di Chiara Roncelli
L’Eco di Bergamo, 23 novembre 2023
L’iniziativa di “Piroscafo”: sabato prossimo 25 novembre per la prima volta l’incontro con la città. Uno spettacolo all’Auditorium di Piazza della Libertà. Il teatro porta i detenuti della Casa circondariale “Fausto Resmini” di Bergamo fuori dalle mura del carcere. Da quindici anni, infatti, i detenuti della Casa circondariale partecipano ad un laboratorio teatrale con l’associazione Teatro Piroscafo: il teatro è un luogo privilegiato per giocare sulla comunicazione e sulle relazioni, è un’occasione preziosa per potersi raccontare ed aver qualcuno con la voglia di ascoltare; diventa, a tutti gli effetti, un’occasione di riflessione e un pretesto per favorire l’incontro e il confronto tra il mondo “dentro”, quello dei detenuti, e il mondo “fuori”, quello della città. Fino ad ora gli spettacoli, frutto del laboratorio, sono andati in scena solo all’interno della Casa circondariale e sono stati rivolti agli studenti delle scuole superiori di Bergamo e della provincia.
askanews.com, 23 novembre 2023
È positivo il primo bilancio del progetto ‘Play for the future’, nato dalla collaborazione tra Fondazione Milan, Fondazione Cdp e ministero della Giustizia, che terminerà a giugno 2024. Un programma mirato al reinserimento sociale dei giovani detenuti attraverso percorsi di educazione sportiva e di orientamento professionale. A distanza di nove mesi dall’inizio delle attività, a Napoli c’è stata la condivisione dei risultati registrati fino a questo momento. I 57 ragazzi coinvolti, in gran parte minorenni, svolgono ora regolarmente attività sportiva, conducono colloqui di lavoro e seguono un percorso di orientamento formativo. Sono migliorate anche le condizioni psicologiche, con un aumento dell’autostima e della fiducia in sé stessi e una maggiore capacità di mantenere gli impegni presi. Risultati che rivestono un ruolo fondamentale nella riduzione del rischio di recidiva.
di Alberto Cisterna
L’Unità, 23 novembre 2023
È la frontiera più delicata da presidiare, perché è un confine impercettibile, sottile, silente, su cui vivono tante donne in bilico tra la vita e la morte. La morte di Giulia Cecchettin dovrebbe segnare, in una società che fosse meno esposta della nostra a mere sollecitazioni, il momento per una riflessione profonda sulla repressione penale e sulla sua capacità di deterrenza.
di Vittorio Lingiardi
La Stampa, 23 novembre 2023
In questo momento è importante sentirsi soggetti di un fronte comune, dove ciascuno può fare la sua parte, nel tentativo di incidere sull’educazione scolastica. Purtroppo senza ricette sicure e senza troppe illusioni. Il progetto presentato ieri dal ministro Valditara, pensato dopo le orribili vicende estive di Palermo e Caivano, ha un bel nome: Educare alle relazioni. L’accento sulle relazioni mi sembra opportuno. In un mondo sempre più virtualizzato e banalizzato, è nostro compito educare al rispetto dei corpi e delle relazioni e diseducare alla trasmissione acritica degli stereotipi di genere. Giusta anche l’idea di procedere con gruppi di discussione. Spesso dico di non credere a interventi puramente “didattici” tipo l’”ora di educazione civica”. Coi ragazzi e le ragazze è infatti importante un’esperienza più immersiva, capace di esprimere soggettività e specificità, di ascoltare testimonianze dirette ed esempi, di lavorare su case studies.
di Alessandra Pigliaru
Il Manifesto, 23 novembre 2023
“Se non c’è un testo scritto che ci spiega che cos’è l’educazione all’affettività, in questo momento niente può essere chiaro e stiamo ragionando solo per titoli, per temi ma questo vale anche per molto altro, per esempio la violenza contro le donne o la pace nel mondo”. Celeste Costantino, attivista e femminista, da molti anni si occupa di diritti, antimafia e questioni relative al genere e all’antiviolenza. Sulla recente proposta del ministro Valditara tuttavia, il suo percorso politico le consente di dire qualcosa nel merito perché, ormai dieci anni fa, quando era deputata nelle file di Sel, aveva firmato, insieme ad altre, una proposta di legge proprio sulla educazione sentimentale nelle scuole.
