di Roberta Merlin
Corriere del Veneto, 29 luglio 2024
“Ora lui si rende conto di quello che ha fatto”. Parla Nicola Turetta, genitore dell’ex fidanzato di Giulia Cecchettin, accusato di averla uccisa l’11 novembre 2023: “Temevo che lui si potesse suicidare”. “Chiedo scusa per quello che ho detto a mio figlio: erano solo tante fesserie. Non ho mai pensato che i femminicidi fossero una cosa normale. Ho fatto quelle affermazioni solo perché temevo Filippo si suicidasse”. Mentre parla Nicola, il padre di Filippo Turetta, il 23enne di Torreglia, da novembre scorso nel carcere veronese di Montorio con l’accusa di avere sequestrato e ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin, ha la voce rotta dal pianto. Ieri mattina, è uscito di casa all’alba e si è diretto a piedi verso le campagne che circondano il piccolo paesino di Torreglia, nel Padovano, dove abita con il resto della famiglia.
di Andrea Pasqualetto
Corriere della Sera, 29 luglio 2024
Lo psichiatra: “Il padre dovrebbe dire al figlio: “Se tu sei qui è anche colpa mia”. Il giustificazionismo danneggia tutti”. E sulla rinuncia alla perizia psichiatrica per Turetta da parte della difesa: “Scelta saggia”. “Partirei dalla pietas, la prima parola che ritengo si debba pronunciare nei confronti di chi si trova nella difficile condizione di questi genitori. Quelle parole del padre al figlio si possono anche comprendere nell’immediatezza dell’arresto, dettate dalla paura del gesto autolesionista. Tuttavia ci sono dei punti su cui bisogna ragionare”.
di Manuela Modica
Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2024
La proposta bipartisan alla marcia silenziosa per Lorena Quaranta. Una modifica legislativa per escludere le attenuanti dai casi di femminicidio. È la proposta lanciata dal palco di Furci, in provincia di Messina, dai parlamentari di destra e sinistra presenti alla marcia contro la pronuncia della Cassazione. La Suprema corte ha annullato l’ergastolo di Antonio De Pace, assassino di Lorena Quaranta, rinviando gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria perché venga valutata l’attenuante dello stress da Covid. Contro questa decisione, una marcia silenziosa è partita alle 19 di ieri, sabato 27 luglio, da casa di Lorena a Furci Siculo, il paese della costa ionica messinese dove la 27enne laureanda in Medicina viveva assieme a De Pace, infermiere due anni più grande della ragazza. Proprio a Furci si è consumato il femminicidio: Lorenza è stata strangolata al termine di una lite, il 31 marzo del 2020.
Prato. Giovane si uccide in cella, tragedia senza fine: nelle carceri italiane dieci suicidi al mese
di Maristella Carbonin
La Nazione, 29 luglio 2024
Un 27enne si è tolto la vita mentre il suo compagno era impegnato in altre attività. È il sessantesimo da inizio anno. I sindacati di polizia penitenziaria: “Bisogna agire subito”. In quel momento il suo compagno di cella era impegnato in altre attività. Lui era solo quando ha deciso di morire: ha usato una corda rudimentale e si è impiccato. È stato trovato agonizzante attorno alle 19 di sabato da uno degli agenti impegnati nel controllo del reparto di media sicurezza del carcere di Prato. Il ragazzo, 27 anni, è morto poco dopo l’arrivo in ospedale, chiudendo gli occhi su un orizzonte che lo avrebbe visto scontare la pena (era pluripregiudicato per svariati reati, tra cui furti e rapine) fino al 2032. Il giovane detenuto era italiano di origine sinti, proveniva da Viareggio. Sposato, con figli, qualche mese fa non era rientrato in carcere dopo aver usufruito di un permesso, ma poi era stato rintracciato e arrestato.
di Maristella Carbonin
La Nazione, 29 luglio 2024
Riccio (Fp Cgil polizia penitenziaria): “Mancano direttore e comandante titolare. E riceviamo detenuti da tutta la Toscana”. Si è impiccato con una corda, quando era da solo in cella. È stato trovato in fin di vita intorno alle 19 di sabato da un agente al lavoro nel reparto di media sicurezza. La corsa al Santo Stefano è stata immediata, ma non c’è stato nulla da fare. Il detenuto, un ragazzo di 27 anni, italiano di origine sinti e proveniente da Viareggio, è morto poco dopo l’arrivo in ospedale. Si tratta del sessantesimo suicidio di un detenuto nel corso dell’anno in Italia. Alla Dogaia è il terzo suicidio in meno di un anno. Il 27enne, che da quando si apprende lascia moglie e figli, avrebbe finito di scontare la sua pena nel 2032. Secondo il sindacato Uilpa della polizia penitenziaria la vittima aveva alcune condanne definitive per furti e rapine.
