di Fulvio Fulvi
Avvenire, 15 maggio 2024
In attesa dei giudizi di appello, Alessia Pifferi, condannata all’ergastolo dai giudici di Milano per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana di diciotto mesi, sarà presto trasferita nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. La struttura carceraria, senza sbarre nè celle, dispone di un reparto femminile chiamato “Arcobaleno” dove sono ospitate altre donne che hanno ucciso i propri figli e affrontano un percorso di recupero e cura. Alla data del 30 aprile, secondo i dati del ministero della Giustizia, erano 2.649 le donne presenti nelle carceri italiane, sul totale di 61.297 persone recluse. Di queste, 20 hanno almeno un figlio di meno dodici mesi al seguito (in tutto 23), gran parte dei quali ospitati negli istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam) di Torino “Lorusso e Cutugno”, Milano “San Vittore”, Venezia “Giudecca”, Cagliari e Lauro in Campania. E sono 38, con la Pifferi, le ergastolane mentre 72 devono scontare una condanna oltre i 20 anni. Si tratta, perlopiù, di terroriste o affiliate a organizzazioni criminali di tipo mafioso. Dodici le carcerate sottoposte al 41bis, tutte ristrette nell’istituto penale dell’Aquila “Le Costarelle”: vivono in uno stato di isolamento assoluto. Una donna su dieci è in regime di alta sicurezza.
di Paolo Comi
L’Unità, 15 maggio 2024
Nessun ddl pensato a via Arenula è stato approvato. La “riformina” Nordio è al palo in commissione, come quella sulle intercettazioni. Della separazione delle carriere, dopo tanti annunci, neppure l’ombra. Il governo Meloni ha giurato al Quirinale il 22 ottobre del 2022 ed il bilancio in materia di giustizia, a distanza di circa un anno e mezzo dal suo insediamento, è sostanzialmente fallimentare. È inutile girarci tanto intorno. Ad oggi, infatti, non risulta essere stato approvato alcun disegno di legge pensato dagli uffici di via Arenula, un record negativo che non ha molti precedenti nella storia repubblicana.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 maggio 2024
“La separazione delle carriere fra pm e giudici è la conseguenza logica e razionale della riforma del processo penale in senso accusatorio del 1989”, dice Vitalino Esposito. “Per l’Anm il pm finirà sotto l’esecutivo? Una bestialità”. “La separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici è la conseguenza logica e razionale della riforma del processo penale in senso accusatorio avvenuta nel 1989”. Ad affermarlo, intervistato dal Foglio, è Vitaliano Esposito, ex magistrato con una carriera alle spalle lunga quasi cinquant’anni (dal 1963 al 2012), e conclusasi con l’incarico prestigioso di procuratore generale della Cassazione, una delle figure di vertice dell’intera magistratura. Esposito parla ovviamente senza riferirsi nello specifico alla riforma Nordio, di cui ancora non sono noti i contenuti. L’ex pg della Cassazione, però, respinge l’idea di un attacco all’indipendenza dei magistrati, così come la profezia avanzata dall’Anm secondo cui la separazione porterebbe alla sottoposizione del pm all’esecutivo: “È una bestialità”.
di Massimo Solari
Italia Oggi, 15 maggio 2024
Se ne parla dai tempi di Berlusconi, ma non accorcerebbe la durata dei processi. La riforma può passare solo con delle modifiche alla Costituzione. “Serve a qualcosa la separazione delle carriere?” Quasi tutti i magistrati da me interpellati hanno risposto di no, e lo stesso ha fatto il congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati, riunito a Palermo nei giorni scorsi. Molti magistrati hanno il timore che la separazione preluda ad un controllo dell’Esecutivo sulle Procure e che la divisione delle carriere renda i Pm meno indipendenti e imparziali. La riforma costringerà anche alla modifica di diversi articoli della Costituzione, che - fino ad oggi - prevede che i magistrati facciano parte di un unico ordine e siano soggetti solo alla legge e al Csm. Fortemente voluta da Berlusconi che la brandiva come un’ascia verso la procura di Milano, oggi la questione ci sembra più un culto della memoria che un’esigenza attuale.
di Paolo Baroni
La Stampa, 15 maggio 2024
Dati poco incoraggianti su subappalti, affidamenti diretti e controlli. Il presidente Busia: “Tra le vittime ci sono anche i morti sul lavoro”. “Nonostante gli sforzi compiuti, l’Italia registra ancora dati poco incoraggianti sul fronte della lotta alla corruzione”, avverte il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Giuseppe Busia nella sua relazione annuale, in cui lamenta i troppi affidamenti diretti nel campo degli appalti, i continui tentativi di scardinare le regole e limitare i controlli (come nel caso della diga di Genova e del ponte sullo Stretto), i limiti del nuovo Codice degli appalti, l’assenza di una legge per regolamentare le lobby e i rischi connessi all’introduzione dell’intelligenza artificiale nel campo degli appalti e della Pa.
