di Massimo Giuliano
rete8.it, 30 luglio 2024
Protesta in carcere a Pescara, i detenuti illustrano le criticità: non usano mezze misure e descrivono una situazione di “bomba ad orologeria”. Protesta nel carcere di Pescara, nell’ambito delle mobilitazioni che si stanno registrando in tutta Italia. I detenuti, una volta nell’area passeggio comune, per circa tre ore, nel primo pomeriggio, si sono rifiutati di rientrare in cella, per manifestare contro la situazione che si sta registrando a livello nazionale e, in particolare, nella casa circondariale del capoluogo adriatico. L’emergenza è rientrata dopo l’arrivo di Gianmarco Cifaldi, professore universitario di criminologia e già Garante dei detenuti di Regione Abruzzo.
di Simona Giannetti
Il Dubbio, 30 luglio 2024
Il Partito Radicale ha denunciato l’illegalità costituzionale della detenzione di Giacomo, in cella a 2 anni nel carcere di Rebibbia. A firma del segretario Maurizio Turco e della tesoriera Irene Testa, è stata inviata la denuncia alla Procura della Repubblica per i Minorenni di Roma, perché sia avviato un formale accertamento delle responsabilità per la violazione dei diritti di dignità, libertà e salute di Giacomo, anche avvisando il Garante dei detenuti nazionale e quello del Lazio della condizione inumana e degradante della “carcerizzazione” di Giacomo oltre che delle conseguenze sulla sua libertà, dignità umana e salute. Stessa segnalazione è stata indirizzata anche al Dap e alla Direzione regionale del Lazio per la tutela della Salute, considerato che come ha scritto l’Oms nel suo preambolo alla costituzione dell’Organizzazione (Conferenza Internazionale della Sanità, New York 19- 22 giugno 1946), salute non significa solo assenza di malattia, bensì prima ancora “una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità”.
La Nazione, 30 luglio 2024
L’avvocato Ezio Menzione di Pisa è stato nominato garante dei detenuti del carcere di Volterra, ricevendo i complimenti dalla Camera Penale di Pisa per il suo impegno e la sua esperienza. È l’avvocato Ezio Menzione di Pisa il neo garante dei detenuti del carcere di Volterra, a seguito del bando che è stato indetto dal Comune. Avvocato di fama e di grande esperienza, Menzione sarà il primo garante nella storia per i detenuti all’Interno della casa di reclusione situata nella Fortezza Medicea. Ecco i complimenti che giungono dal direttivo della Camera Penale di Pisa, con le parole espresse dal neo garante ai colleghi della stessa Camera Penale.
di Enrico Caiano
Corriere della Sera, 30 luglio 2024
La scrittrice Silvia Avallone, autrice del romanzo “Cuore nero” su una ragazzina finita in carcere da adolescente, è stata attiva come volontaria nell’istituto penale bolognese e lì ha presentato il suo libro: “Bisogna essere liberi nella testa o non lo si sarà mai, neanche fuori”. Lo hanno detto meglio di chiunque altro. D’altra parte, non si è giganti della letteratura a caso. Fedor Dostoevskij: “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Victor Hugo: “Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione”. Un secolo dopo, il simbolo della lotta per la libertà Nelson Mandela, una vita dietro le sbarre, ha chiuso il cerchio con una riflessione definitiva: “Un Paese non dovrebbe essere giudicato da come tratta i cittadini più in alto, ma quelli più in basso”.
di Massimo Selleri
Il Resto del Carlino, 30 luglio 2024
La storia del detenuto in semilibertà ammesso al progetto esterno. L’impiego come carpentiere alla Amplia, che costruisce il Passante. “Mi sento come gli altri, nessuno mi giudica per il mio vissuto”. Dal lunedì al venerdì Luigi esce dal carcere della Dozza la mattina poi, a piedi, raggiunge il cantiere di Amplia di via Ferrarese. Resta lì fino al pomeriggio, quando compie il percorso inverso e torna in cella. Quelle otto ore di lavoro sono una luce in fondo al tunnel, la speranza che dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, una nuova vita sia possibile. “Quando ti rendi conto di avere sbagliato - racconta Luigi - pensi solo a come non ripetere più il tuo errore. La mia condotta durante la detenzione e gli anni che ho già scontato possono creare la possibilità di trascorrere l’ultima parte della pena fuori dal carcere, ma non sapevo che cosa avrei fatto fuori dalla Dozza. Il mio timore era che fossi costretto a vivere nuovamente di espedienti”.
