di Alberto Gentili
huffingtonpost.it, 24 novembre 2023
Il governo lo chiama “contributo di solidarietà obbligatorio”, toglie il 5% sul compenso dei detenuti che avviano un percorso di reinserimento. Tutto per riparare a un danno commesso dal governo stesso, con la manovra, svuotando il Fondo per le vittime di usura, estorsione, mafia. A dispetto di ciò che hanno detto e promesso per una vita, le tasse sembrano essere la vera passione di Giorgia Meloni & C. Dopo l’aumento dell’Iva su pannolini e Tampax e delle accise per le sigarette, dopo l’incremento della cedolare secca per gli affitti brevi e i tagli alle pensioni, il governo ha deciso di spremere anche i carcerati. Per l’esattezza, introduce un “contributo di solidarietà” del 5% a carico dei detenuti che lavorano. Nessun problema, invece, per quelli che trascorrono la giornata in cella a “oziare” e “a girarsi i pollici”, come recitano gli slogan cari a Matteo Salvini e ai Fratelli d’Italia.
Femminicidio di Alice Scagni, il fratello-killer Alberto di nuovo aggredito in carcere
di Marco Lignana
La Repubblica, 24 novembre 2023
Intervista alla madre, Antonella Zarri: “Lo Stato invece di curarlo vuole vendetta. Viviamo in un Paese dove un ministro chiede il carcere a vita prima dei processi” È successo di nuovo. Dopo un’aggressione a Genova, nel carcere di Marassi, la storia si è ripetuta nell’istituto penitenziario di Sanremo. Solo che stavolta è andata molto peggio: Alberto Scagni, il killer della sorella Alice, condannato a 24 anni e 6 mesi in primo grado, ora è ricoverato in ospedale dopo essere stato brutalmente pestato, sequestrato e minacciato di morte da tre compagni di cella. La denuncia è di Fabio Pagani, segretario regionale Uil polizia penitenziaria Liguria, che racconta di un detenuto “noto alle cronache e di recente trasferito a Sanremo brutalmente aggredito in cella dai suoi coincellini (totali presenti in camera quattro), sequestrato e minacciato di morte, probabile per reati da lui commessi”. In più viene riportata “una trattativa durata ore: solo l’arrivo del Magistrato di turno e del Direttore, che hanno disposto l’ingresso in cella della Polizia penitenziaria, con utilizzo della forza per salvare il detenuto aggredito brutalmente e sequestrato, hanno evitato morte certa (tentato omicidio)”.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 24 novembre 2023
Alberto Scagni, condannato a 24 anni e detenuto per avere ucciso la sorella, è stato sequestrato in cella e massacrato di botte da due compagni di pena. Un fatto indegno di un sistema penitenziario civile. Ma, in un sistema mediatico ancora più incivile, la notizia è stata confezionata come se si trattasse di una punizione per il femminicidio. La canea dei commenti immaginatela voi. La notizia di cronaca, indegna di un paese civile e che abbia un sistema penitenziario civile, è questa: un detenuto della sezione “detenuti protetti” del carcere di Sanremo è stato sequestrato per un’intera notte e massacrato di botte da due detenuti della stessa cella ed è stato salvato per miracolo dagli agenti penitenziari, in grave ritardo.
di Alessandra Arachi
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Destra e sinistra d’accordo sul nuovo disegno di legge approvato al Senato che prevede misure più stingenti per stalker e maltrattamenti. È un testo corposo di diciannove articoli il ddl sul rafforzamento delle misure di contrasto alla violenza sulle donne, principalmente in ambito familiare, approvato in via definitiva in Senato. È Il cosiddetto ddl Roccella, dal nome della ministra delle Pari opportunità che lo ha realizzato insieme ai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e della Giustizia Carlo Nordio. Alla Camera era stato approvato a fine ottobre all’unanimità e sempre all’unanimità ha avuto il via libera al Senato ed è dunque diventato legge mercoledì pomeriggio, il 22 novembre, tra gli applausi di tutte e due le parti dell’emiciclo di Palazzo Madama. È un testo importante. Prevede una stretta a tutto tondo sulle misure di contrasto alla violenza sulle donne, ma il suo obiettivo principale è quello di rafforzare la cosiddetta prevenzione secondaria. È fondamentale questa prevenzione che si dice secondaria perché mira a tutelare la donna dopo che ha denunciato l’uomo violento.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Le leggi italiane sono davvero arretrate come spesso si racconta e si scrive? La risposta è no. Per capire cosa ancora si deve fare per azzerare i numeri, bisogna compiere un salto all’indietro di dieci anni. I numeri sono drammatici, costringono il Paese a interrogarsi per capire come sia possibile estirpare alle radici una violenza che uccide, stando alle curve delle statistiche e del dolore, una donna ogni tre giorni. L’uccisione barbara, spietata e all’apparenza incomprensibile di Giulia Cecchettin ha imposto al Paese intero il silenzio e il “rumore”, un grido corale e collettivo che vuol dire “mai più”. Nelle cifre è scritto che la tragedia infinita dei femminicidi non è un problema specificatamente italiano, che il nostro Paese non è in cima alle classifiche europee, ma è anzi al quart’ultimo posto dopo Spagna, Svezia e Grecia. Eppure ogni ragazza che non torna a casa, ogni mamma, sorella, nonna o figlia uccisa da un compagno, marito o ex, è una vita spezzata che troppo spesso poteva essere salvata.