di Sarah Martinenghi
La Repubblica, 21 novembre 2023
“Filippo è un uomo come me”. Il post del “Cerchio degli uomini”, associazione torinese che “rieduca” stalker e uomini violenti, lancia un messaggio forte, di identità e di denuncia, per far riflettere sull’origine del problema: la cultura “maschilista e patriarcale che permea ogni anfratto della nostra società”. Roberto Poggi, vicepresidente del Centro, riflette sul femminicidio di Giulia Cecchettin: “Anche questo caso è figlio di una cultura della prevaricazione, “dell’io valgo se sono più di te”. Uccidere la ragazza che si laurea prima di me non è che espressione di fragilità, del fatto che io debba controllarti perché se tu te ne vai, io non sono più niente e resto nel vuoto”.
di Andrea Molteni
chiesadimilano.it, 21 novembre 2023
A quasi un anno dal varo, la Riforma Cartabia ha inciso positivamente sulla durata dell’iter processuale, meno sull’applicazione delle pene sostitutive. Ma il concetto di “ristoro” non deve limitarsi al piano giudiziario, perché può estendersi alla comunità in generale. Un anno (o quasi) dalla riforma, una settimana per approfondirne contenuti e prospettive. Nel corso della Settimana internazionale della giustizia riparativa (Restorative Justice Week, 19-25 novembre), appare opportuno tentare un primo, parziale bilancio della riforma che in Italia ha reso norma il ricorso alla stessa.
di Felice Manti
Il Giornale, 21 novembre 2023
A pochi mesi dal via, l’istituto previsto dalla Cartabia mostra tutti i suoi limiti: le strutture non ci sono, il personale è risicato e serve la formazione perché mediatori e avvocati sono stati fatti fuori. C’è un nuovo business disegnato su misura per le coop. Si chiama giustizia riparativa, una riforma partita lo scorso 30 giugno 2023 grazie all’ex Guardasigilli Marta Cartabia per potenziare il percorso (gratuito) “dal dolore alla riconciliazione”, con una forma di risarcimento economico o morale, con l’intento di svuotare le carceri e ristabilire (finalmente) il principio costituzionale di rieducazione e reinserimento sociale del condannato. “Ci si prende cura del reo e della vittima, con l’esperienza del pentimento e delle scuse, per riparare concretamente e moralmente al pregiudizio inferto, magari riservandosi il privilegio del perdono”, scrive Angelo Monoriti, docente di Negoziazione alla Luiss Guido Carli su “Dall’ordine imposto all’ordine negoziato” (Giappichelli, 2023) in cui descrive la giustizia riparativa come una forma di vendetta “buona” a fronte di una vendetta “cattiva”, cioè la pena, che ha sostituito il diritto alla ritorsione della vittima.
di Antonio Gagliano*
Il Dubbio, 21 novembre 2023
Il sospetto come valore assoluto: è l’abnorme principio che regola le misure di prevenzione antimafia. Così ventidue anni fa si è aperta una voragine nel diritto. Va dato merito al “Dubbio” di essere tra le poche testate che hanno denunciato la ripresa e la diffusione delle immagini dell’arresto dell’ex magistrato Silvana Saguto, e così l’esecrabile costume di “mettere in scena” con accorta regia - è proprio il caso di dirlo- un momento così tragico della vita di una persona e dei suoi familiari, per darlo in pasto ad un pubblico sempre più bramoso di compiacersi della sofferenza e della umiliazione specie di chi, già potente, sia caduto in disgrazia.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 21 novembre 2023
Rinascita-Scott di Gratteri finisce con 131 assoluzioni, si tratta di vite e carriere spezzate. Undici anni di carcere a Pitteli, simbolo del processo. Sentenza storica proprio no, quella emessa nella maxi-aula di Lametia per il processo “Rinascita Scott”. Certo, c’è la bandierina simbolica della condanna a 11 anni di carcere per l’avvocato Giancarlo Pittelli, ma è appunto poco più che una sagoma di cartapesta, e non c’è bisogno di ricordare Enzo Tortora e i tanti condannati al primo processo e poi assolti in appello.
