Corriere del Veneto, 28 marzo 2024
Il vescovo Giuliano Brugnotto, dopo una visita al “Filippo Del Papa”, ha voluto ricordare la realtà del carcere nel suo messaggio per la Pasqua. “Quando mi sono avvicinato al carcere mi è apparso con una struttura davvero grande nella nostra città: un “macigno” chiuso e inavvicinabile - afferma - Ma è una casa, e all’interno ci vivono persone come me, come ciascuno di noi, con storie personali uniche, spesso ferite, e con i loro legami familiari. Le persone che vivono in carcere ci ricordano una realtà fondamentale della nostra esistenza: siamo un’umanità fragile. E chi di noi può dire: io non ho mai sbagliato nulla nella vita?”.
corrieredellacalabria.it, 28 marzo 2024
Camera Penale e associazioni presentano l’attività del laboratorio nato nell’istituto penitenziario del capoluogo e la rete con gli imprenditori. Un laboratorio di pasticceria nato in carcere per offrire un’opportunità di lavoro ai detenuti ma anche per testimoniare il valore dell’inclusione sociale e della solidarietà condivisa da una “rete” di soggetti. E’ questo il progetto attivato da alcuni anni al carcere di Catanzaro e messo in campo dalla società cooperativa “Mani in Libertà” con il sostegno della Camera penale “Alfredo Cantafora” di Catanzaro in collaborazione con alcuni imprenditori del capoluogo: il frutto di questo progetto, che si avvale della partnership della Direzione della Casa circondariale di Catanzaro, dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, di “Promidea” e delle associazioni “Liberamente” e “Amici con il Cuore” che hanno aderito ad un bando indetto da “Fondazione con il Sud”, teso alla formazione professionale e all’assunzione dei detenuti, è la produzione di dolci particolarmente gustosi - in quest’occasione le colombe pasquali - che serviranno a fini sociali e soprattutto testimoniano l’importanza di dare dignità ai detenuti e di trasformare il carcere da luogo di emarginazione a luogo di inclusione. A fare il punto sull’attività del laboratorio di pasticceria, oggi, in una conferenza stampa i protagonisti del progetto radunati dalla Camera Penale di Catanzaro. “L’iniziativa - è stato spiegato nell’incontro con i giornalisti - ha determinato nel 2020 l’avvio di un laboratorio artigianale di pasticceria, che utilizza il marchio Dolci(C)reati”, e che si è subito distinto per la bontà dei prodotti dolciari, preparati attribuendo prevalenza alla qualità delle materie prime e alla professionalità dei pasticceri, rappresentando per gli interessati una straordinaria forma di riscatto e di recupero sociale anche attraverso il reinserimento nel mondo del lavoro”.
di Samuele Govoni
La Nuova Ferrara, 28 marzo 2024
La giornalista e scrittrice è tornata in libreria con “Ogni prigione è un’isola”. “Quello del carcere è un tema doloroso e respingente, se sono riuscita a parlarne scrivendo un libro vivo e interessante sono contenta”. A dirlo è Daria Bignardi, giornalista e scrittrice ferrarese, che oggi torna in libreria con “Ogni prigione è un’isola” (ed. Mondadori). L’opera affonda le radici indietro nel tempo, cuce insieme storie e vite diverse, racconta il volto umano di un mondo che troppo spesso viene relegato ai confini della società. In occasione dell’uscita ne abbiamo parlato con l’autrice.
di Daria Bignardi
linkiesta.it, 28 marzo 2024
Ogni istituto penitenziario è un microcosmo a sé, ognuno con le sue regole, come se fossero isole separate e distanti tra loro. Lo spiega Daria Bignardi nel suo “Ogni prigione è un’isola”, in libreria per Mondadori. “Il carcere è la cosa più stupida che esista” mi ha detto Michele. Fa l’ispettore di Polizia penitenziaria. L’ho incontrato un giorno di primavera profumato di viburno davanti a un bar a pochi chilometri dall’istituto. Non ha l’autorizzazione per parlarmi, ma il suo comandante garantisce per me. Sono consapevole che il comandante ha scelto di farmi parlare con uno di quelli bravi, ma non mi aspettavo un esordio così radicale. Bevendo un caffè, Michele racconta di essere lucano e di lavorare nella Polizia penitenziaria da trent’anni. “Dopo il servizio militare ho tentato il concorso perché cercavo un posto fisso, come facciamo noi terroni” dice ridacchiando.
