di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 1 aprile 2024
Più di un terzo dei Paesi nel mondo è governato da un regime autoritario. A volte si danno per scontate modalità che sono solo in apparenza democratiche, come ha dimostrato il plebiscito per Putin. La democrazia nel mondo vive una stagione di grande incertezza. Secondo il Democracy Index curato dall’Economist, quasi la metà della popolazione mondiale vive in un regime che si dichiara democratico (45,4%), ma solo il 7,8% risiede in una “democrazia piena”. Mentre ben più di un terzo della popolazione mondiale vive in un regime autoritario (39,4%). Nel 2023, solo 32 Paesi hanno migliorato il loro punteggio, mentre 68 hanno registrato un arretramento. I restanti 67 Paesi hanno confermato la situazione dell’anno precedente. Un quadro non entusiasmante. Anche tenuto conto del fatto che i peggioramenti più significativi si sono registrati nei “regimi autoritari”, che in molti casi hanno inasprito la loro presa sulla società. Mentre nei Paesi classificati come “regimi ibridi” la partita per una vera democratizzazione rimane tutta da giocare.
di Anna Franchin
Internazionale, 1 aprile 2024
Il 30 novembre 2021 Ethan Crumbley, un ragazzo di quindici anni di Oxford, in Michigan, negli Stati Uniti, ha aperto il fuoco nella sua scuola uccidendo quattro compagni e ferendo altre sette persone, tra cui un insegnante. In seguito è stato dichiarato colpevole di omicidio di primo grado e nel dicembre 2023 è stato condannato all’ergastolo senza condizionale. Passerà il resto della vita in carcere. Anche i suoi genitori hanno dovuto affrontare un processo. Nel febbraio 2024 un tribunale del Michigan ha giudicato Jennifer Crumbley, la madre di Ethan, colpevole di omicidio colposo. Secondo il giudice era stata talmente disattenta, imprudente e superficiale - nel maneggiare un’arma, permettere al figlio di usarla e nel valutare il suo malessere - da poter essere ritenuta penalmente responsabile. Il 14 marzo, in un altro procedimento, James Crumbley, marito di Jennifer e padre di Ethan, ha ricevuto una sentenza simile. Entrambi rischiano quindici anni di detenzione (la condanna sarà emessa il 9 aprile). È la prima volta che i genitori di uno studente che ha compiuto una strage a scuola sono accusati direttamente delle morti provocate dal figlio.
di Francesco Lo Piccolo*
vocididentro.it, 31 marzo 2024
Si chiama Wail Boulaied, ha 24 anni, ha un passato di tossicodipendenza, è instabile, con accertato disturbo borderline di personalità, ed è anche a rischio suicidio. Ovviamente che fa il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria? Usa il buon senso? Previene? No. Fa tutto il contrario: lo trasferisce dal carcere di Padova - dove era richiuso con una condanna a 26 anni di carcere per concorso in omicidio - e dove era avviato in un percorso di recupero (stava meglio, non minacciava più di tagliarsi o di uccidersi) e lo manda, oltre che lontano dai parenti, in un carcere dove ci sono pochi medici e psicologi e dove le condizioni di vita carceraria sono carenti sotto tutti i punti di vista.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 31 marzo 2024
Nel carcere di Torino l’uomo è arrivato a pesare 30 chili dopo due scioperi della fame attuati per ottenere l’espiazione della pena in Albania. La stretta di mano tra il ministro di Giustizia Nordio e il suo omologo albanese Ulsi Manja aveva suggellato, il 14 novembre 2023, l’intesa politica “di dare effettiva attuazione al protocollo bilaterale, firmato nel 2017, per il trasferimento dei detenuti albanesi dalle carceri italiane a quelle del Paese d’origine”, nel quadro - così recitava la nota di via Arenula - “degli eccellenti rapporti tra i due Paesi, resi ancor più solidi dalla firma del recente protocollo sull’immigrazione da parte della Presidente Giorgia Meloni e del Primo ministro albanese Edi Rama”.
di Paolo Fruncillo
La Discussione, 31 marzo 2024
Non serve mettere più ragazzi in carcere. “L’approccio punitivo deve essere accompagnato da un investimento in termini educativi e di reinserimento sociale”. Ad affermarlo è Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza che si appoggia anche alle considerazioni del Tribunale dei minori di Trento, che è dello stesso avviso. In Italia sono 380 i ragazzi detenuti negli Istituti Penali per Minorenni al 15 marzo 2023 (tra cui solo 12 ragazze). E sono 17 i bambini fino a 3 anni che si trovano con le madri ospitati in case famiglia protette. Erano oltre 50 prima della pandemia che, invece, ha favorito una migliore collocazione delle detenute madri.
