di Domenico Quirico
La Stampa, 30 marzo 2024
Nel duello fra Occidente e Russia i valori passano in secondo piano e i golpisti sono riabilitati. L’obiettivo è fermare l’avanzata della Wagner mentre i migranti pagano il pizzo e muoiono. Ah! Il Sahelistan... dove tutto sembra dissolversi nella incandescenza immobile del deserto; e il vento che quando si leva sembra avere una follia di vendetta contro le cose; un lampo verde e azzurro, il fiume il Niger nella sua pigra corsa verso il mare, vitalità fremente che fa fronte all’oceano di sabbia giallo fino al delirio... E ancora jihadisti, colonnelli ambiziosi fino alla rivolta, presidenti corrotti, migranti e passeur, mercanti d’armi e cercatori d’oro, mercenari russi intrighi traffici golpe... Le giunte militari qui mettono una tassa sulle chiamate dei telefonini per finanziare la “lotta anticoloniale” e gli aspiranti migranti indigeni, troppo poveri perfino per pagare la traversata del deserto, scappano in piroga verso il Benin.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 29 marzo 2024
“Ogni giorno qui dentro è un venerdì di passione. Ci sarà la resurrezione?”. La domanda di un detenuto incontrato in questi giorni in carcere è un pugno nello stomaco. Conosciamo bene le condizioni di vita dei nostri penitenziari (e questo giornale se ne fa eco da tempo). Il numero dei suicidi - già ventotto quest’anno, l’ultimo solo due giorni fa nel carcere di Sassari-Bancari - è solo la punta di un gigantesco iceberg che parla di sovraffollamento, violenze, precarietà, scarse occasioni di lavoro e di studio. Per molti, per troppi, l’articolo 27 della Costituzione - in base al quale le pene devono tendere alla rieducazione del condannato - rimane un miraggio. C’è dunque più di un motivo per cedere alla disperazione.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 marzo 2024
Ieri mattina la Commissione Giustizia della Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge in materia di concessione della liberazione anticipata, presentata da Roberto Giachetti (Iv), ha svolto l’audizione di Rita Bernardini, presidente di “Nessuno Tocchi Caino”. “I dati forniti dal ministero della Giustizia ci dicono che siamo a quasi 61mila detenuti e i posti regolamentari effettivi sono poco più di 47mila, quindi abbiamo un sovraffollamento che è intorno al 128%”, ha detto l’ex parlamentare radicale. Ha aggiunto anche che “da uno studio di Nessuno tocchi Caino sui dati alla fine di dicembre dello scorso anno, emergeva già che sono almeno 106 gli istituti penitenziari con un sovraffollamento medio del 150%, e ci sono istituti che toccano o superano il 240% come il carcere di San Vittore”.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 29 marzo 2024
Il sovraffollamento non è l’unica motivazione per cui i tribunali riconoscono trattamenti disumani e degradanti negli istituti penitenziari. Anche sporcizia, umidità, servizi igienici inadeguati e ritardi nelle cure mediche violano i diritti dei detenuti. Lo scorso gennaio, un uomo che era stato detenuto a lungo nel carcere di Sollicciano a Firenze ha ricevuto uno sconto di pena di circa 300 giorni per il prolungato trattamento inumano e degradante da lui subito durante la detenzione. Aveva denunciato di essere stato recluso in celle invase da insetti, umidità e sporcizia. Non si tratta di un evento raro: nel 2022 - in attesa dei dati del 2023 - i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 4mila ricorsi, riconoscendo altrettanti sconti di pena (per chi era ancora in carcere) o ristori economici (per chi era già uscito). Nella maggior parte dei casi, però, il motivo del ricorso era l’assenza dello spazio minimo vitale di 3 metri quadrati a persona. Questa volta, invece, il riconoscimento del trattamento inumano e degradante si è basato su considerazioni che non riguardano solamente il sovraffollamento.
