di Luigi Benelli
centropagina.it, 11 maggio 2024
Obiettivo del corso settimanale è ridurre i livelli di aggressività, il recupero mentale ed emotivo. Si chiama “Yoga in carcere” il progetto rivolto alle detenute della sezione femminile del carcere di Pesaro, che portranno praticare una volta alla settimana, la disciplina. Un’iniziativa di totale karma yoga (servizio in volontariato) nato da un’idea di Manuela Andreani, realizzatrice e coordinatrice del progetto, con il patrocinio dell’assessore allo Sport Mila Della Dora, e del direttore della Casa Circondariale di Pesaro Annalisa Gasparro.
di Angela Calvini
Avvenire, 11 maggio 2024
Il regista Santarelli, attraverso la vicenda di un giovane arabo, racconta “un mondo fatto di rabbia, paura, speranza”. Il film è frutto di una lunga esperienza sul campo come documentarista. Quanto è difficile rifarsi una vita dopo il carcere, farsi accettare dagli altri e, soprattutto, liberarsi da ciò che la prigione ha lasciato dentro di sé? Sono alcuni dei quesiti posti da Samad, in sala dal 13 maggio, il primo coinvolgente lungometraggio di Marco Santarelli, protagonista l’attore di origine marocchina Mehdi Meskar, nato in Italia ma che vive e lavora in Francia. Accanto a lui un intenso Roberto Citran nei panni di padre Agostino, Marilena Anniballi e Luciano Miele. Gli altri attori arabi arrivano sul grande schermo per la prima volta: alcuni di loro sono ex detenuti formatisi nei laboratori di teatro presso la casa circondariale “Dozza” di Bologna, altri sono giovani artisti marocchini del collettivo bolognese Cantieri Meticci. Il film è sostenuto da Antigone, l’associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale, ed è prodotto da The Film Club e Kavac Film con Rai Cinema. Samad (Mehdi Meskar) ce l’ha fatta. Ha pagato il suo conto con la giustizia e ora ha un lavoro da giardiniere, una nuova vita. Padre Agostino (Roberto Citran), suo amico e mentore, lo invita in carcere perché possa essere di ispirazione per i suoi compagni, come esempio di reinserimento, perché possa raccontare la nuova vita da uomo libero. Ma è la giornata sbagliata: una rissa fa esplodere la rabbia e il risentimento dei detenuti, che decidono di barricarsi nella biblioteca del carcere. Samad, che sta pensando alla conversione al cattolicesimo oppresso dai sensi di colpa per la morte della madre cristiana il giorno del suo arresto, si troverà a dover scegliere chi essere: musulmano o cristiano, complice oppure ostaggio. “Samad - racconta il regista Santarelli con alle spalle una lunga carriera come documentarista impegnato - nasce durante le riprese del mio secondo documentario in carcere: Dustur (Costituzione).
di Maria Elena Viggiano
Corriere della Sera, 11 maggio 2024
Il professor Sabino Cassese e don Virginio Colmegna hanno colloquiato con gli amministratori. “La sussidiarietà non è solo portatrice di servizi ma costruzione della socialità”. “Il potere appartiene a noi, al popolo”, dice Sabino Cassese, professore emerito Scuola Normale Superiore di Pisa durante l’incontro “Articolo 118 - Istituzione e sussidiarietà. La sfida dell’amministrazione condivisa” moderato da Elisabetta Soglio. La sussidiarietà riguarda “l’autonoma iniziativa di cittadini nella funzione di interesse generale, aspirazione molto importante ma poco realizzata”. Anche se non sempre è possibile applicarla, questa aspirazione “rappresenta un criterio, un canone dove si stabilisce che il cittadino viene prima”. Cassese continua con un excursus sulla nascita ed evoluzione del principio di sussidiarietà, una parola utilizzata nell’800 da un vescovo tedesco che era anche un deputato della Dieta di Francoforte e sosteneva i corpi intermedi. La parola divenne famosa un secolo dopo grazie a Pio II che nel 1931 spiegò come il principio di sussidiarietà comportava l’apostolato dei laici.
