di Luigi Travaglia*
Il Manifesto, 9 maggio 2024
Parlare dietro le sbarre. All’interno e non oltre il carcere esiste un universo comunicativo dotato di regole proprie. Sono poche parole, sempre le stesse, inusuali e specifiche, inventate o storpiate, per la maggior parte sconosciute o prive di significato al di fuori delle strutture di detenzione. Dentro le mura esistono due modi di comunicare: il binario della comunicazione con gli agenti e quello della comunicazione tra detenuti. Due piani che si sovrappongono continuamente, paralleli ma mai convergenti. Nel primo caso, vige un implicito patto di riduzione formale del linguaggio che agisce come una regola dello svantaggio decisa in partenza. Questa è la lingua che qui si parla, questa è la lingua che devi imparare: una zona linguistica sospesa, un passo avanti al tu ed uno indietro al lei.
di Donatella Stasio
La Stampa, 9 maggio 2024
Il cuore della riforma Nordio non ridurrà la durata dei processi né diminuirà gli errori. Censure in Rai e fuori, manganelli, accuse agli organi di controllo: la regola è il corpo a corpo. Quando una battaglia giuridica si fa politica è necessario che la polis, la cittadinanza, ne comprenda il senso e prenda posizione. La battaglia in questione è quella sulla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, vecchia di più di 40 anni, portata avanti da una parte degli avvocati penalisti in nome della terzietà del giudice, cavalcata nell’ultimo trentennio in chiave punitiva prima da Silvio Berlusconi, poi da Matteo Salvini e ora da Giorgia Meloni detta Giorgia. Ed è a questo punto della storia che la battaglia si fa più politica, perché, al di là del ribaltamento dell’attuale assetto costituzionale della magistratura, si inserisce in un disegno riformatore dell’architettura costituzionale, in cui il potere è sempre più accentrato nelle mani di chi governa e i contrappesi vengono indeboliti, dimezzati, anestetizzati. Il gran fermento di riforme - si fa per dire - di questa stagione politica (premierato forte, autonomia differenziata, separazione carriere) impone di guardare ad esse non separatamente ma come parti di un tutto. Non perché ciascuna non presenti, di per sé, più di una criticità, ma perché la somma di tutte e tre mette a nudo l’idea di Paese (o di nazione) cara alla destra di governo: democratura o capocrazia, chiamatela come volete, fatto sta che siamo di fronte a uno svuotamento della democrazia costituzionale, che perderebbe proprio i suoi pezzi più qualificanti: il “ponte ideale” tra il Nord e il Sud, come lo ha definito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella; i contrappesi al potere esorbitante del governo; la funzione di “garanzia” del pubblico ministero nel sistema della legge uguale per tutti.
di Gaetano Bono*
Il Dubbio, 9 maggio 2024
L’Anm sbaglia a bocciare la riforma senza nemmeno leggere il testo: servono dialogo e un approccio laico, per evitare che le magistratura debordi nel campo della politica. Non condivido la posizione di quanti pregiudizialmente si oppongono a qualsivoglia ipotesi di separazione delle carriere, prospettando scenari apocalittici, come l’ineluttabile assoggettamento del pm al potere esecutivo, con correlata mutazione genetica in superpoliziotto. Quindi ritengo che sbagli l’Anm nel bocciare a priori la proposta di legge del Governo senza avere contezza del testo, che non è stato ancora presentato, in base a un indimostrato automatismo tra separazione e asservimento del pm al potere politico. I prospettati pericoli per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura - che io per primo avverto come estremamente seri - dipenderanno dal se e come le carriere verranno separate; ad esempio, non capisco perché essere contrari alla separazione se - limitando gli esempi ad alcuni dei requisiti a mio avviso irrinunciabili - il pm continuasse ad avere: indipendenza dall’Esecutivo, obbligatorietà dell’azione penale, terzietà e imparzialità rispetto alla polizia giudiziaria, cultura della giurisdizione, inamovibilità, governo autonomo, distinzione tra magistrati solo per diversità di funzioni.
di Francesco Damato
Il Dubbio, 9 maggio 2024
Il rischio che le vicende penali condizionino il legislatore si aggiunge all’egemonia dei magistrati nei ministeri. Come per le guerre all’estero e le loro connessioni, chiamiamole così, per esempio fra Ucraina e Gaza, così per le guerre interne, pur senza il sangue delle altre, rischiamo di perderne il conto. Stavo leggendo le cronache giudiziarie dalla Liguria, con l’arresto del governatore Giovanni Toti e tutto il resto - e riflettendo sui curiosi tempi di una, anzi più indagini avviate quattro anni fa, che hanno sorpreso anche un esperto come il ministro della Giustizia ed ex magistrato Carlo Nordio - quando sono stato raggiunto dalla notizia dell’incontro fra lo stesso Carlo Nordio e il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati Giuseppe Santalucia sulla riforma della giustizia in cantiere fra Palazzo Chigi e via Arenula. Essa prevede di sicuro la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, la divisione del Consiglio superiore in due sezioni, un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari riguardanti tutte le magistrature, che ora vi provvedono direttamente e da sole, forse anche un intervento sulla obbligatorietà dell’azione penale sancita dalla Costituzione.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 9 maggio 2024
Silvia, la figlia di Graziano Giralucci, ucciso nel ‘74 nella sede dell’Msi di Padova: “Ho superato il rancore”. “Dopo cinquant’anni, di questa vicenda dovrebbero occuparsi gli storici e io dovrei sentirmi libera di andare a trovare mio papà al cimitero senza essere costretta a difendere la sua memoria dagli attacchi e dalle strumentalizzazioni”, dice con l’aria un po’ sconfortata Silvia Giralucci, che sta per compiere cinquantatré anni e ne aveva tre quando suo padre Graziano venne ucciso la mattina del 17 giugno 1974, insieme a Giuseppe Mazzola. Due militanti del Movimento sociale italiano assassinati nella sede del partito a Padova, nella centralissima via Zabarella; Mazzola aveva sessant’anni, Giralucci non ancora trenta.
