di Laura Tedesco
Corriere Veneto, 9 dicembre 2023
È successo ancora. Un nuovo suicidio in cella a Verona. Un’altra vita spezzata nel carcere scaligero di Montorio, diventato il più “attenzionato” e sotto i riflettori d’Italia da quando, sabato 25 novembre, è arrivato Filippo Turetta, il 22enne assassino dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, tuttora rinchiuso nella sesta sezione infermeria (con una sorta compagno di cella-tutor) anche per scongiurare possibili atti autolesionistici.
Corriere della Sera, 9 dicembre 2023
È morto il detenuto 46enne di origine nordafricana che si è impiccato giovedì sera a San Vittore, in cella, mentre nella rotonda centrale del carcere veniva trasmessa la “Prima” del Don Carlo alla Scala. Le sue condizioni sono apparse da subito gravissime: non ha superato la notte.
“Per una gravissima improvvisa emergenza sanitaria ritengo che sia opportuno interrompere questa serata: scusate, purtroppo il carcere è anche questo”. Con queste parole il direttore Giacinto Siciliano ha interrotto la rappresentazione a cui ha preso parte una sessantina tra detenuti e detenute più altrettanti ospiti esterni tra magistrati, avvocati, volontari e cittadini che in questa occasione più che mai sono un piccolo simbolo o di quell’incontro fra “dentro” e “fuori” cui dovrebbe tendere la quotidianità del carcere per essere luogo non solo di espiazione ma di ricostruzione, secondo quanto disposto dall’articolo 27 della Costituzione. Mentre il secondo atto si concludeva, un uomo al quinto raggio si è impiccato. Immediati i soccorsi, inutili i tentativi di salvarlo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 dicembre 2023
Il Tribunale per i minorenni di Cagliari ha recentemente convalidato l’arresto di un giovane di 14 anni, accusato di tentato omicidio e attualmente detenuto nell’istituto minorile di Quartucciu. L’adolescente, in stato di shock e sofferenza, ha scelto di non rispondere alle domande, invocando la sua incapacità emotiva, come affermato dall’avvocato difensore Piergiorgio Piroddi.
di Paolo Praticò*
ilreggino.it, 9 dicembre 2023
Le riflessioni del Garante metropolitano per i detenuti: “Chi esce in libertà dopo un periodo più o meno lungo, trova il mondo cambiato”. L’inclusione in un progetto di vita per chi lo ha interrotto con una detenzione, non può prescindere dal considerare il tempo deformato dal quale proviene il detenuto. per colpa o per dolo non ha importanza, perché nessuno della società civile può sentirsi esente da responsabilità quando una parte di essa sbaglia o dei singoli individui sbagliano. Il bene e il male, il giusto e l’ingiusto non hanno una separazione netta ma coesistono in equilibrio dinamico la cui alterazione può far sconfinare da una parte o dall’altra e talvolta soggetti a punti di vista. Tempo deformato perché in carcere il tempo rallenta, quando, addirittura non si ferma. Chi esce in libertà dopo un periodo più o meno lungo, trova il mondo cambiato. La tecnologia procede rapidamente, a volte, ancora in maniera più rapida della velocità di adattamento delle persone in libertà, immaginiamo perciò come potrà adattarsi chi esce da una lunga detenzione. Un detenuto mi ha raccontato come si è sentito dopo quindici anni di carcere, portando ad esempio un gattino che aveva allevato in cella e per regalargli la libertà lo fece uscire ma, non essendo abituato finì sotto una macchina appena fuori. Un’altra detenuta mi raccontava di quanto la infastidisse il suono del telefono quando era a casa e di quale gioia provasse in carcere quando poteva telefonare. Si tratta di alcuni esempi ma, ne esistono a decine, sui quali intervenire, sul come bisogna discutere.
