chiamamicitta.it, 31 luglio 2024
Avviato il progetto dell’Associazione che entra nelle carceri per incontrare il disagio e condividerlo insieme a chi lo vive. “Il fuori si costruisce dentro” è un progetto dell’associazione ReteDonna Aps di Rimini, finanziato e sostenuto dal Comune di Rimini nell’ambito dei Piani di zona 2023/2024 - tavolo inclusione, grazie al quale l’associazione ha avuto la grande opportunità di entrare nelle carceri per incontrare il disagio e condividerlo assieme a chi lo vive. Il progetto si realizza grazie ad una rete di collaborazioni costituita da Ufficio U.E.P.E. Di Rimini e ufficio di direzione della casa circondariale Le Casetti di Rimini.
di Alberto Lazzari
radiolombardia.it, 31 luglio 2024
La compagnia Opera Liquida, fondata dalla regista Ivana Trettel, composta da detenuti ed ex detenuti attori del carcere di Opera, domenica 4 agosto alle ore 21,00 porta sul palco del Castello Sforzesco “Extravagare. Rituale di reincanto”, in collaborazione con la Direzione della Casa di Reclusione Milano Opera, nell’ambito di Milano è Viva - Estate al Castello 2024 del Comune di Milano. Lo spettacolo, scritto da Ivana Trettel ed Alex Sanchez, è una storia poetica e intensa che approfondisce la civiltà della Grande Madre, società non belligerante, in perfetta parità tra i generi, dedita alla ricerca di cultura e bellezza, per ribaltare con forza l’idea di un male insito nella natura umana. Un’installazione che prende vita sul palco è il fulcro della drammaturgia scenica: ispirata all’opera “Grande oggetto pneumatico a dimensione variabile” realizzata a Milano nel 1959 a firma del Gruppo T, nasce dalla collaborazione straordinaria della compagnia con l’artista cinetico Giovanni Anceschi, Compasso d’oro alla carriera 2022, tra i fondatori del Gruppo T. Il “Grande oggetto pneumatico”, che traccia le nuove strade da percorrere, è inserito nelle scenografie di Marina Conti e Ivana Trettel realizzate dai detenuti scenografi. Come nelle precedenti produzioni di Opera Liquida, in questo nuovo progetto sono quindi mescolati linguaggi provenienti da discipline diverse. Nella narrazione della preistorica civiltà, lo spettacolo incontra le danze antiche, in particolare Orissi e Kathakali, che contaminano le partiture fisiche degli attori, restituendo una formalizzazione attenta e viva, grazie alla collaborazione con Mario Barzaghi del Teatro dell’Albero. I costumi, firmati dallo stilista di alta moda Salvatore Vignola, sono realizzati dai detenuti costumisti sotto l’attenta guida di Tommaso Massone. L’allestimento tecnico è a cura di Silvia Laureti con Mario Pinelli e i detenuti tecnici audio luci. Il brano finale dello spettacolo, prodotto all’interno del carcere, è di Brian Storm, detenuto producer. In scena Michel Alvarez, Alessandro Arisio, Alessandro Bazzana, Sohaib Bouimadaghen, Carlo Bussetti, Alfonso Carlino, Babacar Casse, Eleonora Cicconi, Vittorio Mantovani, Nicolae Stoleru. La cura del progetto è affidata a Nicoletta Prevost.
di Paolo Fallai
Corriere della Sera, 31 luglio 2024
Una storia antica e un presente drammatico: il sovraffollamento fuori controllo e la piaga dei suicidi. C’è molto da scoprire dietro a questa parola, usata oramai quasi sempre per indicare un detenuto nelle carceri o galere. La semplicità apparente. Recluso è un participio passato del verbo recludere (chiudere). Quindi vuol dire semplicemente “rinchiuso”. Ma come ci fa notare il dizionario di Tullio De Mauro quel verbo recludere attestato in italiano nella prima metà XIV secolo ci arriva dal latino reclūdĕre che vuol dire “chiudere di nuovo”, perché composto del prefisso re- con valore iterativo e claudĕre “chiudere”. Quindi recluso è qualcuno che viene chiuso nuovamente?
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 31 luglio 2024
Lavori in corso per una nuova struttura a Porto Empedocle. Stavolta sarà competente il tribunale di Palermo invece di quello catanese. Amnesty lancia l’allarme: “A Samos, in Grecia, il futuro della detenzione Ue”. Il governo Meloni ci riprova a Porto Empedocle. È qui che vuole detenere i richiedenti asilo, almeno quelli provenienti dai cosiddetti “paesi sicuri”. Ai quali si possono applicare le procedure accelerate di frontiera: un iter più rapido della domanda di protezione, perché con meno garanzie e diritti, che secondo il decreto Cutro dovrebbe svolgersi dietro le sbarre.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 31 luglio 2024
Seguo ogni giorno dai canali social di Luigi Manconi e dell’associazione A buon diritto l’incredibile vicenda di Maysoon Majidi e Marjan Kamali, due giovani donne iraniane arrivate in Italia nel 2003, in fuga dalla repubblica islamica in quanto attiviste del movimento “Donna vita libertà” esploso dopo la morte di Masha Amini, uccisa per aver indossato male lo hijab. Una, Marjan Kamali, si trova agli arresti domiciliari mentre l’altra, Maysoon Majidi, è reclusa in carcere a Reggio Calabria. Non sta bene, pesa 38 chili. Le è stata di recente rifiutata una visita psicologica.
