di Ermes Antonucci
Il Foglio, 5 maggio 2024
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati presenta il congresso in programma a Palermo dal 10 al 12 maggio. “Sono molto contento per la presenza di Schlein e Conte, ma parimenti scontento della mancata partecipazione di altri”, dichiara al Foglio Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, terminando la frase accennando un sorriso. Il riferimento è al congresso che l’Anm terrà a Palermo dal 10 al 12 maggio e l’accenno di sorriso riguarda l’assenza di Matteo Salvini. “Al congresso abbiamo invitato tutti i leader di partito, incluso il ministro Salvini, in quanto leader della Lega - spiega Santalucia -. Avremmo gradito che venisse a Palermo, perché magari avrebbe potuto rivedere qualche suo giudizio ingeneroso nei confronti della magistratura”. Durante la conferenza stampa di presentazione del congresso, il presidente dell’Anm ha anche confermato la notizia, già nell’aria da giorni, dell’assenza anche del Guardasigilli Carlo Nordio, impegnato con il G7 Giustizia a Venezia.
di Liana Milella
La Repubblica, 5 maggio 2024
L’ex procuratore: “Questa legge voluta dalla destra è rancorosa, una colossale impostura che distrugge un modello che tutto il mondo ci invidia”. La separazione delle carriere? “Una colossale impostura”. “Un gigantesco slogan pubblicitario che nasce da un ormai diffuso populismo”. Contro l’Europa che “auspica il passaggio da pm a giudice e viceversa”. Vantaggi? “Assolutamente inesistenti”. Il sorteggio per il Csm? “Sarebbe una vergogna non solo e non tanto per i magistrati, ma per l’intero Paese”. L’ex procuratore di Torino Armando Spataro boccia la riforma, senza se e senza ma.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 5 maggio 2024
Intervista alla presidente di Magistratura democratica. Verso il congresso dell’Anm: “Rischiamo che venga snaturato il sistema democratico. L’indipendenza non è un problema che riguarda i giudici, ma soprattutto i cittadini e i loro diritti. Il pluralismo è sempre stato una ricchezza e ha fatto evolvere la giurisdizione”.
di Francesco Malfetano
Il Messaggero, 5 maggio 2024
L’ex presidente della Commissione giustizia (FI): “Spero che FdI e Lega non stiano solo tranquillizzando Forza Italia”. “Quando ero presidente della commissione Giustizia e parlavamo di separazione delle carriere la prima domanda era sempre: “Quanti voti ci fa prendere e quanti ce ne fa perdere?” Anche oggi è così, i tempi sono maturi ma prevarrà la logica politica. Spero solo che FdI e Lega non giochino solo a tranquillizzare Forza Italia”. Gaetano Pecorella, classe 1938, ex deputato di FI e a lungo tra gli avvocati del Cavaliere, c’era quando Silvio Berlusconi contava di riuscire davvero a separare le carriere dei magistrati.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 5 maggio 2024
Affrontiamo questa settimana un tema che - ne siamo consapevoli - non è di facile divulgazione. PQM è nato proprio per realizzare una idea non semplice, ma inedita nel panorama editoriale nazionale: parlare di giustizia penale coniugando il rigore scientifico delle informazioni con lo sforzo divulgativo, cioè con l’ambizione di farsi comprendere anche dai non addetti ai lavori. Il tema che affrontiamo oggi è di vivissima attualità e rilevanza sociale, e riguarda un peculiare accanimento della nostra giurisprudenza nei confronti delle attività di impresa.
di Tommaso Guerini*
Il Riformista, 5 maggio 2024
È sotto gli occhi di tutti gli operatori del diritto penale che l’ambito applicativo del reato di associazione per delinquere si è esteso in maniera irragionevole, finendo per lambire settori dell’economia lecita che non dovrebbero riguardarlo. Se il penalista contemporaneo non fosse ormai mitridatizzato nei confronti di quell’insidioso veleno che va sotto il nome di interpretazione estensiva, la cui somministrazione in dosi massicce produce spasmi violenti sulle fattispecie incriminatrici alle quali viene somministrato, tanto da deformarne irrimediabilmente il volto, verrebbe da chiedersi com’è stato possibile che un reato che nasce con il nome di “associazione di malfattori” e al quale il Codice Rocco aveva affidato un ruolo ben definito nell’ambito della tutela dell’ordine pubblico sia diventato una vedette del diritto penale dell’economia e dell’impresa.
