di Laura Perina
L’Arena, 7 maggio 2024
Sarà un menù sobrio, ma al tempo stesso gustoso, all’insegna della tradizione veronese e delle sue eccellenze. Questa la filosofia delle portate che verranno servite il 18 maggio nella casa circondariale di Montorio, dove Papa Francesco incontrerà i detenuti e il personale e pranzerà in compagnia di un centinaio di ospiti, prima di recarsi allo stadio Bentegodi per celebrare la messa di Pentecoste. Per l’occasione è stata studiata una “carta” semplice e rispettosa delle esigenze alimentari di tutti i convitati, buona parte dei quali sono di fede musulmana.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 7 maggio 2024
Quanto accaduto a Miami e gli altri casi simili sollevano una questione irrisolta: quella della formazione dei corpi di polizia. Nel corso di un breve arco di tempo tre serie di immagini, crudeli e potenti, hanno rivelato quel male che non vogliamo riconoscere. Non è il male escatologico e metafisico, bensì quello cupamente ordinario che gli esseri umani infliggono ad altri esseri umani nei luoghi della Legge (caserme, carceri, tribunali). A collegare Matteo Falcinelli, costretto come un animale, a Ilaria Salis, tenuta al guinzaglio e portata al processo in ceppi, e ai minorenni seviziati nelle celle dell’istituto Beccaria di Milano è una affermazione, precisa e inesorabile, che già si trova nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e che recita così: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a (trattamenti) inumani o degradanti”.
di Gabriele Di Luca
Corriere dell’Alto Adige, 7 maggio 2024
In genere chi pensa al carcere lo mette esclusivamente in relazione al concetto di “perdita della libertà”. Ci si immagina, insomma, che la punizione consista solo in questo, senza farci supporre l’esistenza di ulteriori “torture”. Si tratta, purtroppo, di una credenza assai ingenua, dato che condizioni equiparabili a vari tipi di tortura sono tutt’ora presenti all’interno delle carceri (non solo italiane, anche se l’Italia figura sempre agli ultimi posti nelle valutazioni internazionali dedicate).
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 7 maggio 2024
Le immagini dell’arresto di Matteo Falcinelli, avvenuto a Miami nello scorso di mese di febbraio, non lasciamo dubbi sui metodi brutali della polizia statunitense. Il giovane, originario di Spoleto, è stato arrestato all’esterno di uno street club, dopo aver avuto una discussione con i gestori del locale in merito ad un conto eccessivamente salato, contestato da Falcinelli. Allontanato dal locale, il Dean’s Gold, il nostro connazionale ha cercato di informare la polizia su quanto successo e di avere spiegazioni anche in merito alla sparizione temporanea dei suoi due smartphone. A nulla, a quanto pare, è servito il tentativo di chiarimento. Le bodycam in dotazione ai poliziotti registrano il momento in cui Falcinelli viene ammanettato all’esterno del club. Si nota subito l’uso immotivato e sproporzionato della forza: il giovane viene sbattuto a terra violentemente con il volto premuto sull’asfalto. Una posizione che gli provoca le prime escoriazioni. Nei verbali della polizia si sostiene che Falcinelli abbia spinto e toccato i poliziotti. La prima di una serie di incongruenze che le indagini dovranno chiarire. Le registrazioni non documentano nessun contatto fisico. Inoltre, le bodycam vengono tenute accese anche quando il giovane, iscritto ad un master della Florida International University, viene condotto nella stazione di polizia di North Miami Beach. Qui le scene si fanno ancora più violente tanto da indurre la madre di Falcinelli a parlare di tortura. Matteo viene di nuovo messo a terra, manette ai polsi, con una tecnica simile all’incaprettamento, già proibita da diverso tempo in alcuni Stati, compresa la California, perché può provocare la morte della persona arrestata. Mani e piedi sono legate dietro la schiena. Nelle immagini Matteo Falcinelli si lamenta per il dolore e chiede di essere liberato. Saranno le indagini richieste dalla famiglia del 25enne a chiarire tutti i contorni della vicenda, che, comunque, non può giustificare il trattamento riservato allo studente umbro e che continua a gettare ombre sui comportanti violenti della polizia. Negli Stati Uniti, “culla delle libertà”, si registrano spesso episodi di persone maltrattate durante i controlli e gli arresti da parte della polizia con la violazione dei più elementari diritti riconosciuti ad ogni persona e che si rinvengono a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
di Tonio Pillonca
L’Unione Sarda, 6 maggio 2024
I penitenziari scoppiano, in carcere i detenuti si uccidono e le aggressioni al personale della polizia penitenziaria, anche in Sardegna, sono più o meno all’ordine del giorno. Molte prigioni italiane si rivelano autentiche polveriere e all’orizzonte non si vedono soluzioni per uscire dal tunnel di un’emergenza senza fine. L’ultimo rapporto di Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale nata alla fine degli anni ottanta, è denso di numeri e riflessioni che fanno rabbrividire.
