di Paolo Delgado
Il Dubbio, 7 maggio 2024
La decisione di accelerare la marcia della riforma della giustizia, con la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante come capitolo centrale, è arrivata la settimana scorsa a sorpresa. Fino a quel momento la premier non aveva nascosto l’intenzione di rallentarne il percorso, ufficialmente sulla base di una considerazione tattica. Sul tavolo c’è già una riforma costituzionale radicale e lacerante, cioè tale da spaccare il Paese in due, il premierato. Giorgia Meloni riteneva più prudente evitare di sovraccaricare ulteriormente tensione e divisioni e puntava dunque a rinviare la riforma della giustizia a un secondo tempo, dopo aver incamerato l’elezione diretta del premier. Dietro questa spiegazione tattica e legata solo all’opportunità era però diffuso e legittimo il dubbio di una ostilità più sostanziale di Chigi a una riforma poco gradita agli umori giustizialisti della base elettorale di FdI.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 maggio 2024
Il ddl costituzionale per la separazione delle carriere e per il restyling ordinamentale della giustizia è in via di definizione. Dovrebbe prevedere anche l’istituzione dell’Alta Corte per il disciplinare di tutte le magistrature e il sorteggio temperato per i togati Csm. Ne parliamo col senatore e capogruppo dem in Antimafia Walter Verini.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 7 maggio 2024
Il segretario di Area alla vigilia del congresso dell’Anm: “Riforme pericolose. Non c’è dubbio che, non solo in Italia, sono sotto attacco la libera stampa, gli intellettuali critici ed in generale le istituzioni di garanzia, fra tutte la magistratura”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 7 maggio 2024
Il segretario generale di Magistratura indipendente dice che la riforma del Csm e la separazione delle carriere “mirano a scardinare l’equilibrio tra poteri” e chiede una interlocuzione col ministro. La riforma annunciata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, stravolgerà l’ordinamento giudiziario, ma anche il Csm, e “mira a scardinare il delicato equilibrio tra poteri”. Lo dice senza mezzi termini Claudio Galoppi, segretario generale della corrente moderata di Magistratura indipendente, che conferma la totale unità dei gruppi associativi nell’opporsi all’iniziativa del governo. Nei prossimi giorni si attende la presentazione del testo di riforma costituzionale, che per ora si conosce solo in bozza e che sarebbe al vaglio limature e correzioni, ma lo scontro tra toghe e governo si preannuncia già infuocato.
L’Unione Sarda, 7 maggio 2024
A Uta 649 persone su 561 posti, a Bancali 468 su 454 posti. L’associazione “Socialismo Diritti Riforme” contro il ministero. Sardegna “area residuale nelle scelte del ministero”, con 1.117 detenuti privi di un direttore e carceri sovraffollate. Lo sottolinea Maria Grazia Caligaris dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme ODV”: l’Isola, afferma, “continua a non disporre di personale ai vertici degli istituti penitenziari, basti pensare che 1.117 detenuti non possono contare su un direttore stabile a tempo pieno, con serie limitazioni nell’esercizio dei diritti”. Il direttore reggente di Uta e Bancali inoltre ha recentemente assunto l’incarico di dirigente dell’Ufficio Affari Generali, Personale e Formazione del Provveditorato Regionale. Questa situazione “intollerabile”, denuncia, non preoccupa né il ministero della Giustizia né il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria”.
Corriere del Veneto, 7 maggio 2024
Quasi 250 detenuti e di questi due terzi sono stranieri, in prevalenza di origine tunisina, albanese e marocchina. Numeri che confermano il sovraffollamento del carcere di Venezia del 155 per cento. È la denuncia di Elisabetta Zamparutti, dell’associazione Nessuno tocchi Caino che ieri assieme alla Camera penale veneziana ha organizzato il convegno su “Sovrappopolamento e recidiva” dopo aver effettuato la visita all’interno. “La situazione a Santa Maria Maggiore però non è la peggiore - spiega Andrea Franco, della commissione Carcere della Camera penale - Ci sono quattro detenuti psichiatrici che non dovrebbero stare lì. Come Camera penale vogliamo creare un programma anti-suicidio che prevede l’intervento anche dell’Usl che serva da prevenzione”.