di Natalia Distefano
Corriere della Sera, 29 marzo 2024
Ieri in Senato, sui social pubblicata la foto dell’aula deserta. La denuncia via “X” del senatore Filippo Sensi (Pd): “Non voglio gettare discredito sull’istituzione ma va registrata la mancata partecipazione a un’interrogazione su un tema urgente come la situazione delle carceri”. Il colpo d’occhio è disarmante: l’Aula del Senato - con le poltrone vuote - che somiglia a un “deserto rosso. Quasi fosse una foto istituzionale, di quelle da brochure o da libro di scuola. Invece lo scatto è di ieri mattina, 28 marzo, mentre a Palazzo Madama era in corso un’interrogazione della vicepresidente dem del Senato Anna Rossomando.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 29 marzo 2024
È condivisibile lo sdegno per i ferri ai polsi di Ilaria Salis ed è condivisibile la protesta contro il regime ungherese, tronfio nello sbattere in faccia al mondo quelle immagini di gratuito maltrattamento. Forse è da condividere con meno convinzione il tono indignato che insiste sull’italianità di quell’indagata, come se reclamare il rispetto di minimi criteri di decenza di un sistema giudiziario dipendesse dalla nazionalità di chi vi è sottoposto. Ma ammettiamo pure che queste siano trascurabili sottigliezze. Non è invece una sottigliezza, e non è trascurabile, il fatto che l’Italia ha in realtà molto poco da insegnare agli altri in questa materia.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 29 marzo 2024
Sovraffollamento, suicidi, condizioni degradanti. Per la Corte europea dei diritti dell’uomo e per il Consiglio d’Europa, le prigioni italiane sono più incivili di quelle in Ungheria. Condanne e statistiche impietose. Per paradosso, a Ilaria Salis converrebbe restare in Ungheria ad affrontare il processo. Lì la trattano meglio. A suggerirlo sono i numeri impietosi relativi alle condanne ricevute dall’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) per le condizioni delle carceri e la violazione di alcuni diritti umani basilari, così come le statistiche del Consiglio d’Europa sulla situazione disastrosa del nostro sistema penitenziario. Partiamo dalla Cedu: da quando la Corte è stata istituita, nel 1959, fino al 2021 l’Italia è il terzo paese ad aver ricevuto più condanne (2.466), dopo Turchia e Russia. L’Ungheria ne ha ricevute 614. L’Italia è stata condannata 9 volte per tortura (l’Ungheria mai), 297 volte per violazione del diritto al giusto processo (21 l’Ungheria), 33 volte per trattamento inumano e degradante (38 l’Ungheria), addirittura 1.203 volte per la durata eccessiva dei processi (344 l’Ungheria).
di Fabrizio Caccia
Corriere della Sera, 29 marzo 2024
Le “valutazioni” su un’eventuale mobilitazione dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, contro i test psicoattitudinali introdotti dal governo (entreranno in vigore nel 2026) saranno al centro del prossimo Comitato direttivo centrale dell’Anm, in programma sabato 6 e domenica 7 aprile a Roma. Al termine delle “valutazioni”, potrebbe essere indetto uno sciopero. La polemica da giorni è rovente: “Un provvedimento sfregiante - attacca Salvatore Casciaro, segretario generale dell’Anm - perché dà un messaggio ai cittadini secondo cui i magistrati hanno bisogno di essere controllati psichicamente”. Non solo. Casciaro lo definisce “un provvedimento anche demagogico perché i magistrati vengono controllati sotto il piano dell’equilibrio lungo tutto l’arco della carriera. E infine è pure di dubbia costituzionalità”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 marzo 2024
Ieri le audizioni in commissione Giustizia alla Camera: l’Anm ancora contro l’abolizione dell’abuso d’ufficio, critico pure Cantone. Il Ddl Nordio, quello che in primis prevede l’abolizione dell’abuso di ufficio, dovrebbe arrivare in Aula ad aprile per l’approvazione finale in seconda lettura: questa la time-line prospettata dalla Commissione Giustizia della Camera, ieri presieduta dal forzista Pietro Pittalis, dove si sono svolte ben diciannove audizioni. Otto delle persone ascoltate erano tra i trentaquattro già auditi nella medesima commissione di Palazzo Madama: da qui erano arrivate le critiche del responsabile giustizia Enrico Costa che punta all’accelerazione del via libera alla legge. Ora i gruppi avranno tempo fino alle 15 di mercoledì 10 aprile per presentare emendamenti. Complessivamente può dirsi che numerose sono state le critiche al ddl che porta il nome del Ministro della Giustizia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 29 marzo 2024
La Corte boccia la rimozione automatica dei magistrati per una condanna penale. Bene così: e i politici? La condanna penale non basta, da sola, a distruggere una carriera. Si può riassumere così la sentenza depositata dalla Corte costituzionale, che, giustamente, considera eccessivo l’automatismo che porta alla rimozione di un magistrato per una condanna con pena non sospesa, senza valutare la proporzionalità della sanzione rispetto al reato commesso e spogliando della propria discrezionalità l’organo disciplinare.
- Intercettazioni consentite per non più di 45 giorni: il limite proposto coincide con i dati degli Usa
- Nordio: “Test sui magistrati per verificare l’attitudine a certe funzioni”
- Bruti Liberati: “I test psicologici alle toghe sono inutili e il governo lo sa. Ma Gratteri sbaglia”
- Gratteri: “Sulla giustizia stiamo diventando come l’Africa del Nord”
- Costa: “La politica utilizza la giustizia per fini elettorali”











