di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 24 novembre 2023
La morte violenta di Giulia - la ragazza assassinata in Veneto dall’ex fidanzato - mi interroga nel profondo, innanzitutto come madre, su che “razza” di genitori siamo, noi generazione del boom economico, noi “boomer” come ci chiamano i nostri figli. E ancor più mi interroga, dopo aver incrociato gli sguardi di alcune delle centinaia di ragazzi e ragazzi che affollavano venerdì scorso la Cattedrale di Torino per ascoltare il nostro Arcivescovo: “Si parla spesso di voi come di un problema, invece che come una risorsa”, ha scritto mons. Repole nella lettera inviata a tutti i giovani delle diocesi Torino e Susa per invitarli alla catechesi. “E, quando si pensa a voi in positivo, lo si fa solo in termini di profitto economico che si potrebbe trarre dalle nuove generazioni. Soprattutto sono molto dispiaciuto del fatto che pochissimi sappiano offrirvi qualcosa per cui possiate sognare e guardare con fiducia al futuro. Sono ormai una rarità coloro che sanno dirvi per che cosa vale la pena di vivere”.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 24 novembre 2023
Dalla chiamata al 112 “senza risposta”, ai messaggi struggenti alle amiche. Alla fine Giulia è rimasta sola, vittima - dice l’esperta - di quella “manipolazione tipica di tutti gli uomini violenti”. Si dirà che Giulia Cecchettin avrebbe dovuto cogliere i segnali della violenza. Che avrebbe dovuto meglio valutare il rischio che correva all’interno di quella relazione con l’ex compagno Filippo Turetta, con il quale aveva rotto, sì, ma senza allontanarsene definitivamente. Tutto questo si dirà soprattutto ora che le parole della 22enne ammazzata e ritrovata in un canalone vengono a bussarci alla coscienza.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Il modo in cui raccontiamo i femminicidi influisce sull’opinione pubblica ecco perché la scelta delle “parole giuste” è fondamentale. Nel punto 10 del “Manifesto di Venezia” - la Carta per i giornalisti e le giornaliste per il rispetto e la parità di genere nell’informazione - c’è scritto tutto. Ci sono le indicazioni per un uso corretto del linguaggio per scrivere e parlare anche di femminicidi in modo consapevole. Perché la scelta delle “giuste parole” è il primo strumento che abbiamo per cambiare cultura e narrazione.
di Federico Plantera*
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2023
Tra le tante immagini della calda e soleggiata estate italiana, ce n’è una un po’ nascosta che mi ha accompagnato. L’espressione di viscerale disgusto di mia madre, a pranzo o cena. Ogni volta che al telegiornale usciva la notizia di uno stupro, un femminicidio, una violenza di genere. Una cosa che viene davvero dal profondo, e lo noti, si vede. Anche perché io e mio padre siamo stati abbastanza fortunati da non vederla spesso, quell’espressione. Anzi, quasi mai, andando a memoria.
di Maurizio Tucci*
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Maurizio Tucci, presidente del Laboratorio Adolescenza, ci invita a riflettere sull’educazione e sul nostro sguardo sui figli, che sono diventati “sovrani” in famiglia. A parità di tragedia e a parità di dolore, l’omicidio della giovane Giulia - che non è il primo e purtroppo è difficile sperare che possa essere l’ultimo di questa rabbrividente categoria - ha suscitato un clamore particolare e una reazione dell’opinione pubblica fortissima. Tra le possibili ragioni, il fatto che sia maturato in un ambiente familiare e sociale “insospettabile”. Probabilmente, se Filippo fosse stato un personaggio borderline, un bullo conclamato, un ragazzo proveniente da un contesto sociale a rischio o, perché no, un immigrato, saremmo, per assurdo, più “confortati”, perché questo ci consentirebbe di allontanarlo un po’ di più dall’immaginario che noi “perbene” ci costruiamo dei nostri figli. E magari a qualcuno potrebbe anche venir voglia di azzardare, a commento, quel disgustoso “ma un po’ se l’è andata a cercare” che ancora sentiamo troppo spesso.
di Maria Luisa Agnese
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Cristiana Mainardi è l’autrice del documentario “Un altro domani” con il regista Soldini. Storie di ex mariti ed ex fidanzati usciti dalla spirale della violenza grazie ai percorsi con i Cipm. Cristiana Mainardi, produttrice e sceneggiatrice, ha incontrato gli uomini maltrattanti dal 2019, quando la questora Alessandra Simone si è rivolta a lei e al suo socio storico Lionello Cerri per dare visibilità al protocollo Zeus, un progetto di rieducazione che aveva appena ideato e a cui voleva dare visibilità anche attraverso una narrazione culturale.
di Greta Sclaunich e Chiara Severgnini
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
Offrono strumenti utili, ma anche armi per umiliare, tormentare o spiare le donne. Sono un volano per idee all’insegna della parità, ma ospitano anche contenuti retrogradi. E c’è chi trasforma i temi di genere in slogan da monetizzare. Nella lotta contro la violenza sulle donne, social e Rete sono nemici o alleati? Riducono i temi di genere a slogan da sbandierare tra un post sponsorizzato e l’altro, o sono un volano capace di renderli più efficaci? Rispondere è difficile, ma chiederselo è necessario dato che ormai viviamo (anche) online.
di Francesca Sforza
La Stampa, 24 novembre 2023
Il vero angolo cieco nel dibattito sul controllo come forma patologica di dipendenza nelle relazioni affettive - spesso all’origine di gravi episodi di violenza nei confronti delle donne - riguarda il controllo che i ragazzi esercitano l’un l’altro da quando le loro relazioni si sono sempre più strutturate nella dimensione “da remoto” anziché “in presenza”.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 24 novembre 2023
È insensato e folle dividersi tra “Team Palestine” e “Team Israel”. Chi è intorno scenda dalle barricate fondamentaliste. In queste settimane, ormai sono quasi due mesi, abbiamo visto e letto moltissimo di quanto sta accadendo ai confini di Israele e dentro Gaza. Gli indici di lettura e condivisione attivi su Corriere.it lo confermano: il conflitto mediorientale ci chiama e ci infiamma da sempre, forse più che mai in questa crisi sconvolgente. Ci siamo divisi e continuiamo a farlo come se appartenessimo a due squadre. I sostenitori di “Team Israel” e “Team Palestine” - come ha scritto l’editorialista Simon Kuper sul Financial Times - sanno come sono andate le cose prima ancora di leggerle o ascoltarle nei notiziari, a volte prima ancora che accadano. Sanno già dove sta “la verità”, perché la verità è quella che meglio rispecchia le loro/ le nostre convinzioni, ossessioni o più semplicemente identità.
di Fabio Marcelli*
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2023
La Corte penale internazionale si gioca la sua credibilità sulla questione del massacro tuttora in corso a Gaza. Molte sono le denunce che stanno pervenendo in questi giorni alla Corte a tale proposito. Colla nostra piccola associazione, il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED), abbiamo aderito a quella redatta e promossa da alcuni avvocati, tra i quali Gilles Devers, che ha già raccolto l’adesione di oltre cinquecento avvocati e centinaia di organizzazioni sociali in tutto il mondo, che abbiamo pubblicato sul nostro sito credgigi.it e che invitiamo a sottoscrivere scrivendo alla nostra mail











