di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2024
I Mondiali di calcio del Qatar sono terminati un anno e mezzo fa, ma c’è ancora un problema irrisolto: i mancati risarcimenti per lo sfruttamento del lavoro migrante. Un tema che si riproporrà anche per il campionato del 2034: unica candidata, l’Arabia Saudita. Di questione aperta però ce n’è anche un’altra: la detenzione di Abdullah Ibhais, un giordano padre di due figli che lavorava nel settore comunicazione del comitato organizzatore, finito nei guai proprio dopo che aveva denunciato le condizioni di lavoro equiparabili a schiavitù moderna dei lavoratori migranti impegnati nella costruzione degli stadi e delle infrastrutture sportive, logistiche e commerciali.
Ristretti Orizzonti, 29 luglio 2024
Sabato notte, nella Casa di Reclusione "Due Palazzi" di Padova, Amine El Ghazzali, 34 anni, ha accusato un malore che ne ha causato il decesso. Non è ancora chiaro se sia morto in cella o durante il trasporto in ospedale. Sembra soffrisse di asma. I responsabili dell'Istituto di pena confermano l'accaduto. Daremo maggiori informazioni nei prossimi giorni.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 29 luglio 2024
C’era la data del 2032 sul fine pena. In carcere per somma di condanne ha resistito molto meno: a 27 anni si è impiccato sabato sera nella sua cella della Casa Circondariale di Prato. È morto poco dopo, in ospedale. Il suicidio numero 57 dall’inizio dell’anno secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che non tengono conto di chi, ad esempio, si lascia morire di fame. Il numero 60 per la Uilpa, uno dei sindacati di polizia penitenziaria, che conta anche quasi 1150 tentativi di suicidio. A Prato è il secondo detenuto che si toglie la vita da gennaio: esattamente cinque mesi prima s’era ammazzato un ragazzo marocchino, disoccupato come la metà di quelli che si uccidono in carcere.
di Gaia Tortora
La Nazione, 29 luglio 2024
Aumentano i suicidi nelle carceri italiane, con 60 vittime in diverse città. La situazione critica richiede interventi urgenti per garantire dignità e assistenza ai detenuti. Prato, Rebibbia, Brescia, Milano, Viterbo. Per lo più nomi di città di un terrificante bollettino di morte che ha raggiunto quota 60. Ecco, forse - chissà - se iniziassimo a dare un nome un volto a quei nomi che non sono città, ma persone identificate con il carcere dove sono recluse, le nostre coscienze avrebbero un minimo di sussulto. Forse. Perché ormai siamo totalmente assuefatti. E anche la conta dei suicidi che si aggiorna velocemente non ci colpisce più. Che importa. Provengono dalla discarica umana. Hanno sbagliato (ma in carcere c’è anche chi attende giudizio) e quindi chissenefrega.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 29 luglio 2024
Il singolo da solo non può risolvere nulla, ci vorrebbe un’azione collettiva. servono più misure alternative”. “Le carceri sono polveriere, pronte a esplodere alla minima scintilla. Gli spazi per intervenire ci sarebbero, quello che manca è la volontà politica”. Luigi Pagano ha trascorso la sua vita professionale nel sistema carcerario. Entrato nell’amministrazione penitenziaria nel 1979, ha diretto diversi istituti fra cui, per 15 anni, San Vittore, uno dei penitenziari italiani con il peggior tasso di sovraffollamento. È stato provveditore regionale per la Lombardia, vicecapo del Dap nazionale, ha lanciato sperimentazioni e progetti innovativi. Ora, in pensione, osserva una situazione che resta “drammatica”, fra suicidi di detenuti, rivolte e problemi sedimentati nel tempo.
Zanettin (Fi): “Accolti nostri emendamenti significativi al dl carceri, ma c’è ancora tanto da fare”
Adnkronos, 29 luglio 2024
“Sono stati accolti tre nostri emendamenti significativi al dl Carceri, sul tema del sovraffollamento: la detenzione domiciliare, l’affidamento in prova ai servizi sociali e la possibilità per i detenuti tossicodipendenti di espiare la pena nelle comunità terapeutiche. Per quest’ultima misura, il governo ha anche stanziato finanziamenti specifici per coprire i costi del soggiorno nelle comunità. Siamo soddisfatti di questo compromesso, frutto di un dialogo importante con il governo, poiché queste misure contribuiranno a ridurre la pressione sul sistema carcerario”. Lo ha dichiarato a Sky Agenda il senatore e capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia a palazzo Madama Pierantonio Zanettin.