di Rita Querze
Corriere della Sera, 28 marzo 2024
I dati Istat dicono che il contrasto alla povertà non sta funzionando: nel 2023 le famiglie in povertà assoluta erano l’8,5% contro l’8,3% nel 2022. Solo le società che producono ricchezza hanno le risorse per farsi carico dei propri poveri. E soprattutto per investire a monte, cercando di chiudere le “fabbriche della povertà” che sfornano disagio a ciclo continuo. Pensiamo all’inadeguatezza, in alcuni contesti, della scuola e della formazione. Siamo il primo Paese in Europa per numero di Neet, cioè di giovani che non studiano né lavorano: investire sulla scuola significa ridurre i poveri del futuro. Certo, poi bisogna pensare a quelli di oggi.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 28 marzo 2024
Parla Djibril Sylla, venuto in Italia per identificare il corpo del ragazzo che il 4 febbraio scorso si è tolto la vita nella struttura detentiva per migranti alle porte di Roma. Djibril Sylla è arrivato qualche giorno fa in Italia dalla Francia, dove vive, con un compito: riconoscere il corpo del fratello Ousmane. Il 22enne della Guinea che si è tolto la vita nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria il 4 febbraio scorso. Era sbarcato in Italia a luglio 2023, diversamente da quanto si era pensato nei primi tentativi di ricostruirne la storia. La sua morte ha fatto esplodere una rivolta nella struttura detentiva alle porte della capitale. I pm hanno aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio. Nei giorni scorsi la famiglia ha nominato dei legali perché vuole vederci chiaro, vuole capire cosa è successo.
di Costantino Cossu
Il Manifesto, 28 marzo 2024
I migranti hanno dato fuoco ai materassi per protestare contro le condizioni inumane all’interno del Centro nel nuorese. Gestito dalla Ekene Onlus, con sede legale in Veneto, versa in condizioni pietose. Nella notte tra domenica e lunedì scorsi, per protesta contro le condizioni di vita inaccettabili, i migranti detenuti nel Cpr di Macomer, in provincia di Nuoro, hanno dato fuoco ai materassi dei letti. L’intervento tempestivo dei Vigili del fuoco ha evitato il peggio. Secondo la prefettura di Nuoro, non ci sono ustionati o intossicati dal fumo. Un’intera ala dell’edificio è inagibile, tanto che per dare alloggio agli ospiti della struttura sono state piazzate alcune tende da campo messe a disposizione dalla Protezione civile, in attesa che le camere vengano rese di nuovo abitabili. Ma sapere come stanno veramente le cose è difficile. C’è una fitta cortina di riservatezza intorno alla vicenda.
Il Manifesto, 28 marzo 2024
Grazie al sostegno della Camera del lavoro della Cgil di Bologna il lavoratore straniero M.S. può finalmente sperare di ottenere un permesso di soggiorno per lavoro, convertendo quello per protezione speciale. Nonostante gli ostacoli del decreto Cutro e delle relative circolari ministeriali che provano a negare questa opportunità. Il sindacato aveva atteso il rigetto da parte della questura della domanda di conversione per poi presentare il ricorso. Il giudice, con una decisione che risale allo scorso 7 marzo, ha sospeso il provvedimento di diniego. Bisognerà attendere la decisione di merito, ma leggendo i riferimenti dell’ordinanza è facile immaginare che la richiesta del lavoratore andrà a buon fine. Tra i principi richiamati dal tribunale il “diritto al rispetto della vita privata in Italia”, che ovviamente sarebbe pregiudicato in caso di rimpatrio. “Stiamo seguendo molte persone che sono in questa condizione. Lavoratori già inseriti in Italia che vogliono restare legalmente nel nostro paese. Continueremo a fare le impugnazioni per far valere i loro diritti, in termini collettivi”, afferma Annamaria Margutti, delegata immigrazione per la Camera del lavoro di Bologna.
di Nello Scavo
Avvenire, 28 marzo 2024
Von der Leyen: “Le attività dell’account rimangono preoccupanti e deplorevoli”. La presidente della Commissione Ue chiede di fare luce. Il ministro Nordio aveva indicato un nome “collegato” a Frontex. “Le attività online dell’account rimangono preoccupanti e deplorevoli”. Se Ursula von der Leyen arriva a usare parole come queste per un profilo twitter, il caso deve essere perfino più serio di quanto si potesse immaginare. Il riferimento è a “@rgowans”, un utente anonimo sulla piattaforma che oggi si chiama “X”, finito sotto inchiesta di almeno un paio di procure italiane e su cui non ha smesso di svolgere approfondimenti la procura di Modena, dopo una iniziale richiesta di archiviazione poi respinta dal giudice delle indagini preliminari che ha ordinato nuove investigazioni.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2024
Oggi Julian Assange non sarà legato alla poltrona di un aereo diretto negli Usa. Questa è, a caldo, l’unica buona notizia, tutt’altro che scontata. L’Alta corte di Londra, chiamata a dare il via libera all’estradizione di Assange verso una prigione statunitense di massima sicurezza con la prospettiva di non uscirne più, ha ritenuto in parte fondato l’appello della difesa del giornalista. Però, in un verdetto che opportunamente Stefania Maurizi ha definito “chiaro come l’acqua torbida”, l’Alta Corte ha dato agli Usa tempo fino al 16 aprile per fornire assicurazioni che i diritti di Assange - quelli a rischio, secondo i giudici britannici: pieno diritto di appello, non discriminazione a causa della cittadinanza, no alla pena di morte - saranno rispettati. Il tutto sarà preso in considerazione il 20 maggio in una nuova udienza.
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