di Chiara Amati
Corriere della Sera, 27 marzo 2024
Si trova dentro alla Seconda Casa di Reclusione di Bollate, in provincia di Milano, il solo ristorante in Italia aperto al pubblico, che dà occupazione a detenuti regolarmente pagati. Obiettivo: permettere loro di apprendere la cultura del lavoro o riappropriarsene. E far sì che possano tornare in società a fine pena. Oggi la storia di “InGalera”, questa l’insegna del locale, è raccontata in una serie podcast completa.
di Veronica Rossi
vita.it, 27 marzo 2024
In molte carceri italiane mancano attività, servizi e prospettive, questo è un dato di fatto. Spesso i detenuti si trovano a cercare di ammazzare un tempo che non passa mai, giornate sempre uguali passate nelle celle - a volte anche sovraffollate - e nei cortili, approfittando delle troppo brevi ore d’aria. Eppure, c’è chi si impegna per cercare di rompere questa monotonia e per portare delle abitudini sane tra le mura delle carceri. A questo è volto il progetto “Oltre la Siepe”, dell’Asd San Giorgio e del Centro sportivo italiano - Csi, che ha l’obiettivo di offrire ai detenuti dell’istituto penitenziario - Casa di Reclusione di Turi (in Provincia di Bari) un sereno reinserimento sociale attraverso lo sport e attività di inclusione. Tra le iniziative, anche un corso di fitness, il cui allenatore è Roberto Carbone, la cui affiliazione al Csi è un valore che si tramanda di padre in figlio.
themapreport.com, 27 marzo 2024
Muove dagli episodi di rivolta nelle carceri di Milano e di Modena avvenute durante la pandemia, per arrivare a riflettere su altri tipi di solitudine e confinamento. Arriva oggi in libreria “Ogni prigione è un’isola” (Mondadori, 168 pagine), l’ultimo libro della giornalista e conduttrice televisiva Daria Bignardi. Difficilmente ascrivibile all’interno di un genere preciso - non è un romanzo e nemmeno un saggio - mette al centro la solitudine e l’isolamento, sia fisico che interiore, attraverso le storie di persone che hanno vissuto esperienze di reclusione. Si tratta di un lavoro frutto di trent’anni di incontri e conversazioni con detenuti, ex detenuti e persone che hanno vissuto in situazioni di marginalità. Con il tempo, infatti, il carcere è diventato parte integrante della vita dell’autrice, che ha lavorato presso il giornale di San Vittore, ha portato in televisione le sue conversazioni con i detenuti e accompagnato sua figlia in parlatorio per conoscere il nonno recluso, Adriano Sofri. Bignardi, che con alcuni detenuti ha costruito un rapporto duraturo, rimane ancora oggi un “articolo 78”, status che permette a persone esterne all’amministrazione carceraria di partecipare ad attività culturali e formative all’interno degli istituti penitenziari.
di Sergio Lorusso
Gazzetta del Mezzogiorno, 27 marzo 2024
La giustizia riparativa non è strada comoda per sottrarsi a processo e pene tradizionali, ma qualcosa che si aggiunge per una “pacificazione” tra autore del reato e vittima. La giustizia riparativa approda sugli schermi, grazie al film Je verrai toujours vos visages (Vedrò sempre i vostri volti) proiettato nei giorni scorsi a Bari nella sezione Panorama Internazionale del Bif&st 2024. L’esperienza di restorative justice è nata in Francia nel 2014, con la Loi Toubira, ritenuta rivoluzionaria perché rivoluzionario è l’approccio al tema del reato che ispira tale modalità di giustizia: una modalità che, occorre sottolinearlo, non è sostitutiva della giustizia penale ma integrativa di questa, si affianca al processo che, anzi, può persino mancare (ad esempio nei casi di archiviazione o di intervenuta prescrizione).
