di Alessandro Barbano e Roberto Zilletti
Il Riformista, 28 marzo 2024
Più reati, più carcere, qualche garanzia, ma separazione delle carriere nel limbo. Gratteri senza freni: “Test? Al governo facciamoli per alcol e droga”. A un terzo di legislatura facciamo un bilancio al programma sulla giustizia del guardasigilli Nordio e del governo Meloni: tanti nuovi reati, pene inasprite, qualche buona garanzia in via di approvazione ma le vere riforme sono ancora sulla carta. Il dileggio di Nicola Gratteri al governo dice in controluce quanto alto sia il prezzo politico di una strategia riformatrice del tipo “vorrei, ma non oso”, qual è quella praticata in questo anno e mezzo di legislatura. Il guardasigilli ha appena varato i test per l’accesso alla toga, una misura bandiera che nessun impatto concreto avrà nel migliorare la giustizia. Allo stesso tempo, cedendo alle pressioni della magistratura associata, ha rinunciato alle cosiddette pagelle, cioè a una valutazione di merito sui provvedimenti di pm e giudici, la sola che potrebbe introdurre una qualche forma di responsabilità in un sistema che si percepisce legibus solutus.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 marzo 2024
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio rilancia la separazione delle carriere al Question time. Ma sulle carceri non ha soluzioni. Nulla di nuovo sotto il cielo di Montecitorio, potremmo dire dopo aver ascoltato le risposte date ieri dal ministro Nordio a varie interrogazioni. La Lega, partito della sua maggioranza, gli ha chiesto quali siano tempistiche per l’adozione e l’approvazione in Consiglio dei ministri della riforma della separazione delle carriere e modifiche dell’assetto del Csm. Il Guardasigilli ha detto quello che va ripetendo da giorni: “È nel programma di governo e sarà presentata entro il mese di aprile, al massimo di maggio di questo stesso anno. Sarà consustanziale alla riforma del Csm per le ovvie ragioni che una separazione delle carriere comporta, quindi due Csm separati. Per fare una riforma radicale occorre cambiare la Costituzione, trattandosi di una revisione costituzionale l’iter sarà ovviamente più lungo e intersecandosi con la riforma del premierato avrà determinati tempi”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 marzo 2024
Il testo del decreto legislativo approvato martedì sarebbe ancora aperto ad aggiustamenti. Lo scopo è evitare lo scontro frontale con le toghe. Carbone (Csm): “Svolgere i test prima del concorso”. Come era prevedibile, la decisione del governo di introdurre i test psicoattitudinali per l’ingresso in magistratura ha scatenato la dura reazione del mondo togato. L’Anm ha parlato di “ingerenza del governo” e ha paventato uno sciopero. Fonti vicine a Via Arenula, però, fanno sapere che il testo del decreto legislativo è ancora aperto ad aggiustamenti. Lo scopo sarebbe evitare lo scontro frontale con le toghe. In questo contesto si inserisce la proposta che Ernesto Carbone, membro laico del Csm, avanza al Foglio: “Sottoporre i magistrati ai test psicoattitudinali già previsti per le forze dell’ordine, ma prima dell’esame scritto e orale, quindi prima del concorso, così da rispettare la Costituzione”.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 28 marzo 2024
In gioco i posti nelle commissioni d’esame, che dovranno accogliere psichiatri e psicologi. Ma non è che dietro la levata di scudi contro i test psicoattitudinali ci sia il timore da parte delle toghe di perdere il “controllo” sulle procedure concorsuali? L’introduzione dei test, infatti, comporterebbe per la prima volta la partecipazione di psichiatri o psicologi, gli unici che attualmente sono abilitati ad effettuarli, alle Commissioni d’esame. Le Commissioni oggi sono composte per la quasi totalità da magistrati, a cui si affiancano qualche avvocato e qualche professore universitario. Sui 28 componenti mediamente previsti, le toghe sono 20, di cui una è poi il presidente della Commissione. Far parte della Commissione di concorso è molto ambito per i magistrati. Ed infatti le domande per farne parte sono quasi sempre centinaia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 marzo 2024
Togati uniti a Palazzo dei Marescialli, mentre i laici si spaccano. Sisto: “Io non sono un fan dei test”. E Gratteri: “Fateli pure ai politici, assieme al narcotest”. Ora scende ufficialmente in campo anche il Csm in merito ai test psicoattitudinali per l’accesso in magistratura introdotti dal Governo, approvati ieri in Cdm all’interno dello schema di decreto attuativo sull’ordinamento giudiziario. Oggi il Comitato di Presidenza ha autorizzato l’apertura di una pratica avente ad oggetto la disamina della questione relativa all’annunciata introduzione “della verifica dell’idoneità psicoattitudinale di coloro che abbiano superato le prove scritte e orali del concorso in magistratura; verifica non contemplata nello schema di decreto legislativo e sulla quale, quindi, il Csm non ha avuto modo di esprimersi”, sottoscritta da tutti i togati e dai laici Carbone (Iv), Romboli (Pd), Papa (M5S).
