di Marco Molino
Corriere del Mezzogiorno, 24 marzo 2024
Come è noto Nisida è altrove ed è un carcere minorile vero e proprio, temo che questo non venga ben percepito dai ragazzi. “Nisida non è Mare Fuori. La detenzione è sofferenza ed isolamento, non è quella mitizzata da una fiction”. Laura Patrizia Cagnazzo, preside dell’Istituto comprensivo De Curtis-Ungaretti di Ercolano, non usa la diplomazia per denunciare il rischio che le fiction possano proporre ai ragazzi realtà che “non sono la normalità”.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 24 marzo 2024
L’allarme: in Europa nove milioni di adolescenti convivono con la difficoltà mentale. Bisogna dare risposte e agire in fretta. Ma se quella che stiamo vivendo fosse la più invisibile, la più impalpabile delle pandemie, quella dell’infelicità? Non prende i polmoni, ma impedisce spesso di respirare, stringe il cuore, accelera il battito, spegne gli occhi. Non è solo un’impressione, peraltro assai vivida, ma sono i dati delle analisi e delle grida inascoltate d’allarme di psicologi, psichiatri, neuropsichiatri di tutto il mondo. È passata in totale indifferenza - vuoi mettere con i turbamenti dei sequestrati del Grande fratello Vip? - la notizia che in Europa si contano nove milioni di adolescenti con forme di problemi della salute mentale, segnati da depressione, ansia, disturbi comportamentali, a cominciare da quelli alimentari. O che il suicidio è divenuta in questi anni la principale causa di morte tra i 15 e i 19 anni.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 24 marzo 2024
Crescono i suicidi fra i giovani, la psicoterapeuta Chiara Gatti si occupa delle famiglie. Un testo sul “metodo Emdr” per riparare l’esistenza. Il ruolo della comunità educante. Non esiste un nome per indicare un genitore che perde un figlio. Esiste solo un dolore devastante. Se poi quel figlio si è tolto la vita, il dolore diventa ancora più insopportabile perché si unisce a domande, sensi di colpa, sentimenti che opprimono e stravolgono mente e corpo. Chiara Gatti, psicologa e psicoterapeuta, dal 2017 segue questi genitori in un percorso di ripresa della propria esistenza e le richieste di aiuto che le arrivano da tutta Italia sono sempre di più: il suicidio è la seconda causa di morte per i giovani fra i 12 e i 34 anni, dopo gli incidenti stradali (a loro volta spesso legati a condotte a rischio tenute per rispondere ad un disagio intimo e incomunicabile). Allarmanti dati scientifici hanno evidenziato un aumento dei tentativi anche fra pre-adolescenti e secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel mondo si toglie la vita una persona ogni 40 secondi.
Il Manifesto, 24 marzo 2024
Il governo accelera nel progetto di trasferire in Albania i migranti salvati in acque internazionali e questo nonostante la Corte di giustizia europea non si sia ancora pronunciata. Il 21 marzo scorso la prefettura di Roma ha infatti pubblicato il bando per la costruzione di due hotspot e un centro di permanenza nel Paese delle Aquile, strutture che dovranno essere pronte entro il 20 maggio e per le quali è prevista una spesa iniziale di 34 milioni di euro all’anno.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 24 marzo 2024
Sulla statale per Udine l’ex caserma è divisa in due. Una rinchiude i drammi del Cpr, con le fughe continue e i tentativi di suicidio a volte riusciti dei circa 80 detenuti disperati in attesa di rimpatrio. A fianco le speranze dei circa 700 ospiti del Cara, centro accoglienza per richiedenti asilo, dove si esce e si gira fino alle 21. Ma girano anche in infradito di inverno, estranei al luogo che li ospita. E chi non riesce a trovare posto, nonostante l’appuntamento per il colloquio, attende davanti alla parrocchia dove con 60 volontari don Gilberto Dudine ha aperto un dormitorio per i mesi freddi. Sono pachistani, bangladesci, siriani in arrivo dalla rotta balcanica.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 24 marzo 2024
Trovarsi improvvisamente agli arresti in un Paese straniero e non sapere cosa fare, chi chiamare, come farsi capire. Sono oltre 2 mila i nostri connazionali in questa situazione e, tra questi, più della metà non ha ancora ricevuto una condanna. Di questo si è discusso giovedì 21 marzo nella Sala Caduti di Nassirya del Senato durante la presentazione del libro Prigionieri dimenticati scritto da Katia Anedda, presidente dell’Associazioe Prigionieri del silenzio, e dal giornalista Federico Vespa. A testimoniare la situazione drammatica in cui ci si viene a trovare ci sono Claudia Crimi, fidanzata di Filippo Mosca che da 11 mesi è in carcere in Romania, e Pietro Cammalleri, fratello di Luca, arrestato insieme a Filippo con la stessa accusa di traffico di droga.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 24 marzo 2024
L’Era della Crisi. Ci siamo dentro mani e piedi. È complicato in queste ore sfuggire alla sensazione che stia andando tutto in pezzi. Siamo di fronte al disfacimento. E lo affrontiamo fischiettando. O, peggio, scommettendo su un bellicismo primitivo, una reattività medievale e nichilista che sembra rinnegare alla radice il senso stesso di un’Europa fondata sull’umanesimo e sulla difesa della pace.