rainews.it, 21 novembre 2023
La tragedia domenica pomeriggio a dieci giorni dal caso precedente. Il compagno di cella uscito per l’ora d’aria. Le lenzuola strette attorno al collo e annodate alle sbarre. Erano le quattro del pomeriggio di domenica quando Giovanni Polin, 34 anni, ha deciso di togliersi la vita nel carcere di Montorio, a Verona. Stessa scelta, dieci giorni fa, di un altro detenuto, deceduto poi in ospedale. Polin, che aveva 34 anni, era stato arrestato di recente a seguito della denuncia per maltrattamenti sporta dalla ex compagna. L’uomo è solo l’ultima vittima di un’emergenza di cui si fatica a invertire la rotta. In Italia il 2022 è stato l’anno nero dei suicidi nei penitenziari: 84 le vittime. Mai così tante dal 1992. Quest’anno, con Polin, i casi sono arrivati a 63.
di Alice Dominese
Il Domani, 21 novembre 2023
È “l’ospedaletto”. In questa sezione, distaccata dal corpo centrale, si è suicidato Balde nel 2021. Nell’indagine, archiviata, i pm hanno rilevato numerose violazioni. Ora il governo vuole riaprirlo. Dodici locali, ognuno di 28 metri quadri scarsi perché cinque sono occupati dal bagno, senza finestre. Questo è il famigerato “ospedaletto”, una sezione del centro di permanenza temporanea per migranti di Torino più simile a una cella per via del piccolo cortile circondato da muri e sbarre sul soffitto.
casertanews.it, 21 novembre 2023
La testimonianza di una delle vittime dei pestaggi del 6 aprile 2020 ma è scontro sui riconoscimenti. “Non hanno risparmiato nessuno, nemmeno gli invalidi”. Così Carmine Di Saverio, uno dei detenuti picchiati durante il pestaggio avvenuto il 6 aprile 2020 al carcere di Santa Maria Capua Vetere e per cui è in corso il processo a carico di 105 imputati, tra cui agenti, funzionari del Dap e medici dell’Asl. Di Saverio, cieco ad un occhio ed oggi libero, nei video mostrati proiettati dinanzi alla Corte d’Assise - presidente Roberto Donatiello - è nella stanza della socialità inginocchiato e faccia al muro, ad un certo punto un agente con mascherina lo prende per la maglia, e lo trascina per la stanza, fino alla porta d’ingresso, dove ci sono altri agenti, tra cui alcuni con caschi, che si accaniscono contro il detenuto. “Non hanno risparmiato nessuno, neanche gli invalidi” dice il teste, che poi parla delle botte prese dal detenuto sulla sedia a rotelle Vincenzo Cacace.
veronasera.it, 21 novembre 2023
“Molti dei detenuti sono residenti in città, come le loro famiglie, lavoriamo nell’ottica di un loro reinserimento nella società. Nel tavolo di lavoro verranno raccolte le necessità del carcere per le quali si cercheranno risposte concrete”, ha spiegato l’assessora Zivelonghi. Per la maggior parte delle persone che entrano in carcere, la detenzione è un’esperienza transitoria, terminata la quale tornano ad essere cittadini a tutti gli effetti. Un ritorno nel territorio che non può prescindere dal territorio stesso, considerato anche che molti dei detenuti nel carcere di Montorio sono residenti del Comune. Partire da zero, una volta usciti dal carcere, può significare isolamento sociale, mancanza di integrazione, difficoltà economiche, situazioni che ricadono inevitabilmente sul tessuto sociale della comunità.
vita.it, 21 novembre 2023
Quasi uno su quattro, tra i nuovi ingressi nel sistema penale, ha fra i 14 e i 15 anni: i minori che commettono reati tendono ad essere esclusi dalla società, inquadrati come soggetti da cui è meglio stare lontani. Un ciclo di incontri gratuiti approfondisce gli strumenti e il senso della giustizia riparativa. Prossimo appuntamento il 22 novembre. Spesso i minori che commettono reati tendono ad essere esclusi dalla società, inquadrati come soggetti da cui è meglio stare lontani. Troppo facilmente si dimentica però che sono ragazzi molto giovani - anzi sempre più giovani - che nella maggior parte dei casi pagano una situazione di forte disagio familiare e di mancanza di punti di riferimento. Secondo i dati del ministero della Giustizia, tra i nuovi ingressi nel sistema penale il 23,26% è costituito da minori tra i 14 e i 15 anni, ragazzini che si trovano a fare i conti con pene da scontare o con percorsi di inserimento sociale.
- Torino. Così gli studenti imparano a conoscere il carcere e i carcerati
- Forlì. Venti attori detenuti impegnati nello spettacolo “Città sul filo”
- Cagliari. Va in scena “La luna del pomeriggio”, scritto dai detenuti di Nuchis
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