di Raffaella Di Rosa
tg.la7.it, 5 maggio 2024
Francesco Maisto: “Tutte le volte che andavo stavano appiccicati al muro, segnale di malessere. Io ho fatto segnalazione alla procura dopo la segnalazione di un consigliere comunicale sollecitato da genitori di ragazzi che avevano subito violenze in carcere”. È il 18 novembre 2022, sette agenti della polizia penitenziaria del carcere minorile Beccaria chiudono il detenuto minorenne Said (il nome è di fantasia) nella stanza senza telecamere del capoposto e lo aggrediscono brutalmente: “mi è uscita la spalla e gli dicevo per favore toglietemi queste manette che mi sta uscendo la spalla. E mi era già uscita”.
di Mourad Balti Touati
ilpost.it, 5 maggio 2024
Si è parlato molto degli agenti accusati di violenze, e poco dei ragazzini che le hanno subite, molti dei quali sono in attesa di processo. Le indagini sugli abusi e i maltrattamenti nel carcere minorile Beccaria di Milano hanno generato una forte impressione nell’opinione pubblica. Negli ultimi anni si è saputo con una certa frequenza di storie simili sugli istituti di detenzioni per adulti, e la questione è tornata periodicamente al centro del dibattito, ma è invece molto più raro che violenze e pestaggi riguardino ragazzini, o almeno lo era stato finora. Le indagini sul Beccaria per il momento hanno portato all’arresto di 13 agenti di polizia penitenziaria accusati delle violenze, e alla sospensione di altri 8. Le discussioni si sono molto concentrate sul loro ruolo, e sul loro rapporto con i ragazzi detenuti.
di Maurizio Di Biagio
Il Messaggero, 5 maggio 2024
La situazione all’interno del carcere di Castrogno si fa sempre più drammatica: sott’organico (solo 140 agenti contro i 218 previste) con 400 detenuti presenti invece di 200, mettono a rischio i servizi e la sicurezza. L’ultimo allarme giunge dal segretario regionale Sappe, Giuseppe Ninu: “I nostri istituti penitenziari sono navi alla deriva e, in alcuni casi, l’assenza di direttori o comandanti ha fatto implodere l’organizzazione, con il rischio della sicurezza non solo interna. S’impone un’azione efficace e profonda perché il pianeta carcere possa orbitare in ossequio al dettato costituzionale, disponendo soprattutto di un numero adeguato di poliziotti penitenziari, di operatori e professionisti del settore, in strutture moderne ed efficienti, in grado di ridurre il sovraffollamento dei detenuti, in particolare di coloro che, affetti da varie e gravi patologie, non siano costretti ad espiare la pena detentiva da reclusi, ma siano ricoverati in sedi preposte, non certamente le Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), un altro grande fallimento”.
La Stampa, 5 maggio 2024
Il tesoriere di Radicali Italiani Filippo Blengino ha visitato questa mattina (4 maggio), con una delegazione di Radicali Cuneo, il carcere di Cuneo. “Come in gran parte dei nostri istituti penitenziari - dichiara in una nota Blengino - la situazione è fuori controllo. Come Radicali Italiani denunciamo da anni la totale assenza di programmazione, le condizioni inumane a cui sono sottoposti i detenuti, la drammatica carenza di personale. Anche il carcere di Cuneo si configura come una polveriera, con un disagio psichico allarmante e fuori controllo, continue aggressioni al personale sanitario, denunce da parte dei detenuti sulle enormi difficoltà ad accedere ai servizi e sulle risposte in tempi ragionevoli.
di Claudia Milani Vicenzi
Giornale di Vicenza, 5 maggio 2024
Un quarantenne ha raccontato la sua storia: “Il sistema non funziona: non riabilita e toglie la dignità”. Paure, emozioni, ansie e anche speranze. È uscito dal carcere da poco più di 24 ore, vuole raccontare la sua storia, far capire cosa si prova ad essere rinchiusi, spiegare cosa c’è che non va nel sistema penitenziario italiano. N.L., 40 anni, (alla redazione ha detto nome e cognome, ma abbiamo scelto di non pubblicarli per tutelare le sue figlie ancora minorenni) è un fiume in piena e la sua voce a volte s’incrina per la commozione: alcune ferite non si sono ancora rimarginate.
