di Dimitri Buffa
L’Opinione, 30 agosto 2024
A mali estremi… estremi, ma costituzionali, rimedi. Cioè non prendendosi in giro data l’attuale situazione carceraria - testimoniata ove ce ne fosse ancora bisogno, dalle visite in carcere per tutto il mese di agosto del Partito radicale di Maurizio Turco e di Forza Italia, del volenteroso Antonio Tajani - non esiste alcuna soluzione possibile che non passi da un provvedimento di clemenza di quelli suggeriti dalla costituzione più bella del mondo. Lo diceva in privato a chi scrive anche il compianto garante nazionale delle carceri Maurizio D’Ettore, prematuramente e tragicamente scomparso alcuni giorni orsono. Non osava dirlo in pubblico perché la situazione dei calcoli della attuale congiuntura della demagogia politica è quella che è. Ma tutti sanno che non è assumendo 1.000 agenti in più che si risolve il problema: “Che fanno mettono i detenuti a casa degli agenti?”, è la cinica battuta che circola tra gli addetti ai lavori.
di Antonio Nastasio*
L’Opinione, 30 agosto 2024
Quando un fatto reale si trasforma in un evento virale, la sua gestione diventa complessa e sfumata, piene di mille tonalità di grigio, poiché si aggiungono molteplici elementi estranei, spesso di dissenso e critica non sempre costruttiva. Questo fenomeno amplifica le difficoltà nel trattare la questione in modo equilibrato e nel proporre soluzioni adeguate al contesto in gioco. Quando si parla del sistema carcerario, e in particolare del Decreto legge 92/2024, noto come “Decreto legge Carcere sicuro”, le implicazioni diventano ancora più complesse. Emanato con l’intento di affrontare e risolvere le problematiche legate alla sicurezza e alla gestione dei penitenziari, si colloca in un contesto giuridico e sociale poco conosciuto, specialmente se non si fa riferimento alle sezioni detentive, piuttosto che genericamente al “carcere”. Le applicazioni pratiche di questo decreto sono spesso trascurate, a meno che non emergano fatti di cronaca che ne sottolineano gli aspetti negativi; dopodiché, però, tutto tende a tornare alla “normalità” che in questo contesto ha un significato tutto proprio.
di Giorgio Coden*
Il Dubbio, 30 agosto 2024
Se si vuol convincere l’opinione pubblica dell’urgenza di migliorare il sistema penitenziario, forse va chiarito che nessuno vuole abolirlo. Da oltre dieci anni si dibatte il problema carceri, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per dire, undici anni fa interveniva per sollecitare il Parlamento ad adottare provvedimenti urgenti contro la piaga del sovraffollamento. Nel corso dei lustri successivi, alla sbarra dei denuncianti si sono alternati, senza soluzione di continuità, giornali, addetti ai lavori, associazioni civiche e, secondo convenienza, anche personaggi della politica. Oggetto delle denunce, l’intero impianto dell’istituzione carceraria: incapienza delle strutture, celle ristrette, igiene tanto al chilo, lavoro per pochi, ozio per tanti, sesso nisba, cultura una chimera. E poi i suicidi, tanti, ma tanti e in aumento.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 30 agosto 2024
Il vertice della magistratura requirente umbra prosegue il suo report sulle carceri. Mentre sul tema l’Anm è divisa. “Bisogna vedere, bisogna starci, per rendersene conto”. Lo diceva Pietro Calamandrei alla Camera il 27 ottobre 1948, in un intervento sulle carceri, ripreso nell’introduzione al numero 3 del marzo del 1949 della rivista Il Ponte, che titolò “Bisogna aver visto”. E in questi giorni il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, ha “voluto vedere” la condizione delle carceri umbre. Dopo aver visitato i penitenziari di Orvieto, Spoleto e Terni, ieri è stato a Perugia. Purtroppo le parole di Calamandrei sono rimaste inascoltate per anni, fatta eccezione per l’infaticabile lavoro di Marco Pannella e dei radicali. Un’azione nella quale lo spirito radicale è riuscito a coinvolgere sempre di più esponenti di varie forze politiche, che hanno varcato i cancelli delle prigioni per rendersi conto di quali fossero le condizioni di detenzione. Quest’anno, nel periodo di Ferragosto, abbiamo assistito a dei veri e propri tour dei parlamentari, con Forza Italia che ha affiancato il Partito radicale nelle sue consuete visite.
di Mauro Ungaro
voceisontina.eu, 30 agosto 2024
Con il via libera definitivo ottenuto alla Camera dei Deputati ad inizio mese è divenuto legge il cosiddetto “Decreto carceri”. Un’approvazione giunta in un periodo particolarmente difficile per la realtà carceraria italiana che ha dovuto fronteggiare negli ultimi mesi numerose proteste e rivolte in tutto il Paese. Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo Carlo Redaelli anche nella sua veste di Presidente della Commissione episcopale della Cei per il servizio della carità e della salute e della Caritas nazionale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 agosto 2024
L’uomo aveva chiesto di vedere la salma del fratello e di poter consolare la madre, ma il magistrato non ha risposto. È davvero paradossale che il presidente del Collegio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Felice Maurizio D’Ettore, non abbia potuto ricevere l’ultimo saluto da suo fratello Pasquale, detenuto a Catanzaro. Solo ieri è emersa questa assurda storia, confermata dall’avvocato Eugenio Minniti. D’Ettore è scomparso prematuramente a 64 anni per un aneurisma aortico il 22 agosto a Locri, dove si era recato in visita all’anziana madre. La sera del 23 agosto, l’avvocato di Pasquale D’Ettore ha presentato un’istanza per permettergli di visitare la madre, sconvolta dal dolore, e per vedere la salma del fratello in ospedale. Rispetto a quanto riportato da alcuni organi di stampa, la richiesta non includeva la partecipazione ai funerali, che si sono svolti il 26 agosto, alla presenza del ministro Nordio, dei sottosegretari Ferro e Andrea Delmastro, del responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Donzelli, nonché di assessori regionali e sindaci della zona.
