di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2024
Due decisioni delle Sezioni unite, nn. 20881 e 20887, ribadiscono il dovere di assistenza a tutto tondo del cliente e la particolare attenzione ai conflitti di interesse nelle controversie familiari. Nuovi chiarimenti delle S.U. sulla deontologia dei legali. Con una prima decisione si ribadisce che il primo dovere del difensore è proprio l’assistenza nel corso di tutto il procedimento, ragion per cui disertare le udienze costituisce illecito disciplinare; con la seconda invece si chiarisce che il conflitto di interessi tra i legali, in particolare in materia di famiglia, si estende anche ai colleghi di studio.
di Tiziana Roselli
Il Dubbio, 28 luglio 2024
La decisione delle sezioni unite sugli aspiranti legali che ribadisce il principio della presunzione di innocenza. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n. 19726 depositata il 17 luglio 2024, hanno stabilito che il solo fatto di essere imputato in un procedimento penale non è sufficiente a negare l’iscrizione all’albo. Il caso riguardava un aspirante avvocato al quale era stata negata l’iscrizione all’albo dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati a causa di un procedimento penale in corso nei suoi confronti. La motivazione del rifiuto era basata sul presunto mancato rispetto del requisito della “condotta irreprensibile” previsto dalla legge professionale forense. L’aspirante avvocato, che non era stato condannato ma solo imputato, aveva impugnato la decisione del Consiglio dell’Ordine, sostenendo che il principio della presunzione di innocenza e il diritto al lavoro dovessero prevalere. Secondo il ricorrente, il solo fatto di essere imputato non poteva costituire un impedimento automatico all’iscrizione all’albo, in quanto ciò violava i principi costituzionali.
di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 28 luglio 2024
A San Vittore i reclusi contestano di non avere i tre metri quadri a testa previsti dalla legge. E al Beccaria è difficile trovare agenti disposti al trasferimento. Una detenzione “contraria al senso di umanità”. Uno dei tanti ricorsi si conclude con queste cinque parole. Lo ha presentato un recluso di San Vittore che punta il dito su due aspetti: un’organizzazione penitenziaria che di fatto lo costringe a stare dietro le sbarre per la maggior parte della giornata, vista l’impossibilità di svolgere attività alternative; e un sovraffollamento tale che in cella non ha nemmeno quel fazzoletto minimo di tre metri quadrati previsto dalla legge. Sarà un giudice a stabilire se ha ragione.
di Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 28 luglio 2024
Intervista al presidente dell’Ordine degli avvocati: “Le condizioni in sono drammatiche. Cosa fare? Occorre fare ricorso alla liberazione anticipata, al numero chiuso e ai domiciliari”. “Le condizioni delle carceri sono drammatiche. O garantiamo trattamenti umani oppure, se falliamo, la Costituzione rimane carta straccia”. Un anno è passato da quando il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Antonino La Lumia, visitò San Vittore assieme a una delegazione. Entrò nelle celle, parlò con i detenuti. Una visita non solo simbolica. Dodici mesi dopo le condizioni dei penitenziari sono, se possibile, peggiorate. “Servono misure d’emergenza”, insiste La Lumia: da un’accelerazione sulla liberazione anticipata al “numero chiuso” fino a una spinta maggiore sui domiciliari.
di Cecilia Del Re*
Corriere Fiorentino, 28 luglio 2024
Gentile direttore, di fronte all’inerzia della politica, spesso è la magistratura che interviene a scuotere situazioni insostenibili. E questo sta accadendo anche in relazione alle inaccettabili condizioni in cui centinaia di detenuti scontano la pena al carcere di Sollicciano. Dopo l’ennesimo suicidio di un ragazzo di 20 anni, e dopo alcune denunce alla Procura di Firenze e istanze rivolte al Tribunale di sorveglianza, sono arrivati i primi responsi: “A causa delle condizioni degradanti dell’istituto, è gravemente compromesso il diritto alla salute ed il diritto ad una detenzione rispettosa del senso di umanità e della propria dignità” per il detenuto. E vengono, quindi, dati 60 giorni di tempo all’amministrazione penitenziaria per provvedere all’immediata ripresa degli interventi già programmati. In caso contrario, il detenuto dovrà essere trasferito in un altro istituto “ove siano garantite le minime condizioni di vivibilità” che a Sollicciano mancano.
