di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 2 settembre 2024
La rete e la sfida alla democrazia. Ormai da tempo i tycoon delle tecnologie digitali sono diventati più potenti degli Stati. A Capodanno del 2022, giocando a fare previsioni su Twitter (poi divenuta X), Dmitri Medvedev, un tempo presidente russo del dialogo con l’Occidente, ora falco putiniano, immaginò la secessione del Texas e della California dagli Stati Uniti con Elon Musk eletto presidente dell’Unione alla fine di una seconda guerra civile americana. L’imprenditore di Space X e Tesla, che aveva appena acquistato una rete sociale strategica per l’informazione, reagì con ironia e compiacimento. Da allora ha spostato sempre più il baricentro dei suoi interessi dall’industria alla politica.
di Nicoletta Verna
La Stampa, 2 settembre 2024
La disputa sulla libertà di espressione, i suoi limiti e i suoi legami con il potere è antica quanto il linguaggio, anche se è solo con l’evoluzione dei media che acquisisce il peso e la controversa complessità dei nostri giorni. La censura come la intendiamo oggi nasce con l’invenzione della stampa. Per i media precedenti, i manoscritti, non c’era né il bisogno né la possibilità di controllo: gli amanuensi erano isolati, disseminati fra i monasteri e i loro scritti non avevano diffusione tale da causare scandali o contese. Controllare la stampa, invece, divenne subito fondamentale. Nel 1501 papa Alessandro VI emise la prima bolla contro la stampa, e nel 1559 arrivò il primo Indice. Da allora, la storia della libertà di espressione è l’eterna ricerca di equilibrio fra la tutela di un diritto inalienabile dell’uomo, la libertà di espressione, e la necessità di controllo da parte dell’autorità, nella doppia veste di controllo delle tecnologie di informazione e controllo delle opinioni che ne vengono veicolate.
di Grazia Longo
La Stampa, 2 settembre 2024
Il sottosegretario: “La cittadinanza non si regala e non si può dare in automatico. Centrodestra unito”. Sottosegretario all’Interno Nicola Molteni: gli sbarchi sono diminuiti ma secondo alcuni osservatori e l’opposizione si registrano vessazioni da parte di Tunisia, Libia ed Egitto con cui l’Italia ha siglato accordi. “La diminuzione degli sbarchi è un risultato straordinario di questo governo e dell’impegno del ministro Piantedosi. Ad agosto si sono registrati 8.500 arrivi, contro i 25 mila di un anno fa, con 5 mila minori non accompagnati rispetto ai 18 mila dello scorso anno. Inoltre, c’è stato il 20% in più dei rimpatri. Tutto questo grazie alla cooperazione internazionale con Tunisia, Libia ed Egitto, per cui mentre l’anno scorso l’emergenza era a Lampedusa, oggi è alle Canarie, in Spagna”.
di Daniela Fassini
Avvenire, 2 settembre 2024
Parla Raffaella Milano, direttrice Ricerca di Save the Children: negli anni la scuola è diventata il luogo principale dell’incontro, diventare italiani serve a costruire appartenenza. “La legge sulla cittadinanza è vecchia e completamente non corrispondente al paese attuale e alla condizione sociale che vediamo ogni giorno”. Raffaela Milano, direttrice Ricerca della Ong Save the Children, non ha dubbi. “In realtà noi abbiamo già iniziato la nostra campagna sulla riforma della cittadinanza diversi mesi fa, con una petizione che ha giù raccolto 100mila firme. Prima ancora quindi del dibattito politico di questi giorni”.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 2 settembre 2024
A Gjadér il centro di detenzione assume personale “a tempo indeterminato”. Molti locali hanno un passato nel nostro Paese: “Le persone vanno accolte”. un piccolo paese conta - dino. Girano carretti trainati da cavalli. So- J no terre arse e campi di mais, orti di patate e cocomeri. Davanti al centro di detenzione per migranti italiano c’è solo una villetta nuova, con la facciata appena riverniciata. E la casa costruita dal signor Simon Gega dopo quarant’anni di lavoro.
