di Simone Matteis
Il Domani, 28 luglio 2024
Migranti e richiedenti asilo in arrivo dalla Turchia vengono trattenuti in strutture fatiscenti e inadeguate. E per i minori non accompagnati i posti non bastano. Picchiati, morsi dai cani, spogliati e derubati di soldi e telefono oppure costretti a strisciare lungo un canale. Girando il biglietto da visita del sistema d’accoglienza che la Bulgaria offre a migranti e richiedenti asilo c’è una scritta, inequivocabile: pushback. Tradotto, respingimenti illegali e contrari al diritto internazionale. Da Sofia gli ultimi dati del ministero dell’Interno parlano di oltre diecimila casi di migranti rientrati volontariamente in un paese vicino nei primi quattro mesi di quest’anno, mentre nel 2023 la polizia di frontiera bulgara avrebbe sventato circa 160mila tentativi di attraversamento irregolare. Cifre consistenti che, però, non convincono i responsabili delle organizzazioni umanitarie che da tempo si battono per la tutela dei diritti umani nella prima porta dell’Europa lungo il game, la rotta balcanica.
di Martina Ucci
L’Unità, 28 luglio 2024
I Centri hanno superato il 200% della capienza. Mancano posti letto, personale, attività educative. In questo sistema saturo gli abusi sono all’ordine del giorno. “Mia madre mi chiede se sto studiando, se sto facendo qualcosa, se sto bene, e io le mento per farla stare tranquilla perché sono stato rinchiuso qui per nove mesi senza fare assolutamente nulla. Non mi aspettavo di essere trattato così”. Sam (nome di fantasia) sono quasi 300 giorni che si sveglia intorno alle nove, va a fare colazione e poi si siede in strada, sul marciapiede, ad ascoltare musica e guardare video su Tik Tok. Così fino alla sera, in cui trascina a fatica i piedi per andare nella sua stanza, che è una sala riunioni riempita con circa 200 letti. Da quando ha attraversato il mare Sam è ospitato in un centro per minori a Tenerife.
di Nello Del Gatto
La Stampa, 28 luglio 2024
Colpito campo da calcio in un villaggio druso del Golan. È strage, ancora strage, stavolta di ragazzini innocenti che giocavano in un campo da calcio. Sono morti in 11, in un villaggio nel Nord di Israele, avevano tra i 10 e i 20 anni. E poi, 30 palestinesi uccisi in un raid al centro di Gaza. Alla vigilia del vertice per una tregua, che si terrà oggi a Roma, da entrambe le parti il sangue mette a rischio qualunque trattativa, e minaccia escalation, mentre si piangono decine di vittime. La giornata di ieri è iniziata con un raid israeliano, che ha colpito una scuola di Deir el Balah, nel centro di Gaza. In serata, un razzo, che Israele dice essere stato lanciato da Hezbollah dal Libano, ha colpito un campo di calcio in una città drusa del Nord del paese ebraico, uccidendo soprattutto minori. “Il peggiore attacco dal 7 ottobre”, dicono a Gerusalemme. Il tutto, in attesa che a Roma riprendano i colloqui per tregua e liberazione ostaggi dal quartetto Usa-Israele-Qatar-Egitto, con non poche difficoltà per il raggiungimento di un’intesa.
di Giuseppe Agliastro
La Stampa, 28 luglio 2024
Berlino si indigna: “Non è tollerabile”. La dittatura di Lukashenko è tristemente nota per il disprezzo dei diritti umani e le “confessioni” strappate con la violenza. Un uomo in lacrime, rinchiuso in una cella angusta, che con la voce spezzata dall’angoscia si appella al dittatore Aleksandr Lukashenko affinché gli conceda la grazia. La tv di Stato bielorussa ha mandato in onda un video che ha subito suscitato un’ondata di indignazione. Prima di tutto nel governo di Berlino. Il giovane ripreso dalle telecamere - assicurano i media internazionali - è infatti un cittadino tedesco a cui il regime bielorusso ha riservato la più terribile delle pene: la condanna a morte. Una condanna dietro la quale si agitano le tensioni tra l’Occidente e il regime di Minsk, noto per le torture e le detenzioni politiche, e a sua volta stretto alleato di quello di Putin. E non sono pochi gli osservatori che in questa bieca spettacolarizzazione del dolore vedono un messaggio di Lukashenko alla Germania per un possibile scambio di detenuti che coinvolga anche il Cremlino.