di Elvira Terranova
Adnkronos, 7 maggio 2024
“Quello che è successo al carcere minorile Beccaria di Milano è un segnale di ritorno al Medioevo. Quelle che ho viste nelle immagini andate nei tg le chiamo torture sudamericane, torture crudeli, per fare del male”. A parlare è il regista e scrittore Aurelio Grimaldi, che commenta così i fatti del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, dove nelle scorse settimane sono stati arrestati 13 agenti penitenziari e altri otto sono stati sospesi dal servizio per presunti maltrattamenti e torture. Grimaldi è l’autore del libro ‘Meri per sempre’, poi diventato un film cult nel 1989 con Michele Placido, ambientato nel carcere Malaspina di Palermo. “Non credevo alle mie orecchie, quando ho sentito la notizia - dice Aurelio Grimaldi, impegnato in questi giorni in Sicilia per girare il suo nuovo film - Intanto stiamo parlando del carcere minorile di Milano, dove pensiamo che le cose siano organizzate meglio che altrove.
di Annamaria Braccini
chiesadimilano.it, 7 maggio 2024
Don Francesco Palumbo, cappellano a Opera, parla delle urgenze dopo il recente grave fatto di cronaca. “Parliamo del carcere come se fosse una realtà compatta, omogenea, ma in realtà, dentro un penitenziario, proprio come avviene in una città, la popolazione è fatta di persone ed esperienze diversissime. Credo che solo una cosa valga per tutti: il desiderio di essere ascoltati e di ascoltare, di creare relazioni, per le quali, però, coloro che sono detenuti devono essere aiutati”. Don Francesco Palumbo, sacerdote ambrosiano, cappellano della Casa di reclusione di Opera da quasi 13 anni, racconta così, in estrema sintesi, quale sia la maggiore urgenza del penitenziario in cui svolge il suo ministero unitamente a un secondo cappellano, don Marco Manenti.
bolognatoday.it, 7 maggio 2024
Seconda edizione per la rassegna “E state alla Dozza! Quattro giorni di teatro e musica”, che si articola in quattro spettacoli all’aperto dal 10 al 13 luglio, a cura di Teatro del Pratello e Teatro dell’Argine, in un cortile del carcere della Dozza proposti a detenuti e a un pubblico esterno, nell’ambito di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune e dalla Città metropolitana di Bologna. Il progetto è nato in stretta collaborazione con la direzione della Casa Circondariale di Bologna “Rocco D’Amato” ed è a cura del Teatro del Pratello e del Teatro dell’Argine, le due realtà che operano con progetti teatrali alla Dozza, e si avvale anche della collaborazione con Fondazione Bologna in Musica - Bologna Jazz Festival per la serata dedicata alla musica. Dopo il riscontro della passata edizione, questa seconda annualità della rassegna vuole rinnovare la possibilità di offrire alle persone detenute una offerta culturale di qualità e, allo stesso tempo aprire le porte del carcere alla città, rendendolo uno dei numerosi luoghi che ospitano gli eventi dell’estate bolognese.
di Benedetta Cucci
Il Resto del Carlino, 7 maggio 2024
A giugno torna la rassegna che avrà nel pubblico anche i detenuti. Apre le danze Bergonzoni, poi Indaco Trio, Marchioro e Oblivion. “Lo spazio è all’aperto, ma circondato da mura. Il palco è minimale, essenziale, senza luci né quinte, c’è solo un impianto audio”. Nelle parole di Rosa Alba Casella, direttrice della Casa Circondariale di Bologna ‘Rocco D’Amato’, c’è tutto il racconto fondamentale del tipo di teatro che dal 10 al 13 giugno entrerà in via del Gomito 2, grazie a Estate alla Dozza!, la rassegna che per il secondo anno arriva in questa location molto particolare, tra i detenuti e il pubblico libero, con la curatela del Teatro del Pratello e del Teatro dell’Argine e la collaborazione di Fondazione Bologna in Musica-Bologna Jazz Festival.