di Rosella Redaelli
Corriere della Sera, 11 maggio 2024
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (…)”. Così recita l’articolo 21 della nostra Costituzione al centro dell’incontro “Libertà di Stampa. L’informazione nei paesi del mondo” moderato dal vicedirettore del Corriere della Sera, Venanzio Postiglione. Dalla sala Donzelli di Palazzo Giureconsulti a Milano è iniziato un viaggio nel mondo con i collegamenti in diretta con le firme del Corriere della Sera per conoscere lo stato di salute della stampa estera. Prima tappa gli Stati Uniti con Federico Rampini collegato da New York che ha ricordato gli anni gloriosi della stampa americana, quelli dello scandalo Watergate fatto emergere dai reporter del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein. “Allora la stampa fu davvero Quarto Potere, svolse il suo ruolo di vigilanza sulle istituzioni democratiche - ha spiegato Rampini - oggi siamo lontani da quel tempo e la stampa si è calata nella mischia”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 maggio 2024
Le anticipazioni del rapporto, a missione conclusa, degli inviati dalle Nazioni Unite. In eccesso nelle galere, in difetto nelle leadership: discriminati gli afrodiscendenti. Nelle carceri italiane, sovraffollate oltre ogni limite di rispetto dei diritti umani, “il 32% circa dei detenuti è di origine straniera; di questi il 54% è africano o di origine africana. Siamo preoccupati per questa sovra rappresentazione di popolazione straniera, in particolare afrodiscendente, nel sistema di giustizia penale italiano”. Senza contare i casi di maltrattamenti e torture, o i singoli comportamenti delle polizie di qualunque corpo, in Italia si evidenzia un forte rischio di “razzismo sistemico” e istituzioni non adeguate a garantire “l’uguaglianza razziale nel contesto del sistema delle forze dell’ordine”.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 11 maggio 2024
L’aggiornamento dell’elenco messo a punto dal governo italiano sembra rispondere a fini politici più che a criteri giuridici. Vengono inseriti paesi di origine dai quali arrivano domande di protezione in aumento. Il diritto dell’Unione europea in materia di asilo prevede da tempo la nozione di paese di origine sicuro del richiedente asilo. Un paese di origine del richiedente è definito sicuro “se, sulla base dello status giuridico, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che non ci sono generalmente e costantemente persecuzioni quali definite nell’articolo 9 della direttiva 2011/95/UE, né tortura o altre forme di pena o trattamento disumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale” (allegato n. 1 Direttiva 2023/32/13).
di Marika Ikonomu
Il Domani, 11 maggio 2024
Intervista alla presidente di Magistratura democratica, Silvia Albano. Per il Governo i Paesi di origine sicuri sono aumentati e lo ha messo nero su bianco in un decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale il 7 maggio. Ai 16 paesi già individuati a marzo 2023 se ne sono aggiunti altri 6, arrivando così a 22. All’Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Nigeria, Senegal, Serbia e Tunisia si aggiungono quindi Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 maggio 2024
Maysoon Majidi e Marjan Jamali, rispettivamente di 28 e 29 anni, hanno già pagato un prezzo altissimo per sfuggire all’oppressione del regime iraniano, dove si sta compiendo, per dirla come Amnesty, una strage di Stato sotto la veste di esecuzioni giudiziarie. Ora si ritrovano recluse nelle carceri calabresi, vittime di un sistema giudiziario che sembra non voler fare luce sulla loro reale situazione. Entrambe le donne manifestano segni evidenti di sofferenza: Marjan sta perdendo peso in maniera preoccupante, mentre Maysoon ha compiuto gesti di autolesionismo. Le loro condizioni sono state denunciate dal Garante regionale dei detenuti, Luca Muglia, che sta seguendo da vicino il caso.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 maggio 2024
Spesso la confusione tra gli “scafisti” e i veri trafficanti alimenta una narrazione distorta. Il caso delle due giovani donne iraniane, sfuggite dalla repressione, e ora nelle carceri italiane perché accusate di essere delle “scafiste” riaccende il focus su questo termine che è diventato sinonimo di colpevolezza per l’inarrestabile flusso migratorio che il nostro Paese si trova ad affrontare, spesso associato a naufragi e tragedie in mare. Eppure, secondo quanto emerso dal report “Dal mare al carcere” già reso noto l’anno scorso su queste stesse pagine de Il Dubbio, le crescenti azioni repressive dell’Italia contro gli scafisti hanno contribuito paradossalmente ad alcuni dei peggiori disastri marittimi della storia recente, mostrando più un impegno di facciata nel contrastare l’immigrazione irregolare che un effettivo miglioramento della situazione.
di Uski Audino
La Stampa, 11 maggio 2024
Berlino pronta a non rinnovare i permessi di soggiorno per aiutare Kiev. Anche Polonia ed Estonia d’accordo: “Servono uomini al fronte”. È finita la ricreazione. Una gran parte dei circa 860.000 uomini ucraini tra i 18 e i 59 anni, che hanno lasciato il loro Paese dopo l’invasione russa e trovato ospitalità in Europa, ora potrebbero essere rispediti in Ucraina per tamponare il disperato bisogno di Kiev di soldati da mandare al fronte. Polonia, Lituania e Germania sono pronte a interloquire con il governo ucraino per dare una mano, ma la situazione non è semplice. Si può mandare qualcuno in guerra contro la propria volontà? I polacchi hanno pochi dubbi. “Credo che molti polacchi siano indignati quando vedono giovani ucraini negli alberghi e nei Caffè e sentono quanto sforzo dobbiamo fare per aiutare il loro Paese” ha detto il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz a Polsat News television.
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