di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 29 marzo 2024
Forse era difficile aspettarsi di meglio, sicuramente peggio di così l’udienza di ieri nel tribunale di Budapest per Ilaria Salis non poteva andare. Per lei che trascinata in catene davanti ai suoi giudici, ai familiari, agli amici e ai parlamentari venuti dall’Italia, è tornata rapidamente in carcere e ci dovrà restare, essendogli stata negata la possibilità di scontare la detenzione ai domiciliari. Ma non solo per lei, visto che l’ordine giudiziario ungherese e il suo governo - ormai impossibili da tenere distinti - hanno approfittato dell’occasione per esercitare una prova di forza nei confronti del governo italiano e della sua opinione pubblica.
di Donatella Stasio
La Stampa, 29 marzo 2024
“Beato un popolo che non ha bisogno di eroi” diceva Bertold Brecht. E certo non si può dire questo dell’Ungheria di Viktor Orban che continua a tenere Ilaria Salis in catene, ne umilia la dignità davanti al mondo intero, calpesta la presunzione di innocenza e, per quanto grave possa essere il reato contestatole, chiude ogni varco a un processo giusto e non politico. Beato il paese che non ha bisogno di atti di eroismo per dar corpo ai valori fondanti dell’Unione europea di cui fa parte - libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, rispetto della dignità e dei diritti umani - perché ha istituzioni di garanzia forti e indipendenti. E infine, beato il paese che non inganna i suoi cittadini, come fa il governo di Orban, sulla reale indipendenza dei giudici, così come beato è il paese che non finge di credere a quegli inganni per calcolo politico, come purtroppo ha fatto finora il governo di Giorgia Meloni.
di Simone Alliva
L’Espresso, 29 marzo 2024
Il lenzuolo sparito, gli abiti macchiati di sangue, la dinamica. L’indagine su Daniel Radosavljevic, il ventenne italiano trovato impiccato nel carcere francese di Grasse, è chiusa. Ma niente torna. Contraddizioni, misteri, anomalie, orrori. A distanza di un anno la morte di Daniel Radosavljevic, il cittadino italiano di 20 anni trovato impiccato nel carcere francese di Grasse, in Costa Azzurra, è un pozzo senza fondo. Ora l’indagine francese è stata chiusa e racconta una storia dove nulla torna al suo posto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 marzo 2024
L’ultimo a Torino, ma sono tanti i casi come quello di Valerio Guerrieri, impiccatosi a Regina Coeli mentre attendeva di andare in una Residenza. Situazione che è stata affrontata già dalla Corte Europea e dalla Consulta. Il ventisettesimo suicidio, giunto al terzo mese dell’anno, riaccende i fari sul dramma delle persone in lista d’attesa, quelle recluse illegalmente in carcere, in attesa di essere trasferite presso le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Alvaro Nunez Sanchez, un 31enne ecuadoriano detenuto dall’estate scorsa nel carcere di Torino per tentato omicidio del padre, era in attesa di essere ospitato presso le strutture. È già accaduto che un ragazzo, trattenuto illegalmente in carcere, si sia suicidato. Pensiamo al caso di Valerio Guerrieri, impiccatosi il 24 febbraio del 2018 - a soli 22 anni - nella cella di Regina Coeli.
di Lorenzo Montanaro
Famiglia Cristiana, 28 marzo 2024
Le riflessioni di Alessio Scandurra dell’associazione Antigone dopo il suicidio a Torino del 31enne Alvaro Nuñez Sanchez: “Se il carcere diventa una specie di “deposito di esseri umani”, in cui tutti stanno rinchiusi in pochi metri, anche i comportamenti che dovrebbero allarmare passano inosservati”. Si chiamava Alvaro Nuñez Sanchez. Aveva 31 anni ed era originario dell’Ecuador. Si è tolto la vita nel carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, impiccandosi con un lenzuolo. Aveva gravi patologie psichiatriche. E non avrebbe dovuto trovarsi lì. Dichiarato non in grado di intendere e di volere, era in attesa di essere trasferito in una Rems (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Ma le liste d’attesa interminabili rendevano difficile immaginare il futuro. E a un certo punto la disperazione ha prevalso. Quello del giovane ecuadoriano è il 27esimo caso di suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno.
