di Angelo Mastrandrea
ilpost.it, 10 maggio 2024
Il Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti in Basilicata non è facilmente accessibile, e anche entrandoci non è possibile avere contatti con i migranti detenuti. Appena varcato il portoncino d’ingresso del Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Palazzo San Gervasio, in Basilicata, si viene accolti da un gruppetto di militari in divisa che fanno parte dell’operazione “Strade sicure”. A Palazzo San Gervasio i militari hanno il compito di proteggere il perimetro delle mura esterne e di controllare chi entra e chi esce. Chiedono un documento d’identità e l’autorizzazione della prefettura a entrare nella struttura, poi uno di loro va a chiamare il funzionario di polizia che dovrà accompagnare la visita.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 maggio 2024
Ponte Galeria, protocollo per lo psichiatra. La garante Calderone: “Si spera possa far emergere più rapidamente le situazioni di disagio mentale”. La rete Mai più lager: “Rischio deriva manicomiale”. Alla fine H.B. è uscito dal Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria. Il cittadino algerino, che era finito il 9 gennaio scorso nell’analoga struttura di Macomer da cui è stato successivamente trasferito, ingeriva le sue stesse feci e urine. Per questo l’avvocato Gennaro Santoro ne aveva chiesto la liberazione tre settimane fa. Nonostante l’evidente disturbo psichiatrico e la mancanza di chiarimenti dell’ente gestore, il giudice di pace ha confermato il trattenimento. Per due volte. Così Santoro ha presentato un ricorso d’urgenza alla Corte europea dei diritti umani (Cedu).
di Piero Sansonetti
L’Unità, 10 maggio 2024
La Camera penale ha scritto un comunicato nel quale attacca l’Unità perché ha difeso una signora iraniana carcerata e innocente, mancando così di rispetto all’infallibilità dei magistrati. Vi racconto un episodio minore della storia del “garantismo che non esiste”. Riguarda un gruppo di avvocati di Locri, riuniti nella locale Camera Penale, i quali nei giorni scorsi hanno deciso di sferrare un attacco contro il nostro giornale che aveva difeso con foga - come spesso ci capita - un’imputata iraniana, profuga, naufraga, vistosamente innocente, finita in un carcere calabrese, separata dal figlioletto, accusata senza indizio alcuno di essere una scafista, e che ora rischia una vagonata di anni di carcere, e che già ha avuto la vita rovinata - la sua e quella di suo figlio - dalla caccia allo scafista inopinatamente rilanciata da Giorgia Meloni dopo che, per colpa dello Stato Italiano, un centinaio di profughi erano stati lasciati affogare a due passi dalla spiaggia di Cutro. Voi direte: beh, gli avvocati vi avranno attaccato perché la vostra difesa della signora iraniana, che si chiama Marjan Jamali, evidentemente è stata troppo blanda. Direte: è giusto che vi abbiano attaccato perché la funzione degli avvocati è quella di difendere gli imputati, specie se innocenti.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 10 maggio 2024
I due deputati hanno portato in parlamento le loro vicende, chiedendo di rilasciarle. Sono accusate di essere “scafiste” per aver fatto parte dell’equipaggio della barca con cui hanno raggiunto le coste italiane. Ma ci sono prove di pagamento del viaggio, traduzioni approssimative e testimoni irreperibili, oltre alla violazione del loro diritto di difesa. Le storie di Marjan Jamali e di Maysoon Majidi, le due donne iraniane accusate di essere “scafiste” e in custodia cautelare nelle carceri calabresi, è arrivata in parlamento. Dopo le visite in carcere della deputata del Partito democratico e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo Laura Boldrini, la parlamentare e il collega Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera, hanno chiesto un’informativa urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Matteo Garavoglia
Il Manifesto, 10 maggio 2024
Perquisizioni nelle sedi di importanti organizzazioni umanitarie e arresti di attivisti, mentre Italia e Ue continuano a elargire fondi. Continuano le deportazioni dei cittadini stranieri nelle zone desertiche al confine con Algeria e Libia. Fin dove si spingerà Kais Saied? Chi lavora in ambito migratorio a Tunisi si pone questa domanda da tempo. Il 21 febbraio 2023 il presidente della Repubblica ha accusato le persone di origine subsahariana e sudanese di stare compiendo una sostituzione etnica nel paese. Successivamente, nel luglio dello stesso anno, sono arrivate le strette di mano con la premier Giorgia Meloni e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per la firma del memorandum d’intesa, mentre il ministero degli Interni attuava vere e proprie deportazioni di migliaia di migranti verso le zone desertiche ai confini con Algeria e Libia.