di Lucio Caracciolo
La Repubblica, 23 novembre 2023
L’annunciato scambio tra ostaggi israeliani catturati da Hamas e detenuti palestinesi nelle carceri israeliane è ancora in bilico ma può essere il primo raggio di luce dopo un mese e mezzo di guerra a Gaza. Accompagnato da una tregua di quattro giorni, potenzialmente prolungabile. Ma quanto avvenuto nella notte appena trascorsa conferma che le intese in piena guerra fra nemici mortali sono esposte a mille incidenti, malintesi o pretesti per sabotarle. Di sicuro Hamas resta “padrone degli orologi”. Con alle spalle la lunga ombra dell’Iran, che detta i tempi delle operazioni sul fronte Nord (Hezbollah) come su quello Sud, mentre la battaglia di Cisgiordania - centrale sotto ogni profilo - s’inasprisce.
di Lorenzo Vita
Il Riformista, 23 novembre 2023
Il Paese attende il rientro dei primi 50 ostaggi rapiti il 7 ottobre. Per Hamas e Israele quattro giorni di tregua, a cui si unisce anche Hezbollah. Ottimismo e cautela da parte Usa. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’accordo concluso con Hamas per il rilascio del primo gruppo di ostaggi è stato un passaggio difficile. Parlando ai suoi ministri, Bibi ha espresso tutta la complessità della scelta con una frase trapelata dopo l’incontro con il gabinetto di guerra: “Una decisione difficile ma una decisione giusta”. Un concetto espresso anche dal presidente Isaac Herzog che sul social X ha parlato dell’accordo definendolo “doloroso e difficile”, ma con l’auspicio che questo possa essere “un primo passo significativo per riportare a casa tutti i rapiti”.
di Stefano Mauro
Il Manifesto, 23 novembre 2023
Nella lista dei detenuti da liberare donne e minori. Ma non mancano militanti di Hamas. La condizione nelle carceri di Israele resta critica: torture e 6 morti dal 7 ottobre. Dal 7 ottobre Hamas ha fatto del rilascio dei prigionieri palestinesi uno dei suoi principali obiettivi, indicando che la cattura degli ostaggi aveva lo scopo di “ottenere il rilascio di tutti i detenuti palestinesi”. Prima dell’operazione “Tempesta di al-Aqsa”, il loro numero nelle carceri israeliane era di circa 5.300. Ma sono diventati “10mila in un mese, con oltre 2mila in detenzione amministrativa, senza nessuna accusa precisa”, secondo quanto riporta Human Rights Watch.
di Federica Woelk
Il Riformista, 23 novembre 2023
Spesso e volentieri si parla dei serbi in Kosovo, ma quanto poco sappiamo degli albanesi in Serbia? Eppure sono due facce della stessa medaglia. E sempre di diritti delle minoranze si tratta. Con la differenza che della minoranza albanese in Serbia non si parla mai, mentre della minoranza serba in Kosovo sempre e comunque (e spesso anche spargendo disinformazione), nonostante la minoranza serba in Kosovo sia molto garantita, con molti diritti, mentre non si può sostenere lo stesso per gli albanesi in Serbia.
di Pino Corrias
Vanity Fair, 22 novembre 2023
Diceva un vecchio giurista che tutti i magistrati, prima di prendere servizio, dovrebbero passare qualche giorno (e qualche notte) nella cella di un carcere. Sperimentare cosa vuol dire avere le sbarre addosso al punto da respirarle. Dormire in sei in una cella da due. Avere un lavandino di acqua fredda e un cesso alla turca di fianco al cibo, con le blatte che escono dal buco nero. Ascoltare di giorno e di notte il rumore delle serrature, le urla nei reparti, la puzza del rancio che ristagna. Imparerebbero quanto brucia il fuoco di una condanna. E quanta responsabilità occorre nel comminarla.
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