Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2024
Lo ha deciso la Corte costituzionale con la sentenza n. 51 depositata oggi, accogliendo una questione sollevata dalle S.U. della Corte di cassazione. È costituzionalmente illegittima la previsione dell’automatica rimozione dalla magistratura in caso di condanna del magistrato a una pena detentiva non sospesa. Lo ha deciso la Corte costituzionale con la sentenza n. 51 depositata oggi, con la quale è stata accolta una questione sollevata dalle Sezioni unite della Corte di cassazione.
di Matteo Vercelli
L’Unione Sarda, 3 aprile 2024
Ha trascorso una notte in carcere, la seconda si è impiccato. Massimiliano Pinna aveva 32 anni: sabato scorso gli agenti delle Volanti lo avevano fermato a San Benedetto, a Cagliari, mentre si trovava alla guida di un’auto. Lui aveva provato a scappare a piedi, ma era stato di nuovo bloccato: addosso aveva documenti, carte di crediti e altri effetti personali appena rubati da un veicolo in sosta. Così era scattato l’arresto e per lui si sono aperte le porte del penitenziario Ettore Scalas di Uta.
di Samuele Ciambriello
vocididentro.it, 3 aprile 2024
Sono saliti a 29 i suicidi in carcere dall’inizio dell’anno. L’ultimo caso questa notte, vittima Massimiliano P., 32 anni, arrestato appena due giorni prima per furto. Rinchiuso nel carcere di Uta, è stato trovato impiccato nella sua cella. Sempre dall’inizio dell’anno sono stati tre i sucidi fra gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria. Sul tema dei suicidi in carcere - cause, effetti e misure - interviene per Voci di dentro Samuele Ciambriello, Garante della Regione Campania delle persone sottoposte a misure restrittive: “Il suicidio è un fenomeno complesso che può essere causato da una serie di fattori, sia individuali che ambientali. Nelle carceri, il suicidio è un problema particolarmente grave, in quanto la popolazione carceraria è già a rischio di vulnerabilità e isolamento. In Italia, il numero di suicidi in carcere è in forte aumento.
di Talita Frezzi
Corriere Adriatico, 3 aprile 2024
Dal carcere di Montacuto a quello di Forlì, dove Mohamed Medi Cherif, tunisino di 29 anni, è stato trovato morto. Era mezzanotte e 48, della notte di Pasqua. La procura di Forlì ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, ma il padre del giovane, Bechir Cherif che vive a Fabriano, vuol sapere come è morto: se ci sono responsabilità nella tragedia o se si tratta di un decesso per cause naturali, consapevole del grave e cronico stato di tossicodipendenza del figlio.
latinaoggi.eu, 3 aprile 2024
La Procura di Viterbo ha presentato la richiesta di archiviazione per la morte di Cosmin Tebuie, 26 anni, di origine romena ma residente a Latina, detenuto nel carcere Mammagialla di Viterbo dove era stato trovato senza vita la mattina del 28 marzo del 2023. A fare la drammatica scoperta era stato un compagno di cella. Il pubblico ministero Eliana Dolce, titolare del fascicolo, sulla scorta delle risultanze investigative ha chiesto l’archiviazione al gip del Tribunale di Viterbo. Alla luce degli elementi che sono stati raccolti in fase di indagini preliminari e anche a seguito di quello che è emerso nel corso dell’autopsia - non sono emersi - secondo i magistrati viterbesi - elementi che possano portare ad un processo e a dei profili di responsabilità penale.
di Matilde Bicciato
Corriere del Veneto, 3 aprile 2024
Dal Ministero della Giustizia garanzie per nuovi fondi. Dal 1 febbraio un decreto del Ministero della Giustizia ha deciso di aumentare lo stipendio degli psicologi penitenziari che, in tutta Italia, da circa 17 euro lordi all’ora sono arrivati ad incassarne 30. Un’apparente vittoria che nasconde però un rovescio della medaglia dal momento che, non riuscendo così a rientrare nel budget annuale previsto per il sostegno delle prestazioni professionali per l’osservazione e il trattamento delle persone detenute il monte orario di lavoro previsto per il 2024 è sceso da 256 a 125 ore mensili in totale per le 5 professioniste impegnate (6 ore settimanali ciascuna).
di Irene Carmina
La Repubblica, 3 aprile 2024
Passa il tempo a fissare il soffitto, inchiodato al letto nella sua cella all’Ucciardone di Palermo. Immobile, a stento muove un braccio: è tetraplegico. Si lava come può, usando una bacinella. Un altro detenuto, che tutti in carcere chiamano “piantone”, gli dà una mano. Lo solleva di peso per portarlo in bagno, dove non ci sono neanche le maniglie per aggrapparsi. Tre, quattro volte al giorno. Il resto del tempo, nessuno lo vede. Sotto le lenzuola, gli sembra di scomparire, disteso con gli occhi spalancati a ripassare le macchie sul muro. Di notte, Francesco si arrangia con una bottiglia. Viene pulito la mattina seguente, “a pezzi”. Anche una doccia è impensabile nelle sue condizioni. Da quando è detenuto in carcere, combatte anche con la depressione.
di Davide Parozzi e Rachele Callegari
Avvenire, 3 aprile 2024
Lo storico cappellano del carcere minorile ha - formalmente - rassegnato le dimissioni. “Ma continuerò a lavorare. I prossimi progetti? Una casa per chi esce dall’istituto”. Cinquanta anni di Beccaria. Qual è l’immagine che porta con sé? Quella di una popolazione di ragazzi, ho in mente quando ne arrivavano mille all’anno, quando si formavano dei gruppi, magari per la partita di pallone e c’era sempre paura che succedesse qualcosa. Io arrivavo di corsa e trovavo sempre dei sorrisi”.
di Marco Morino
Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2024
Dal carcere di Opera i primi cinque assunti da Rfi e Trenitalia. Ferraris (ad Fs): valutiamo possibilità d’inserimento anche nella rete Anas (strade). Paolo è ora un addetto alla Sala Blu di Milano Centrale e assiste i viaggiatori con ridotta mobilità; Francesco invece supporta il referente di stazione sempre nel nodo di Milano, mentre Claudio è nello staff di formazione della scuola professionale. Andrea e Marco operano in Trenitalia, in qualità di addetti alla segreteria tecnica di impianto. I loro sono nomi di fantasia, ma le loro storie sono vere e sono quelle dei primi cinque detenuti che grazie al progetto “Mi riscatto per il futuro”, figlio dell’accordo tra Gruppo Fs (Ferrovie dello Stato) e ministero della Giustizia, hanno potuto reinserirsi nel mondo lavorativo, mettendo a disposizione della società il loro impegno e la loro voglia di riscatto.
di Nina Verdelli
vanityfair.it, 3 aprile 2024
C’è una stanza, nel carcere di Opera, in cui avvengono due magie: i detenuti si trasformano in falegnami e i barconi dei migranti in strumenti musicali. Dopo averli sentiti suonare al Teatro alla Scala, siamo stati nel laboratorio di liuteria dove la disperazione diventa arte. In una stanza lunga, stretta e tutta azzurra che, se non fosse per le sbarre alle finestre, sembrerebbe la cameretta di Van Gogh, Levan e Nicolae siedono ricurvi al proprio tavolo; schiena contro schiena, occhi fissi su minuscoli ceselli con cui intagliano pezzi di legno colorati. Ogni tanto consultano un dettagliatissimo foglio di istruzioni, presumibilmente somigliante a quello che utilizzava Antonio Stradivari per capire, millimetro per millimetro, quanto scavare.











