di Christian Donelli
parmatoday.it, 30 marzo 2024
Leone Soriano, un detenuto di 57 anni con diverse patologie, che si trova rinchiuso nella sezione 41 bis del carcere di Parma, è stato ricoverato d’urgenza nei giorni scorsi all’Ospedale di Parma, in condizioni critiche. L’avvocato Diego Brancia, penalista del Foto di Vibo Valentia, che sta seguendo la vicenda insieme alla moglie di Soriano, ha denunciato le forti difficoltà a mettersi in contatto con il detenuto e a conoscere le sue condizioni di salute. “L’Ospedale di Parma ci dice che le risposte potranno essere date solo dal carcere” sottolinea il legale.
di Isaia Invernizzi
ilpost.it, 30 marzo 2024
Una contestata indagine su due psicologhe ha generato un clima di timore tra i pochi operatori rimasti, con conseguenze sulla salute mentale di centinaia di persone detenute. Negli ultimi due mesi nel carcere di San Vittore, a Milano, gli psicologi e le psicologhe a disposizione degli oltre mille detenuti sono quasi dimezzati: erano in nove, sono rimasti in cinque, e in alcuni giorni capita che gli operatori in servizio siano soltanto due.
latinatoday.it, 30 marzo 2024
Incontro tra il Garante regionale dei detenuti e i vertici della Asl di Latina per arginare il fenomeno di chi si toglie la vita in cella. Sistema carcerario ancora sotto i riflettori nel Lazio alla luce di nuove e vecchie difficoltà. Strutture inadeguate, sovraffollamento, carenza di personale sanitario, disagio psichico diffuso e suicidi sono le criticità che caratterizzano gli istituti penitenziari della nostra regione dove sono detenute quasi 6.700 persone con un tasso di affollamento effettivo del 141%.
di Laura Tedesco
Corriere di Verona, 30 marzo 2024
Il Riesame azzera l’interdizione di 10 mesi: l’agente rimette subito la divisa. “Interdizione annullata con effetto immediato, può tornare in servizio e in divisa subito, già da domani “. Quando le sue avvocate Anastasia Righetti e Giuliasofia Aldegheri gli hanno dato un annuncio tanto importante, lui si è ammutolito per la commozione: “Non trovo le parole...”. Un mese e tre settimane: tanto è durata la sospensione del servizio dell’agente Andrea Provolo, coinvolto nell’inchiesta sulle presunte violenze in Questura a Verona.
di Fabio Ledda
L’Unione Sarda, 30 marzo 2024
Don Giampaolo Muresi, cagliaritano classe 1941, lascia un importante vuoto nell’istituto penitenziario: “Non ha mai trascurato il suo mandato di uomo della Chiesa”. Da 19 anni è il punto di riferimento dei detenuti del carcere nuorese di Badu e Carros ma lo è anche dei loro familiari e di tutti gli operatori penitenziari. Don Giampaolo Muresu, classe 1941, con alle spalle 58 anni di sacerdozio, è in procinto di lasciare l’incarico.
Corriere della Sera, 30 marzo 2024
“Destinazione Altrove” è il nome della nuova sezione del riconoscimento letterario: è la prima categoria permanente in Italia riservata alle recluse e ai reclusi dei penitenziari. Il Premio letterario Città di Castello ha una nuova sezione speciale. Si chiama “Destinazione Altrove. La scrittura come esplorazione di mondi senza tempo”, sarà permanente ed esclusivamente riservata alle recluse e ai reclusi nei penitenziari italiani: la prima categoria del genere in Italia. Il varo della nuova sezione arriverà con la 18ª edizione del Premio destinato ad opere inedite, che sta prendendo forma in questi giorni (il bando generale per le sezioni Narrativa, Poesia e Saggistica è aperto fino al 30 giugno).
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 30 marzo 2024
La Lega difende la proposta sgrammaticata di Valditara, opposizioni all’attacco. Separare costa. Ma la demagogia sulle spalle dei bambini con background migratorio costa di più. Anche questa volta il ministro all’Istruzione (e merito) Giuseppe Valditara, con la sua proposta sul tetto agli studenti con famiglie di origine straniera, scivola sul razzismo istituzionale e dimostra di non avere piena conoscenza dei meccanismi che regolano il ministero che occupa.