di Carlo Tecce
L’Espresso, 24 marzo 2024
All’esercito di Kiev non arrivano soltanto vecchi carri armati e potenti missili regalati dalle Forza Armate, ma anche materiale bellico (soprattutto munizioni) acquistato da fabbriche che operano nel nostro Paese. Tra dilemmi giuridici e grosse commesse nell’Europa dell’Est. Il mondo veste armi made in Italy. Le guerre hanno piegato ogni ritrosia geopolitica, cavillo normativo, titubanza etica. Il mercato è in fermento, le apprezza, le prenota, le baratta, ne fa incetta. Quando le armi della politica tacciono, vale soltanto la politica delle armi. Per le relazioni con Ucraina, Israele, Ungheria, Azerbaigian, Arabia Saudita. Ovunque. Con chiunque. Spesso con forzature normative. Questo racconta l’inchiesta esclusiva de L’Espresso basata su documenti riservati e fonti istituzionali. Ecco la prima puntata in versione estesa. Sul numero da oggi in edicola e sull’app l’intero servizio
di Antonella Mariani
Avvenire, 24 marzo 2024
Novecento giorni senza scuola. Il 20 marzo le porte delle aule si sono riaperte per i bambini, le bambine e per i ragazzi. Non per le ragazze, escluse dalle aule per il terzo anno consecutivo. Triste inizio dell’anno solare afghano, per loro, nel Paese più triste del mondo, come ha decretato proprio mercoledì, nella Giornata internazionale della felicità, il Wellbeing Research Centre dell’Università di Oxford. Il bando all’istruzione femminile dopo i 12 anni, unico caso al mondo, è stato tra i primi decisi dall’Emirato islamico dopo il ritorno al potere dei taleban, nell’agosto del 2021. Poi è stato uno stillicidio di oltre 50 decreti - nessuno dei quali ritirato - che uno dopo l’altro hanno picconato la libertà e la dignità delle donne: vietato frequentare i corsi universitari, vietato praticare sport, vietato entrare in bagni pubblici, musei, palestre, parchi o saloni di bellezza, vietato lavorare fuori casa e per le organizzazioni non governative straniere, vietato viaggiare se non con un parente stretto, vietato mostrarsi in pubblico senza il burqa… Il risultato è un apartheid di genere senza precedenti, che genera nelle ragazze ansia e frustrazione, senso di ingiustizia e depressione. Se le più piccole hanno ancora una speranza, seppur lieve, di potere in futuro tornare in classe, le più grandi vedono sfuggire, anno dopo anno, ogni prospettiva non solo di emancipazione e di indipendenza, ma di crescita. Gli osservatori assistono impotenti a un aumento di suicidi giovanili, di matrimoni e di parti precoci. Si tratta di un dramma che colpisce un’intera generazione, ma anche di una grave ipoteca sul futuro del Paese, privato non solo oggi ma per i decenni a venire di metà delle sue risorse intellettuali e professionali. Se il bando all’istruzione secondaria e universitaria femminile durerà ancora a lungo, si creerà un fossato difficilmente recuperabile, se non con il rapido ritorno in patria degli esuli, appartenenti all’ex élite afghana istruita e produttiva del Paese nel ventennio dell’occupazione occidentale.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 23 marzo 2024
Il 17 maggio un’intera giornata, promossa da Ristretti Orizzonti, per discutere di un argomento recentemente ravvivato da una sentenza della Corte Costituzionale. Testimonianze e storie. Ornella Favero e la redazione di Ristretti Orizzonti, con la direzione della Casa di Reclusione di Padova, hanno promosso per l’intera giornata del 17 maggio prossimo un incontro dal titolo “Io non so parlar d’amore”. Il tema è quello ormai antico degli affetti e del sesso in carcere, un fuoco esausto sotto le ceneri, ora ravvivato dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha reagito alla “desertificazione affettiva” e spiegato che i colloqui intimi, in spazi che somiglino quanto più è possibile alla vita all’esterno, non hanno bisogno di aspettare nuove leggi. Una sentenza che “potrebbe essere rivoluzionaria”, se solo venisse rispettata e realizzata.
- Il Paese della pena senza condanna. Quando l’eccezione diventa regola
- Custodia cautelare in carcere. Il coraggio di scelte radicali
- Altro che rieducazione, il carcere serve a soddisfare la sete di vendetta
- Il tempo è finito, i suicidi continuano e la politica che fa?
- “Fermiamo lo scempio, stiamo rubando il futuro a creature fragili e innocenti”











