di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 23 marzo 2024
La novità inserita nella riforma dell’ordinamento lunedì al varo del governo apre un altro fronte di scontro alla vigilia della presentazione del Ddl sulla separazione delle carriere. Per i futuri magistrati obbligo di sottoporsi a un test psicoattitudinale. Alla fine, dopo lunga e tormentata riflessione, la novità è stata inserita nella riforma dell’ordinamento giudiziario che lunedì sarà all’esame del consiglio dei ministri. Si apre così un altro fronte di scontro con la magistratura alla vigilia oltretutto della annunciata presentazione, tra pochi giorni, del disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere. Alla valutazione del Governo della Giustizia si era rimesso il Parlamento, con un duplice e identico parere di Camera e Senato.
di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 23 marzo 2024
L’altro giorno una 55enne si è uccisa inalando gas nella cella. “Abbiamo potuto constatare le condizioni non dignitose in cui si trovano a vivere oltre 850 detenuti, su una capienza regolamentare di 500 posti, condizioni che spesso coinvolgono soggetti affetti da patologie psichiatriche e tossicodipendenti. Centinaia di esseri umani senza speranza di una vita migliore né dentro né fuori dal carcere”. Esordisce così la lettera appello che il Consiglio dell’Ordine degli avvocati bolognesi, a firma del suo presidente Flavio Peccenini, invia al ministro della Giustizia, ai vertici degli uffici giudiziari bolognesi, a sindaco e governatore, il giorno dopo il suicidio alla Dozza di una donna di 55 anni.
di Dario Crippa
Il Giorno, 23 marzo 2024
Jordan Baby aveva denunciato di essere stato violentato. Fatta l’autopsia. Il padre: “L’ultima volta che ho visto mio figlio era felice, voleva tornare libero”. E si commuove al ricordo di una guardia: “Mi disse che era un bravo ragazzo”. Una cerimonia ibrida, davanti alla chiesa di Bernareggio. Con un prete a benedire la salma e uno spazio per lasciar dire qualcosa ai suoi amici trapper.
di Sarah Martinenghi
La Repubblica, 23 marzo 2024
Nel 2018 diversi casi vennero portati all’attenzione del Garante dei detenuti, che presentò l’esposto da cui è nato il maxi processo che ha contestato il reato di tortura ad alcuni agenti della penitenziaria. “Clima pesante”, “fenomeni allarmanti”, “tensioni”. Erano di questo tenore le prime segnalazioni sulla situazione nel carcere di Torino che, nel settembre del 2018, arrivarono al Garante nazionale dei diritti dei detenuti. I controlli svolti dall’ufficio, guidato all’epoca da Mauro Palma, sfociarono nella presentazione di un esposto che contribuì a dare vita a un maxi-processo per presunti casi di tortura su detenuti, contestati dal pm Francesco Pelosi, commessi da agenti di Polizia penitenziaria.
lanuovacalabria.it, 23 marzo 2024
Abbiamo chiesto al Garante dei diritti dei detenuti del comune di Catanzaro, Luciano Giacobbe, di aprirci una finestra sul grave fenomeno dei suicidi nelle carceri italiane e di parlarci delle problematiche e criticità riscontrate dall’osservazione diretta dei luoghi di detenzione locali e della vita intramuraria dei detenuti. Il Garante Luciano Giacobbe evidenzia che il fenomeno dei suicidi fa emergere le tante criticità e problematiche del nostro sistema penale e carcerario e denota, a riguardo, il fallimento della politica italiana, sempre più distante dalla realtà in cui vivono giornalmente i detenuti all’interno degli istituti penitenziari ove la percentuale più alta della popolazione carceraria è rappresentata da poveri, tossicodipendenti, extracomunitari, persone con problematiche di salute e mentali. Il Garante spiega, infatti, che una parte di questi detenuti regge il peso della detenzione intramuraria facendo uso di psicofarmaci, oltre il 70 per cento dei detenuti ha disturbi psicologici o clinico-psichiatrici.
Corriere della Sera, 23 marzo 2024
L’ex boss della mala milanese è detenuto da oltre mezzo secolo e frequentava la comunità terapeutica una volta a settimana. I suoi difensori: gli è utile per alleviare il decadimento delle condizioni di salute. Renato Vallanzasca non può più andare almeno una volta a settimana durante il giorno, come faceva ultimamente, nella comunità terapeutica che frequentava già da alcuni anni. Per la Sorveglianza di Milano le sue condizioni fisiche e psichiche sono tali che quel posto non gli può garantire l’assistenza necessaria, ma secondo i suoi difensori, tra cui l’avvocato Corrado Limentani, in quel luogo ci sarebbe assistenza e gli è utile comunque per alleviare il decadimento delle condizioni di salute.
