di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 23 marzo 2024
Mentre il tema del sovraffollamento carcerario preme alle porte, sotto la spinta drammatica ed incessante dei suicidi di un numero impressionante di detenuti, sarà bene ricordare che almeno il 30% di quella popolazione è detenuta in custodia cautelare. Persone dunque private della libertà personale non perché chiamati ad espiare la pena loro inflitta da una sentenza definitiva, ma perché in attesa di quel giudizio, assistiti per sovrappiù dalla presunzione costituzionale di innocenza. Il tema è certamente molto complesso, ma soprattutto è secolare, come testimonia la bella “intervista impossibile” del nostro Lorenzo Zilletti a Francesco Carrara, che quelle “risposte” le ha testualmente scritte nientedimeno che intorno al 1870.
di Daniele Negri*
Il Riformista, 23 marzo 2024
“Scandalosa è l’assuefazione generale all’uso patologico della custodia in carcere. La proporzione numerica delle persone private della libertà durante il processo oscilla tuttora tra un quarto e un terzo della vasta popolazione dei detenuti, oltre sessantamila in totale, malgrado le censure della Corte europea dei diritti dell’uomo (sentenza Torreggiani, 2013), la quale restò “colpita” un decennio fa dal tasso esorbitante di imputati presenti nelle nostre strutture penitenziarie ed esortò lo Stato italiano a ridurre al minimo l’impiego del carcere a scopo cautelare.
di Salvatore Aleo*
L’Unità, 23 marzo 2024
Ho studiato e insegnato diritto penale per quasi cinquant’anni e la mia considerazione del carcere è mutata nel tempo secondo l’evoluzione delle mie conoscenze e della mia sensibilità. Da giovane consideravo il carcere, da un punto di vista soprattutto etico, come un luogo crudele, dove vengono praticati trattamenti inumani e degradanti, dove vengono mortificati i corpi e le coscienze di persone nostri simili. Più avanti ho valutato il carcere, da un punto di vista utilitaristico, come strumento poco utile o perfino disfunzionale rispetto al perseguimento degli obiettivi dichiarati. La violenza contrapposta alla violenza non la elide ma piuttosto la raddoppia, la riproduce e contribuisce a diffonderla socialmente e culturalmente.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 marzo 2024
Dietro le sbarre delle carceri italiane, continua il dramma che si consuma giorno dopo giorno, strappando via le vite di chi è già stato privato della libertà. Altri due suicidi hanno attirato l’attenzione degli addetti ai lavori e non solo. Una delle due tragedie è emersa sotto i riflettori giovedì scorso grazie alla segnalazione di Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria. Riguarda il carcere bolognese della Dozza, dove l’arcivescovo Zuppi è giunto portando conforto e speranza per gli animi intrappolati dietro le sbarre. Tuttavia, in quel momento di solenne visita, un’altra anima ha deciso di spezzarsi. Una donna di 55 anni, di origini slovacche, ha trovato la sua fine in una bomboletta di gas da campeggio, uno strumento banale spesso trasformato in mezzo di morte. Gli sforzi disperati degli agenti di polizia penitenziaria e dei sanitari sono stati vani, mentre il suo ultimo atto, una lettera, è rimasto come testimonianza silente del suo tormento interiore. Una vita spezzata, un’altra aggiunta alla macabra conta dei suicidi che affligge le nostre prigioni.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 marzo 202
“Lo Scempio dei Bambini in Carcere: Stiamo Rubando il Futuro a Creature Fragili ed Innocenti” è questo il titolo della lettera aperta con cui il Garante regionale dei diritti delle persone detenute della Calabria, l’avvocato Luca Muglia, denuncia la drammatica situazione dei bambini che vivono in carcere con le loro madri. Il garante Muglia, nel suo ruolo delicato e impegnativo, si era precedentemente impegnato a evitare di interferire nelle questioni processuali e giuridiche delle persone private della libertà, preferendo concentrarsi sulle situazioni di urgenza e sulle battaglie per i diritti fondamentali. Tuttavia, l’incontro con una giovane madre detenuta insieme al suo bambino di appena un anno e mezzo ha scosso profondamente le sue convinzioni. La lettera, infatti, nasce dall’incontro dell’avvocato Muglia con questa giovane mamma detenuta da alcuni mesi insieme al suo bimbo.
vivereancona.it, 23 marzo 2024
Dalle spiagge della Toscana alle coste della Calabria, passando per Puglia, Campania, Sardegna e Marche. Domani i litorali di sei regioni italiane vedranno in azione una cinquantina di detenuti provenienti da nove penitenziari e i volontari di Plastic Free, l’organizzazione impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica, per una nuova azione coordinata contro il degrado ambientale. Dopo il successo dello scorso anno, tornano gli appuntamenti organizzati dalla Onlus e da Seconda Chance, associazione del Terzo Settore che fa da ponte tra carceri e aziende per creare opportunità di reinserimento. Protagonista anche il litorale marchigiano con ritrovo presso la spiaggia di Portonovo ad Ancona (ore 10).