La Repubblica, 10 maggio 2024
Durissima la sentenza a carico dell’autore di “Il male non esiste”. Ma il suo ultimo film verrà presentato in concorso al prossimo Festival di Cannes. Cinque anni di carcere, la confisca dei beni e la fustigazione: questa la condanna comminata a Mohammad Rasoulof, il regista iraniano vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino con il film Il male non esiste. L’accusa è di aver fatto parte di un complotto contro la sicurezza nazionale realizzando film e documentari contro il regime.
di Giacomo Galeazzi
interris.it, 9 maggio 2024
Su carcere e salute è intervenuto al convegno all’università Lumsa il Garante dei detenuti: “Dall’inizio dell’anno 4.283 atti di autolesionismo, 32 suicidi e 668 tentativi di suicidio”. L’appuntamento scientifico, coordinato dalla professoressa Letizia Caso (associato di Psicologia sociale e giuridica, Università Lumsa), è stata un’occasione di incontro tra discipline diverse. È sempre più evidente l’urgenza di ragionare sulle istanze di fragilità che attraversano la popolazione dei detenuti. Tenendo presente le peculiarità e gli strumenti che contraddistinguono gli istituti penali per adulti e per minori. Tra i temi discussi l’intervento con adulti e minori autori di reato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 maggio 2024
Il ministro della Giustizia, tramite una nota del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha risposto alle preoccupazioni dell’Ordine degli Avvocati di Bologna riguardo alla tragedia dei suicidi, in particolare quello di una donna detenuta nel carcere La Dozza della città avvenuto nel mese di marzo. Nella nota, il Ministero ha sottolineato l’attenzione data al problema e le azioni intraprese per affrontare l’emergenza umanitaria nei penitenziari italiani. Tuttavia, l’Ordine degli Avvocati di Bologna ha ribadito che le misure attuali potrebbero non essere sufficienti per risolvere il problema in modo completo e duraturo.
di Angela Stella
L’Unità, 9 maggio 2024
Disappunto dell’Unione Camere Penali per la decisione dell’Associazione nazionale magistrati di non aderire a un documento comune per sollecitare il governo a intervenire sull’emergenza carceri. “Ci sono questioni fondamentali sulle quali la visione della magistratura intera dovrebbe convergere. I diritti e le garanzie dei detenuti e delle persone private della libertà - rileva l’Ucpi - non dovrebbero conoscere distinzione alcuna. Di fronte alle condizioni di vera e propria illegalità nella quale sono costretti a vivere e a morire i detenuti delle nostre carceri, chi si erge a tutore della legalità non dovrebbe avere dubbi nel chiedere alla politica e al governo l’adozione di rimedi urgenti per ricondurre la situazione nei limiti di una condizione di tollerabile sopravvivenza”.
di Silvia Gariboldi* e Ivan Lembo**
Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2024
Garantire la dignità del lavoro delle persone detenute, sia che questo si realizzi alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria sia che venga svolto per aziende esterne. Favorire la piena attuazione dell’art. 27 della Costituzione, che attribuisce alla pena una funzione rieducativa. Questi gli obiettivi che caratterizzano, da oltre 30 anni, l’azione della Cgil, sulle questioni che segnano la condizione delle persone ristrette. In questa ottica si inserisce la vertenza che da qualche anno il sindacato ha aperto nei confronti dell’Inps che, a partire dal 2019, nega il riconoscimento della Naspi ai detenuti che prestano attività lavorativa per l’amministrazione penitenziaria.
- La gabbia del linguaggio nel carcere immobile
- La giustizia smembrata dalle carriere separate
- Ma io, pm controcorrente, insisto: separare le carriere non è l’Apocalisse
- L’azione dei pm, l’opposizione dell’Anm alla riforma Nordio: a voi l’intreccio pare normale?
- “Mio padre prima vittima delle Br. La memoria non sia un’arma politica”











