di Sabato Angieri
Il Manifesto, 24 novembre 2023
A 21 mesi dall’inizio dell’invasione russa, Mosca non avanza e Kiev non avanza. E il fronte pro-ucraino inizia a perdere pezzi. Frizioni tra Zelensky e il suo comandante in capo Zaluzhny. Che però non si tocca: lo difendono gli Usa. I soldati dei due schieramenti si scontrano in fazzoletti di terra; nel mezzo, i civili. Ventuno mesi fa il mondo è uscito dalla convinzione che per l’Europa fosse finita l’epoca delle guerre. I carri armati russi che oltrepassavano la frontiera con l’Ucraina e i primi missili volati nel cielo di Kiev possono essere considerati l’inizio di una nuova epoca per il Vecchio continente.
di Andrea Pugiotto*
L’Unità, 23 novembre 2023
Il 5 dicembre la Consulta si riunirà per decidere su una questione “scandalosa”: in assenza dicontrarie ragioni di sicurezza, vietare al detenuto di “svolgere colloqui intimi, anche a caratteresessuale, con la persona convivente non detenuta”, senza il controllo a vista da parte del personale di custodia è conforme alla Costituzione e alla CEDU? Noi pensiamo che sia una sanzione corporale primitiva, contraria al disegno costituzionale delle pene. E confidiamo che la Corte la cancelli
di Don David Maria Riboldi*
La Prealpina, 23 novembre 2023
Da oggi tutti chiusi. Nel carcere di Busto arriva, come ogni dove in Italia, la chiusura delle celle di cui dieci anni or sono si dispose l’apertura, per allargare gli spazi detentivi dall’angusta camera di pernotto al corridoio. Era una misura pensata non per tutti, ma per quanti ritenuti meritevoli, dopo un periodo di osservazione. La circolare del luglio 2022 non lascia scampo né grandi spazi di manovra ai direttori, che si trovano, loro malgrado, a gestire un ritorno al passato alquanto sgradevole per quanti si erano abituati a un range detentivo di maggiore socialità. Una socialità destrutturata, spontanea, non soggetta a una programmazione o a un controllo organizzativo. Niente più “vasche” nel corridoio, avanti e indietro, per stancare un po’ quel corpo che la notte non ne vuole sapere di dormire. Niente più chiacchierate, se non su appuntamento, dietro domandina, o alle sbarre delle celle, con le braccia appoggiate al ferro. Niente più disordini, diranno i sostenitori di questo regime, ma l’esperienza insegna che i cosiddetti eventi critici possono accadere ovunque e non mi pare ci sia una statistica che testimoni a favore delle celle chiuse, per essere al riparo da problemi disciplinari.
di Luca Rondi
altraeconomia.it, 23 novembre 2023
Intervista a Mauro Palma, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. “Il carcere è sempre di più una fotografia della società esterna che a sua volta riflette, anche se lo rifiuta, i paradigmi della vita reclusa. Soprattutto dopo il Covid-19 c’è l’incapacità, parlo del fuori, di tornare a uno sguardo libero. Percepisco molta asfissia nei rapporti tra le persone, difficoltà nelle relazioni e soprattutto il tentativo di eludere le complessità, cercando di risolvere i problemi portandoli altrove. Magari in Albania”.
di Giorgio Pogliotti
Il Sole 24 Ore, 23 novembre 2023
Accordo tra Assolavoro e Cnel per favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti, partendo da un’analisi dei fabbisogni delle imprese del territorio. Promuovere formazione, studio e lavoro in carcere come strumento di reinserimento sociale e di riduzione della recidiva. Potenziando il sistema di certificazione del lavoro svolto all’interno degli istituti penitenziari, per attestare le competenze spendibili nel mondo produttivo anche attraverso modalità digitali, fornendo un aggiornamento rispetto alle evoluzioni in atto nel Sistema nazionale di certificazione delle competenze. Sono gli obiettivi dell’accordo raggiunto tra il Cnel e Assolavoro, che è stato preceduto da un’intesa raggiunta nei mesi scorsi tra l’organismo guidato da Renato Brunetta e il ministero della Giustizia.