di Vincenzo Maiello*
Il Riformista, 5 maggio 2024
Nel cantiere, compulsivo e sempre aperto, della prevenzione praeter delictum, capita che anche istituti introdotti per “favorire” le imprese finiscano per creare effetti nefasti. È il caso del controllo giudiziario dell’impresa “occasionalmente” contaminata da rapporti con la criminalità organizzata, introdotto nel 2017 all’art. 34 bis del Codice Antimafia, sulla scia delle preziose considerazioni svolte dalla Commissione Fiandaca, con lo scopo di rendere più proporzionata e flessibile la reazione dell’ordinamento innanzi a forme di agevolazione sfumate, quando non addirittura legate a condotte maturate nel clima di assoggettamento indotto dall’intimidazione associativa.
di Lorenzo Zilletti*
Il Riformista, 5 maggio 2024
Ci parla di “irresistibili fortune dell’art. 416 c.p., nella giustizia in action”, Gaetano Insolera, che a quel reato ha dedicato tanta parte delle sue ricerche di professore di diritto penale; nonché innumerevoli e appassionate difese nelle aule giudiziarie, in veste di avvocato. “Fortune” - riprende - “dovute alla natura davvero esangue dei caratteri che lo definiscono. E che si espandono dal sistema repressivo a quello preventivo, processuale e penitenziario. Il vero problema risiede nell’intenzionale svalutazione di tre parole contemplate nel testo della norma: la punibilità “per ciò solo”, che dovrebbe essere la chiave di lettura per tracciare il confine tra l’autonomo delitto associativo e il semplice concorso di persone nei cd. reati scopo.
di Fabrizio Siracusano*
Il Riformista, 5 maggio 2024
Gli inquirenti non incorrono nei limiti imposti dalla più stringente legalità processuale ordinaria godendo così di tempi più dilatati per svolgere le indagini. Il processo, nato per verificare fatti isolati, si deve misurare con la struttura del reato che trascende l’individuo per collocarlo nella dimensione associativa. Questa dimensione si ritiene debba invocare più stringenti presidi di accertamento per dotare gli organi giudiziari di strumenti più evoluti per verificare comportamenti che proprio la struttura organizzata che li sorregge rende, al contempo, più preoccupanti e di più ardua decifrazione.
di Gino Mazzoli
Il Domani, 5 maggio 2024
L’assoluzione di Claudio Foti in Cassazione ha mostrato che questa vicenda è stato un disastro giudiziario. Che però offre degli spunti di riflessione sul ruolo delle istituzioni e sull’alleanza tra servizi sociali e famiglie. L’assoluzione di Claudio Foti in Cassazione comincia a mostrare il caso Bibbiano per quello che realmente è: una sorta di Waterloo giudiziaria. Oltre all’assoluzione nel secondo e terzo grado di giudizio dell’imputato maggiormente preso di mira mediaticamente, che aveva scelto il rito abbreviato, c’è un dibattimento ordinario con gli altri imputati che procede a Reggio Emilia (nell’indifferenza di tutti, visto che il processo è già stato “celebrato” mediaticamente cinque anni fa) dove in un anno di interrogatori Procura non sembra stia percorrendo precisamente una marcia trionfale. Bibbiano è un epicentro multistrato dove si sono incrociati diversi livelli di problemi, tutti estremamente rilevanti, oscurati da un sensazionalismo mediatico che li ha coperti e mescolati. Uscendo da questo labirinto è possibile trarre alcune lezioni molto utili per la politica.
- Milano. Caso Beccaria, il Garante dei detenuti: “Avevano paura, non parlavano”
- Milano. Chi sono i detenuti nel carcere minorile Beccaria
- Teramo. Castrogno, nuova protesta. “Ora la verità sulla morte di Patrick”
- Cuneo. Radicali in visita al carcere: “Condizioni inumane e drammatica carenza di personale”
- Vicenza. In cella a 7 anni dal reato: “Ho pagato il mio debito, ma le carceri vanno cambiate”











