di Marco Lignana
La Repubblica, 26 novembre 2023
L’uomo arrestato per l’omicidio della sorella Alice, era stato trasferito da Genova proprio perché era stato picchiato dal compagno di cella, ma anche nel nuovo istituto si è trovato insieme a due detenuti già condannati per reati violenti. “Notizie centellinate sulla salute di un cittadino italiano detenuto in carcere italiano, e negato il bollettino medico al suo avvocato”, dice Antonella Zarri. “Abbiamo inviato una Pec al carcere di Marassi dopo che il mio assistito è stato aggredito e non abbiamo mai avuto risposte, anche dopo un nostro sollecito”, spiega il legale Alberto Caselli Lapeschi. Che insieme al collega Mirko Bettoli difende Alberto Scagni, il killer della sorella Alice massacrato di botte pure a Sanremo. E sempre ricoverato in prognosi riservata.
di Nicola e gli Amici della Giotto
it.clonline.org, 26 novembre 2023
La Colletta alimentare tra le mura del carcere di Padova. Ma anche fuori, in un supermercato della città, per un gruppetto di detenuti accompagnati da alcuni amici. Ecco quello che hanno vissuto. Era il 2011 quando nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova, su proposta della cooperativa Giotto, attiva nel carcere patavino dal 1991, prendeva avvio per la prima volta la Colletta alimentare. Per le persone detenute apprendere da stampa e tv che l’iniziativa a cui partecipavano in carcere in quello stesso giorno accadeva da anni in tantissimi supermercati d’Italia, con il coinvolgimento di decine di migliaia di volontari, la rendeva per loro carica di emozione e di significato del tutto particolari.
teleromagna.it, 26 novembre 2023
Visita del Garante dei detenuti al carcere di Ravenna. Una struttura dove vengono organizzati diversi corsi per il reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro. “Vogliamo diffondere il senso della solidarietà”. A parlare è Oscar, pizzaiolo in pensione che insegna nei corsi di formazione per detenuti nel carcere di Ravenna. E le sue parole danno il senso dell’impegno dei volontari che nell’istituto romagnolo operano affinché l’avviamento al lavoro sia un modo per reinserire i detenuti nella società dopo la fine della loro pena.
di Manuela Mazzariol
lavitadelpopolo.it, 26 novembre 2023
Venerdì mattina, 24 novembre, i giovani dell’Istituto penale minorile hanno presentato al vescovo di Treviso, mons. Tomasi, le loro riflessioni in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, tra articoli di giornale e canzoni. I ragazzi, da metà settembre, hanno lavorato con i professori di Lettere, Arte e Musica sul tema della violenza contro le donne. Hanno dipinto di rosso alcune panchine, posizionate nel cortile interno, e le hanno decorate con alcune frasi significative sul tema. Il laboratorio di Scrittura creativa li ha portati a realizzare anche alcuni elaborati scritti, che sono stati letti durante la mattinata, e una canzone, dal testo molto denso di significati. Il messaggio che è arrivato dai 15 ragazzi attualmente presenti in Ipm (la capienza massima sarebbe di 12) è stato forte e chiaro: “Alziamo la testa e diciamo basta alla violenza di genere”. Il valore del progetto è amplificato dal fatto che alcuni di loro sono detenuti per reati violenti e un percorso capace di dare consapevolezza alle conseguenze delle proprie azioni può fare la differenza nelle opportunità di reale cambiamento di vita e di abbassamento delle possibilità di recidiva.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 26 novembre 2023
Con l’avvento della Seconda Repubblica i toni sono diventati più aggressivi e il lessico politico influenza notevolmente tutti i cittadini. Nell’apprezzabile e ampiamente partecipato dibattito sulla violenza, si tende a trascurare il rilievo di quella verbale e dei suoi nefasti effetti. Eppure è un dato incontrovertibile che il linguaggio ha assunto toni sempre più violenti. Certamente le ragioni dell’espansione del fenomeno sono alquanto composite, tuttavia una rilevante responsabilità deve essere ascritta alla politica.