di Alessandro Barbano
Il Riformista, 23 marzo 2024
“L’insussistenza del reato appare evidente. Le risultanze probatorie acquisite prestano il fianco a molteplici rilievi, giacché contengono esclusivamente un mero principio di prova che, però, è rimasto confinato a mera suggestione”: la motivazione con cui la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha assolto l’ex senatore di Forza Italia Bruno Siclari dall’accusa di scambio elettorale politico-mafioso è una fotografia fedele della giustizia italiana. C’è un parlamentare portato a giudizio, scaricato dal partito e non ricandidato, quindi arrestato, processato e condannato in primo grado a cinque anni e 4 mesi per aver chiesto e ottenuto i voti della ‘Ndrangheta. Adesso si scopre che la prova di un accordo illecito è stata desunta nella sentenza del tribunale dalla mera vittoria elettorale del candidato senatore, ancorché - dicono i giudici d’appello - “la stessa è stata determinata da cause del tutto estranee a un presunto patto mafioso”. Queste parole provano che il pregiudizio e il sospetto possono insinuarsi dentro l’azione penale fino alla sentenza di primo grado, un tempo lungo anni e sufficiente a stroncare carriere, famiglie e vite, e possono entrare a gamba tesa sull’autonomia politica di una comunità o di una democrazia.
di Alberto Cisterna
Il Riformista, 23 marzo 2024
Furono addirittura incoraggiate le fughe degli investitori, così la delocalizzazione di risorse economiche e umane a causa del pericolo mafia è stata incalcolabile: miliardi mandati in fumo sull’altare di una palingenesi securitaria. La riduzione della questione meridionale a questione criminale o, se vogliamo, principalmente criminale è un cliché in voga da almeno tre decenni e che ha progressivamente compromesso le speranze del mezzogiorno di riscatto da una condizione economica e sociale che, invero, da tempo poco ha a che vedere con le mafie. I clan, stando alla più accreditata storiografia, sono presenti al Sud da almeno un secolo, ma non a caso i meridionalisti di vaglia non le hanno mai prese seriamente in considerazione come uno dei fattori di depressione della condizione sociale di quelle regioni. Una monumentale bibliografia ha per decenni, sino agli anni ‘90 del secolo scorso, spiegato che erano il sottosviluppo infrastrutturale, la marginalità imprenditoriale, il velleitarismo delle classi dirigenti i veri ostacoli alla crescita del mezzogiorno; laddove, infatti, questi fattori hanno allentato la loro presa i territori si sono sviluppati e hanno raggiunto livelli ragguardevoli di benessere e di sviluppo (la Puglia in primo luogo).
di Angelo Picariello
Avvenire, 23 marzo 2024
Il progetto “Liberi di scegliere” viene rinnovato, allarga i suoi orizzonti e presto diventerà legge. Da esperienza pilota scaturita dalla felice intuizione di un giudice minorile di Reggio Calabria, con il supporto dell’associazione Libera - per tentare di sottrarre i familiari e soprattutto i minori alla contaminazione “criminale” di boss, o affiliati - diventa un progetto su larga scala, che si apre, come obiettivo finale, a a tutte le aree a più forte radicamento della criminalità organizzata. Un protocollo verrà firmato martedì prossimo dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, con il concorso di ben quattro ministeri (Interno, Istruzione, Università e Ricerca e Famiglia), e il rafforzamento del fronte associativo. Oltre all’associazione fondata da don Luigi Ciotti, coinvolte nel progetto saranno anche la onlus Salesiani per il sociale, la odv Fonte d’Ismaele, il Centro Elis, l’associazione Cometa, e la Fondazione di comunità San Gennaro. Sul modello della “Legge Caivano”, faranno parte della sinergia operativa le procure distrettuali Antimafia, le autorità giudiziarie minorili.
di Simona Musco
Il Dubbio, 23 marzo 2024
Incostituzionale il “brusco” innalzamento della pena minima per l’appropriazione indebita previsto dalla norma grillina. La Corte costituzionale assesta un nuovo colpo alla Spazzacorrotti. Questa volta a finire nel mirino è l’innalzamento della pena minima per l’appropriazione indebita, portata da quindici giorni a due anni di reclusione dalla legge numero 3 del 2019. Un innalzamento “brusco” e “sprovvisto di qualsiasi plausibile giustificazione”, motivo che già da solo rende la scelta del legislatore costituzionalmente illegittima.
- Test psicoattitudinale per i futuri magistrati
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