di Angela Stella
L’Unità, 6 maggio 2024
Ancora un suicidio in carcere. Il 35esimo dall’inizio dell’anno se consideriamo il giovane che si è tolto la vita nel Cpr di Roma. Una mattanza di Stato che continua, senza fine. Una strage che prosegue nell’indifferenza della politica. Questa volta, si è tolto la vita - impiccandosi - un 32enne affetto da disturbi psichici. Si è impiccato in cella, gli restava poco tempo da scontare dietro le sbarre. Il dramma è avvenuto a Siracusa. A dare la triste notizia è stato il Garante per i diritti dei detenuti della città siciliana, Giovanni Villari.
di Francesco Olivo
La Stampa, 6 maggio 2024
Il ddl Nordio rimandato per aspettare il congresso dell’Anm. Difficile l’approvazione definitiva entro la fine della legislatura. Trovare un equilibrio è complicatissimo: accontentare Forza Italia e il ministro Carlo Nordio, ma senza aprire una guerra frontale con la magistratura. Giorgia Meloni lo ha ripetuto a tutti in questo anno e mezzo a Palazzo Chigi: non si deve riproporre la stagione berlusconiana dei conflitti con i giudici. Al tempo stesso, però, la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti è un punto del programma del centrodestra e soprattutto una richiesta ferma di Forza Italia, nella logica spartitoria delle riforme (Autonomia per la Lega e premierato per Fratelli d’Italia). Come uscirne? La via trovata per il momento è l’estrema prudenza nell’affrontare la materia, cercando di scrivere una riforma complessiva che non fossilizzi il dibattito sull’aspetto più divisivo. La prova è che il disegno di legge sulla giustizia che contiene oltre alla separazione delle carriere, anche la riforma del Csm e l’istituzione di un’Alta Corte per la valutazione dei magistrati viene continuamente rinviato e, a meno di sorprese clamorose, non sarà portato nemmeno al Consiglio dei ministri in programma oggi.
di Giulia Merlo
Il Domani, 6 maggio 2024
Accordo con palazzo Chigi. Tra le ipotesi, anche la riforma costituzionale di rendere facoltativa l’azione penale. L’Anm è sul piede di guerra. Il segretario Salvatore Casciaro: “Il ministro vuole ammansire il potere giudiziario”. È stata annunciata talmente tante volte da lasciare ormai freddi anche i diretti interessati della maggioranza, invece ora è davvero tutto pronto, con separazione delle carriere, due Csm e forse anche la facoltatività dell’azione penale.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 6 maggio 2024
L’organismo destinato a sostituire il Csm nei procedimenti disciplinari è previsto pure in un progetto dei dem. E una possibile convergenza destra-sinistra farebbe saltare il referendum. Pochi giorni: due, forse tre. Uno sprint finale per mettere a punto il testo finale del disegno di legge costituzionale sulla Giustizia deciso venerdì scorso dal governo, e poi da lì affrontare “a schiacciasassi” il lungo percorso per la sua approvazione, compreso il probabile referendum. È questo il cronoprogramma imposto da Giorgia Meloni anche per mettere fine alle voci incontrollate e spesso imprecise sui punti chiave del provvedimento: dalla separazione delle carriere tra giudici e pm, alla obbligatorietà dell’azione penale, per finire con la sottrazione al Consiglio superiore della magistratura delle funzioni disciplinare a carico delle toghe, esercitate in questi anni in modo che un ex Csm come Antonio Leone, nell’intervista qua sotto, non esita a definire “ridicolo”.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 6 maggio 2024
Parla l’ex consigliere, per anni alla sezione Disciplinare, e smaschera le ipocrisie dell’attuale sistema di controllo delle toghe: “Buffetti e segreti, la prassi è l’indulgenza”. “Se si fa un’Alta corte per giudicare i magistrati - dice Antonio Leone - la si faccia bene, con un intervento alla radice, lasciando fuori i magistrati medesimi: se no si continuerà come sempre a fare le cose in famiglia, e a decidere le sorti di chi ha fatto una porcheria continuerà a essere il collega della porta accanto. L’immagine che si continuerà a mandare al Paese sarà quello di una categoria che non vuole rendere conto che a se stessa, e che utilizza lo schermo dell’indipendenza per garantirsi l’immunità e l’impunità”.
- “Difendere giustizia e informazione dall’assalto del governo. Indipendenza a rischio”
- Campania. Il Garante dei detenuti Ciambriello presenta la relazione annuale 2023
- Milano. Violenze al Beccaria, la denuncia di una dottoressa ha fatto partire le indagini
- Milano. Carcere Beccaria, arrivano 47 nuovi agenti. Concorsi per assumere educatori
- Alessandria. Il progetto in carcere e a scuola sugli ex boss che ora sono i collaboratori di giustizia











