di Daniela De Robert
articolo21.org, 28 luglio 2024
Numeri e storie inaccettabili. Che le carceri siano piene è cosa nota. Che siano troppo piene anche. Ma il numero continua a salire inesorabilmente: 61.480 le persone detenute a fronte di 51.234 posti teorici ma solo 47.300 reali, secondo gli ultimi dati del Ministero della giustizia. Ma i numeri ci dicono anche altro. Per esempio, che ci sono circa diecimila persone ristrette che hanno una condanna fino a tre anni per le quali la norma prevede l’accesso diretto alle misure alternative, senza passare per il carcere. La loro presenza dentro ci parla della loro minorità sociale e a volte anche soggettiva: persone fragili, prive di una difesa effettiva, di una casa, di relazioni familiari e sociali significative. Per l’esattezza, 1530 hanno una condanna sotto un anno, 2963 tra uno e due anni e 4024 tra due e tre anni. A loro il carcere non può dare nulla. Troppo poco il tempo perché l’amministrazione riesca anche solo a conoscere queste persone, a individuarne le criticità e le risorse per poter attivare un programma di trattamento. Usciranno così come sono entrate, con in più il marchio indelebile di ex detenuto. La loro detenzione si riduce così a un tempo di vita sottratto alla normalità, spesso destinato a ripetersi in maniera intermittente, attivando o alimentando un percorso al ribasso, senza una prospettiva positiva. E senza in nessun modo assicurare maggiore sicurezza alla collettività.
di Lorella Beretta*
libertaegiustizia.it, 28 luglio 2024
I detenuti affidano alle lettere le denunce delle condizioni di vita, e di morte, in carcere: pagine e pagine di fatti concreti, storie personali drammatiche che vanno oltre i numeri, già di per sé drammatici e inaccettabili. Salgono sui tetti, forse semplicemente per farsi vedere. Quando riescono evadono e a volte ritornano, come successe nel dicembre del 2022 al minorile Beccaria di Milano. Altre volte scrivono, scrivono lettere. Il Presidente della Repubblica, nell’incontro con i giornalisti per la cerimonia del Ventaglio, ha citato quella che gli hanno indirizzato i detenuti del Nerio Fischione di Canton Mombello, Brescia, dove secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone il sovraffollamento è del 200%. “La descrizione è straziante. Condizioni angosciose agli occhi di chiunque abbia sensibilità e coscienza. Indecorose per un Paese civile, qual è - e deve essere - l’Italia”, ha commentato Sergio Mattarella.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 28 luglio 2024
Luigi Manconi, ex sottosegretario alla giustizia: servono misure d’emergenza. “La situazione complessiva delle carceri italiane sta precipitando tragicamente anche perché il sovraffollamento ha raggiunto punte come mai in passato”. Sono le parole di Luigi Manconi, sociologo e presidente della Onlus “A buon diritto”, sottosegretario alla giustizia dal 2006 al 2008 ed ex senatore del Pd.
di Luca Sebastiani
Il Domani, 28 luglio 2024
Due visioni opposte si stanno scontrando nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera, in una battaglia tra maggioranza e opposizioni a colpi di emendamenti al ddl Sicurezza: tra i tentativi di inserire i codici identificativi sulle uniformi della polizia e l’apertura all’adozione delle bodycam. Tutelare le forze di polizia da aggressioni e minacce o individuare gli agenti in caso di condotte scorrette, evitare di mettere alla gogna e sfiduciare le forze dell’ordine o garantire massima trasparenza sul loro operato. Sono le visioni opposte che si stanno scontrando nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera, in una battaglia tra maggioranza e opposizioni a colpi di emendamenti al ddl Sicurezza per inserire i codici identificativi e le bodycam sulle uniformi degli agenti in Italia.
di Davide Varì
Il Dubbio, 28 luglio 2024
Il capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia a Palazzo Madama ha annunciato di aver presentato una interrogazione al ministro della Giustizia. Le intercettazioni del colloquio in carcere tra Filippo Turetta e suo padre stanno facendo discutere. Purtroppo quasi tutti si sono concentrati sulle parole che Turetta padre ha rivolto al figlio, senza minimamente considerare la gravità della diffusione delle intercettazioni sulla cui utilità ai fini processuali ci si dovrebbe interrogare. L’unica voce fuori dal coro è quella del senatore e capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, Pierantonio Zanettin, che ha annunciato anche di aver presentato una interrogazione al ministro della Giustizia. “Prima il tabloid “Giallo” e poi i principali quotidiani - ha dichiarato Zanettin - hanno pubblicato le intercettazioni e le immagini di un incontro tra Filippo Turetta e i suoi genitori avvenuto il 3 dicembre dello scorso anno. Si tratta di materiale che fa parte del fascicolo del processo che si celebrerà davanti alla Corte di assise di Venezia il prossimo 23 settembre. Quanto accaduto fa sorgere una serie di domande che credo meritino una risposta. Per quali esigenze investigative sono stati intercettati i colloqui tra i genitori e Filippo Turetta, che è reo confesso? Chi ha diffuso le intercettazioni e le foto? È evidente che quel materiale non ha alcuna rilevanza processuale: si tratta solo di voyeurismo su sentimenti di umanità familiare. Ho perciò presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia per sapere se intenda assumere iniziative ispettive e verificare, così, possibili violazioni di legge”.
