di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 24 luglio 2024
Viaggio nel carcere di Milano, il peggiore d’Italia, dove la popolazione è di giovanissimi, soprattutto stranieri con dipendenze e disturbi. Fanny Gerli ha 61 anni e dal 2018 entra a San Vittore per l’associazione Naga. Il suo turno è appena finito: “Sono sempre più giovani, sempre più poveri. Vivono in celle roventi, lo spazio è poco, se sono fortunati hanno due sedie. Le attese sono infinite, vuote, il tempo non passa mai e agosto sarà peggio. Molti hanno disturbi psichiatrici. Le famiglie sono lontane, nessuno sa che esistono. Non hanno voce e la rabbia cresce. Il carcere diventa una discarica sociale perché fuori non c’è niente per aiutarli”.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 24 luglio 2024
La denuncia della Camera penale dopo il suicidio alla Dozza di Lulzim Musta, il detenuto albanese con problemi di salute mentale. “La solidarietà non basta più, è necessario che ognuno faccia la sua parte e si assuma le sue responsabilità”. Il direttivo e l’osservatorio “diritti umani” della Camera penale, chiamano tutti alle proprie responsabilità dopo il suicidio alla Dozza di Lulzim Musta, il detenuto albanese con problemi di salute mentale che domenica mattina si è tolto la vita impiccandosi in cella. Un richiamo forte, alla luce di un fenomeno ormai fuori controllo a Bologna, come in altri istituti italiani. Ci sono i due morti dall’inizio dell’anno alla Dozza, ma ci sono anche i tentati suicidi, gli atti di autolesionismo e le aggressioni, tra detenuti e il personale: “Ecco perché la solidarietà non basta più”. Parole che fanno il paio con quelle del garante per i diritti dei detenuti, Antonio Ianniello, secondo cui a Bologna “il sovraffollamento si mischia in modo perverso con l’inadeguatezza degli spazi”.
di Pietro Mecarozzi
La Nazione, 24 luglio 2024
Una sanzione di oltre 25mila euro. Il passaggio degli atti alla procura di Firenze, che aprirà un’inchiesta per i reati contestatigli in quanto datore di lavoro. E poi la scadenza: 90 giorni per sistemare tutto ciò che non va nel carcere di Sollicciano. È il verbale di prescrizione, compilato dagli ispettori - inviati dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) - dopo che hanno riscontrato contravvenzioni a leggi per l’igiene o sicurezza sul posto di lavoro (in questo caso il penitenziario fiorentino), alla direttrice Antonella Tuoni. Un atto che pesa come un macigno, frutto delle due visite che gli ispettori del Dap hanno fatto a metà giugno e a inizio luglio.
di Beatrice Tominic
fanpage.it, 24 luglio 2024
Giudizio immediato per il ventenne accusato di aver strangolato il compagno di cella, Alessandro Salvaggio, lo scorso dicembre. Giudizio immediato per Krasmir Tsvetkov, accusato di aver strangolato il compagno di cella, Alessandro Salvaggio, all’interno del carcere Mammagialla di Viterbo. È quanto emerso ieri, lunedì 22 luglio 2024. La gip Rita Gialoni del Tribunale di Viterboha accolto la richiesta di giudizio immediato arrivata dal pm Massimiliano Siddi. La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 28 ottobre, alla Corte d’Assise di Viterbo. A difendere la famiglia, che si costituirà parte civile nel corso del processo, l’avvocato Giacomo Pillitteri, che già seguiva Salvaggio stesso mentre era detenuto.
di Rosella Formenti
Il Giorno, 24 luglio 2024
Confindustria Varese e le parti sociali firmano protocolli per l’inserimento lavorativo di richiedenti asilo e detenuti, sottolineando l’importanza delle imprese nel contrastare l’emarginazione. Firmati da Confindustria e dalle altre parti sociali varesine due protocolli per favorire l’inserimento socio-lavorativo dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e per promuovere e sostenere il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, ex detenute e in esecuzione penale esterna. “Le imprese hanno un ruolo fondamentale nel fare da argine alle ancora troppe forme di emarginazione che frenano il vero progresso di cui abbiamo bisogno - ha detto il presidente di Confindustria Varese, Roberto Grassi -. È con questa convinzione che firmiamo i due protocolli d’intesa fortemente voluti dal prefetto Salvatore Pasquariello per favorire l’inserimento socio lavorativo dei richiedenti asilo, da una parte, e dei detenuti, degli ex carcerati e delle persone in semi-libertà, dall’altra. Fronti di impegno che già coinvolgono punte avanzate e particolarmente sensibili della nostra imprenditoria che dobbiamo, però, ereggere a regola e non più a eccezione positiva. Favorire la collaborazione tra imprese, divulgare le iniziative, orientare i percorsi formativi, diffondere le migliori prassi per dare vita a una contaminazione tra aziende, favorire occasioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro: queste le attività che porteremo avanti insieme alle altre parti sociali, alle istituzioni e agli enti del terzo settore”. Ha commentato Stefania Filetti, segretario generale Cgil Varese: “In entrambi i protocolli, al centro ci sono persone con le loro fragilità; nel caso dei detenuti, è necessario dare loro una seconda possibilità, un’occupazione di qualità. Nel caso di coloro che fuggono da Paesi in guerra o in difficoltà, abbiamo il dovere di accoglierli, garantire loro una formazione, dare loro un lavoro positivo”.
