ansa.it, 2 agosto 2024
Entra nel vivo la seconda tranche dell’inchiesta sulle violenze commesse dai poliziotti penitenziari ai danni dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, in pieno lockdown per il Covid: la Procura di Santa Maria Capua Vetere - che in questi mesi ha lavorato sotto traccia - ha chiesto misure cautelari per altri 29 agenti (15 in servizio a Secondigliano, 13 al carcere di Santa Maria Capua Vetere e uno ad Avellino) ritenuti coinvolti nella vicenda. Gli inquirenti hanno chiesto delle misure cautelari (tra arresti domiciliari e divieti di dimora) tutte però rigettate dal gip Alessia Stadio. Decisione contro la quale gli inquirenti hanno fatto ricorso al tribunale del Riesame di Napoli.
primabergamo.it, 2 agosto 2024
La polizia penitenziaria aveva scoperto le missive lo scorso 19 luglio. Ma il religioso le aveva solo affrancate, aggiungendo il codice postale. Il cappellano del carcere di Bergamo, don Luciano Tengattini, di Paratico, è stato riammesso tra i detenuti dopo il periodo di stop deciso da un provvedimento della struttura, arrivato in seguito alla scoperta di alcune lettere che erano state portate all’esterno. L’ispettore generale dei cappellani italiani, don Raffaele Grimaldi, ha spiegato che non era arrivata nemmeno una vera e propria sospensione e tutto è stato chiarito, derubricando la vicenda a una semplice leggerezza.
Ristretti Orizzonti, 2 agosto 2024
Padre Vittorio Trani, presbitero francescano conventuale, è cappellano penitenziario dal 1972, e dal 1978 svolge questa funzione nella casa circondariale di Regina Coeli a Roma. Sempre a Roma è stato viceparroco nella parrocchia del Sacro Cuore, poi parroco nel quartiere di Torre Spaccata, poi ancora segretario e ministro provinciale dei Francescani. È redattore della rivista missionaria dell’Ordine. È strenuo animatore dell’associazione VO.RE.CO., ODV fondata nel 1978 con sede a Roma, di fronte al portone di Regina Coeli, che svolge sostegno morale e materiale a persone in difficoltà o senza fissa dimora, molte delle quali detenuti dimessi.
di Giuliana Vitali
Left, 2 agosto 2024
Lo scrittore ha insegnato a Rebibbia per trent’anni e nei suoi libri ha raccontato il sistema penitenziario. “La rieducazione e la risocializzazione dei detenuti? L’istituzione non se ne occupa. Non c’è alcun scambio tra dentro e fuori”. “Per avere un pensiero critico bisognerebbe prima conoscere, sapere, vedere per capire”. A parlare è uno tra i più attivi intellettuali engagés italiani: Edoardo Albinati. Scrittore - premio Strega con La scuola cattolica (Rizzoli, 2016) - sceneggiatore - Il racconto dei racconti insieme a Matteo Garrone o Rapito con Marco Bellocchio - e insegnante per circa trent’anni nel carcere romano di Rebibbia.
di Federico Sorrentino
Il Messaggero, 2 agosto 2024
Sono circa tremila le imprese che in Italia operano nel mercato della cannabis light, 800 le aziende agricole che si occupano della coltivazione con oltre 2.500 ettari di terreno a uso esclusivo. Bloccata in Italia la vendita e la lavorazione di cannabis light, che viene di fatto equiparata alla sostanza classica e torna ad essere illegale nel nostro Paese. La misura, proposta dalla maggioranza in un emendamento al Ddl Sicurezza, è stata approvata durante l’esame delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, scatenando le proteste dell’opposizione e delle categorie di settore interessate. Ritirata invece la proposta della Lega per vietare l’immagine della pianta di canapa per fini pubblicitari.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 2 agosto 2024
In commissione a Montecitorio, dopo una battaglia durata tutta la notte, passa l’emendamento al ddl Sicurezza che elimina la distinzione in base al contenuto di Thc. Ma l’approvazione definitiva slitta a settembre. L’opposizione: “Folle propaganda”
di Mario Giro*
Il Domani, 2 agosto 2024
La caccia ai leader di Hamas sarà lunga; la guerra in Libano invece sarà inutile. Oggi l’arco sciita è più debole del vecchio fronte del rifiuto. Forse è l’ora di una svolta riprendendo la riflessione sul ruolo del sionismo e dello stato ebraico nel mondo. La caccia ai leader di Hamas e ai loro alleati durerà a lungo. Come dopo Monaco 1972, Israele non lascia mai impuniti gli autori e i mandanti degli attacchi subiti, inseguendoli per anni. L’attuale offensiva in Libano potrebbe degenerare in una guerra più vasta.