L’Unione Sarda, 23 marzo 2024
“Si moltiplicano le carenze sanitarie nel carcere cagliaritano. È assurdo infatti che in una realtà come quella della Casa circondariale di Cagliari-Uta, con 630 ristretti (26 donne), con molti anziani e tossicodipendenti, l’odontoiatra disponga di 3 ore settimanali per le cure (ne sono previste 18). Il fatto ancora più grave è che la situazione si protrae ormai da tre mesi”. Lo denuncia Maria Grazia Caligaris dell’associazione Socialismo Diritti Riforme Odv, facendosi interprete del disagio denunciato da diversi familiari di persone detenute sottolineando che “sono costrette ad assumere continuamente forti analgesici, per lenire il dolore”.
di Serena Termini
ilmediterraneo24.it, 23 marzo 2024
L’incontro promosso dalla cooperativa Al Revés per il progetto Your Trip in My Shoes. Sono intervenuti una persona ex detenuta, un’ex direttrice e un garante. Unire forze e competenze diverse per affrontare e provare ad abbattere le diverse gabbie sociali che esistono. A partire da questo pensiero, ieri pomeriggio, nella sede dell’istituto Pedro Arrupe, si è svolto l’incontro su “Le nostre gabbie: detenzione, disagio, devianza”. Il confronto, moderato da Rosalba Romano dell’USSM e organizzato dalla cooperativa Al Revés e l’associazione Voci di Dentro, rientra nel progetto di reinserimento sociale Your Trip in My Shoes (Mettiti nei miei panni).
di Giulia Poetto
La Stampa, 23 marzo 2024
Annalena Benini al Morandi di Saluzzo per il progetto “Adotta uno scrittore”: “Scrivere è il mio modo di ragionare, non sono una da risposta pronta”. Cosa significa per uno scrittore essere adottato, e nello specifico da due categorie molto lontane dal lettore tipo? Essere sottoposto a domande a cui si tenta di rispondere con la consapevolezza che la protagonista del tuo libro saprebbe farlo meglio di te, scoprire dettagli prima inediti, darsi senza remore e ricevere molto più del previsto. È quello che è successo ieri alla scrittrice e direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino Annalena Benini, che ha vissuto una giornata saluzzese con due appuntamenti della 22ª edizione del progetto del Salone del Libro “Adotta uno scrittore”. Al centro di entrambi c’era “Annalena”, il suo romanzo uscito per Einaudi nel 2023 in cui Benini racconta la vicenda della missionaria laica Annalena Tonelli, sua cugina di terzo grado, nata a Forlì nel 1943 e assassinata in Somalia nel 2003.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 marzo 2024
“Storie di diritti e di democrazia La Corte Costituzionale nella società” (Feltrinelli Editore), scritto a quattro mani dall’ex responsabile della comunicazione della Consulta Donatella Stasio e dall’ex presidente Giuliano Amato, è un libro che andrebbe letto, o meglio è un viaggio che tutti i cittadini dovrebbero intraprendere tra le circa 300 pagine in cui gli autori raccontano come tra il 2017 e il 2022 la Corte Costituzionale, il più alto organo di garanzia della Repubblica, sia cambiata sotto il loro impulso. Come? Aprendo le sue porte, spiegando le sentenze più importanti per la società civile, mettendosi al passo coi tempi attraverso la registrazione di numerosi podcast, organizzando a Piazza del Quirinale il Concerto “Il sangue e la parola” eseguito dal maestro Nicola Piovani e liberamente tratto dalle Eumenidi di Eschilo, dalla Costituzione italiana e dai lavori preparatori dell’Assemblea costituente. In un periodo storico dove la tutela dei diritti non è scontata e in Europa alcuni governi “cercano di impadronirsi delle Corti Costituzionali”, il libro si pone l’obiettivo di “arginare l’analfabetismo costituzionale” per non mettere a rischio il nostro Stato di Diritto ma altresì perché “farsi capire” “non è prerogativa esclusiva solo di chi fa politica” ma è un “dovere anche dell’istituzione”, come “aspetto fondamentale della democrazia”.
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