di Valerio Palombaro
L’Osservatore Romano, 28 luglio 2024
Torture, maltrattamenti, detenzioni illegali e arbitrarie sono all’ordine del giorno nelle sovraffollate carceri della Repubblica Centrafricana. La denuncia contenuta in un rapporto delle Nazioni Unite, arriva a pochi giorni dalla segnalazione dell’Unicef secondo cui oltre dieci anni di conflitto protratto e di instabilità “mettono a rischio ogni singolo bambino” del Centrafrica. Due distinti rapporti internazionali che, oltre tornare sulla piaga della grave situazione socio-politica nel Paese, mettono in luce un’altra dolorosa realtà per i bambini. Perché anche i minori sono direttamente interessati dai contenuti del rapporto dell’Onu sullo stato delle prigioni. “Sebbene la Repubblica Centrafricana abbia firmato una Convenzione internazionale per non mettere i bambini in carcere, rimane il problema dell’assenza di un carcere minorile nel Paese”, spiega al telefono de “L’Osservatore Romano”, suor Elvira Tutolo, religiosa delle Suore di Santa Giovanna Antida Thouret originaria di Termoli: “Così i ragazzini che commettono piccoli o grandi crimini, cosa non inusuale a causa delle condizioni di povertà estrema, vengono sbattuti in celle sovraffollate insieme agli adulti. Senza diritti”. “Siamo entrati in questa problematica in maniera molto diretta- ricorda suor Elvira-. Nella località di Berberati stavamo a pochi passi dalla prigione e una volta abbiamo sentito delle grida: siamo rimasti scioccati nello scoprire che erano quelle di un ragazzo di soli 12 anni”.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 27 luglio 2024
Quando gli studenti hanno più fiducia nei cittadini del ministro Nordio L’amnistia “rappresenta un fallimento dello Stato e verrebbe negativamente compresa dai cittadini”. Parole del ministro Nordio, che non ha molta fiducia nell’intelligenza dei cittadini italiani. E se provassimo a dimostrargli che se si fa conoscere davvero la realtà del carcere alla società, una parte consistente di quella stessa società potrebbe essere in grado di capire anche misure difficili come l’amnistia e l’indulto? Abbiamo provato a parlare di questi temi agli studenti, che nel carcere di Padova numerosissimi incontrano le persone detenute per parlare di pene e carcere, per ascoltare le loro storie e capire quanto sia facile da piccoli comportamenti a rischio scivolare nei reati, ma anche quanto è importante che la pena sia scontata in modo civile e umano.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 27 luglio 2024
Non potevamo accomiatarci da Voi, cari lettori (per la sola pausa estiva, beninteso) in nessun altro modo che pronunciando, con tutto il fiato che abbiamo in corpo, la parola più impronunciabile di questo Paese: AMNISTIA. Chiunque si occupi dei problemi della giustizia italiana, che sono tanti, complessi ed impellenti, sa che il tema del sovraffollamento carcerario è una bomba da tempo innescata, destinata inesorabilmente ad esplodere di fronte alla irresponsabile inerzia della politica. Lo spettacolo parlamentare di queste ultime ore è la penosa messa in scena di questa pervicace ed ottusa irresponsabilità politica, fondata sul fraintendimento tra intransigenza punitiva e banalissima incapacità di governare fenomeni ed emergenze che lo Stato - ecco il punto - ha il compito esclusivo di risolvere.
di Stefano Musolino*
Il Riformista, 27 luglio 2024
Siamo di fronte a un’autentica emergenza umanitaria: bisogna tutelare la dignità umana di chi si trova in carcere. Ora più che mai è indispensabile una vera riforma del sistema dell’esecuzione penale. C’è “...un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttare via, un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere ed un tempo per parlare...”, la litania del Qoelet percorre le menti della comunità giuridica, di fronte ai numeri del sovraffollamento delle nostre carceri a cui si sommano, come conseguenza agghiacciante, quelli dei suicidi dei detenuti e del personale di Polizia Penitenziaria.
di Nicola Mazzacuva*
Il Riformista, 27 luglio 2024
E ormai del tutto ricorrente la segnalazione dell’eccezionale incremento delle leggi penali. Si versa nella stagione del diritto penale ‘massimo’ (ovvero `totale’) ed è divenuto non solo impossibile conoscere tutti i reati ‘legalmente’ previsti, ma financo calcolarne l’esatto numero: il che risulta davvero incredibile e allarmante. Orientamenti rigoristici prevalgono, poi, anche nel momento di commisurazione della pena. Del resto, l’ampliata possibilità di applicare una ‘pena carceraria’ costituisce il (quasi obbligato) esito di interventi legislativi spesso volti soltanto ad incrementare il trattamento sanzionatorio.
di Giuseppe Belcastro*
Il Riformista, 27 luglio 2024
Albeggiava l’anno 2013 quando la Corte di Strasburgo, investita dal dolore di sette persone detenute nelle carceri italiane, incominciava la motivazione della storica sentenza Torreggiani con devastante semplicità: “La Corte rammenta che la carcerazione non fa perdere al detenuto il beneficio dei diritti sanciti dalla Convenzione. Al contrario, in alcuni casi, la persona incarcerata può avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la vulnerabilità della sua situazione e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilità dello Stato”.