di Francesco Curridori
Il Giornale, 29 luglio 2024
Il segretario Coisp: “Norme che aspettavamo da anni”. “Il Dl Sicurezza contiene delle importanti innovazioni normative che chiedevamo da tempo”. A dirlo è Domenico Pianese, segretario generale del Coisp che, intervistato dal Giornale, affronta anche il tema del sovraffollamento delle carceri, uno dei temi caldi di queste settimane a cui il governo ha dedicato un altro decreto legge ad hoc.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 29 luglio 2024
Esistono reati inemendabili, reati così odiosi per cui nessuna pena, nessuna riabilitazione e pentimento possono bastare? E se sì, a giudizio di chi? Il nostro, il giudizio del popolo? O è alla legge che dobbiamo tutti obbedire? Basta, il carcere, a darti una seconda possibilità di vita o non puoi averla, e allora a cosa serve il carcere. Beccaria, torna! Ci piace di più la pena di morte?
di Viviana Daloiso
Avvenire, 29 luglio 2024
Le parole carpite durante il primo incontro tra i genitori e il figlio in carcere sono già diventate un caso. Perché crediamo che sia un errore averle rese pubbliche. Ce l’eravamo già chiesti un mese fa, quando divennero di dominio pubblico i verbali degli interrogatori di Filippo Turetta, coi particolari terribili della violenza su Giulia Cecchettin, il numero delle coltellate inferte sul suo corpo indifeso, l’uso meticoloso dei sacchi e dello scotch e del coltello: a che cosa serve che si sappia in modo analitico e minuzioso, fuori dai palazzi di giustizia e dai tribunali dove qualcuno deve decidere sulla pena giusta da comminare al giovane, come è materialmente avvenuto questo femminicidio? Diritto e dovere di cronaca, si dirà. Ma in quel caso Avvenire decise di non farla, la cronaca, di non indugiare in tanto orrore, tanto meno nella pubblicazione degli scatti di quella notte, con la povera ragazza strattonata, inseguita, trascinata sul marciapiede.
di Stefano Tallia*
casadeigiornalisti.it, 29 luglio 2024
Quando la difesa del diritto di cronaca passa anche dalla scelta di non pubblicare un verbale. Invitato dal Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano e dal dipartimento di studi giuridici dell’Università di Torino, sono stato alcune settimane fa all’interno del polo universitario del carcere di Saluzzo. Una realtà piuttosto lontana da quanto leggiamo in queste settimane a proposito dei penitenziari italiani all’interno dei quali il sovraffollamento sta rendendo intollerabili le condizioni di vita. Pur non conoscendo dettagliatamente la situazione di quel carcere, nel corso dell’incontro mi sono fatto l’idea di una struttura nella quale, pur nella inevitabile durezza della condizione detentiva, quella visione del carcere come luogo di recupero e di riscatto delle persone scritta nella nostra Costituzione, abbia un qualche senso. Con gli studenti-reclusi abbiamo quindi discusso e ragionato del delicato rapporto tra informazione e giustizia e del tema, per i detenuti centrale, del diritto all’oblio. Un confronto utile a conoscere il punto di vista di chi è spesso protagonista delle cronache, un esercizio che credo tutti i giornalisti dovrebbero fare di tanto in tanto. Fino a qualche ora fa, avrei dunque voluto dedicare quest’ultima puntata del Diario prima della pausa estiva a un richiamo generale sulle parole che utilizziamo per raccontare questa realtà, che tante, troppe volte, difettano della necessaria sensibilità. A questi temi nei prossimi mesi l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte dedicherà alcuni corsi di formazione e tuttavia, proprio un episodio avvenuto nel fine settimana mi suggerisce una riflessione più ampia sul giornalismo e le sue regole.
- Il padre di Filippo Turetta: “Non mi do pace per quelle frasi dette in un momento di disperazione”
- Paolo Crepet: “Pietas per i genitori di Turetta ma le responsabilità del delitto sono anche loro”
- “Modifica legislativa volta ad escludere le attenuanti per il reato di femminicidio”
- Prato. Giovane si uccide in cella, tragedia senza fine: nelle carceri italiane dieci suicidi al mese
- Prato. Detenuto si uccide, è il terzo in 8 mesi. I sindacati: “Dogaia abbandonata dai vertici”