di Luca Rondi
altreconomia.it, 15 maggio 2024
Tra il 2020 e il 2022 l’acquisto di benzodiazepine, sedativi e antipsicotici è cresciuto del 291%. Una contenzione farmacologica di fatto che si accompagna alla violenza sistematica sui giovani reclusi e sulla quale indaga la Procura anche dopo gli arresti di metà aprile. “Quella struttura va chiusa e ripensata dalle fondamenta”, osserva Michele Miravalle di Antigone. “I ragazzi distesi a letto alle 11 di mattina in un giorno infrasettimanale: stanchi, secondo il personale, a causa di poche ore di scuola. Alcune situazioni le abbiamo osservate solamente al ‘Beccaria’”. Michele Miravalle, coordinatore dell’osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone, associazione che monitora le condizioni dei reclusi nelle carceri italiane, ricorda bene le “sezioni sedate” dell’Istituto penale per minorenni milanese. Lo stesso in cui l’acquisto di psicofarmaci, secondo i dati ottenuti da Altreconomia, è aumentato del 219% tra il 2020 e il 2022. I farmaci sono l’altra faccia degli abusi e delle torture per cui sono indagati 21 agenti della polizia penitenziaria, poco meno della metà di quelli in servizio (50). “Oggi sappiamo -riprende Miravalle- che la vitalità che caratterizza tutti gli Ipm veniva narcotizzata con due strategie: la violenza e la contenzione farmacologica”.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 15 maggio 2024
In due hanno inviato la lettera ad alcuni dei ragazzi vittime dei pestaggi: “Le condizioni erano estreme, l’intervento era necessario ma non vi dovevamo offendere”. Proposto anche un risarcimento simbolico. “Vi voglio chiedere scusa”, scrive un poliziotto. Parole simili a quelle usate da un suo collega. Due agenti della polizia penitenziaria, in carcere per l’inchiesta sulle torture al Beccaria, hanno inviato una lettera a tre giovani detenuti vittime dei pestaggi all’interno dell’istituto minorile. Hanno inoltre offerto a ognuna delle parti offese un “risarcimento simbolico” fra i 500 e i 700 euro. Non un tesoro, ma bisogna considerare “le loro condizioni economiche”, si legge nelle missive.
di Pino Apprendi*
La Repubblica, 15 maggio 2024
Il carcere è un pezzo di città. L’ho sempre pensato e me ne sono convinto ancora di più dopo questo primo anno di attività nel ruolo di Garante delle persone private della libertà di Palermo. Una figura di garanzia istituita dalla passata consiliatura unitamente al relativo regolamento. Un percorso che ha preso le mosse dall’iniziativa del Comitato Esistono i Diritti, comitato politico trasversale presieduto da Gaetano D’Amico, impegnato sui temi dei diritti umani, a partire dalla presentazione all’Ars del Disegno di legge sulle unioni civili, con il sottoscritto primo firmatario.
di Massimiliano Nerozzi
Corriere Torino, 15 maggio 2024
Chiamati in causa dalle parti civili - dieci quelle ammesse ieri dal gup Gloria Biale - ci saranno anche il ministero dell’interno e la società francese Gepsa nell’udienza preliminare per il caso di Moussa Balde, il giovane della Guinea che nel giugno del 2021 si tolse la vita nel Cpr (centro di permanenza per il rimpatrio) di Torino.
di Lucia D’Andrea*
Il Manifesto, 15 maggio 2024
Caro Manifesto, vorrei far conoscere quello che succede nel carcere femminile di Rebibbia. Ieri pomeriggio, dopo la visita della Garante comunale dei detenuti, la direttrice, per tramite degli agenti della polizia penitenziaria, ci ha fatto recapitare uno dei suoi soliti diktat. Ve ne allego uno scritto a mano ricopiato dall’originale dato che non è possibile per noi farne una fotocopia.
- Milano. Una eBike per cambiare strada: la seconda occasione dei detenuti
- Perugia. 15 detenuti a “scuola” per imparare a lavorare nell’edilizia
- Napoli. “Le voci di dentro”: la serie eduardiana dei ragazzi di Nisida
- Milano. Lazza a Bollate per ascoltare gli inediti dei detenuti
- Campobasso. Scrittura in carcere: al via il laboratorio per i detenuti