di Ciro Cuozzo
Il Riformista, 28 luglio 2024
Davanti alla prospettiva di una condanna all’ergastolo cosa fareste voi genitori con vostro figlio? Cosa gli direste durante i colloqui in carcere dove è guardato a vista dagli agenti penitenziari per scongiurare sia gesti estremi che le aggressioni degli altri detenuti? Continuereste ad infierire oppure provereste a fargli vedere un po’ di luce, a dargli un minimo di fiducia? È raccapricciante quanto pubblicato da un settimanale, e ripreso da tutti i principali media, sull’incontro avvenuto nel carcere di Montorio a Verona, tristemente noto negli ultimi mesi come il carcere dei suicidi, tra il 22enne Filippo Turetta, accusato dell’omicidio volontario della ex Giulia Cecchettin, aggravato dalla premeditazione, crudeltà, efferatezza, sequestro di persona, occultamento di cadavere e stalking (prima udienza è stata fissata per il 23 settembre prossimo), e i genitori.
di Rosario Di Raimondo e Viola Giannoli
La Repubblica, 28 luglio 2024
Ma è scontro sulle intercettazioni. L’incontro ripreso il 3 dicembre scorso. La Camere penali: “Voyeurismo e gogna”. Forza Italia chiede un’ispezione a Nordio. Il cugino della vittima: “Dal padre di Filippo mancanza di responsabilità e comprensione”. “Eh va beh, hai fatto qualcosa, però non sei un mafioso, non sei uno che ammazza le persone, hai avuto un momento di debolezza... Non sei un terrorista. Non sei l’unico... Ci sono stati altri 200 femminicidi!”. Così diceva il 3 dicembre scorso, ripreso e intercettato a sua insaputa, Nicola Turetta al figlio Filippo durante il primo colloquio nel carcere di Verona dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin. Parole pubblicate dal settimanale Giallo e diventate un caso.
di Elena Loewenthal
La Stampa, 28 luglio 2024
Che tristezza, che strazio. Che orrore, ascoltare Nicola Turetta, padre di Filippo l’assassino di Giulia. Perché dovrà pur esserci un altro modo per stare vicino a un figlio che ha ammazzato a coltellate la ex fidanzata e con tutta probabilità l’ha premeditato. Un altro modo per esserci, uno fuori e l’altro dentro il carcere. Per continuare a fare il padre senza rinnegarlo e provare a far finta che non esista più e invece continuare a volergli lo stesso bene dell’anima di prima strappandosi il cuore e i capelli ogni giorno, per tutto il giorno per la disperazione, per quel che lui ha fatto e come lo ha fatto. Dovrà pur esserci un modo di continuare a difenderlo, a fargli sentire i suoi genitori vicini nonostante tutto e nonostante quel che ha fatto e nonostante il carcere che gli tocca.
di Luca Sancini
La Repubblica, 28 luglio 2024
“Mio fratello morto per salvare vite. Ma per la giustizia italiana non ci sono colpevoli”. Franco Sirotti, ferroviere, è rimasto quasi da solo a chiedere verità per le dodici vittime straziate dalla bomba sul treno tra Firenze e Bologna: “I neofascisti erano manovalanza, agirono poteri che evidentemente sono forti ancora oggi”. Sono rimasti in tre a chiedere la verità su quanto accadde la notte tra il 3 e il 4 agosto di cinquanta anni fa sulla tratta appenninica tra Firenze e Bologna. Dodici vittime, straziate dal fuoco, asfissiate dal fumo, quando dentro la galleria poco dopo l’una, scoppiò una bomba piazzata sulla carrozza numero 5: undici erano passeggeri e la vittima in più, fu un coraggioso ferroviere che perse la vita cercando di salvarne altre. Silver Sirotti, conduttore, aveva 24 anni anni ed era di Forli, in una vecchia foto è accanto a suo fratellino, un gigante col viso buono che da quel gesto di generosità ricavò una medaglia d’oro al valor civile ma non la verità su quanto successe.
di Mario Nasone*
Corriere della Sera, 28 luglio 2024
L’intervento del vicario generale della diocesi di Reggio Calabria nonché fondatore del Centro Comunitario Agape dopo il rapimento del piccolo Vicenzo Daino. Due agosto 1984, a Lazzaro, un paesino di mare a pochi chilometri da Reggio Calabria, Vincenzo Diano, un bambino di undici anni figlio di un noto imprenditore della zona, venne sequestrato dalla ‘ndrangheta. Non è il primo e non sarà l’ultimo sequestro di bambini nell’arco del trentennio che caratterizzò questa spregevole forma di autofinanziamento della malavita calabrese. I sequestri di donne e bambini determinarono una sorta di mutazione genetica della ‘ndrangheta, perché questa organizzazione aveva una sorta di codice d’onore in base al quale bambini, donne ed anziani erano intoccabili.
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