di Franco Corleone
L’Unità, 1 agosto 2024
Dopo 25 anni sarebbe tempo di una amnistia e di un indulto, ma Nordio li ritiene una resa dello Stato e lo lasciamo solo in questa convinzione contro la giustizia e l’umanità. Il Portavoce della Conferenza dei garanti regionali dei detenuti e delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello ha chiesto un incontro urgente al ministro della Giustizia per un confronto sulle soluzioni da adottare per tamponare la crisi di cui i tanti suicidi sono la più dolorosa manifestazione. Carlo Nordio ha concesso udienza per mercoledì 7 agosto, quando il decreto legge chiamato improvvidamente “carcere sicuro” sarà stato approvato con un voto di fiducia e non conterrà nulla di positivo e solo norme discutibili, inutili e pericolose. Di fronte a questa mancanza di sensibilità, una volta si sarebbe chiamata provocazione, mi aspetto che i garanti si presentino tutti domani 1° agosto in via Arenula, invitando avvocati, famigliari dei/lle prigionieri/e e le associazioni di volontariato per presentare richieste ineludibili.
di Enzo Maraio*
Il Dubbio, 1 agosto 2024
In Italia ormai da diversi anni non è più possibile aprire un dibattito sereno sull’adozione di un provvedimento che riporti un po’ di dignità nelle prigioni. Il furore securitario giustizialista degli ultimi trent’anni ha fatto un tabù della parola “indulto”: chi provi a pronunciarla è investito dall’aggressione dei sedicenti “honesti” che tacciano di correità con i criminali tutti coloro che provino a sostenere che le manette non sono la soluzione di tutti i problemi. E allora, incuranti dell’inevitabile accusa di voler riversare nelle strade migliaia di efferati assassini, con lo stesso coraggio che ebbe Prodi nel 2006, gridiamo l’invocazione all’indulto come unico strumento per riportare alla decenza, oltre che alla legalità, la situazione delle carceri italiane, e per ristabilire quell’equilibrio tra violazione e sanzione oggi travolto dalla condizione disumana in cui vengono fatte scontare le pene. Perché, sia chiaro: se la legge stabilisce e il giudice infligge una certa pena, ma lo Stato fa scontare quella pena in condizioni inaccettabili per qualsiasi essere umano, allora si ha tutti il dovere di riconoscere che l’espiazione in una situazione incostituzionale come quella in cui versano i detenuti italiani è talmente più gravosa rispetto a come dovrebbe essere, da imporre il riconoscimento di una riduzione della sua durata. Così come, di fronte al numero agghiacciante dei suicidi - 57 nei primi sei mesi di quest’anno - e dei tentativi di suicidio, un elementare senso di umanità ci impone di cercare una soluzione capace di ridurre drasticamente, e nel volgere di settimane, la popolazione carceraria. I minuetti sul tema carcere della maggioranza di destra che governa il paese non devono ingannare: sono chiacchiere da bar. La risposta che questo governo ha dato all’emergenza che coinvolge i penitenziari italiani (che non è affatto nuova, va detto, ma perdura da un trentennio) è stata timida, confusa, mai davvero incisiva.
di Francesco Rosati
Il Riformista, 1 agosto 2024
L’occupazione ha paurosamente superato i livelli della dignità umana: 10mila posti in esubero, sovraffollamento medio al 130%, 24 ore su 24 in cella a 50 gradi senza ventilatore. Nell’attesa del macabro bollettino dei suicidi. 61.480. No, non sono gli spettatori di una partita di Champions League e nemmeno quelli di un concerto di Taylor Swift, ma le persone detenute nelle carceri italiane. L’atmosfera non è di festa e il sold out ha paurosamente superato i livelli della dignità umana. Sono quasi 10.000 i posti in esubero, con un sovraffollamento medio al 130%. In 56 istituti si supera il 150%, e in 8 è superiore al 190%: Milano San Vittore maschile (227,3%), Brescia Canton Monbello (207,1%), Foggia (199,7%), Taranto (194,4%), Potenza (192,3%), Busto Arsizio (192,1%), Como (191,6%) e Milano San Vittore femminile (190,7%). Sono ormai solo 38 gli istituti non sovraffollati.
- L’Italia non è un Paese per detenuti
- I suicidi nelle carceri rappresentano il suicidio dello Stato di diritto
- Carcere, nasce il Segretariato per l’inclusione dei detenuti
- Macché umanizzazione! Un pericolo le mini-carceri private alla Muccioli
- Decreto carceri verso la fiducia in Senato: l’ira delle opposizioni per gli emendamenti respinti