di Giulia Poetto
La Stampa, 30 agosto 2024
Non una missione, ma una scelta strategica che ha ricadute positive per tutti: questo proverà a spiegare a Cuneo la seconda edizione di “Art. 27 Expo” che mette in vetrina l’economia generata dai penitenziari italiani. Fare impresa in carcere non solo abbatte il rischio di recidiva, ma conviene. Alle imprese, ai detenuti, alla società civile che, ancora troppo spesso, a quello che succede dentro non si interessa se non per l’indignazione - tanto automatica, quanto effimera - per i disordini e le rivolte in carcere. Che fare impresa in carcere non sia una missione, ma una scelta strategica che ha ricadute positive per tutti i suoi attori, proverà a spiegarlo in via Roma a Cuneo da venerdì 6 a domenica 8 settembre la seconda edizione di Art. 27 Expo, la manifestazione fieristica per la vendita e il racconto delle produzioni carcerarie promossa dalla cooperativa sociale cuneese Panaté Glievitati, che realizza prodotti da forno, in carcere e non, con l’impiego di detenuti.
di Gianfranco Locci
La Stampa, 30 agosto 2024
Il 60enne sardo assolto a gennaio dopo la revisione del processo: “Oggi mi godo i piccoli momenti di vita ritrovata. Che emozione l’incontro col Papa. I risarcimenti? Tempi lunghissimi, lo Stato mi ha lasciato senza niente”. Beniamino Zuncheddu era stato condannato all’ergastolo con l’accusa di essere l’autore della “strage di Sinnai”, dove vennero assassinati tre pastori nel gennaio 1991. “Quanto mi è mancata una birra con gli amici”. L’umore è buono, l’affetto dei compaesani fa miracoli. “La cosa bellissima è che tutti sanno chi sono e mi vogliono bene, mentre io non conosco più nessuno”. D’altronde, Beniamino Zuncheddu è mancato dalla sua Burcei per 33 anni. Un’eternità. Condannato all’ergastolo con l’accusa di essere l’autore della “strage di Sinnai”, dove vennero assassinati tre pastori nel gennaio 1991, quest’uomo oggi 60enne è stato assolto lo scorso 26 gennaio per non aver commesso il fatto, dai giudici della Corte d’Appello di Roma, al termine del processo di revisione.
di Massimo Donini
L’Unità, 30 agosto 2024
Vorrei capire perché è delitto omettere un atto dell’ufficio che vada compiuto senza ritardo in alcuni settori della p.a., giustizia, igiene e sanità, sicurezza pubblica, ordine pubblico (art. 328, co.1, c.p.). Omettere senza volontà di recar danno, anzi anche se un danno non c’è. Omettere in modo anche non intenzionale o finalizzato. E perché, invece, se si costruisce un atto della p.a., un provvedimento, allo scopo di danneggiare un terzo o di favorirlo illecitamente e si cagiona in tal modo intenzionalmente un danno, questo è penalmente lecito, dopo l’abrogazione dell’abuso. Attenzione: se chi omette vuole danneggiare un privato o un terzo è già esente da pena, ma gli “conviene” che sia così, perché ciò rientrerebbe nell’area protetta dell’abuso d’ufficio. Bisogna omettere dannosamente per essere liberi da vincoli penali. Invece, se si omette solo per disobbedienza, scatta il delitto.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 agosto 2024
In ribasso le politiche securitarie, resta solo la riforma della magistratura, evocata spesso da Salvini come “vendetta”. Ma la bandiera sulle “carriere” è di Tajani. C’è un protagonismo di Forza Italia. C’è la forza - e il potere - di Giorgia Meloni. E poi c’è la Lega. Sempre più in rincorsa e in affanno, rispetto agli alleati. Vale per tutti gli ambiti dell’agenda politica, e la fatica nel parare gli attacchi sull’unico dossier immediatamente riconducibile al Carroccio, l’autonomia, lo conferma. Naturalmente l’affanno e lo svantaggio rispetto ai partner di governo riguarda anche, e in modo sempre più chiaro, la giustizia. Sui temi principali della politica giudiziaria, dalla separazione delle carriere al carcere, e alla riforma penale appena entrata in vigore, incluso l’addio all’abuso d’ufficio, il partito di Matteo Salvini non pare mai davvero protagonista.
- Violenza sulle donne, i 10 anni della Convenzione di Istanbul (e della sua mancata applicazione)
- Palermo. Decessi nelle carceri, il Garante Pino Apprendi: “Negato il diritto alla salute”
- Frosinone. Antonio morto suicida in carcere, la sorella contro l’archiviazione del caso
- Venezia. Celle sovraffollate e calde, in carcere ventilatori solo per chi può pagarli
- Torino. “Lavorare su percorsi di reinserimento”, il ministro Zangrillo visita il carcere Lorusso e Cutugno