di Valentina Petrini
La Stampa, 26 novembre 2023
Solo nella capitale oltre 500mila in piazza: si invocano i diritti senza colore politico. “Avevo 13 anni la prima volta che ha abusato di me, lui cinquanta. Era il mio allenatore di nuoto”. V. mi dà appuntamento in un bar vicino alla stazione Termini. È venuta a Roma per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non posso dirvi molto di lei, la sua famiglia non conosce questa storia. Nonostante siano passati molti anni. Posso però, anzi devo, raccontarvi il suo calvario: “Perché non capiti a nessun’altra - mi dice - non ci crederai ma è un pensiero che mi aiuta a sentire meno il dolore, ad andare avanti”. Ha subito violenze per un anno, tra i 13 e i 14 anni. “Mi diceva che mi amava e che non dovevo dire niente a nessuno perché non ci avrebbero capito e - soprattutto io - sarei stata giudicata male”. Perché tu e non lui? Le chiedo. “Perché io ero consenziente, mi ripeteva. Anzi, ero stata io a corteggiarlo, a mandargli messaggi provocatori. O almeno questo era quello che lui mi ripeteva e quello a cui io ho creduto”.
di Davide Varì
Il Dubbio, 26 novembre 2023
Il messaggio del capo dello Stato in occasione della giornata. Ieri manifestazioni a Roma, Messina e in altre città. Al Circo Massimo decine di migliaia di persone per il corteo organizzato da “Non una di meno”. Il governo lancia la campagna “Non sei sola, chiama il 1522”. “Drammatici fatti di cronaca scuotono le coscienze del Paese. Una società umana, ispirata a criteri di civiltà, non può accettare, non può sopportare lo stillicidio di aggressioni alle donne, quando non il loro assassinio. La pena e il dolore insanabili di famiglie e di comunità ferite sono lo strazio di tutti”. Lo dichiara il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. ““Il numero di donne vittime di aggressioni e sopraffazioni è denuncia stessa dell’esistenza di un fenomeno non legato soltanto a situazioni anomale. Ad esso non possiamo limitarci a contrapporre indignazioni a intermittenza”, prosegue Mattarella.
di Rita Rapisardi
Il Domani, 26 novembre 2023
Professionisti, operai, studenti. L’uomo violento può essere chiunque. La Corte europea contro l’Italia: troppi casi di vittime senza giustizia. Era un ex primario di urologia, Carlo Vicentini, che ad aprile ha sterminato la sua famiglia, prima di togliersi la vita. Era un poliziotto Massimo Carpineti, suicida, dopo aver sparato e ucciso la collega Pierpaola Romano. Panettiere, Taulant Malaj, che ha ucciso la moglie e Massimo De Santis, sospettava che i due avessero una relazione. È uno studente di buona famiglia Filippo Turetta, che ha ucciso Giulia Cecchettin.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 26 novembre 2023
Parla Barbara Stefanelli, giornalista e autrice del libro “Love harder. Le ragazze iraniane camminano davanti a noi”. Forse serve uno sforzo di immaginazione. Ma c’è un elemento che lega la piazza delle ragazze iraniane alla mobilitazione di oggi, in Italia, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si proporrà anche come atto di sintesi di una protesta nata dentro i social e nell’opinione pubblica dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin.
di Barbara Poggio e Marina Della Giusta
Il Domani, 26 novembre 2023
Questa mobilitazione deve essere usata per cambiare davvero qualcosa. Ma l’educazione parta da evidenze scientifiche e in modo competente. La vicenda di Giulia Cecchettin ha avuto un effetto dirompente nella società italiana, soprattutto tra le generazioni più giovani. In molte e molti ci si è chiesti perché proprio questo femminicidio - ce ne sono più di cento ogni anno - abbia toccato corde più profonde dei molti altri di cui, con cadenza quasi quotidiana, abbiamo notizia.
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