di Andrea Aversa
L’Unità, 10 febbraio 2024
Il Garante Saracino: “Poche attività per le persone più difficili”. Si è trattato del 16esimo suicidio avvenuto dietro le sbarre di un penitenziario italiano dall’inizio dell’anno: l’infinita Mattanza di Stato nel reparto dove è stato pestato Scagni. Dove lo scorso anno un detenuto ha ucciso un altro recluso. Intanto la Camera ha messo in calendario la proposta del deputato Giachetti (Iv) contro il sovraffollamento. Lui e Bernardini (NtC) sono al 18esimo giorno di sciopero della fame.
di Margherita Grassi
Corriere della Sera, 10 febbraio 2024
La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i dieci agenti della Polizia penitenziaria accusati di tortura, lesioni e falso: la denuncia del detenuto. “Vengano processati per tortura, lesioni e falso”. Lo chiede la procura di Reggio Emilia per dieci agenti di Polizia penitenziaria. Il pm Maria Rita Pantani ha depositato istanza di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare è stata fissata per il 14 marzo. Tutto questo avviene al termine delle indagini preliminari di cui si era avuta notizia lo scorso luglio, non senza che la cosa provocasse choc.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 febbraio 2024
Per dieci agenti chiesto il rinvio al giudizio per il pestaggio di un cittadino tunisino avvenuto il tre aprile dell’anno scorso. Il 14 marzo si terrà l’udienza preliminare. Antigone: “Non sono casi isolati”. Le immagini sembrano venire da una prigione sudamericana. Non per la maglia gialla del Brasile che indossa l’uomo al centro, trascinato da un gruppo di guardie penitenziarie. Ma perché la testa di quell’uomo è coperta da una federa bianca. E perché gli agenti lo colpiscono ripetutamente.
di David Allegranti
La Nazione, 10 febbraio 2024
Le immagini scioccanti del pestaggio di un detenuto in un carcere italiano dimostrano che l’Italia ha problemi nel sistema penitenziario. Non dovremmo aspettare tragedie per prestare attenzione. Tutti i detenuti hanno diritto a una vita dignitosa. La tortura di Stato non porterà mai alla rieducazione. È giusto indignarsi per le immagini di Ilaria Salis con le manette e i ceppi alle caviglie in un tribunale ungherese, ed è anche giusto protestare contro il governo Orbán.
di Rossella Lazzarini
cronacadiverona.com, 10 febbraio 2024
Dal 2021 si occupa dei detenuti nella Casa Circondariale a Montorio dove nel giro di tre mesi ci sono stati ben cinque suicidi che hanno inserito l’istituto di pena nella tragica graduatoria delle strutture penitenziarie dove si muore di più. I cinque suicidi nel giro di tre mesi hanno inserito il carcere di Montorio nella tragica graduatoria delle strutture penitenziarie italiane in cui si muore di più. Una posizione di rilievo che, sul versante del sovraffollamento, la Casa circondariale veronese aveva già raggiunto da tempo. A Montorio sono detenuti 500 uomini e 43 donne: quasi 200 persone in più rispetto ai posti disponibili. I detenuti italiani sono il 41 per cento, gli stranieri il 59 per cento, in larga maggioranza di nazionalità marocchina.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 10 febbraio 2024
La presenza delle carceri ha un impatto significativo anche nei Comuni che le ospitano. Per questo è fondamentale un lavoro sinergico tra tutte le istituzioni coinvolte. A Brescia è particolarmente sentito il tema del carcere di Verziano. Il progetto per il suo ampliamento, risalente ad una decina di anni fa, poteva contare su una dotazione iniziale di 15 milioni. Tutto però si è arenato da tempo. Tra le cause la chiusura del “piano carceri” e il passaggio di competenza, in materia di edilizia penitenziaria, al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Oltre a Verziano, nel capoluogo lombardo da tempo si discute sul futuro di Canton Mombello, un istituto penitenziario ideato alla fine del 1800 e situato in centro storico. Della questione carceri ne abbiamo parlato con Laura Castelletti prima sindaca donna di Brescia che guida di una coalizione di centrosinistra.
di Claudio Raffaelli
comune.torino.it, 10 febbraio 2024
Il carcere di Torino scoppia. Il sovraffollamento è ormai divenuto non un’eccezione, ma una situazione permanente. Inoltre la struttura, pur non avendo che una quarantina d’anni di vita, mostra pesanti segni di degrado. I due fattori concorrono a rendere la situazione sempre più disagevole, anzi insostenibile per le persone detenute (molte delle quali sono in attesa di giudizio o non ottengono la detenzione domiciliare perché senza dimora) e anche per chi ci lavora, in primo luogo il personale di custodia. Anche la ricaduta sul “mondo di fuori” è pesante, con un tasso di recidività che raggiunge l’80%: su dieci detenuti scarcerati, otto tornano a delinquere, anche in tempi brevissimi.
primamilanoovest.it, 10 febbraio 2024
“La Casa di reclusione di Bollate è un modello per tante carceri italiane. Qui gran parte dei detenuti, dopo un periodo di formazione, sconta la sua pena lavorando”. Il tema del lavoro è sempre centrale per il carcere di Bollate. Attualmente, 174 detenuti lavorano all’interno del secondo istituto penitenziario milanese, assunti da aziende private, oltre 350 sono impegnati - a turnazione - alle dipendenze del carcere e 211 in articolo 21.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 10 febbraio 2024
Il fratello di Emanuela, moglie del generale Dalla Chiesa uccisa dalla mafia nel 1982, si impegna a redimere gli ergastolani: così ha superato le logiche dell’odio contro gli autori di quella strage. Ma un carcerato che se si è macchiato di orrendi delitti, può davvero “guarire”? Può comprendere il male fatto a se stesso e agli altri e diventare un’altra persona, capace di provare “il piacere della responsabilità”? “Non è un’utopia, cambiare è possibile, per i mafiosi, come lo è stato per me”.
di Federico Berni
Corriere della Sera, 10 febbraio 2024
“La mia vita è stata distrutta, ora vivo in una cantina”. L’uomo era il guardiano dell’azienda dove nel 2010 ci fu uno sversamento di idrocarburi nel Lambro. L’onda nera raggiunse il Po. “Quella sera pioveva molto forte, allora sono rimasto al chiuso e non mi sono accorto di niente”. Di quella massa liquida di idrocarburi che avvelenò il Lambro, ricorda solo un vago rumore di ferraglia nella notte. L’attimo in cui, 14 anni fa, uno o più sabotatori (rimasti ignoti) aprivano i rubinetti delle cisterne alla Lombarda Petroli di Villasanta.
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