di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2024
L’Anm: “Sconcerto, disegno contrario alla Costituzione”. Nordio accoglie i suggerimenti della maggioranza: col decreto attuativo della riforma dell’ordinamento giudiziario, l’antica ossessione del berlusconismo si trasformerà in legge. La “verifica dell’idoneità psicoattitudinale” sarà riservata a chi ha già superato le prove scritte e orali del concorso.
di Lorenzo Grossi
Il Giornale, 24 marzo 2024
La giunta esecutiva centrale dell’Associazione se la prende con Nordio per la bozza sul decreto dei test psicoattitudinali per i magistrati. Il viceministro Sisto: “Abbiamo un programma chiaro”. Si accende lo scontro sulla riforma della giustizia tra l’Anm e il governo Meloni. Tra pochi giorni l’esecutivo nazionale di centrodestra licenzierà in Consiglio dei ministri un ampio decreto legge che dovrebbe prevedere - tra i vari elementi - i test psicoattidutinali per i magistrati al termine delle prove orali di accesso alla professione. Stando alle bozze che stanno circolando in queste ore in merito al provvedimento che verrà approfondito la prossima settimana, verranno nominati degli “esperti qualificati per la verifica della idoneità psicoattitudinale per lo svolgimento delle funzioni giudiziarie”. Questo avverrà “con decreto del ministro, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura”. Secondo il documento, inoltre, “le linee di indirizzo e le procedure per lo svolgimento degli accertamenti sono determinati dal Consiglio superiore della magistratura d’intesa con il ministro”.
di Domenico Ferrara
Il Giornale, 24 marzo 2024
In Germania le prove psico-attitudinali ci sono e nessuno si scandalizza. In Francia c’è l’analisi della personalità. Domani la bozza in Consiglio dei ministri: e già l’Anm prepara le barricate. Nella visione manichea che attanaglia e permea il dibattito politico italiano non esistono sfumature: i test psico attitudinali per i magistrati da un lato sono una clava usata dal governo di centrodestra per imporre un controllo e delegittimare la categoria, dall’altro sono uno strumento di verifica a tutela dei cittadini. Bianco o nero. In medio non stat virtus. E così, nel Belpaese del derby non stupisce che l’Anm metta subito le cose in chiaro parlando di una specie di screening di massa e di tentativi di screditare la magistratura con l’unico effetto di indebolire la fiducia dei cittadini nella giustizia. Si potrebbe sindacare che la fiducia dei cittadini nella giustizia sia già debole di suo anche a causa del sempreverde ostracismo che domina le toghe, ma questa è un’altra storia. Giorni fa, la commissione Giustizia del Senato ha approvato il parere presentato da Pierantonio Zanettin di Forza Italia mettendo nelle mani del Governo la valutazione sulla previsione di prove psicoattitudinali per i candidati all’ingresso in magistratura. Il diretto interessato, contattato dal Giornale, ha spiegato che la sua idea non è nulla di rivoluzionario ma al contrario è molto simile a quella già ben presente in altri settori pubblici e privati. Si chiama Minnesota multiphasic personality inventory ed è il test più usato per le selezioni in ambito della psicologia del lavoro e della psicologia giuridica: permette di scoprire patologie di natura psichiatrica, nevrosi, psicosi. Circa 600 affermazioni per cui indicare vero; falso; prevalentemente vero; prevalentemente falso. Ogni risposta, per gli psicologi e gli psichiatri unici abilitati a somministrare il test, ha un significato che determina poi la valutazione. Lo fanno alle forze dell’ordine, ai militari, al personale della Pubblica Amministrazione, ai piloti di aereo e lo usano persino nelle perizie svolte nell’ambito dei processi.
di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 24 marzo 2024
La separazione delle carriere, riflette l’ex magistrato Gherardo Colombo, “sarebbe un segnale culturale molto forte verso la perdita definitiva del senso della giurisdizione del pubblico ministero”. L’ex pm che scoprì gli elenchi della Loggia P2 e che indagò su Tangentopoli “dialoga sul ruolo costituzionale della magistratura” domani, al cinema Esedra, insieme al Procuratore generale di Milano, Francesca Nanni, in occasione di un dibattito organizzato dalla sezione piemontese dell’associazione nazionale magistrati (Anm): inizio alle 17 con la proiezione del film “In nome del popolo italiano”. Tra film e Costituzione, domani al cinema Esedra si potrà dialogare sulla magistratura (anche) con Gherardo Colombo, 77 anni, 33 dei quali passati da giudice e pubblico ministero, tra la scoperta degli elenchi della Loggia P2 e l’inchiesta di Mani pulite.