di Mauro Palma*
Il Manifesto, 27 marzo 2024
Forse per colpa di Aracne e della sua sfida a Minerva, l’immagine della tela di ragno evoca insidia, trappola, rischio di rimanere prigionieri, appesi a un filo. Eppure quel filo è germe di costruzione: la precisa tessitura che un ragno da esso dipana è indicativa di capacità nel costruire legami che abbiano una solidità tale da mantenersi integri fino ad accogliere all’interno della propria rete insetti o altri corpuscoli di dimensione e peso non indifferente. Una costruzione paziente e solida nella sua apparente fragilità.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 27 marzo 2024
A partire dagli anni ottanta, in seguito all’incalzare del neo-liberismo, si è andata diffondendo una lettura dei diritti umani in chiave individuale. In particolare, prendendo come sfondo i regimi socialisti dell’Est, si è cominciato a porre l’accento sui diritti civili e politici, centrati prevalentemente sull’individuo, inteso come soggetto astorico e isolato dalla società. Dopo il 1989, questa lettura liberale dei diritti umani, ha fatto riferimento, in maniera spesso approssimata e non sufficientemente efficace, all’homo oeconomicus a cui si riferivano Von Hayek, Von Mises, Milton Friedman, Glucksmann, Henry-Levy e tutti gli aedi del pensiero neo-liberale/liberista.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 marzo 2024
Protocollo Roma-Tirana. C’era una volta la destra che protestava contro i 35 euro quotidiani per l’accoglienza. Nel recente bando del Viminale per la gestione dei centri oltre Adriatico spese pazze: tariffe triplicate rispetto a quelle previste in Italia. C’era una volta la destra italiana che si scagliava contro i 35 euro al giorno per l’accoglienza dei migranti. Un numero che Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno ripetuto così tante volte da trasformarlo in un mantra, nel simbolo assoluto del business, vero o presunto, realizzato sulla pelle dei cittadini stranieri a scapito della spesa sociale per gli italiani. Ebbene il governo più a destra della storia repubblicana ha indetto una “manifestazione di interesse per l’affidamento dei servizi di accoglienza” che prevede un costo quasi triplo. Riguarda la gestione dei centri in Albania, ha la data del 21 marzo ed è stata pubblicata sul sito del Viminale in sordina. Senza comunicati né lanci di agenzia. Infatti se ne è accorto solo il quotidiano Domani con un articolo di Federica Borlizzi e Marika Ikonomu uscito sabato.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 27 marzo 2024
Negli Usa negati i diritti fondamentali: il fondatore di Wikileaks può fare appello. Julian Assange può tornare a sperare. La procedura di estradizione verso gli Stati Uniti come richiesto dalle autorità d’oltreoceano è stata sospesa. Ieri l’Alta Corte della Gran Bretagna ha deciso di rimandare ulteriormente la sentenza da cui dipende la sorte del fondatore di Wikileaks, un esito insperato nell’entourage di Assange dove regnava il più cupo pessimismo. I giudici Victoria Dame e Sharp Johnson hanno infatti stabilito che gli Stati Uniti devono fornire diverse garanzie relative al trattamento del prigioniero, in caso contrario Assange potrebbe presentare appello alla medesima Corte.
di Mauro Palma
La Stampa, 26 marzo 2024
Un suicidio in carcere; un altro. Evitiamo di ripetere stancamente il computo delle vite perse all’interno di questa Istituzione della nostra collettività; riflettiamo piuttosto sulla responsabilità della continua oscillazione tra i due poli dell’efficace risposta alla commissione di un reato e dell’assoluta tutela dei diritti che la nostra Costituzione afferma per tutti, incluso il diritto a che la sanzione sia finalizzata a ciò che la Carta indica. La debolezza della risposta sociale e istituzionale è proprio nell’incapacità di tenere insieme queste polarità e di considerarle invece separate, aderendo più all’una o all’altra a seconda del periodo e del ciclo politico. La difficoltà individuale si colloca all’interno della percezione di questa oscillazione.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 26 marzo 2024
I suicidi di guardie e detenuti ci dicono che la prigione si rivela un luogo di iniquità e disumanità. La classe politica non si rende conto del livello di crisi raggiunto dall’istituzione penitenziaria. Quando a suicidarsi sono i poliziotti penitenziari, la stessa sopravvivenza dell’istituzione appare gravemente compromessa. L’istituzione in questione è il sistema penitenziario italiano, la cui crisi risulta ormai irreversibile. Qualche settimana fa il sindacato della polizia penitenziaria Uilpa enumerava i suicidi avvenuti in carcere nell’anno in corso: allora erano ventisei (aumentati nel frattempo di due unità), dal momento che - molto opportunamente - venivano sommati quelli registrati tra i detenuti a quelli degli appartenenti alla stessa polizia penitenziaria: tre nei primi due mesi e mezzo del 2024.