di Alfonso Ruffo
ilsussidiario.net, 31 marzo 2024
Dal 2010 al 2021 solo otto giudici sono stati condannati per responsabilità civile, mentre per malasanità circa 40.000 medici. Pochi numeri per definire il fenomeno. Dal 2010 al 2021 sono state intentate in Italia contro esponenti della magistratura 544 cause per responsabilità civile (in media 50 l’anno). In tutto le condanne definitive sono state 8, pari all’1,4% dell’ammontare complessivo delle richieste avanzate da cittadini in cerca di riparazione contro accertati casi di malagiustizia. Nello stesso arco di tempo i medici denunciati sono stati 385.000 (in media 35.000 l’anno) e anche se solo il 10% del campione è alla fine considerato colpevole si tratta pur sempre di quasi 40.000 professionisti consegnati al rigore della legge (circa 3.500 l’anno) per accertati casi di malasanità. Una situazione che induce il Collegio dei chirurghi a sentirsi sotto attacco.
di Alberto Cisterna
Il Riformista, 31 marzo 2024
Il procuratore di Perugia denuncia “un arretramento significativo nella lotta alla corruzione”, secondo una logica dell’Antimafia. Ma non si può adoperare l’abuso come manifestazione minore di un malaffare, senza rischiare di dare una lettura criminogena fondata sul sospetto, scatenando una reazione sociale. Il moltiplicarsi dei fronti aperti dalla politica in questi giorni suscita nella magistratura una comprensibile preoccupazione. Dall’introduzione dei test psicologici per il concorso al fascicolo personale per valutare il giudice, dal profilarsi della separazione delle carriere all’abrogazione dell’abuso d’ufficio è un susseguirsi di iniziative che stanno costringendo l’Anm, e molti procuratori della Repubblica, a una sorta di tour de force mediatico e istituzionale per dare voce alle proprie allarmate prese di posizione.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 31 marzo 2024
l protocollo “Liberi di scegliere”, finanziato dalla Cei, entro l’estate sarà al centro di un disegno di legge, per garantire un futuro lontano dalle mafie. Francesca sta seguendo in diretta streaming il convegno sul progetto “Liberi di scegliere” per le donne e i minori che hanno scelto la libertà dalle mafie. Si è tenuto al Senato, promosso dal Comitato Cultura della legalità e Protezione dei minori della Commissione parlamentare antimafia. Partecipano magistrati, parlamentari, esperti del Terzo settore. Si parla della necessità di una legge che vada oltre il Protocollo appena rinnovato. Francesca (il nome è di fantasia) ascolta e poi scrive nella chat dell’iniziativa. “Sono emozionata. Finalmente si parla di noi in un luogo in cui c’è speranza. E piango”.
di Adriano Agatti
La Provincia Pavese, 31 marzo 2024
Disperato intervento degli operatori che lo rianimano: il 42enne è ricoverato in ospedale in condizioni gravissime. Era nel reparto “Osservazione Isolati”. Venti giorni dopo il suicidio del trapper di 27 anni Jeffrey Jordan Baby si è verificato un altro drammatico tentativo di suicidio all’interno del carcere di Torre del Gallo. Ieri pomeriggio un detenuto nordafricano di 42 anni ha cercato di togliersi la vita impiccandosi nella sua cella dell’ottava sezione ed è stato strappato alla morte grazie all’intervento tempestivo degli agenti della polizia penitenziaria. È stato ricoverato in condizioni disperate nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Matteo: la sua vita è appesa a un filo sottilissimo. Un episodio che dimostra, per l’ennesima volta, il disagio esistente all’interno del carcere pavese.
di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 31 marzo 2024
Sono arrivati gli ispettori ministeriali a Sollicciano. Per tre giorni i tecnici hanno passato al setaccio il carcere fiorentino, dalle infrastrutture alla gestione dei detenuti, fino alla contabilità. Gli ispettori hanno potuto toccare con mano anche il problema irrisolto delle infiltrazioni di acqua nei reparti, visto che l’ispezione è avvenuta proprio nei giorni di pioggia incessante. Adesso la relazione conclusiva finirà sul tavolo del capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Al vaglio sono finiti anche i lavori di efficientamento energetico della struttura che hanno portato, grazie ai finanziamenti della Regione, alla sostituzione degli infissi delle celle. Lavori che evidentemente non sono serviti, dal momento che ogni volta che piove puntualmente le celle si allagano.