Il Resto del Carlino, 24 marzo 2024
Silvia Zamboni di Europa Verde chiede di fermare la serie di suicidi in carcere, definendola una “epidemia suicidaria”. Sottolinea l’importanza di agire per prevenire tali tragedie e ribadisce il ruolo educativo del sistema penitenziario. “È ora di fermare questa strage”. Così Silvia Zamboni, capogruppo di Europa Verde in Regione e vicepresidente dell’Assemblea legislativa, dopo che nei giorni scorsi una detenuta di 55 anni si è tolta la vita nel carcere di Bologna. “Vorrei innanzitutto esprimere la mia vicinanza e il mio cordoglio ai suoi familiari - dichiara Zamboni -. Non è accettabile che si muoia per suicidio in carcere, un luogo dove ci si trova sotto la responsabilità e la tutela dello Stato. Siamo invece di fronte a una sorta di epidemia suicidaria”. Il suicidio di una donna, poi, “è una sconfitta ancora più pesante, in quanto le donne rappresentano appena il 4 per cento della popolazione detenuta all’interno delle strutture penitenziarie della nostra regione”, è il ragionamento della consigliera regionale. “Come istituzioni non possiamo stare a guardare. Dobbiamo agire e mettere in campo ogni sforzo per evitare i suicidi di detenuti e detenute: il carcere - sottolinea - non è un luogo dove abbandonare le persone che hanno commesso reati e punirli, ma deve essere un punto di ripartenza, con funzioni educative come previsto dall’articolo 27 della nostra Costituzione”.
di Rachele Callegari
Avvenire, 24 marzo 2024
Don Gino Rigoldi lascia il carcere minorile milanese dopo 50 anni di servizio. Al suo posto don Claudio Burgio. Ma non finisce l’impegno del sacerdote per i ragazzi. Don Gino Rigoldi lascia ma raddoppia: lo storico cappellano dell’Istituto penale minorile Beccaria, dopo 50 anni a servizio dei giovani del carcere, ha deciso di fare un passo indietro. Ha rassegnato le sue dimissioni e diventerà presto cappellano emerito: al suo posto don Claudio Burgio, fondatore e presidente dell’associazione Kayròs. “Ma non mollo il colpo” ci tiene a precisare don Rigoldi, che lancia l’idea di una comunità da realizzare da zero. Un modello innovativo in cui accogliere i ragazzi che, dopo il compimento della maggiore età, si troverebbero isolati, spesso assegnatari di alloggi singoli. “Ho visto queste comunità in Francia, gruppi misti di quindici o venti ragazzi e ragazze che fanno attività culturali ed educative, stanno in compagnia. Gruppi allegri - racconta -. Non possiamo lasciarli soli o mandarli per strada. Sono posti dove ciascuno potrebbe avere la sua autonomia ma non cadere nella solitudine: è un modello che in Italia non c’è, ma noi lo faremo”.
di Giulia Poetto
La Stampa, 24 marzo 2024
La discussione delle tesi è avvenuta nella casa di reclusione di Saluzzo. Alla cerimonia presente anche il magistrato del Tribunale di sorveglianza. Da ieri nella Casa di Reclusione “Rodolfo Morandi” di Saluzzo ci sono tre nuovi dottori in Scienze politiche e sociali. Agostino, Camillo ed Emilio sono i primi detenuti ad aver concluso il corso di laurea triennale in Scienze politiche e sociali del polo universitario per studenti detenuti dell’istituto.
di Francesco Iuliano
lanuovacalabria.it, 24 marzo 2024
Dare l’opportunità ai detenuti di migliorarsi culturalmente nel periodo di detenzione, portando la scuola in carcere. Un’attività, questa, che da anni viene svolta anche tra le mura dell’Istituto penitenziario ‘Ugo Caridi’ di Catanzaro, con l’istituzione di corsi di scuola secondaria di primo e secondo grado, con la collaborazione di alcuni Istituti scolastici della città, che ha rappresentato e rappresenta un momento di normalità per chi vive un periodo da ristretto.
Corriere del Veneto, 24 marzo 2024
A poco più di un mese dall’arrivo di Papa Francesco a Venezia, il Patriarca Francesco Moraglia entra in carcere e prepara il terreno con le detenute della Giudecca: “Prepariamoci all’incontro con il Papa, desidera salutarvi, un gesto di incoraggiamento che riconosce la dignità di tutti e indica la speranza che è di fronte a ciascuna di voi”. Ieri pomeriggio Moraglia ha celebrato la messa prefestiva della Domenica delle Palme e per incontrare le ospiti della casa di reclusione femminile a una settimana dalla Pasqua e a poco più di un mese dal 28 aprile, quando Bergoglio visiterà il padiglione del Vaticano per la Biennale. Ieri, insieme a loro, la direttrice Mariagrazia Bregoli, gli educatori, il personale e la polizia penitenziaria, i volontari e il cappellano diocesano don Antonio Biancotto. Moraglia ha parlato di redenzione e di errori, di peccato e di speranza: “La celebrazione della Messa delle Palme ci rende protagonisti di quella vicenda storica. Siamo Pilato, siamo Caifa, siamo il Cireneo, siamo la folla che si nasconde dietro alle opinioni dominanti e non verifica i fatti e le persone per quello che rappresentano”.
altritasti.it, 24 marzo 2024
Il progetto straordinario di riabilitazione attraverso l’arte ha raggiunto la nostra città mercoledì 20 marzo, con la messa in scena di “Fine pena ora” nell’istituto penitenziario di Asti. L’Associazione Effatà, con il suo costante impegno nel volontariato per il carcere, ha reso possibile questo evento, coinvolgendo detenuti e giovani studenti del liceo “Monti” in un’esperienza di profonda umanità e riflessione.
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