di Orsola Riva
Corriere della Sera, 30 marzo 2024
La soglia fissata per legge di fatto risulta inapplicabile. Solo a Milano, una scuola su 5 supera il tetto. Il fenomeno “white flight”: la fuga degli italiani dalle scuole con tanti stranieri. Nessun “favore” alla comunità araba, ha provato a spiegare il preside della scuola di Pioltello che quest’anno ha deciso di sospendere le lezioni il 10 aprile in coincidenza con la festa di Eid-El-Fitr: la fine del Ramadan. La decisione, presa all’unanimità, nasce dalla semplice constatazione della “specificità del contesto”: nell’istituto comprensivo Iqbal Masih, due scuole dell’infanzia, tre primarie, due medie, su 1.300 alunni, il 43 per cento non ha la nazionalità italiana. Piuttosto che tenere aperta la scuola mezza vuota, si è preferito chiuderla anticipando di un giorno il rientro dalle vacanze estive. Con lo stesso spirito pragmatico con cui tante altre scuole lombarde restano chiuse il 2 novembre per consentire ai bidelli, in maggioranza meridionali, di tornare a casa per il Ponte di Ognissanti. Del resto per legge ogni istituto ha a disposizione cinque giorni di flessibilità didattica che può giocarsi come meglio ritiene nel corso dell’anno. Tutto inutile: dopo le polemiche sollevate da diversi rappresentanti del suo partito, Matteo Salvini in primis, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha deciso di chiedere comunque “agli uffici competenti” di avviare una verifica sulle “motivazioni didattiche” dietro la scelta della scuola milanese. Ma quante sono in Lombardia le scuole con percentuali di studenti superiori al 30 per cento fissato per decreto? Oltre il dieci per cento. Nella provincia di Milano sono una su cinque. Era stata la ministra Mariastella Gelmini a consigliare, in una circolare ministeriale del 2010, che di norma la composizione delle classi rispettasse un rapporto di uno a tre, come limite massimo fra alunni stranieri e italiani, ma in realtà le deroghe sono sempre state la norma. La misura, del resto, fin dall’origine non era pensata per chi è già in possesso di “adeguate competenze linguistiche”, cioè la stragrande maggioranza dei nati in Italia, ma per tutti quei bambini e adolescenti che arrivano qui dopo. E comunque nei fatti si tratta di una disposizione inapplicabile, perché nelle aree ad alta concentrazione di migranti non si può certo pensare di “spostare” gli alunni non italiani in altri plessi.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 30 marzo 2024
I due cortocircuiti che mostrano le posizioni ridicole di destra e sinistra. Spezzare le catene di Ilaria Salis è ovviamente importante, ma non è meno importante di spezzare le catene delle ipocrisie che si sono andate a intrecciare in modo perverso sul caso della maestra detenuta in Ungheria. Riavvolgiamo il nastro e proviamo a fare chiarezza. Le immagini di Ilaria Salis in ceppi sono un pugno in un occhio per chiunque ami lo stato di diritto. Ma di fronte a quelle immagini vergognose, il circo mediatico e politico è impazzito, è uscito fuori di testa, è andato in tilt ed è riuscito con una certa costanza e poco senso del ridicolo a mostrare il peggio di sé. E’ andata in tilt la sinistra, come ha raccontato bene ieri sulle nostre pagine Salvatore Merlo, la quale sinistra tradendo la sua stessa identità ha trasformato in un’eroina un’attivista (con manganello) che meriterebbe di essere valutata non solo per quello che sta patendo nelle carceri ungheresi ma anche per quello che ha fatto prima di finire nelle carceri (spiace per Zerocalcare, ma picchiare i propri avversari politici con un manganello non è antifascismo: è solo violenza). Il cortocircuito della sinistra, però, riguarda anche altro e riguarda una serie di ipocrisie che si indovinano con facilità osservando la postura assunta dall’opposizione di fronte al caso Salis. Non si può essere a favore delle garanzie dei carcerati ungheresi ed essere indifferenti rispetto alle non garanzie dei carcerati italiani. Ma soprattutto non si può essere a favore delle garanzie per le Salis ungheresi ed essere indifferenti rispetto al mancato e sistematico rispetto delle garanzie per tutti coloro che in Italia si trovano ad affrontare un sistema giudiziario che tratta gli indagati, i sospettati e gli imputati con metodi che forse farebbero rabbrividire anche gli stessi ungheresi. Essere davvero sensibili rispetto alle garanzie di un imputato durante un processo significa esserlo sempre, non solo quando quell’indagato è rilevante per questioni politiche, perché aiuta cioè una parte politica a dimostrare quanto sia malvagio un alleato del proprio nemico politico, e per essere davvero a favore delle garanzie, quando si parla di giustizia, bisognerebbe esserlo anche su tutto ciò che gli adoratori di Ilaria Salis scelgono sistematicamente di non vedere. Si può essere preoccupati per la gogna in aula subita da Salis e non essere preoccupati per la gogna quotidiana inflitta a chi subisce un processo in Italia? Si può essere preoccupati per l’immagine terribile delle catene ai polsi di Salis e non essere preoccupati per l’immagine terribile di un sistema giudiziario che crea infinite occasioni per distruggere la vita dei sospettati con mezzi ben più letali di un guinzaglio? Si può essere preoccupati per le condizioni delle carceri ungheresi e non essere preoccupati per le condizioni di quelle italiane che come documentato ieri da Ermes Antonucci sul Foglio versano in uno stato più drammatico di quello ungherese (da quando la Corte europea dei diritti dell’uomo è stata istituita, nel 1959, fino al 2021 l’italia è il terzo paese ad aver ricevuto più condanne, 2.466, dopo Turchia e Russia, l’ungheria ne ha ricevute 614; l’italia è stata condannata 9 volte per tortura, l’ungheria mai; 297 volte per violazione del diritto al giusto processo, 21 l’ungheria; 33 volte per trattamento inumano e degradante, 38 l’ungheria).
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 30 marzo 2024
Intervista al giurista Mariniello: “La decisione della Corte internazionale influirà anche sulla Corte penale che nel 2021 ha aperto un’indagine sui crimini di guerra commessi nei Territori occupati”. “Mai visto un simile supporto popolare a uno strumento del diritto internazionale. Il 19 gennaio davanti alla Corte internazionale c’erano emittenti tv e testate giornalistiche di tutto il mondo, tantissime persone venute a seguire l’udienza. Avevi subito la percezione che si trattava di una giornata storica. I colleghi palestinesi me lo hanno detto: a prescindere dall’esito abbiamo già vinto. In diretta mondiale per la prima volta si parlava di genocidio contro persone che fino al giorno prima non avevano voce”.
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