di Enrica Riera
Il Domani, 28 marzo 2024
Non più prigionieri ma pazienti. Viaggio nelle due Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza di Subiaco, nel Lazio. Dove il percorso di “rinascita” degli autori di reato con disturbi mentali è sostenuto da un’équipe di operatori specializzati. Ma potrebbe bloccarsi a causa di liste d’attesa troppo lunghe, scelte discrezionali da parte della sanità privata e ricoveri impropri. Senza parlare dei pregiudizi, che ancora esistono verso chi è in attesa della libertà.
di Angela Stella
L’Unità, 28 marzo 2024
Dai suicidi al diritto all’affettività dei detenuti, nulla di nuovo: al question time toni drammatici e dichiarazioni d’intenti. Impegni concreti zero. Chi si aspettava grandi novità dalle risposte del Ministro della Giustizia Carlo Nordio ieri al Question Time alla Camera rimarrà deluso. Partiamo da un tema molto caro a questo giornale, quello delle carceri. Azione, giunti al 27esimo suicidio negli istituti di pena (l’ultimo ieri a Sassari), lo ha interrogato su quali iniziative urgenti intenda adottare per combattere il fenomeno. L’ex magistrato ha ripetuto come sempre: “è un fardello di dolore, che si è sedimentato negli anni. Non è facile porre un rimedio rapido a un fenomeno sedimentato però stiamo portando avanti molteplici attività per garantire un maggiore innalzamento dei livelli di presidi. Si è avviato un percorso nazionale di intervento continuo, attraverso questo Dipartimento, i provveditorati e gli istituti penitenziari. Sono tutti organismi coinvolti in una prospettiva di rete nella prevenzione di questi eventi drammatici”.
varesenews.it, 28 marzo 2024
Gadda (Iv): “Belle parole, ma i fatti? I Consigli d’aiuto sociale sono rimasti sulla carta”. Il vice-presidente del gruppo di Italia Viva alla Camera: “È un peccato che non si vogliano trovare soluzioni serie e risorse ben finalizzate”. “Sono anche apprezzabili le parole e la sensibilità del ministro Nordio sulla necessità di migliorare la condizione nelle carceri e ridurre la recidiva, ma sulle misure necessarie da mettere in campo mancano i fatti e i risultati”. Lo ha detto Maria Chiara Gadda, vice-presidente del gruppo di Italia Viva alla Camera, nel corso del question time con il ministro della Giustizia Nordio.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 marzo 2024
Il piano del guardasigilli: “Dopo la separazione delle carriere serviranno anche due Csm”. Ma c’è lo scoglio referendum. Il governo accelera sulla giustizia. E punta sulla separazione delle carriere con sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura: ci sarà un Consiglio per la magistratura giudicante e un altro per l’inquirente. Ciò che era stato deciso in una riunione a palazzo Chigi di qualche giorno fa, è stato ribadito solennemente dal ministro Carlo Nordio ieri in Parlamento. “Il testo di riforma sarà presentato con ragionevole probabilità e quasi certezza entro il mese di aprile o al massimo di maggio”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 28 marzo 2024
Il Ministro della Giustizia parla a tutto campo rispondendo alla Camera a sei interrogazioni. Separazione delle carriere dei magistrati ad aprile, “al massimo a maggio”; “rimessa a punto” della legge Severino dopo la rimodulazione del traffico di influenze, e interventi a tutto campo per rendere meno gravose le condizioni dei detenuti: dagli interventi di prevenzione contro i suicidi, agli spazi per l’affettività in carcere ma anche percorsi per facilitare la ricerca di un lavoro e la formazione: sono 39 i detenuti laureati nell’anno. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio parla a tutto campo alla Camera rispondendo a sei interrogazioni.
- Test, pagelle e carcere: la giustizia e le riforme del “vorrei ma non oso”
- “La legge Severino va rimessa a punto. I suicidi in carcere? Un fardello”
- Nordio valuta ancora modifiche sui test psicoattitudinali ai magistrati
- Perdere il potere totale sui concorsi, il vero “terrore” delle toghe
- Test ai magistrati, la battaglia ora si sposta al Csm