di Federico Maurizio d’Andrea
Il Sole 24 Ore, 23 novembre 2023
Il dibattito italiano recente sulla Giustizia, con le riforme che si susseguono con una celerità che non permette neppure di verificarne la portata, lascia trasparire una fragilità sistemica sulla quale è bene esprimersi perché la Giustizia è, da sempre, il principale termometro per misurare la tenuta della democrazia. Ci si deve chiedere come sia possibile continuare a spingere al ribasso un dibattito che, pure, attiene direttamente al cuore del nostro “stare insieme” e che, per la sua delicatezza e per la sua complessità, andrebbe affrontato senza polarizzazioni ideologiche o semplificazioni.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 23 novembre 2023
Passa all’unanimità la legge contro la violenza sulle donne. Ma fanno discutere gli scranni deserti. Schlein telefona a Meloni: “Apprezzo il segnale della maggioranza che ha dato parere favorevole su un odg del Pd che chiede di mettere risorse sulla formazione”. Neanche il tempo di far sedimentare l’orrore per il barbaro assassinio di Giulia Cecchettin il Senato si svuota nel giorno in cui il Parlamento dovrebbe discutere di un disegno di legge sulla violenza sulle donne. Perché un conto è licenziare un comunicato o strillare una qualche indignazione in tv, altro prendersi la briga di presentarsi in Aula a parlamentare sulle soluzioni. A denunciare il palazzo vuoto è l’ex segretaria della Cgil e senatrice dem Susanna Camusso, che su X posta una foto degli scranni deserti accompagnata da una didascalia: “L’aula del Senato mentre si discute della legge “disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica”.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 23 novembre 2023
Il vicepresidente della Fai Vittorio Minervini racconta l’iniziativa promossa insieme alla commissione pari opportunità del Cnf in occasione del 25 novembre. Un tunnel buio, costellato di nomi. E in fondo un momento di luce, un lampo tinto di arancione, il colore scelto dalle nazioni unite per simboleggiare la violenza contro le donne. È l’installazione che sarà possibile visitare sabato prossimo in piazza dell’orologio a Roma, davanti alla sede amministrativa del Consiglio nazionale forense, la cui Commissione pari opportunità ha promosso l’iniziativa insieme alla Fondazione dell’avvocatura italiana (Fai).
di Piercamillo Davigo
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2023
I legislatori inventano norme “manifesto” per tranquillizzare l’opinione pubblica senza cambiare nulla. Così un ladro che ruba auto, tra le aggravanti e le attenuanti, rischia dai 4 mesi e 2 giorni ai 30 anni. Di fronte ai delitti che turbano l’opinione pubblica per la loro gravità e il loro numero, vi è la tendenza ad aggravare i massimi delle pene. Bisognerà attendere le statistiche per verificare se quei delitti siano aumentati o se vi sia solo una maggiore attenzione dei mezzi di informazione: nel 1991 gli omicidi volontari in Italia furono 1.938; nel 2021 se ne contarono 303, con un tasso di 0,51 per 100.000 abitanti, tra i più bassi dell’Unione europea; nel 2022 salirono a 314. Ma i legislatori ricorrono a norme “manifesto” più indirizzate a tranquillizzare l’opinione pubblica che a ottenere seri effetti di deterrenza (che, peraltro, ha efficacia diversa a seconda degli autori dei reati e del tipo di reati e richiede approfondita riflessione).
di Laura Onofri*
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2023
Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha scatenato un’ondata di ribellione, di rabbia e indignazione mai viste prima per altri atti così efferati e crudeli che colpiscono le donne. Il perché è da ricercarsi in tanti motivi: prima di tutto perché la misura è colma e questa è la classica goccia che fa traboccare il vaso, poi perché ha impressionato molto l’immagine di questa ragazza, di sua sorella che è riuscita in un momento così doloroso, a parlare della morte di Giulia senza rabbia e senza pietismo, della sua famiglia, una famiglia come tante che ci colpisce perché quella famiglia potrebbe essere la nostra; e poi non dimentichiamo che siamo vicini al 25 novembre, giornata che tristemente ogni anno è piena di convegni, incontri e manifestazioni perché la violenza non si placa e i femminicidi continuano incessantemente a stroncare vite.
- Femminicidio Cecchettin, le parole scorrette che i giornali hanno usato per raccontarlo
- Campania. “Fatti a Manetta”: Coldiretti lancia la filiera produttiva delle carceri
- Milano. Sos carceri, il dossier della Camera Penale: “Situazione fuorilegge”
- Milano. Violenza sulle donne, il lavoro in carcere con i detenuti autori di maltrattamenti
- Padova. Il prefetto Messina: “Femminicidi in calo. Bisogna saperli riconoscere”











