutti, anche i più indifferenti perché si intuisce che da qui, come dal fronte dell’Ucraina, verrà fuori il nostro futuro e il modo in cui saremo percepiti come una civiltà occidentale credibile al Sud del mondo.
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