di Stefano Stefanini
La Stampa, 2 settembre 2024
Il “tutti e due” di Netanyahu è naufragato sui sei ostaggi caduti in un combattimento nei tunnel di Gaza. Israele sostiene che siano stati uccisi da Hamas che offre la versione opposta, che siano vittime del fuoco amico dell’Idf. Ne farà giustizia l’esame forense dei corpi che, anticipano già fonti israeliane, confermerà l’esecuzione degli ostaggi da parte dei carcerieri. Fa un’enorme differenza: trucidare gli ostaggi per vendetta o anche farsene scudo sarebbe l’ennesima barbarie dei massacratori del 7 ottobre. Tuttavia, la morte dei sei ostaggi mette ugualmente a nudo il drammatico dilemma del conflitto fra guerra senza quartiere ai resti del Movimento di Resistenza Islamica e salvataggio degli ostaggi. L’una mette a repentaglio il secondo.
di Francesca Caferri
La Repubblica, 2 settembre 2024
Scende in campo il sindacato. In piazza centinaia di migliaia di persone. Le forze dell’ordine usano i cannoni ad acqua contro i dimostranti che gridano: “Chi state difendendo?”. Le strade di Tel Aviv sono un muro umano: decine di migliaia di persone circondano il ministero della Difesa, la Kiryat, il cuore della crisi che da quasi undici mesi sconvolge il Paese, da ogni lato: il grande viale di Kaplan, la piazza degli ostaggi, il Begin gate. È la rabbia che esplode, massiccia, quella che da settimane le famiglie degli ostaggi a Gaza invocavano e che solo ora, di fronte a sei corpi di giovani uccisi con colpi di pistola alla testa, arriva. Secondo gli organizzatori delle manifestazioni di protesta di ieri sera in strada sono scesi in 300 mila solo a Tel Aviv, mezzo milione in tutto il Paese. Un terremoto che forse, nei prossimi giorni, o nelle prossime settimane, sarà in grado di smuovere l’immobilismo in cui Israele pare bloccato da mesi e costringere il primo ministro Benjamin Netanyahu a un compromesso che né lui, né tantomeno gli alleati di estrema destra su cui si basa la sopravvivenza del suo governo, vogliono.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 2 settembre 2024
Agguato di stampo mafioso davanti all’Accademia navale di Tripoli. Diversi report dell’Onu da anni lo indicavano come uno dei più potenti capi dell’organizzazione che gestiva i viaggi dei migranti. Il trafficante di uomini in giacca e cravatta seduto attorno a un tavolo del Viminale nel 2017, indicato dall’Onu come uno dei più potenti capi delle organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi dei migranti dalla Libia ma che indossava la divisa con le stellette della Marina libica, ha finito ieri la sua corsa crivellato di colpi sul sedile della sua auto blindata davanti all’Accademia navale di Tripoli di cui era stato persino nominato capo.
di Mauro Palma
Avvenire, 1 settembre 2024
Un mese difficilissimo per chi è ristretto nelle patrie galere è stato l’agosto 2024. E anche per chi vi lavora o per chi tenacemente cerca di portare al suo interno ipotesi credibili di speranza. La difficoltà non nasce soltanto dal bollettino quotidiano delle mancanze, né dall’analisi delle difficoltà e della palese inaccettabilità delle condizioni materiali nella quasi totalità degli Istituti: tutto è noto da tempo e la pur doverosa ripetizione talvolta non aiuta a comprendere né a portare a valore le poche, ma esistenti, esperienze positive e costruirne una possibile estensione.
di Liana Milella
La Repubblica, 1 settembre 2024
Nessuna trattativa per scegliere il giudice mancante ormai da nove mesi. Strategia meloniana “pigliatutto” per i tre giudici che scadranno a dicembre. Il rischio paralisi. Lo scontro politico quest’estate c’è stato su tutto. Con la contrapposizione gridata tra una maggioranza aggressiva come quella meloniana e un’opposizione presa dall’angosciosa ricerca del campo largo quasi fosse un miraggio irraggiungibile. Una sola questione è rimasta fuori dall’agenda per tutti. La Corte costituzionale. Quel giudice che manca dall’11 novembre 2023 dopo la fine del mandato di Silvana Sciarra mentre altri tre, compreso l’attuale presidente Augusto Barbera, e con lui Franco Modugno e Giulio Prosperetti, a breve non potranno neppure partecipare più alle udienze perché i nove anni del mandato si chiudono il 21 dicembre. Ne ha parlato solo Sergio Mattarella, alla cerimonia del Ventaglio. Era il 24 luglio.
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