di Alessandro D’Amato
La Nazione, 30 luglio 2024
I poliziotti sequestrati per alcune ore: “Ha tentato anche di colpirli”. Genova, donna di 31 anni salvata in extremis dopo aver tentato di impiccarsi. Si è salvata per un attimo. Una detenuta nata in Francia ma di cittadinanza bosniaca di 31 anni ha tentato di impiccarsi nella sua cella nel carcere genovese di Pontedecimo intorno alle 21,30 di domenica sera. Ma per fortuna gli agenti l’hanno liberata in tempo dal cappio messo insieme con le lenzuola del letto e sono riusciti a praticarle con successo la manovra salvavita. Ora la ragazza è ricoverata all’ospedale San Martino. Sarebbe stata la sessantunesima vittima del 2024. Nella notte di ieri invece sette detenuti si sono rifiutati di rientrare in cella nella casa circondariale di Biella. Gennarino De Fazio, segretario generale della Uipa Polizia Penitenziaria, parla di “gravi disordini. Agenti liberi dal servizio, sono stati richiamati per cercare di dare manforte allo sparuto gruppo al lavoro, attese le voragini negli organici della polizia penitenziaria”.
Avvenire, 30 luglio 2024
I primi 80 apparecchi sono stati consegnati a giugno dal cardinale Zuppi a Rebibbia. Monsignor Baturi: la Chiesa esprime così con un semplice gesto la sua vicinanza. Nell’estate rovente che si sta attraversando, un gesto di solidarietà verso i detenuti delle carceri italiane. La Chiesa infatti, come annunciato a metà giugno il cardinale Matteo Zuppi con la visita a Rebibbia a cui furono destinati 80 apparecchi, ha disposto la donazione di 2.200 ventilatori per gli Istituti penitenziari sparsi nel Paese.
di Enrica Riera e Nello Trocchia
Il Domani, 30 luglio 2024
Il sottosegretario Andrea Delmastro ha annunciato la formazione di un nuovo corpo speciale per fronteggiare le rivolte in carcere e sedarle con le maniere forti. Sul modello dell’Eris francese, anche l’Italia avrà i suoi super poliziotti penitenziari. Per ora però c’è solo la dirigente. Non c’è solo il reintegro degli agenti sospesi per l’orrendo pestaggio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il governo per fronteggiare l’aumento delle rivolte ha pensato di istituire un nuovo corpo scelto sul modello francese. C’è solo un problema, i Rambo pensati dal sottosegretario, Andrea Delmastro Delle Vedove, e presentati in pompa magna, non hanno personale.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 30 luglio 2024
Due uomini travolti dalla tragedia dei figli assassini, costretti a una paternità sacrificale e a subire gli appetiti e il giudizio implacabile dell’opinione pubblica. Nicola Turetta come Francesco Di Nardo. Due padri colpiti da una tragedia, i quali si ritrovano ad avere tra le mani e nella propria vita un figlio o una figlia assassini e diventano a loro volta vittime del proprio amore incondizionato per coloro che hanno contribuito a far venire al mondo e che li conduce, forse loro malgrado, a una sorta di paternità sacrificale incompresa e dileggiata. Era successo oltre vent’anni fa a Francesco Di Nardo, un ingegnere di Novi Ligure, Piemonte ricco e tranquillo, che conduceva una vita di normalità in una villetta con la moglie e due figli, Erika di 16 anni e Gianluca di 11. Poi successe che la ragazzina fu presa da impazzimento, gelosia per il fratellino o chissà che altro, e con la complicità del fidanzatino coetaneo Omar sterminò la mamma e il piccolo Gianluca con 96 coltellate. Voleva uccidere anche il padre, ma questa era rimasta un’intenzione. Ma sarà proprio lui poi la salvezza della ragazza. Giorno dopo giorno è rimasto con la figlia assassina, non mancando mai una visita carceraria e chiedendosi sempre in che cosa lui stesso avesse sbagliato.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 30 luglio 2024
L’Aiga “condanna fortemente quanto accaduto” mentre l’avvocato Antonio Gagliano (Cnf) si chiede: “Perché non rispettare almeno il sentimento paterno e materno?”. Le conversazioni tra Filippo Turetta e i suoi genitori sono finite su tutte le televisioni e su tutti i giornali, sollevando, da più parti, una serie di interrogativi. Quale esigenza di informazione è stata soddisfatta nel riportare il contenuto dei dialoghi tra il giovane accusato dell’omicidio di Giulia Cecchetin e i suoi genitori, disperati per quanto commesso dal figlio e consci del fatto che non lo rivedranno per molto tempo? Nessuna. Eppure, l’informazione spesso si deve nutrire di parole o gesti che dovrebbero essere relegati solo ad una cerchia ristrettissima di persone.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 30 luglio 2024
Recitare il tarantiniano “Ezechiele 25:17” ai responsabili giudiziari e giornalistici della rivelazione delle parole di Turetta padre sarebbe un bel contrappasso. Ezechiele 25:17: “E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno…”. Senz’altro ricorderete il passo biblico mezzo apocrifo che Samuel L. Jackson, in “Pulp fiction” di Quentin Tarantino, declama solennemente un istante prima di sparare a qualche malcapitato. Ebbene, reciterei volentieri lo pseudo-Ezechiele per impallinare metaforicamente i responsabili giudiziari, giornalistici e instagrammatici dello sputtanamento del padre di Filippo Turetta, specie per aver costretto il poveruomo a una umiliante seppur comprensibile (ha già abbastanza guai) contrizione pubblica. Mi sembrerebbe tutto sommato un buon contrappasso, considerato che tutti costoro amministrano per le greggi dei fedeli un rito feroce, di una religione tanto più implacabile quanto meno sa di esser tale.