di Ornella Sgroi
Corriere della Sera, 30 luglio 2024
Il progetto nazionale “Si sostiene in carcere” è partito a Milano all’Icam, l’Istituto a custodia attenuata per le detenute madri. Coinvolte anche Genova e Vigevano. Immaginare un futuro dopo il carcere attraverso il gelato. È partito a Milano dall’Icam, l’Istituto a custodia attenuata per detenute madri di figli fino a sei anni di età, il progetto nazionale “Si sostiene in carcere”: un programma di corsi professionali di gelateria artigianale in sei tappe, rivolto in particolare alle sezioni femminili, che dopo Milano ha già toccato la casa circondariale Pontedecimo di Genova e il carcere di Vigevano, per tornare poi in ottobre nel capoluogo lombardo all’istituto di Bollate, quindi a Mantova, e concludersi in novembre a Bologna. A promuovere l’iniziativa è Soroptimist International d’Italia, con il sostegno di Fabbri 1905.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 30 luglio 2024
Mem.Med. è una rete di supporto per le famiglie che hanno perso i propri cari nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare, attraversando il Mediterraneo, la rotta più letale al mondo. I parenti non sanno a chi rivolgersi e le gravi inadempienze a livello nazionale e internazionale negano il diritto alla verità e alla ricerca delle persone scomparse. C’è una parte della migrazione attraverso il Mediterraneo che non è visibile: i cosiddetti “naufragi fantasma” di cui non si sa nulla e “non si registra quasi alcun dato ufficiale”. È quanto emerge dal rapporto relativo al 2022 e 2023 dell’associazione Mem.Med, Memoria Mediterranea, una rete di supporto per le famiglie che hanno perso i propri cari nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare.
di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 30 luglio 2024
La sentenza. La Corte di giustizia europea ha bocciato la norma voluta dal governo “Conte Uno” che ha imposto ai cittadini stranieri il vincolo dei dieci anni di residenza per ottenere il “reddito di cittadinanza”. L’avvocato Alberto Guariso dell’Asgi: “Conte, Salvini, Di Maio crearono un requisito che non esiste in alcun paese d’Europa”. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha bocciato il vincolo di dieci anni di residenza imposti agli stranieri per accedere al “reddito cittadinanza”. Gli avvocati dell’Asgi si sono battuti in Europa e in molti tribunali italiani per cancellare questa ingiustizia. Ne parliamo con Alberto Guariso.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 30 luglio 2024
Il premier Netanyahu è andato in visita nel villaggio druso della strage dove è stato contestato. Fonti vicine al premier riferiscono che Israele vuole colpire Hezbollah, ma non trascinare il Paese in una nuova guerra. Israele ribadisce: colpiremo. E l’Iran avverte: se il Libano sarà attaccato, ci saranno gravi conseguenze per lo Stato ebraico. Resta alta la tensione due giorni dopo che un razzo Falaq di fabbricazione iraniana è caduto nelle alture del Golan facendo strage di bambini mentre i Paesi europei, Italia compresa, chiedono ai loro cittadini di lasciare il Libano al più presto. La “risposta arriverà e sarà dura”, ribadisce il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in visita insieme al capo dello Shin Bet, Ronen Bar, sul campo da calcio nella città drusa di Majdal Shams ancora sconvolta per la morte di 12 minori, mentre parte della comunità urla contro il premier di andarsene e contesta il governo israeliano.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 30 luglio 2024
L’arresto di nove soldati israeliani impiegati nel Centro di detenzione di Sde Teiman ha provocato una bufera. Alle dichiarazioni di fuoco dell’ultradestra è seguito un vero e proprio assalto alla base militare trasformata in una prigione in stile Guantanamo per migliaia di palestinesi arrestati a Gaza. Quel carcere è un buco nero, dicono inchieste della stampa locale e internazionale e le denunce degli ex detenuti e di fonti mediche israeliane: i prigionieri - tra i 3mila e i 5mila - sono legati mani e piedi per settimane, se non mesi, lasciati sotto il sole del deserto, costretti a defecare nei pannolini e ad alimentarsi con le cannucce, privati di condizioni igieniche minime (le pochissime docce concesse non possono durare più di un minuto). A molti, ha rivelato un medico israeliano, sono stati amputati gli arti a causa delle catene.
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