di Angela Stella
L’Unità, 5 aprile 2024
“Il carcere è un mondo di carta” di Valentina Calderone e Marica Fantauzzi (Momo Edizioni, pag. 160, euro 15), illustrato da Ginevra Vacalebre, con postfazione di Luigi Manconi e prefazione di Giusi Palomba, è un libro per bambini e ragazzi, ma che parla ai lettori di tutte le età, e che invita a riflettere e a immaginare un futuro in cui la detenzione diventi un mezzo rieducativo, non punitivo. Un’opera letteraria sicuramente coraggiosa, in un momento in cui il carcere vive sempre di più nell’oblio politico e della società civile. Tramite la forma dell’abbecedario le due autrici - Valentina Calderone, Garante per i diritti delle persone private della libertà di Roma, e Marica Fantauzzi, ricercatrice per l’Ass. A Buon Diritto nell’ambito dei diritti umani - guidano magistralmente i lettori e le lettrici attraverso il racconto della dura realtà del carcere, mettendo in evidenza le ingiustizie e aprendo gli occhi sulla società che ha creato questo sistema e chiedendo ai giovani di essere agenti del cambiamento.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 5 aprile 2024
Jonathan Haidt, psicologo sociale e docente alla New York University: tra i teenager e i 20enni c’è un’epidemia di sofferenza psichica, con il raddoppio dei casi di depressione. Sono giovani non più in grado di elaborare traumi, personali e collettivi, stratificati nel tempo. La GenerazioneZ, cioè i nostri figli o nipoti nati dalla metà degli anni Novanta al 2010/12, sono un prodotto dell’umanità “danneggiato da uno smottamento nella cultura dell’infanzia”? E questo smottamento è l’esito dell’incrocio tossico tra una super protezione da parte dei genitori nella vita fisica e un’assenza totale di protezione da parte di qualunque adulto nella vita digitale? E se la risposta alle prime due domande è sì, abbiamo drammaticamente bisogno di “una correzione culturale” prima che sia troppo tardi per i nostri ragazzi e il futuro della specie?
di Valentina Stella
Il Dubbio, 5 aprile 2024
La denuncia nell’ultimo rapporto della ong Irc Italia: “C’è una responsabilità importante delle istituzioni”. “Ci sono ancora troppe persone che arrivano in Italia per chiedere protezione internazionale e non sono in grado di esercitare questo diritto. Vengono infatti respinte dalle Questure. Questi ritardi violano la normativa in materia di protezione internazionale e lasciano le persone in situazioni precarie, incapaci di accedere a un alloggio attraverso il sistema di accoglienza, al mondo del lavoro formale e di godere degli altri diritti connessi alla richiesta di protezione internazionale” : questa la denuncia presentata ieri nel rapporto dell’International Rescue Committee Italia (IRC), organizzazione umanitaria non governativa fondata nel 1933 da Albert Einstein negli Stati Uniti che opera in oltre 50 Paesi del mondo a supporto di rifugiati e richiedenti asilo.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 aprile 2024
“Ci hanno sparato a un metro di distanza, mentre tiravamo la gente fuori dall’acqua”, racconta Denny Castiglione. Il capomissione di Mediterranea era a bordo di uno dei due rhib, i gommoni di salvataggio, partiti dalla nave Mare Jonio per assistere i migranti rimasti con il motore in avaria. Durante l’operazione, mentre venivano distribuiti i giubbotti salvagente, è arrivata a tutta velocità una motovedetta di Tripoli. Ha aperto il fuoco puntando le armi verso l’alto e facendo scoppiare il panico tra i migranti. Sia quelli che si trovavano sul mezzo che aveva chiesto aiuto, sia quelli a bordo della motovedetta, catturati dalla sedicente “guardia costiera libica” in un precedente intervento. Contro di loro i militari avrebbero anche usato una frusta, non è chiaro se nel tentativo di contenerli o per spingerli a tuffarsi.