cosenzachannel.it, 30 luglio 2024
Luca Muglia, Garante regionale dei diritti dei detenuti, pubblica le Linee Guida per il mantenimento del legame familiare, garantendo diritti fondamentali e supporto alla genitorialità. L’adozione delle nuove Linee Guida per i diritti dei detenuti e dei loro figli minori segna un importante avanzamento nella tutela dei diritti umani all’interno del sistema penitenziario italiano. Queste raccomandazioni, promosse dal Garante regionale dei diritti delle persone detenute, Luca Muglia, mirano a garantire il mantenimento del legame affettivo tra genitori detenuti e i loro figli, assicurando al contempo il rispetto delle garanzie procedurali nei procedimenti giudiziari che coinvolgono la responsabilità genitoriale.
di Laura Natoli
La Nazione, 30 luglio 2024
La manifestazione della Camera penale di fronte al tribunale: “Necessario risvegliare la coscienza delle istituzioni”. Bugetti: “Nordio venga a vedere la situazione del carcere”. Una manifestazione, organizzata dalla Camera penale di Prato, per portare all’attenzione di tutti la situazione del carcere della Dogaia, e di tutte le carceri italiane, dopo l’ultima tragedia avvenuta sabato quando un detenuto, italiano di origine sinti di 27 anni, si è tolto la vita impiccandosi con le lenzuola nella sua cella. Inizialmente il presidio si doveva tenere di fronte alla Dogaia ma per motivi di ordine pubblico - il timore che all’interno del carcere potesse scoppiare un’altra rivolta - è stato chiesto agli avvocati di scegliere un altro posto. Gli avvocati si sono radunati dunque di fronte al tribunale. “Si tratta del 60esimo suicidio di questo 2024 e del quinto nel carcere di Prato - dicono dalla Camera penale - dopo che nei mesi scorsi avvocatura, personale di polizia penitenziaria, Uepe, insegnanti e personale medico avevano denunciato a gran voce le criticità del nostro penitenziario, che stanno rapidamente diventando insostenibili”. La manifestazione è stata organizzata sia “per rendere un ultimo saluto all’ennesima vita umana vittima (anche) della negligenza delle istituzioni sia per ‘risvegliarè le coscienze di tutti”.
di Paolo Nencioni
Il Tirreno, 30 luglio 2024
La morte del giovane detenuto è “una macchia indelebile per la nostra città”. Il giorno dopo, si muove la politica. “Il carcere di Prato attualmente non ha un direttore titolare. Non ha un comandante titolare. Ha una gravissima carenza di organico di polizia penitenziaria e si trova in una condizione di sovraffollamento”. Queste alcune frasi della lettera che la sindaca Ilaria Bugetti e il presidente del Consiglio comunale Lorenzo Tinagli hanno scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio in seguito al suicidio di un detenuto sabato scorso, 27 luglio, alla Dogaia, per chiedere un incontro urgente sul carcere pratese ed invitarlo a verificare di persona la gravità della situazione con l’obiettivo di adottare dei miglioramenti.
di Ilaria Carra, Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 30 luglio 2024
Il Garante Maisto: “Da due settimane ricevo varie missive da lì. Si parla di percosse e situazioni gravi, se sospetto un reato giro ai pm”. “Siamo sovraffollati, in condizioni che rasentano la disumanità”. La lettera dei reclusi del carcere bresciano di Canton Mombello, citata dal Presidente della Repubblica, non rimarrà un caso isolato. Su impulso del Garante dei detenuti di Milano Francesco Maisto, sia in città, sia in altri istituti penitenziari della regione, i volontari si muovono per raccogliere firme e testimonianze della vita dietro le sbarre, con l’obiettivo di mandare questo racconto collettivo della galera a Sergio Mattarella. Ma le missive intanto arrivano anche in procura. Ai magistrati milanesi è stata inviata, tra le altre, la segnalazione di un uomo rinchiuso a Opera: “Ci trattano come animali. Ieri sera hanno picchiato uno in venti con manganelli e asta di ferro”, le sue parole.
- Pescara. Protesta in carcere, i detenuti illustrano le criticità
- Roma. Il Partito Radicale denuncia in Procura il caso del piccolo “detenuto” a Rebibbia
- Volterra (Pi). Garante dei detenuti, arriva la nomina: è l’avvocato Ezio Menzione
- Bologna. Tra psicofarmaci, ferite e tablet la vita in carcere dei “cuori neri” minorenni
- Bologna. La seconda vita di Luigi. Il lavoro in cantiere fuori dalla Dozza: “Mi costruisco il futuro”