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 28 marzo 2024
Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito al degrado dalla Costituzione formale alla costituzione materiale. E il passaggio degradante è stato dall’ordine giudiziario al potere giudiziario, dall’ordine democratico al potere burocratico, dallo Stato di Diritto allo Stato dei Prefetti. Lo scioglimento dei comuni per mafia marchia e umilia per sempre le istituzioni rappresentative. Il Consiglio comunale di Africo è stato sciolto per mafia nel dicembre del 2019. Era composto da 12 ragazzi incensurati e da un sindaco studente universitario. La loro colpa? L’identità anagrafica, il rapporto di parentela, l’appartenenza a una comunità di poche anime nata col segno di Caino sulla fronte marchiato fino all’ultima discendenza di nomi e cognomi della stessa stirpe. Nessun delitto di sangue, nessuna appartenenza alla mafia. La colpa dei ragazzi del consiglio di Africo era di essere nati ad Africo.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 28 marzo 2024
Parla il dirigente nazionale dem, già presidente del Partito democratico. “Ci sono Comuni sciolti anche tre volte consecutivamente, a dimostrazione che quello strumento non risolve il problema”. Matteo Orfini, già presidente del Pd e uomo di punta del partito, dà il proprio parere sulla legge che scioglie i Comuni per mafia, precisando che “serve una discussione laica e a mente fredda su come rendere più efficace l’intervento in caso di infiltrazioni”.
L’Unione Sarda, 28 marzo 2024
“La vita in carcere? Vale meno che all’esterno”: la riflessione della Garante dei detenuti dopo l’ennesimo suicidio. Il sistema penitenziario italiano è “in una condizione di emergenza”. Dall’inizio dell’anno si sono uccisi anche tre agenti. “Nelle carceri si continua a morire col cappio al collo. È una strage che sembra non avere fine”. Irene Testa, Garante regionale dei detenuti, commenta il suicidio del 52enne nel carcere di Bancali, il 27esimo dall’inizio dell’anno: “Questo dato è un campanello dell’allarme che indica che il sistema penitenziario è in una condizione di emergenza. A togliersi la vita sono anche gli agenti di polizia penitenziaria, tre dall’inizio dell’anno”.
di Angela Stella
L’Unità, 28 marzo 2024
Il direttore della Casa circondariale di Viterbo è stato condannato (con pena sospesa) per omissione di atti d’ufficio nell’ambito del procedimento che sta accertando le responsabilità sulla morte di Hassan Sharaf, un ragazzo di 21 anni che si era tolto la vita il 23 luglio del 2018, impiccandosi con un lenzuolo nella cella di isolamento di questo istituto. A darne notizia è l’Associazione Antigone, che dopo aver presentato un esposto sul caso si era costituita parte civile nel procedimento. “La responsabilità del direttore, riconosciuta dal Tribunale di Viterbo, è quella di non aver trasferito il ragazzo in un Istituto Penale per Minorenni. Infatti Sharaf aveva commesso il reato da minorenne e avrebbe dovuto scontare la sua pena in un carcere minorile e non in quello per adulti dove si trovava”, ha spiegato sapere Simona Filippi, avvocata di Antigone.
di Daniele Tibaldi
ilgoriziano.it, 28 marzo 2024
La visita di ieri dei legali si è svolta nell’ambito dell’iniziativa dell’Osservatorio nazionale Aiga sulle carceri, per verificare la situazione dei detenuti. La Casa circondariale “Angiolo Bigazzi” di Gorizia ha delle caratteristiche piuttosto rare, nel panorama nazionale, sotto più profili. Il primo, forse più noto, è di tipo storico-architettonico. L’edificio, costruito dall’architetto polacco Josef Wujtechowsky tra il 1899 e il 1902, si trova nel più ampio complesso del Palazzo di Giustizia. L’adiacenza al Tribunale - voluta dal ministero di Grazia e Giustizia di Vienna - è tipica solo di quelle carceri la cui edificazione risale all’epoca austro-ungarica: un caso simile, fuori dai confini dell’odierna Austria, è quello di Trieste.
- Vicenza. Il vescovo Brugnotto: “Il carcere non è una discarica di persone”
- Catanzaro. Il “dolce lavoro” dei detenuti pasticceri, la solidarietà condivisa
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- Il carcere è una matrioska di isolamenti
- Le fabbriche da chiudere sono quelle dei poveri











