di Alberto Gentili
huffingtonpost.it, 25 novembre 2023
Intervista con il deputato di Forza Italia: “La separazione delle carriere è un architrave del programma, va fatta e bene. L’elezione diretta del premier ha due punti deboli: la norma antiribaltone e il premio di maggioranza. Lo sa anche Meloni”.
di Liana Milella
La Repubblica, 25 novembre 2023
La grave norma nel decreto sicurezza che toglie il 5% al lavoro dei detenuti per incrementare il Fondo per le vittime della mafia. Serracchiani e Gianassi “decisione aberrante”. Verini “Il governo indebolisce di fatto il contrasto alle organizzazioni criminali”. A parole i meloniani si dichiarano sempre contro le mafie. A partire da Giorgia Meloni, per finire alla deputata Chiara Colosimo che la premier ha piazzato come presidente della commissione parlamentare Antimafia. Ma poi, quando c’è da scrivere le leggi, tagliano persino i pochi fondi esistenti per tutelare le vittime delle organizzazioni criminali. In una parola, come dice il dem Walter Verini, senatore e componente sia in questa che nella precedente legislatura della storica commissione di palazzo San Macuto, “il governo indebolisce di fatto il contrasto alle mafie”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 25 novembre 2023
Domani, presso la Corte di Cassazione, si terrà l’assemblea generale dell’Anm con il seguente ordine del giorno: “Gli attacchi alla giurisdizione e la pesante denigrazione dei singoli magistrati che hanno adottato provvedimenti in materia di protezione internazionale”. Detto altrimenti: il caso Apostolico. Di questo e delle ultime iniziative del governo ne parliamo con Giovanni Zaccaro, neo Segretario di AreaDg.
di Nadia Somma*
Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2023
Si è parlato di prevenzione dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, se ne parla dopo ogni femminicidio, se ne parla da anni. I femminicidi non caleranno nell’immediatezza e continueranno con i numeri attuali, fino a quando sarà fatta una rivoluzione culturale e si sarà investito in politiche sociali. Così come il precariato e l’assenza di garanzia di diritti e i bassi salari non facilitano le donne nell’uscita dalla violenza. Gli interventi a sostegno delle vittime di violenza possono essere efficaci in un contesto sociale che grazie a programmi politici, favorisca la cura di situazioni di disagio e la possibilità di progettare un futuro ma i governi che si alterano non vedono oltre gli spot elettorali per la conservazione del consenso popolare.
di Lirio Abbate
La Repubblica, 25 novembre 2023
Quattordici anni fa, a 35 anni, fu assassinata dal compagno. Morì perché aveva deciso di essere testimone di giustizia, e perché aveva detto no alla logica maschile della ‘ndrangheta. Lea Garofalo aveva 35 anni quando venne uccisa dal suo compagno il 24 novembre 2009 a Milano. Sognava un futuro lontano dalla mafia, e una prospettiva piena d’amore per la figlia, fuori dal sangue e dalla malavita. È stata uccisa non solo perché era una testimone di giustizia ma anche perché era donna e, quindi, colpevole di essersi ribellata agli uomini del clan calabrese a cui apparteneva la famiglia.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 25 novembre 2023
Introdotta dalla legge Cartabia nel 2022, è inattuata perché mancano centri e mediatori. Il genitore, un carabiniere, affronterà un processo penale: stava accompagno la piccola all’asilo nido. Marito e moglie annichiliti come genitori, e dilaniati nel loro matrimonio, dalla tragedia della figlioletta di un anno scordata in auto per automatismo mentale dal padre che la stava portando all’asilo nido a Roma, e nella caldissima giornata del 7 giugno morta sul sedile proprio per il colpo di calore: per pochi altri dolori, come questo, lo spazio giusto — invece di un processo penale al padre per omicidio colposo — sembrava uno dei nuovi percorsi di “giustizia riparativa” introdotti anche in Italia nel 2022 dalla legge Cartabia.
di Enrica Riera
Il Domani, 25 novembre 2023
I detenuti appartengono a più di 15 nazionalità diverse. Gli operatori di polizia penitenziaria latitano e nessuno vuole fare il direttore al “Panzera” di Reggio, forse per l’alto tasso di criminalità del contesto di riferimento. Ecco cosa rivelano i dati raccolti dal Garante regionale. Appartengono a oltre 15 nazionalità diverse. Intorno a loro non c’è quasi nessuno che possa dargli voce. Sono i detenuti delle carceri di Reggio Calabria-Arghillà e della vicina Locri. Uomini reclusi e doppiamente isolati. Nelle case circondariali in cui si trovano i mediatori culturali sono pari a zero. Negli istituti penitenziari calabresi a mancare sono dunque quelle figure-filtro tra chi sta dietro alle sbarre e chi dovrebbe garantirne i diritti. Non serve parlare di incomunicabilità col mondo di fuori: le barriere “nascono” già all’interno delle celle.
Corriere del Veneto, 25 novembre 2023
“Vi ringraziamo per questa opportunità molto importante, per poterci reinserire da una situazione di grande svantaggio in cui ci troviamo”. Le parole sono quelle di un detenuto del carcere di Santa Bona che ieri, insieme ad altri 13 uomini di varie età, nazionalità e con pena media o breve da scontare, hanno ricevuto l’attestato per il corso di “sicurezza per i lavoratori, alto rischio”. La formazione, con lezioni che si sono tenute nella casa circondariale, in collaborazione con l’ordine degli Ingegneri di Treviso e dell’Ascom, permetterà ai detenuti, una volta usciti dal carcere, di essere facilmente reinseriti nel mondo del lavoro, dalla cantieristica edile all’industria, passando per il commercio.
ravennatoday.it, 25 novembre 2023
Una struttura piccola, ma dove non mancano iniziative perché il periodo detentivo sia davvero un momento di rieducazione e di reinserimento nella società, a partire dal lavoro. “Vogliamo diffondere il senso della solidarietà”. A parlare è Oscar, pizzaiolo in pensione che insegna nei corsi di formazione per detenuti nel carcere di Ravenna. E le sue parole danno il senso dell’impegno dei volontari che nell’istituto romagnolo operano affinché l’avviamento al lavoro sia un modo per reinserire i detenuti nella società dopo la fine della loro pena.
veneziatoday.it, 25 novembre 2023
Sabato 25 Novembre 2023, alle ore 15.00 presso la Casa di Reclusione Femminile di Giudecca, nell’ambito del progetto teatrale Passi Sospesi di Balamòs Teatro negli Istituti Penitenziari di Venezia e in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2023, sarà presentato il breve video dallo studio di teatro danza “Altro giro, altra corsa…”, tratto dall’omonimo scritto di una donna detenuta della Casa di Reclusione Femminile di Giudecca e diretto da Michalis Traitsis. Seguirà la proiezione del film “Ariaferma” diretto da Leonardo Di Costanzo: la storia di un vecchio carcere, situato in una zona impervia e imprecisata, che è in dismissione e dove, per problemi burocratici, i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti rimane, con pochi agenti, in attesa di nuove destinazioni. In un’atmosfera sospesa, le regole di separazione si allentano e tra gli uomini rimasti si intravedono nuove forme di relazioni.
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