di Antonella Gasparini
Corriere del Veneto, 28 luglio 2024
Visita di Zanella e Bettin: sovraffollamento. Il consigliere: alloggi per chi lavora. Il caldo soffoca, lo spazio manca anche per andare a passeggiare nell’ora d’aria o se, in regime di celle aperte, in certi settori di detenzione si potrebbe anche muoversi oltre i metri angusti dei cunicoli con le sbarre. Però è carente la superficie da poter calpestare. E a volte, quando uno sta male, non si può fare una visita specialistica perché ci vogliono mesi. Tutto pesa. Esaspera. E rende la vita in carcere, anche al Santa Maria Maggiore di Venezia, difficile da sostenere. Al punto che basta un diniego a una richiesta o una mancata risposta a far esplodere la tensione, come è successo cinque giorni fa.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 28 luglio 2024
Esplode ancora l’ira detenuti per le condizioni disumane, stavolta alla Dogaia di Prato. Una nuova rivolta nelle carceri toscane: dopo Sollicciano, è accaduto la notte tra venerdì e sabato alla Dogaia di Prato. Distrutte finestre e telecamere, neon divelti, letti usati come barricate. La calma torna dopo ore, con l’intervento della polizia penitenziaria. I sindacati: mancano 52 agenti, non c’è un direttore né un comandante e ci sono più di 40 gradi. L’intervista con Luigi Manconi: “Subito indulto e amnistia”.
Il Domani, 28 luglio 2024
Esulta un sindacato di categoria che ringrazia il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Sono tornati in servizio sei agenti della polizia penitenziaria imputati nel processo per i pestaggi avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell’aprile del 2020. La decisione, come riferisce il sindacato Usapp, è stata fortemente caldeggiata dal sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Possono rimettere così la divisa a capo e vice della Polizia Penitenziaria dell’istituto penale, insieme a due ispettori e due assistenti capo coinvolti nell’inchiesta. Potrebbe essere il preludio dello stop alla sospensione di altri agenti colpiti dalla stessa misura.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 28 luglio 2024
Gennaro Attrice, una condanna a 26 anni che terminerà nel 2028, oggi è in affidamento. Fino a qualche mese fa era detenuto nella casa circondariale di Matera, dove la sua storia è tra le prime a essere protagonista del nuovo giornale “S-catenati, oltre l’errore”, promosso dall’associazione di volontariato penitenziario Disma. Gennaro Attrice nasce e cresce ad Arzano, nella periferia nord di Napoli, conosce da vicino la delinquenza e inizia presto a praticare l’illegalità: vende sigarette di contrabbando, “ma solo per aiutare mamma che per vivere vendeva candeggina e detersivi, mentre papà lavorava in un negozio a Forcella”. I soldi però non bastano, con sei figli, così i suoi genitori decidono di affidarlo a due signore che figli non ne hanno: “Con loro sono cresciuto in una casa vera, a Napoli, ma quello che vedevo intorno, con scippi continui e vecchiette che venivano trascinate dagli scippatori sull’asfalto mi riempiva di rabbia, così ho deciso di diventare poliziotto”.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 28 luglio 2024
“Film, gruppi di lettura in carcere, testimonianze per far conoscere questo paradigma”. Gli obiettivi iniziali sono stati in larga parte raggiunti anche se non tutte le azioni sono state realizzate mentre, nel farsi, sono emersi collegamenti con altre attività già presenti nella progettualità di Caritas diocesana e arricchimenti resi possibili da collaborazioni con altri enti e realtà del territorio”, dice al Sir l’operatrice che ha partecipato all’iniziativa. Diffondere i principi della giustizia riparativa sul territorio diocesano di Ancona-Osimo.
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