di Ilaria Dioguardi
vita.it, 22 novembre 2023
L’associazione Antigone dal 2010 cura Jailhouse Rock, con storie di musica e di carcere che si attraversano le une con le altre. Alla trasmissione radiofonica collaborano detenuti del carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso e del carcere milanese di Bollate, che realizzano il giornale radio e suonano le cover degli artisti. Da 14 anni ogni settimana va in onda Jailhouse Rock, su Radio Popolare e altre radio italiane. Curato dall’Associazione Antigone e realizzato con la collaborazione di detenuti delle carceri di Rebibbia e di Bollate, è la prima esperienza del genere. “Ogni settimana, i detenuti realizzano anche un Giornale radio dal carcere trasmesso all’interno del programma, e le cover degli artisti che ascoltiamo nella puntata”, dice Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, che conduce Jailhouse Rock insieme a Susanna Marietti.
di Francesco Damato
Il Dubbio, 22 novembre 2023
Per quanto bipartisan lo sciacallaggio politico e la sua appendice mediatica della tragica fine di Giulia Cecchettin è stato, anzi è di uno squallore certamente prevedibile ma non per questo accettabile. Chi abbia cominciato per prima è difficile dire. Forse la sinistra cavalcando certe reazioni internettiane della sorella, Elena, della giovane assassinata da quell’aguzzino che alla fine si è rivelato il fidanzato Filippo Turetta. La congiunta, in particolare, facendo per me un po’ di confusione fra potere, al minuscolo, e Stato, con la maiuscola, ha definito l’assassinio di Giulia un omicidio di un potere, appunto, ancora patriarcale nella concezione dei rapporti sociali, affettivi e familiari e quindi di uno Stato rivelatosi incapace di prevenire, educare e quant’altro. La ciliegina sulla torta già intossicata ce l’ha messa il giornale debenedettiano della radicalità - Domani - scrivendo in fondo ad un titolo ispirato ad una frase di Elena Cecchettin - “Se tocca a me voglio essere l’ultima” - che delle leggi necessarie “Per educare alla libertà e all’affettività la destra ha paura”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 22 novembre 2023
Quella smania di trovare un responsabile che inquina il dibattito sui femminicidi. Lo spietato omicidio di Giulia Cecchettin sta suscitando un’ondata di empatia e un dibattito pubblico come raramente si era visto per un fatto di cronaca nera. È segno che la nostra società, anche a fronte della diminuzione dei crimini violenti, è oggi molto più evoluta e sensibile alla piaga dei femminicidi, ritenuti ormai socialmente intollerabili.
di Emanuele Lauria
La Repubblica, 22 novembre 2023
Intesa in salita per introdurre in classe lezioni per sensibilizzare alle relazioni. Nel piano Valditara psicologi e influencer in classe. Al Senato l’ok al ddl femminicidi. Voci di contatti Meloni-Schlein. La disperata ricerca di unità, sulla lotta ai femminicidi, vivrà stamattina l’ultimo tentativo: un ordine del giorno unitario — maggioranza e opposizione insieme — sulla soglia minima dell’educazione affettiva nelle scuole. Ma che si arrivi a questo traguardo, al Senato, sono in molti a dubitare. Di certo, il clima che precede l’ultimo miglio del dibattito politico è contraddittorio.
di Graziella Balestrieri
L’Unità, 22 novembre 2023
“L’educazione affettiva? Mi piacerebbe che la scuola si occupasse del rispetto per l’altro: donna, omosessuale...” “Le donne spesso non vengono credute, anche le forze dell’ordine hanno bisogno di una formazione”. In Italia dal 2 gennaio ad oggi sono 102 le vittime di femminicidio. Il femminicidio è l’apice di una violenza che parte da lontano. Ne parliamo con Emma Bonino.
di Graziella Balestrieri
L’Unità, 22 novembre 2023
“Questo è un post patriarcato: ferito dalla libertà femminile, reagisce in modo efferato. È ovvio che in paesi come la Svezia i femminicidi sono più che da noi, perché lì le donne sono più emancipate”. L’uccisione di Giulia ha riaperto una ferita politica, sociale e culturale. Di femminicidio, di patriarcato e di come il patriarcato si è adattato e si adatta ci parla Ida Dominijanni, giornalista, scrittrice, femminista.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 22 novembre 2023
La svolta dopo le comunicazioni di Tajani Il testo tornerà in Parlamento per il via libera. L’accordo tra Italia e Albania sui migranti firmato dalla presidente del Consiglio Giorgia meloni e dal premier albanese Edi Rama si trasformerà in un ddl che sarà ratificato in Parlamento. È quanto spiega la risoluzione di maggioranza approvata ieri dalla Camera con 189 sì e 126 no dopo le comunicazioni, in mattinata, del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Comunicazioni dalle quali è subito emersa la necessità del passaggio parlamentare e dopo le quali le opposizioni hanno parlato di “giravolta” da parte del governo. Da due punti di vista differenti, però. Cioè presentando due risoluzioni distinte: la prima, firmata dai capigruppo di Pd, Italia viva, Azione, Alleanza Verdi Sinistra e Più Europa; la seconda, espressione del solo Movimento 5 Stelle.
di Federica Rossi
Il Manifesto, 22 novembre 2023
“L’Italia chiede a paesi come Tunisia, Libia e adesso anche Albania di cooperare nella gestione delle sue frontiere, sostenendo strumentalmente di non potercela fare da sola. Ma l’accordo con Tirana è contrario al diritto internazionale”, afferma Filippo Miraglia, di Arci immigrazione. L’occasione è una conferenza stampa sulla recente intesa tra la premier Giorgia Meloni e il suo omologo d’oltre Adriatico Edi Rama che il Tavolo immigrazione e asilo, rete delle principali organizzazioni italiane che si occupano di immigrazione, ha tenuto ieri nel centro di Roma.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 21 novembre 2023
Uno dei nuovi reati proposti vorrebbe parificare, nella sanzione di 8 anni, chi in un carcere “usi atti di violenza o minaccia” con chi solo pratichi “resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti”. Il populismo penale come analgesico a buon mercato all’ansia sociale, certo. La moltiplicazione dei reati pescati all’amo dei talk show tv d’area, anche. Ma la vera cifra del testo del disegno di legge pubblicizzato dalla maggioranza come ennesimo “pacchetto sicurezza” è forse lo slittamento del significato delle parole e degli istituti giuridici.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 novembre 2023
Gli esponenti del governo Meloni lo hanno detto chiaramente. La norma del pacchetto sicurezza, che introduce la possibilità di trattenere in carcere le donne incinte e con figli piccoli (fino a un anno di età), è il risultato del fenomeno, come ha dichiarato il capo della Lega Matteo Salvini, delle “borseggiatrici Rom che usano bimbi e gravidanza per evitare il carcere e continuare a delinquere”, associando così un’etnia al reato. Ancora una volta, a dettare legge sono i media. Questo accade con tutti i governi, è successo quando c’era il guardasigilli Alfonso Bonafede, all’epoca dell’indignazione pompata dal Massimo Giletti sulle “scarcerazioni” durante l’emergenza Covid, e subito per reazione c’è stato un intervento legislativo altrettanto disumano. Accade ora con l’attuale governo quando “Striscia la notizia” ha creato allarme sociale sulle borseggiatrici rom della metropolitana di Milano che approfitterebbero della attuale legge sotto accusa. In pratica, si fa politica con la cronaca nera.
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