di Alessia Candito
La Repubblica, 31 luglio 2024
Con buona pace degli annunci del governo di Meloni, che ha giustificato la nuova stretta su accoglienza e soccorsi per contrastare le morti in mare, violenze, violazioni dei diritti umani, intercettazioni, naufragi rimangono cronaca quotidiana. Novecento diciotto morti accertate lungo la rotta del Mediterraneo centrale da gennaio a oggi, 1095 se si calcolano anche le direttrici est e ovest, 5 persone al giorno che muoiono tentando la traversata, 62 bambini che adulti non lo diventeranno mai, più di 38mila naufraghi respinti in Libia o Tunisia, in un nuovo girone infernale di detenzioni arbitrarie, torture a scopo di estorsione, deportazioni nel deserto, stupri. Al largo di lettini e ombrelloni, di aperitivi al tramonto e djset in spiaggia continua a esserci un cimitero.
di Stefania Pagliazzo
La Repubblica, 31 luglio 2024
Mi chiedono spesso, soprattutto colleghi, come faccio a mettere insieme il mio lavoro di psicoterapeuta con il mio attivismo politico. Io rispondo sempre: “Ma come fate voi a non farlo?”. Da più di dieci anni mi occupo di clinica, cura e accoglienza di migranti in transito, più o meno, forzato dalla Sicilia. Utilizzo le parole “transito forzato dalla Sicilia” perché solitamente siamo abituati a pensare che sia la partenza dai Paesi di origine ad essere forzata ma, nella maggior parte dei casi, lo è anche l’approdo. Un numero notevole delle persone ascoltate in questi anni sulle navi di salvataggio, negli hotspot, nei centri di accoglienza, nelle carceri vorrebbero essere solo di “passaggio” dall’Italia e dalla Sicilia ma sono costretti per lunghi periodi a sostare da “noi” sospesi, a causa delle normative vigenti, invece di poter continuare il proprio progetto migratorio liberamente. Se queste persone potessero scegliere di farlo raggiungerebbero volentieri i loro parenti, i loro amici e i loro sogni in altre città europee e, forse, oltre.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 31 luglio 2024
Le guerre, la violenza diffusa, le stragi dimenticate. I giovani a pagano il prezzo più alto, spesso nell’indifferenza. Il mondo uccide i ragazzini. E spesso i bambini sono uccisi da ragazzini. Due bestemmie, due atrocità delle quali ogni giorno si legge, ma spesso con la stessa fretta distratta e blasfema con la quale ci si intromette, perdendo tempo, nella vita privata di un influencer o di una diva alla moda. Le guerre, in primo luogo, si accaniscono contro i bambini. Contro quelli che giocano a palla, come i dodici ragazzi colpiti nel villaggio druso dalla bomba di Hezbollah, come i quaranta uccisi da Hamas nel kibbutz di Kfar Aza. O come le quindicimila creature palestinesi sterminate dai bombardamenti israeliani su Gaza. Un vero crimine.
di Micol Flammini
Il Foglio, 31 luglio 2024
Detenuti palestinesi abusati in un carcere nel Negev, un’indagine da parte di Tsahal, le proteste degli estremisti per proteggere i soldati arrestati e scagliarsi contro l’inchiesta. A maggio un soldato israeliano aveva mandato delle foto alla Cnn per mostrare come venivano trattati i detenuti a Sde Teiman, una base militare a Beit Lid, nel deserto del Negev, riconvertita a centro di detenzione dopo il 7 ottobre. Il soldato aveva detto che le immagini che vedeva durante la sua giornata, torture, pestaggi e umiliazioni, lo tormentavano. Dopo la Cnn, arrivò il New York Times e Tsahal, l’esercito israeliano, aveva continuato a sostenere la “condotta corretta” dei suoi soldati all’interno di Sde Teiman.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 luglio 2024
A Prato si è suicidato un ragazzo, ma dal sottosegretario Ostellari a Travaglio passa l’idea falsata delle carceri con numeri regolamentari rispetto a una realtà scioccante di trattamenti inumani e degradanti. Domenica scorsa, al carcere di Prato si è consumato il sessantesimo suicidio dall’inizio dell’anno. “Solo 27 anni, italiano, alcune condanne definitive con fine pena nel 2032, si è impiccato ieri sera nella sua cella della Casa Circondariale di Prato. Subito soccorso e condotto in ospedale, è spirato poco dopo. Si tratta del 60esimo suicidio di un detenuto nel corso dell’anno, cui vanno aggiunti 6 appartenenti alla Polizia penitenziaria che si sono tolti la vita. Una carneficina mai vista in precedenza”, ha dichiarato Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa Polizia penitenziaria. E tutto ciò avviene mentre il sottosegretario alla Giustizia, con delega ai detenuti, Andrea Ostellari, sostiene che le carceri sono regolamentari e non c’è sovraffollamento. Stessa bufala ripresa da Marco Travaglio, direttore de Il Fatto, che reitera la cosa, visto che ha già scritto negli anni passati che il sovraffollamento è virtuale, sostenendo addirittura che esistono ulteriori posti disponibili. Ma in fondo non è una novità, visto che non ne azzecca una. Dal sistema penitenziario fino ai processi sulle stragi di mafia.
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