di Mario Di Vito
Il Manifesto, 25 luglio 2024
“Con garbo”, ma anche “con determinazione”, durante la cerimonia del Ventaglio di ieri, Sergio Mattarella ha ricordato al Parlamento che da otto mesi deve eleggere un giudice costituzionale. Era l’11 novembre, infatti, quando è andata in pensione Silvana Sciarra e da allora tutte le votazioni per la sua sostituzione sono finite in nulla. Non parliamo di una casualità, né di una palude istituzionale particolarmente difficile da attraversare, ma di un preciso calcolo politico della destra. A dicembre, infatti, scadrà di mandato di altri tre giudici di nomina parlamentare (Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti) e le forze di governo puntano a fare cappotto: quattro pedine in un colpo solo. “Non so come lo si vorrà chiamare. Monito, esortazione, suggerimento, invito…”, ha detto Mattarella, lasciando intendere che dicembre è una scadenza troppo lontana sul calendario. La tempistica, infatti, non è per niente casuale.
di Donatella Stasio
La Stampa, 25 luglio 2024
Il presidente della Repubblica incalza la politica e chiede di nominare subito il 15° membro della Corte. Lega, FdI e Fi vorrebbero “dividersi” i candidati e votarli a dicembre. Ma così danneggiano l’Istituzione. Il potere mite di un’istituzione forte. È quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ieri ha pronunciato parole durissime nei confronti del Parlamento ma con un garbo che, al di là dello stile personale, è la cifra della forza e della credibilità dell’istituzione che rappresenta. Il ritardo nell’elezione del quindicesimo giudice costituzionale, ha detto Mattarella, è “un vulnus alla Costituzione”. Un danno, un’offesa, una grave lesione degli equilibri della nostra democrazia. L’artefice è il Parlamento, proprio l’istituzione che la Costituzione mette “al centro della vita della nostra democrazia”. Da più di otto mesi, il Parlamento rinuncia a esercitare le sue prerogative, succube di una maggioranza che vuole arrivare al 21 dicembre, quando scadranno altri tre giudici in quota parlamentare, per fare en plein. Da più di otto mesi, il Parlamento contravviene ai suoi doveri costituzionali e alle relative responsabilità. Da più di otto mesi - e il rischio è che si arrivi a marzo 2025 -, il Parlamento sta di fatto danneggiando un’altra istituzione vitale per la democrazia, la Corte costituzionale. Non è accettabile.
di Simone Alliva
L’Espresso, 25 luglio 2024
Respinta in Commissione la proposta di Magi. Ventuno Paesi su ventisette in Europa, secondo i dati di Amnesty international, prevedono una forma di riconoscimento sulle tenute di chi gestisce l’ordine pubblico. L’Italia continua a essere tra le poche eccezioni. L’emendamento al ddl Sicurezza proposto da Riccardo Magi (+Eu) che prevede il numero identificativo sulle divise e la bodycam per gli agenti delle forze dell’ordine impegnati nella gestione dell’ordine pubblico, nel corso ad esempio di manifestazioni o eventi, è stato respinto dalle commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali, che hanno ripreso l’esame degli emendamenti sul provvedimento. “Non c’è intento punitivo o intimidatorio nei confronti degli agenti, ma ci sono al contrario tutte le garanzie per la tutela della riservatezza”, aveva sottolineato Magi illustrando il suo emendamento, sottoscritto poi anche da Avs, ma che aveva parere contrario di relatori e governo.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2024
Lo ha chiarito la Cassazione, sentenza n. 30372 depositata oggi, affermando un principio di diritto. Nel caso di elezione di domicilio da parte dell’indagato, qualora questi sia irreperibile, l’avviso di fissazione dell’udienza camerale dinanzi al tribunale del riesame può essere notificato al difensore. La Cassazione, sentenza n. 30372 depositata oggi, chiarisce il punto affermando un principio di diritto. Respinto dunque il ricorso dell’imputato che sosteneva l’inefficacia del sequestro probatorio per l’omessa notifica dell’avviso.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2024
Il chiarimento arriva dalla Cassazione, sentenza n. 30047/2024, che ha accolto il ricorso di un cittadino romeno in Italia. In tema di patrocinio a spese dello Stato, la Cassazione, sentenza n. 30047/2024, ha affermato che l’istanza di ammissione al beneficio presentata dal cittadino straniero comunitario, non residente in Italia, non necessita dell’allegazione del codice fiscale italiano. La IV Sezione ha così accolto (con rinvio) il ricorso di un cittadino rumeno contro l’ordinanza del Tribunale di Roma che aveva confermato il diniego del patrocinio a spese dello Stato, in quanto il richiedente aveva indicato unicamente il codice fiscale della Romania e la residenza all’estero.
di Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 25 luglio 2024
Sovraffollamento al 134%. Zanettin: “Libertà anticipata ai meritevoli”. Muro di Ostellari: “Svuota carceri mai”. Nel carcere di Verona la capienza regolamentare è di 335 detenuti: i presenti sono 578. Più che alla casa di reclusione di Padova, dove i 438 posti registrano invece un’occupazione di 568. Non sono numeri, ma persone. “Spazi stretti, servizi ridotti, manca personale nelle strutture” sottolineano dai sindacati e dalle associazioni. I disordini al carcere di Venezia arrivano il giorno dopo il report di Antigone (associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale) che assegna al Veneto il 134,4% di indice di sovraffollamento: il più alto è a Montorio, seguito da Santa Bona a Treviso e Venezia Santa Maria Maggiore. Il Veneto è terza regione in Italia per sovrappopolazione carceraria: i dati rientrano nei parametri europei (3 mq per detenuto a cella) mentre il report di Antigone valuta parametri stabiliti su scala nazionale (9 mq). Ed è qui che si vede che la popolazione carceraria scoppia: 715 in più dei regolamentari 1.947. Ma c’è un altro numero di estrema gravità: sei suicidi fra i detenuti da inizio anno in Veneto (tre a Verona, uno a Padova, due a Venezia). Se le cifre scattano la fotografia, sono le voci dei protagonisti a cogliere le sfumature, nei giorni in cui il Parlamento affronta il Decreto Carceri. E molti sono veneti: il ministro è Carlo Nordio, trevigiano ed ex procuratore a Venezia, il sottosegretario è il padovano Andrea Ostellari (Lega), il presidente della Commissione giustizia alla Camera è il veronese Ciro Maschio (FdI) e in commissione al Senato sono stati gli emendamenti depositati dal vicentino Pierantonio Zanettin a tenere banco tutta ieri.
di Antonella Gasparini
Corriere del Veneto, 25 luglio 2024
Mobili distrutti a sprangate, scrivanie e computer devastati, vetri frantumati con il lancio di estintori. Nessuno è rimasto ferito ma la rivolta scoppiata in carcere a Venezia nella notte fra martedì e mercoledì ha sconquassato “la rotonda” al piano terra. È l’area dove confluiscono le persone recluse dai settori “destro” e “sinistro” del penitenziario ed è stata messa a ferro e a fuoco. A far scoppiare l’ennesima ribellione violenta al Santa Maria Maggiore sono stati due detenuti tunisini di 25-30 anni decisi a ottenere una risposta alle loro insistenti richieste prendendo per sfinimento la comunità carceraria già in sofferenza. Uno attende il permesso per essere trasferito in un’altra sede. L’altro ha esigenze di tipo sanitario. Finora non hanno ricevuto né un sì, né un no e tanto è bastato per far scattare una violenza fuori controllo, fortunatamente scaricatasi solo sugli arredi e non sulle persone, ma inarrestabile al punto da mettere a dura prova la resistenza del corpo di polizia penitenziaria.
di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 25 luglio 2024
“Cercate di non finire qua, è un manicomio”. Il carcere citato da Mattarella come indegno per un Paese civile: “Quell’istituto va chiuso. Bisogna fare qualcosa subito”. “Devo andare in bagno ma è occupato, altri 15 sono in fila davanti a me. Un anziano ha il mio stesso problema. Purtroppo per lui, e per noi, non fa in tempo a dire che gli occorre con urgenza il bagno. Ha una scarica di dissenteria, mentre dimenandosi cerca di alzarsi a fatica dalla branda. In un attimo, lenzuola e materasso s’impregnano di liquame e urina. Lui non sa come comportarsi, indifeso, imbarazzato, umiliato. Piange, un uomo di 74 anni. Si lamenta, impreca, bestemmia, chiede a Dio di morire”.
di Morena Pinto
altreconomia.it, 25 luglio 2024
Anche nella Casa circondariale “Ernesto Mari” le condizioni sono degradanti per gli oltre 250 detenuti (su 150 posti): wc a vista, materassi a terra, caldo estremo, spazi ridotti e cimici da letto. La sofferenza sfocia in gesti drammatici come proteste, scioperi della fame e tentativi di suicidio. E da agosto in tutto il Friuli-Venezia Giulia resteranno tre magistrati di sorveglianza invece dei sei previsti. “Siamo trattati come animali”. Urlavano così i detenuti della Casa circondariale, a due passi dal Tribunale. Lenzuola e materassi bruciati, danni agli oggetti e assalto all’infermeria. Una protesta, quella dell’11 luglio di quest’anno, che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Un bilancio di cinque feriti tra scontri e gas lacrimogeni e poi la tragica morte di Zdenko Ferjancic, 48 anni, ritrovato dai compagni di cella il giorno dopo. Una morte provocata, secondo le prime ricostruzioni, da un’overdose di metadone. Depressione, bipolarismo e tossicodipendenza tratteggiano, poi, Ferjancic nel racconto del suo avvocato, ma fino a che punto il sistema carcere può non ritenersi corresponsabile per la sua morte?
Il Resto del Carlino, 25 luglio 2024
La lettera: “Abbiamo chiesto dei ventilatori, ma non sono stati ancora presi provvedimenti”. E sul tema intervengono anche gli avvocati: “Preoccupazione e rammarico, così non va”. Un’invasione di scarafaggi in tutta la struttura, soprattutto la sera, ma anche un caldo intollerabile che rende la vita insopportabile in particolar modo nelle celle situate nei piani alti. È quanto hanno denunciato alcuni detenuti del Sant’Anna in una lettera inviata di recente direttamente al garante regionale. Una condizione che hanno definito intollerabile, con temperature disumane e assenza di ventilatori. Il testo, firmato dai detenuti di oltre 25 celle, sottolinea i due problemi più urgenti per chi vive nell’istituto, già fatti presente ma senza ottenere risultati.
- Firenze. Degrado a Sollicciano, il Dap multa la direttrice. Ma è subito polemica
- Perugia. La sindaca Ferdinandi in visita al carcere: “Negati i diritti umani fondamentali”
- Palermo. 40 persone detenute accolte in Housing Sociale con il progetto Ortis
- Bergamo. Famiglie salva-detenuto. Più il legame è forte più vince il recupero
- Roma. A proposito della vicenda dei tre minori di Casal del Marmo