notiziediprato.it, 29 luglio 2024
Dopo la morte del 27enne che si è impiccato nella sua cella e in giorni particolarmente complicati per la situazione negli istituti penitenziari italiani dove le rivolte sono una costante, la richiesta è solo una: interventi urgenti per tornare alla normalità. Continua a restare un tema centrale quello delle carceri italiane nelle quali, dall’inizio dell’anno a oggi, si contano sessanta suicidi tra i detenuti e sei tra gli agenti penitenziari. L’ultimo suicidio è quello di sabato 27 luglio nel reparto di ‘media sicurezzà della Dogaia. Vittima un giovane di 27 anni, trovato in fin di vita da un agente e morto poco dopo l’arrivo all’ospedale di Prato (leggi). “È una strage infinita, una vergogna generale”, il commento durissimo del garante dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani. Un nuovo dramma che si consuma nei giorni di rivolte generali negli istituti carcerari italiani: Roma e Biella i casi del fine settimana, ma anche la Dogaia è stata teatro, nella serata di venerdì, di un tentativo di rivolta subito soffocato, ma non senza fatica e timori, dagli agenti.
di Alessia Candito
La Repubblica, 29 luglio 2024
Nella sezione 9 dell’Ucciardone. Viaggio nella sezione dei “puniti”, degli indisciplinati, dei sottoposti a sorveglianza speciale o isolamento, di chi protesta o si fa del male. “Voglio solo avere la possibilità di curarmi, mi sta consumando”. Davide - come per gli altri nome di fantasia, storia verissima - scollina da poco i vent’anni. Ha una grave forma di psoriasi, sulle sue braccia trasformate in piaga, le terapie normali non funzionano. “È una torcia umana”, dice chi lo ha incontrato. Ma, conferma persino una nota che il direttore ha inviato all’assessorato siciliano alla Sanità, non ci sono dermatologi, oncologi, cardiologi o pneumologi per i detenuti dell’Ucciardone di Palermo. L’oculista è disponibile quattro ore a settimana, gli psichiatri poco di più. Le 500 persone che lì stanno rinchiuse possono solo aspettare, sperando che la lista d’attesa negli ospedali pubblici sia più veloce del male che li consuma, che i nervi tengano mentre la paura sale, che frustrazione, rabbia e disperazione non abbiano la meglio.
di Diana Pompetti
Il Centro, 29 luglio 2024
Dall’inizio dell’anno tre detenuti si sono uccisi e per Antigone il carcere di Teramo è come quello di Napoli Poggioreale: “Qui la professionalità di polizia e operatori salva le vite, ma la pena non può essere solo il carcere”. Quando si parla di diritti e Costituzione spesso, in questo Paese, le interpretazioni vanno in direzioni opposte. Succede per un sistema penitenziario che - tra sovraffollamento endemico delle celle, personale che manca, finanziamenti inadeguati e continui richiami del Consiglio d’Europa - rende sempre più arduo, quando non impossibile, un percorso di rieducazione che per la Costituzione dovrebbe essere garantito a tutti. Con i suicidi a cancellare vite.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 29 luglio 2024
Rivolta nel carcere. Per ore i vertici dell’amministrazione penitenziaria hanno tentato di far ragionare i reclusi che non volevano rientrare nelle celle del Reparto D e avevano dato fuoco ai materassi. Analoghe iniziative a Regina Coeli. Prima la trattativa, durata per ore, con i vertici dell’amministrazione penitenziaria. Quindi in serata l’irruzione nel carcere di Velletri da parte delle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Fra loro polizia, carabinieri e Gom, il Gruppo operativo mobile della Penitenziaria, creato ad hoc anche per affrontare situazioni di questo genere. Che nelle ultime settimane si sono ripetute in diverse carceri d’Italia. Nelle ore scorse anche a Regina Coeli, Terni e Rieti, con proteste diffuse e rifiuti di rientrare in cella. Non è chiaro al momento quante persone siano state fermate per la rivolta finita con l’intervento degli agenti e dei militari. I detenuti avevano incendiato i materassi e distrutto alcune telecamere di vigilanza, prendendo a più riprese il controllo dei locali del Reparto D.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 29 luglio 2024
Una sessantina di detenuti di una sezione della media sicurezza da ore non rientrano nelle celle. La protesta degli ospiti della sezione L della media sicurezza, italiani e stranieri, è esplosa contro il sovraffollamento del penitenziario ternano, dove ci sono 150 detenuti in più rispetto alla capienza prevista. La decisione di non rientrare nelle celle è legata anche alle temperature da record che rendono complicata la quotidianità dei detenuti, che possono contare solo sui ventilatori donati dalle associazioni di volontariato che operano in carcere. La situazione viene tenuta sotto stretto controllo e la speranza è che la protesta non degeneri.
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- E-book dell’Ordine nazionale dei Giornalisti su informazione e giustizia