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Una legge di non facile applicazione e un grande progetto ma tutto privato: così in Italia proteggiamo i sopravvissuti alla violenza. “Orfani speciali” li chiamava Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa che, per prima (prima anche dello Stato) si dedicò a una ricerca sugli orfani dei femminicidi: “Quei tanti orfani di mamme uccise dai padri. Tanti, tantissimi ma ignorati e segregati - Scriveva Baldry nel 2017 nel presentare un enorme dossier a cui lavorava da tre anni - Come stanno oggi, dopo 5, 10, 15 anni da quel tragico e assurdo giorno? Chi sono? dove sono adesso? E cosa è accaduto loro, dove stanno, con chi? A questi figli cosa è stato detto? La legge cosa ha fatto di loro? E quegli adulti che si sono ritrovati ad aprire le loro case che sostegno psicologico ancora prima che economico è stato dato, se è stato dato, dovendo loro stessi, i familiari delle vittime, elaborare il loro di lutto e trauma, nonché gestire tuti i problemi sociali e giuridiche derivanti dall’omicidio?”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 24 novembre 2023
La motivazione lascia perplessi perché da essa traspare come sia possibile che essa costituisca una traccia per altri casi di ammissione del processo in assenza. Un divieto che costituisce per noi un’affermazione di diritto raggiunta solo recentemente con la riforma Cartabia. Di fronte alla pronuncia della Consulta (la n.192/23) che consente che a Roma si celebri il processo contro i rapitori e torturatori e l’omicida di Giulio Regeni, tutti contumaci, io ho gioito: finalmente, dopo sette anni, si arriva alla possibilità di fare chiarezza su quella orrenda tragedia. Forse non si arriverà a vedere puniti quegli infami energumeni, ma almeno si giungerà alla affermazione di responsabilità e può darsi che il processo italiano arrivi anche “più in alto” nell’accertamento di chi commissionò il rapimento di Giulio.
di Anna Cinzia Pani*
Il Sole 24 Ore, 24 novembre 2023
La vittima del reato ex art. 572 c. p. è tutelata anche da probabili condizionamenti connessi al tessuto socio culturale nel quale la stessa è inserita, in modo da escludere la possibilità di demandare ad una mera valutazione relativistica la sussistenza o meno del reato il quale verrebbe privato della sua stessa tipicità. Il reato di cui all’ art. 572 c. p , relativo ai maltrattamenti in famiglia, a parere del recentissimo orientamento della Corte di Cassazione, non è escluso per effetto della maggiore capacità di resistenza alle condotte maltrattanti dimostrata dalla persona offesa, in primo luogo per la motivazione connessa alla mancata sussistenza fra gli elementi costitutivi della fattispecie incriminatrice, della riduzione della vittima a soggetto che subisce i comportamenti da parte del soggetto che pone in essere la condotta maltrattante (Cass. pen., Sez. VI, 12/1/2023, n. 809).
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 24 novembre 2023
La condizione del figlio neonato non esclude il pericolo presunto connesso alle condotte illecite in danno della madre. Non incide l’età del minore che assiste ai maltrattamenti contro la madre o l’accertamento di un danno psico-fisico che lo stesso possa aver subito affinché sia contestabile l’aggravante dell’articolo 572, comma 2, del Codice penale. Infatti, i maltrattamenti cosiddetti “assistiti” sono legati al dato di fatto di essere stati perpetrati in presenza di persona minorenne.
ansa.it, 24 novembre 2023
Il 35% dei detenuti costretto ad annullare le visite specialistiche esterne o a rinviare interventi. I numeri contano. Al 31 ottobre 6.453 persone sono detenute nei 14 istituti per adulti del Lazio, 520 in più dall’inizio dell’anno (+8,8%). A questa “comunità” dobbiamo aggiungere i minori detenuti a Casal del Marmo, i sottoposti a misure di sicurezza in sei comprensori regionali e il Cpr di Ponte Galeria. Tutto questo microcosmo sarebbe curato in carcere e nei due ospedali di riferimento: il Pertini a Roma e il Belcolle a Viterbo.
- Parma. Via Burla, un altro detenuto suicida in cella
- Verona. “Giovanni suicida in cella, ora incolpano mia sorella”
- La Spezia. Tra lavoro, scuola e teatro. Carcere, motore di dignità
- Reggio Emilia. Nuovi spazi per valorizzare gli incontri tra detenuti e famiglie
- Torino. In carcere come Masterchef, sfida ai fornelli con chef e detenuti