di Don Mattia Ferrari
La Stampa, 5 aprile 2024
L’escalation di guerre e violenza nel mondo è in atto anche nel nostro mare, il Mediterraneo, ai danni delle persone migranti che lo attraversano in cerca di vita e fraternità, e contro le persone che si fanno loro prossime. Ieri pomeriggio, mentre la Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Humans, stava effettuando un’operazione di soccorso, è sopraggiunta a tutta velocità una motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica, apparato che viene finanziato e allestito dall’Italia. La motovedetta libica ha minacciato l’equipaggio di Mediterranea, perché interrompesse il soccorso e ha iniziato a sparare colpi d’arma da fuoco contro il gommone (rhib) dei soccorritori. In conseguenza di ciò, molte persone migranti sono finite in acqua. Mediterranea è riuscita a recuperarne alcune, altre le hanno prese i miliziani libici. Questo fatto è gravissimo ed è solo l’ultimo atto della violenza che viene perpetrata nel nostro mare.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 4 aprile 2024
Incidono le politiche penali e l’uso delle misure alternative. Il picco di questi giorni, il fenomeno suicidi e i rimedi possibili. L’avvocata Rossi: esterrefatta dal silenzio del governo. Ci sono troppi detenuti, si dice sempre. Sovraffollamento. La prima spiegazione che si dà, quella più istintiva, di pancia, è che siano aumentati i criminali. Che la delinquenza sia fuori controllo. Ma non è così. La criminalità è in continua diminuzione. Nel 1991 gli omicidi sono stati 1.916, nel 2022 sono stati 314. A cambiare sono i reati - vengono introdotte sempre nuove fattispecie - e le pene, che aumentano sempre di più. È l’effetto della cosiddetta panpenalizzazione, la tendenza cioè a far rientrare ogni marginalità e fragilità sociale in un’ottica punitiva. Quello che cambia, insomma, sono le politiche penali. L’uso o meno di misure alternative al carcere e la criminalizzazione di ogni comportamento deviante. Per essere più chiari, può essere utile tracciare una breve storia ragionata del sovraffollamento carcerario, negli ultimi decenni. segue nella newsletter del Corriere
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 aprile 2024
Sovraffollamento, solitudine, carenza di personale, condizioni disumane: già 28 detenuti suicidi e 3 agenti penitenziari dall’inizio dell’anno, ma prosegue l’inerzia del governo. L’orrore delle celle carcerarie si aggrava, e con esso il conteggio macabro dei suicidi. Da quando è iniziato il nuovo anno, sono già 28 i detenuti che si sono tolti la vita, con l’ultimo tragico episodio avvenuto nella notte di martedì presso la Casa Circondariale di Cagliari. Parliamo di un giovane trentaduenne arrivato a Uta dalla libertà solo il 30 marzo e si è impiccato nella sua cella rendendo vano il pur immediato intervento della Polizia penitenziaria e dei sanitari. Al drammatico elenco dei suicidi vanno aggiunti anche i tre agenti della polizia penitenziaria.
di Simone Marcer
Avvenire, 4 aprile 2024
Raddoppiato lo stanziamento annuale di bilancio per potenziare i servizi trattamentali e psicologici negli istituti. Da inizio anno situazione fuori controllo con 29 persone che si sono tolte la vita. Cinque milioni di euro: è quanto il ministero della Giustizia assegnerà quest’anno all’amministrazione penitenziaria per “prevenire e contrastare il drammatico fenomeno dei suicidi in carcere”. A renderlo noto il ministro Carlo Nordio, che ha annunciato di aver firmato decreto in cui “è più che raddoppiato lo stanziamento annuale di bilancio destinato alle finalità di prevenzione del fenomeno”. Finanziamento che servirà a potenziare i servizi trattamentali e psicologici negli istituti, attraverso il coinvolgimento di esperti specializzati e di professionisti esterni all’amministrazione.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 4 aprile 2024
Una delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene e trattamenti inumani o degradanti (Cpt) del Consiglio d’Europa si trova in Italia per valutare il trattamento e le condizioni di detenzione dei detenuti nelle carceri italiane e delle persone private della libertà. La visita rientra nell’ambito delle valutazioni periodiche svolte dal Cpt nei paesi membri del Consiglio d’Europa, ma stavolta assume particolare importanza per due motivi. Il primo è legato alla situazione di emergenza vissuta dal sistema carcerario italiano, il secondo al caso di Ilaria Salis, detenuta e sotto processo in Ungheria con l’accusa di aver aggredito due militanti neonazisti.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 4 aprile 2024
Il governo punta a intese con gli Stati africani. Far scontare la pena nei Paesi di origine agli stranieri detenuti in Italia. Stringere accordi bilaterali con gli Stati africani per ridurre il sovraffollamento drammatico delle carceri italiane. È un piano ambizioso e assai impervio quello a cui lavora dietro le quinte il governo. Passa per un asse fra Palazzo Chigi, Farnesina e ministero della Giustizia e punta a risolvere, almeno in parte, una vera emergenza umanitaria del nostro Paese.
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