di Antonio Carlino
cronachedellacampania.it, 9 maggio 2024
“Le carceri campane sono un’immagine impietosa della realtà detentiva italiana”, ha dichiarato Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Campania, presentando la sua relazione annuale. I dati snocciolati sono a dir poco sconcertanti: 7.573 detenuti a fronte di appena 5.645 posti disponibili, con un sovraffollamento che supera il 35%. Un dato ancora più preoccupante è la presenza di 2.706 persone che scontano pene inferiori ai due anni, spesso definiti “invisibili” dal sistema carcerario. Oltre al sovraffollamento, emerge una situazione drammatica per quanto riguarda la salute dei detenuti. Più di 1.400 persone soffrono di dipendenze da sostanze stupefacenti, spesso denunciate dai loro stessi familiari.
di Irene Carmina
La Repubblica, 9 maggio 2024
La denuncia del Garante dei diritti dei detenuti: “L’ennesimo carcerato si toglie la vita, ma ai politici non interessa”. Un altro suicidio nelle carceri siciliane, il quarto da gennaio a oggi. Sabato pomeriggio un uomo di 32 anni, detenuto nel penitenziario di Cavadonna, a Siracusa, si è impiccato nella sua cella utilizzando un lenzuolo. Immediatamente soccorso da medici e infermieri che hanno tentato di rianimarlo per quasi un’ora, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa, dove due giorni dopo è morto. L’uomo, che era affetto da disturbi psichici, a settembre avrebbe finito di scontare la pena detentiva.
di Michele Boni
ilcittadinomb.it, 9 maggio 2024
Il caso della morte del trapper Jordan Tinti e delle carenze di personale nel carcere di Pavia è approdato in Parlamento per un’interrogazione del Movimento Cinque Stelle. Il caso del rapper di Bernareggio Jordan Tinti, morto in carcere a Pavia a marzo, è approdato alla Camera dei deputati per le condizioni della casa circondariale di Torre di Gallo e la carenza di personale. L’onorevole Cinque Stelle Valentina Barzotti insieme alle colleghe Valentina D’Orso e Vittoria Baldino ha presentato un’interrogazione parlamentare sul tema.
rainews.it, 9 maggio 2024
L’annuncio della Garante, Valentina Calderone. Il prefetto di Roma Lamberto Giannini sta firmando un protocollo con la Asl. Il prefetto di Roma Lamberto Giannini “sta firmando un protocollo con la Asl e ci sara’ uno psichiatra per tre giorni a settimana e per quattro ore all’interno del Centro di rimpatrio di Ponte Galeria”. Lo ha detto la garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone, nel corso dell’audizione alla commissione Politiche sociali di Roma, presieduta da Nella Converti del Partito democratico. Mi sembra molto rilevante rispetto alla condizione di salute mentale delle persone - ha aggiunto -. Nelle settimane successive alla morte di Ousmane Sylla ci sono state molte persone che hanno provato a rompersi le gambe cercando di cadere o scagliandosi contro le sbarre. Ci sono stati sei tentativi di impiccagione, si prova in tutti i modi di rendersi visibili rispetto a una condizione ritenuta intollerabile”.
di Patrizia Pertuso
metronews.it, 9 maggio 2024
“Chiamami ancora amore, chiamami ancora amore, che questa maledetta notte dovrà pur finire, perché la riempiremo noi da qui di musica e parole”: sono le parole di un brano di Roberto Vecchioni, stampate sulla locandina di un incontro che oggi, dalle 15 alle 18, alla Casa della Cultura (via Borgogna 3), affronterà il tema della “Affettività in carcere”.
- Torino. “Game Over”, dialogo tra studenti e giovani detenuti
- Messina. “Liberi di sognare”, Daniela Ursino e i detenuti attori in carcere
- La libertà di stampa in Italia c’è, ma nessuno la usa
- Colombo e la Costituzione “madre di tutte le leggi” spiegata ai giovani
- “Storie senza frontiere”, un libro per ragazzi che sognano di diventare operatori umanitari