*Garante dei detenuti Città metropolitana di Reggio Calabria
di Cecilia Colli
lavocedinovara.com, 9 dicembre 2023
Un progetto pilota nato dalla sinergia tra Senfors e Ance in collaborazione con la casa circondariale di Novara, il Comune e il Provveditorato alle carceri. Dieci detenuti del carcere di Novara stanno seguendo un corso professionalizzante per imparare il mestiere di muratore. All’interno dell’istituto penitenziario costruiranno una rampa per disabili, un campo da bocce in trasformando alcuni spazi detentivi in luoghi di socializzazione e altri lavori si vedranno in futuro. Si tratta di un progetto pilota nato dalla sinergia tra Senfors, Sistema Edile Novarese Formazione e Sicurezza e Ance, Associazione nazionale costruttori edili.
di Marta Gasparon
Gente Veneta, 9 dicembre 2023
Tornare a sentirsi considerate persone, nella consapevolezza che attraverso il bello e il buono si può conoscere il vero. Il bilancio del progetto dell’associazione “Fondamenta delle Convertite”, finanziato con risorse regionali e supportato dagli “Amici dei musei e monumenti veneziani”, è più che positivo. I risultati finora raggiunti sono stati presentati nella sede di The Human Safety Net e sono il frutto di una serie di attività dedicate alla casa di reclusione femminile della Giudecca con lo scopo di offrire alle detenute la possibilità di riappropriarsi gradualmente di un contatto con il “fuori”, fornendo un supporto concreto al loro percorso di reintegrazione con la città.
di Marta Occhipinti
La Repubblica, 9 dicembre 2023
Un viaggio negli Icam (istituti a custodia attenuata per detenute madri) compiuto dalla fotografa Anna Catalano. Nelle loro stanze il crimine non ha un nome. Ha però suoni e colori. Quello degli spioncini quadrati da dove si affacciano gli agenti e del pianto di una voce vicina, ma invisibile. Zinetta, 4 anni, capelli lunghi, sta seduta da sola su una panchina esterna dell’Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) di Lauro. A pochi metri, dietro una finestra sbarrata affacciata sul cortile una manina chiede di uscire: non può, perché in isolamento preventivo da Covid con sua madre, in un’ala dedicata.
di Natalino Irti
Corriere della Sera, 9 dicembre 2023
L’afflizione delle indagini, l’angoscia dell’attesa. Per l’imputato si può parlare di una sorta di “diritto del dolore”. Già subire un processo è un’esperienza punitiva: la riflessione di Giovanni Bazoli. processo e pena vengono percepiti, nel diffuso sentire e nella quotidianità del linguaggio, come un prima e un dopo, un presupposto e una conseguenza. Il processo si conclude con il giudizio; la pena è irrogata nella sentenza.
di Guido Stampanoni Bassi
formiche.net, 9 dicembre 2023
Il diritto a informare ed essere informati è sacrosanto ma esiste una netta differenza tra cronaca e voyeurismo. Non sono un giornalista e, quindi, non spetterebbe a me dire come si pubblica una notizia. Non sono neanche un direttore o un editore di un quotidiano (lo sono, in realtà, ma di una rivista giuridica) e, quindi, non spetterebbe a me stabilire cosa sia una notizia e cosa no. Suppongo lo sia tutto ciò che è in grado di far vendere.
di Grazia Zuffa
L’Unità, 9 dicembre 2023
Ho ascoltato le parole del padre di Giulia Cecchettin al funerale della figlia. Gino Cecchettin ha scelto di dare un senso alla storia tragica della figlia allacciandola alle tante storie tragiche di donne uccise dai loro compagni. Lo stesso aveva fatto la sorella di Giulia, rivendicando il suo lutto come pubblico e politico, non solo privato. È come se, per ambedue, il dolore personale abbia dato la forza per scavare, con determinazione e sguardo più acuto alle radici del “male” sociale della violenza contro le donne: “per trasformare questa tragedia in una spinta al cambiamento” ha detto il padre. Un cambiamento c’è già stato. Lo dimostra la risposta forte delle manifestazioni per la giornata internazionale della violenza sulle donne. Ancora, sono stati la sorella e il padre di Giulia a ribadire i punti fermi in un dibattito a dir poco erratico sul patriarcato. Il più importante è che la violenza sulle donne è questione di uomini (“mi rivolgo per primo agli uomini”).
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