di Paolo Carelli
Il Domani, 24 luglio 2024
La serie Netflix “Il caso Yara - Oltre ogni ragionevole dubbio” è l’ultimo esempio del filone true crime, storie di delitti che hanno attraversato le biografie di una nazione riproposte in forma serializzata. Funzionano perché alimentano in noi un meccanismo profondo. Un documentario per riannodare i fili di una vicenda inquietante e dolorosa o il tentativo di instillare nello spettatore più di un dubbio sull’esito giudiziario? Un prodotto d’inchiesta per fare memoria (la ricostruzione di un fatto di cronaca nera della storia recente italiana) oppure orientato a modificare la percezione dell’opinione pubblica?
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2024
Chiuse le indagini sulla catena dei soccorsi: i magistrati di Crotone mettono sotto accusa sei uomini della Guardia costiera e di finanza per il naufragio di almeno 98 migranti sulla costa calabrese. Morti evitabili. Con un po’ di accortezza, la strage di Cutro non sarebbe mai stata raccontata, semplicemente non sarebbe avvenuta. È questa la conclusione a cui è giunta la procura di Crotone, che ha chiuso le indagini sulla catena dei soccorsi dello sbarco del 26 febbraio 2023, quando l’impatto della “Summer Love” contro una secca a pochi passi dalla riva costò la vita ad almeno 98 migranti, molti dei quali giacciono ancora sul fondo del mare. Per il pm Pasquale Festa e il procuratore Giuseppe Capoccia, i sei indagati avevano “tutti e indistintamente il prioritario, fondamentale e ineludibile obbligo di salvaguardare la vita in mare”. Con la Guardia di Finanza che aveva l’obbligo di comunicare (e la Capitaneria di Porto di acquisire) “tutte le informazioni idonee ad incidere sulla valutazione dello scenario operativo”. Cosa che non è avvenuta, causando una delle peggiori stragi che il Mediterraneo ricordi. L’accusa è pesantissima: naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. A finire sul registro degli indagati G. G., capo turno della sala operativa del Comando provinciale della Guardia di Finanza e del Roan di Vibo Valentia: A. L., comandante del Roan di Vibo Valentia, che aveva il compito di monitorare ed intercettare il “Summer Love” e il potere di avocare le operazioni; A. L., ufficiale in comando tattico e controllo tattico presso il Roan di Vibo Valentia; N. V., comandante del Gruppo aeronavale di Taranto, deputato a impartire ordini al pattugliatore Barbarisi, dislocato sul territorio di Crotone; F. P., ufficiale di ispezione in servizio presso il Comando generale delle Capitanerie di Porto a Roma e N. N., ufficiale di ispezione in servizio la notte tra il 25.02.2022 e il 26.02.2023 al Comando generale di Reggio Calabria.
di Enrico Varrecchione
linkiesta.it, 24 luglio 2024
In Norvegia, il tasso di recidiva dei detenuti è significativamente più basso rispetto all’Italia. Era già passata la mezzanotte che separava l’undici e il dodici luglio, quando la rivolta nel carcere di Trieste si era placata. Dopo il caos, le coperte incendiate dai detenuti e il gas lacrimogeno adoperato dalla polizia, rimaneva un quarantottenne a terra nella propria cella. Overdose di metadone. La storia ricorda i numerosi episodi di rivolta nelle carceri a ridosso dell’emergenza Covid, con tredici vittime e settantadue casi di evasione.
di Glauco Giostra
Il Domani, 23 luglio 2024
Non esistono interventi risolutivi, ma quando ci si rifiuta di incrementare la prevista riduzione di pena per i condannati meritevoli, impedendo anche a questo refolo di speranza di insinuarsi nell’aria stagnante e marcia dei penitenziari, si resta increduli. È almeno dall’inizio di questo millennio che la situazione carceraria italiana è indegna di un paese civile. L’attuale governo è riuscito nell’ardua impresa di peggiorarla. Ma quel che più risulta inaccettabile è la sordità etica e politica rispetto all’incessante grido di sconforto, di solitudine e di paura che proviene da quel mondo socialmente rimosso; rispetto a quei commoventi, disperati tentativi di restituire umanità e dignità alla propria vita, togliendosela.
di Carlo Fusi
La Ragione, 23 luglio 2024
In Italia è in atto una carneficina tanto plateale quanto intollerabile. È quella dei suicidi in carcere. Quest’anno finora ce ne sono stati 58, uno ogni tre giorni. Vanno aggiunte sei guardie carcerarie che si sono tolte la vita: una al mese, vittime di un circuito tremendo e crudele, esistenze sacrificate sull’altare della pena di chi custodisce e di chi è custodito. à un massacro che promette di non arrestarsi e che si nutre di spietatezza soprattutto adesso, in estate, quando il caldo rende la detenzione una abominevole tortura: secondo il Garante dei detenuti, il sovraffollamento carcerario ha raggiunto il 130%. Cifre, aride e agghiaccianti. Che però, per quanto appaia inverosimile, non sono l’elemento più grave. Che è un altro: l’indifferenza.
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