di Federica Serfilippi
Corriere Adriatico, 5 maggio 2024
Recluso nel carcere di Montacuto, lavora come badante per un altro detenuto. Gli viene riconosciuta una paga inferiore rispetto al servizio prestato, fa causa al Ministero e vince: riceverà 12.636 euro. Il giudizio è stato promosso, attraverso l’avvocato Giorgio Marchetti, da un 38enne di origine dominicana, da tempo in Italia e all’epoca dei fatti ristretto a Montacuto. Nel giugno 2021, lo straniero ha avviato un rapporto di lavoro con l’amministrazione penitenziaria, con mansioni di assistenza alla persona. In particolare, gli era stata assegnata la cura di un altro detenuto, non autosufficiente perché disabile al 100%. L’attività è stata portata avanti tra giugno e luglio 2021 e dal dicembre dello stesso anno fino a gennaio 2023. Il 38enne è ricorso al tribunale di Roma, sezione lavoro, per rivendicare il diritto al pagamento delle differenze retributive per le effettive ore di lavoro svolto. Stando a quanto contestato, infatti, al detenuto-badante gli era stato riconosciuto lo stipendio pari a una media di tre ore lavorative al giorno. Invece avrebbe coperto il turno anche per dieci ore. A dirlo è stato il disabile che il 38enne assisteva, a volte pure nel corso della notte.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 5 maggio 2024
Il cortometraggio si intitola “Vie” di fuga e gli attori sono i detenuti, i docenti dell’Ipsia Pertini che tengono le lezioni a Sabbione, gli agenti della penitenziaria e gli operatori del carcere. Ambientato nelle aule scolastiche, nel laboratorio del pane, negli spazi dedicati all’apicoltura, in biblioteca, nel teatro del penitenziario, il corto è una testimonianza autentica delle attività trattamentali svolte dai detenuti e finalizzate al loro reinserimento nella società.
di Noemi D’Angelo
lecconotizie.com, 5 maggio 2024
Grande successo per l’incontro promosso sabato pomeriggio da Costruiamo il futuro. “Tu non sei quello che produci o i voti che prendi: sei molto di più. E il mare fuori è molto altro da scoprire, insieme”. Sono le parole, profonde e dirette, con cui don Claudio Burgio ha voluto chiudere il bell’incontro organizzato nel pomeriggio di oggi, sabato, dalla Fondazione Costruiamo il futuro. Ospite sul palco dell’oratorio di Missaglia insieme agli applauditissimi attori della famosa serie televisiva Mare Fuori Giacomo Giorgi (che interpreta Ciro Ricci, giovane detenuto che muore nel corso di una rivolta da lui stesso innescata) e Vincenzo Ferrera (Beppe Romano, un educatore dell’istituto), don Burgio ha condiviso con il numeroso pubblico presente in sala, circa mille persone, la sua esperienza di cappellano al carcere minorile di Milano e fondatore dell’associazione milanese Kayròs.
di Marianna Peluso
Corriere del Veneto, 5 maggio 2024
Emergenza sociale tra i giovani, ma c’è chi dice no alla censura. “Cantare testi violenti non equivale al femminicidio, ma insieme vogliamo capire se queste canzoni possano contribuire a creare un clima che alimenta ostilità nei confronti delle donne e come fare per frenare questo fenomeno”. È il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi a spiegare lo spirito dell’incontro dal titolo “Canzoni violente contro le donne: che fare?” organizzato dal ministero della Cultura con Siae e Fondazione di Verona che si è tenuto ieri a Verona. Dalle case discografiche sono uscite e continuano a essere pubblicate varie canzoni che mercificano la donna (“La comando con un joystick” per citare un testo e non fra i più violenti), che descrivono atti sessuali non consenzienti fino a violenze, abusi e femminicidi. “Noi raccogliamo una denuncia di varie associazioni su queste tematiche, ma senza demonizzare un genere musicale piuttosto che un altro - precisa Mazzi -. Mi sto impegnando in questa battaglia perché la musica ha un’enorme rilevanza sociale: è il primo contatto con la cultura, fin da quando siamo piccoli. Più aumenta la rilevanza sociale e più deve crescere la responsabilità sociale”.
di don Mattia Ferrari
La Stampa, 5 maggio 2024
“Io ho ancora un sogno. Ho il sogno che un giorno gli uomini si alzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli”: così proclamava nel 1963 Martin Luther King, al termine di una grande manifestazione per i diritti civili. Questo sogno continua oggi nella lotta di tante persone che ancora subiscono violenza e discriminazione. Una forma particolare di questa violenza è quella che viene perpetrata alle frontiere contro le persone migranti, che cercano vita degna e fraternità. L’Europa, dopo aver chiuso i canali legali di accesso, ha deciso di siglare accordi con i Paesi che si trovano sull’altra sponda del mare, perché siano loro a contenere il flusso migratorio, sacrificando i diritti umani. La storia recente segna una spirale di cinismo e di violenza.
- Stati Uniti. Arresto choc a Miami: studente italiano incaprettato in cella
- Più carcere non significa più sicurezza
- Viste le pene, ridurre la pena. La condizione disumana delle carceri
- Paola Severino: garantire la connessione fra carcere e società
- Ho visto il carcere in tutta la sua oscenità: come possono i detenuti tornare fuori migliori?











