di Francesco Munafò
giornalelavoce.it, 21 novembre 2023
Il progetto innovativo di una scuola del territorio che lascia un segno positivo sui partecipanti. Per capire il carcere e i carcerati ci va empatia. E l’empatia può anche essere imparata e sviluppata attraverso l’istruzione. “Capire il carcere” potrebbe essere infatti una buona locuzione da usare per riassumere il progetto che il professor Davide Pelanda ha pensato per i suoi alunni dell’Istituto Fermi di Cirié. Un esperimento cominciato l’anno scorso e che ha lasciato una grande impronta negli alunni che vi hanno partecipato. C’è persino chi ha mantenuto una corrispondenza epistolare con uno dei carcerati, così come c’è chi ha deciso di cominciare, dopo la fine della scuola, a fare volontariato negli istituti carcerari del territorio.
di Rosanna Ricci
Il Resto del Carlino, 21 novembre 2023
Il festival “Trasparenze di Teatro Carcere”, giunto alla 3ª edizione e che vede impegnati gli istituti penitenziari di Ferrara, Reggio Emilia, Parma, Bologna, Forlì, Ravenna, Modena, arriva a Forlì oggi alle 16, con lo spettacolo “Città sul filo- storie di esseri alati, viaggiatori e uomini”, che sarà presentato all’interno della Casa Circondariale forlivese con la regia di Sabina Spazzoli, Michela Gorini, Alberto Zaffagnini, e con la drammaturgia di Sabina Spazzoli, Giovanna Casalboni, Daniela Romanelli, Paolo Turroni. Le scene sono firmate da Stefano Camporesi. Prodotto da Con…tatto Aps e Malocchi & Profumi Aps, lo spettacolo vedrà in scena 20 attori e attrici detenuti della Casa Circondariale di Forlì e 5 allievi del liceo classico Monti di Cesena. Verrà raccontato un viaggio attraverso luoghi invisibili e città ideali verso la libertà, partendo da Aristofane e Calvino, il tutto racchiuso nella cornice del circo. Ogni città è un documento perché di essa rimangono i nomi delle vie e i ricordi degli abitanti. Ogni città possiede il passato e il futuro, in essa tutto può cominciare e finire. Il festival ‘Trasparenze di Teatro Carcere’ ha come obiettivo un tema comune da sviluppare in tre anni da parte di 7 compagnie teatrali operanti in varie città. Il tema del triennio 2022-2024 è ‘Miti e Utopie’ che si sviluppa attraverso tre parole: errare, perdono, comunità, particolarmente significativi per il luogo, il carcere, in cui avvengono le attività di produzione. L’accesso agli spettacoli è subordinato al permesso dell’Autorità Giudiziaria Competente. Per lo spettacolo è prevista una replica domani alle 14. Per info su tempi e modalità di partecipazione agli spettacoli scrivere a
L’Unione Sarda, 21 novembre 2023
La pièce prende spunto dai loro racconti originali, riadattati dal regista Simone Gelsomino. Racconta una visione dell’universo carcerario, libero da stereotipi e pregiudizi. Arriva a Cagliari “La luna del pomeriggio”, lo spettacolo teatrale nato da testi originali dei detenuti nel carcere ad alta sicurezza “Paolo Pittalis” di Nuchis. L’appuntamento è sul palcoscenico del Teatro Del segno, giovedì 23 e venerdì 24 novembre, con la terza tappa della tournée regionale. La pièce indaga differenti punti di vista su due dimensioni intime del carcere, quella personale e quella collettiva/familiare, attraverso l’intreccio delle vite di nove personaggi e una narrazione spazio-tempo sfumata e onirica.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 novembre 2023
Più carcere, meno omicidi? Balle, le uccisioni sono più diffuse nei Paesi in cui si fa largo uso della pena capitale e di ergastoli. Sotto il post con il video dell’intervista a Elena Cecchettin, sorella di Giulia, uccisa e abbandonata in un burrone, c’è una sfilza di uomini che le dicono come dovrebbe parlare, come dovrebbe soffrire, che dovrebbe stare a casa a piangere, altrimenti il suo dolore non vale, non è credibile. Che la maglietta che indossa non è adeguata, che l’eyeliner è fuori luogo, perché la sorella è appena morta. Lei ce l’ha col patriarcato, non solo con l’assassino di sua sorella, che non è la prima, non sarà l’ultima. E giù insulti, per quell’anello al naso e i post sui social, subito depredati per mettere su una biografia totalizzante, che le valgono l’accusa di satanismo e dell’imperdonabile (presunta) volontà di candidarsi con la sinistra, Laura Boldrini ed Elly Schlein in prima fila. Ma il patriarcato, la cultura maschilista, la cultura della sopraffazione non esistono, ribadiscono loro, che di sentirsi chiamati in causa proprio non ne vogliono sapere. L’omicidio di Giulia Cecchettin ha colpito tutto il Paese e riaperto un dibattito che in Italia ha luogo ogni tre giorni, statistiche alla mano. Senza alcun esito, se non quello di inneggiare alla gogna, alla castrazione chimica, alle torture fisiche e - ça va sans dire - all’esenzione dal processo, che tanto non serve. Un dibattito impregnato, per buona parte (e in buona fede, per una certa percentuale), dalla stessa cultura paternalistica che lo genera: le donne non si toccano nemmeno con un fiore. Perché diverse, fragili, da proteggere. Ovvero, ancora una volta, subalterne. E quando gli uomini sono violenti, se non sono dei mostri (dunque un’eccezione, la colpa è delle madri, che non li hanno saputi educare. Perché questo è il loro compito. “Io non ho mai incontrato soggetti gravemente maltrattati e gravemente disturbati che avessero però delle mamme normali”, dice la deputata leghista Simonetta Matone. Una sola frase da prendere come esempio, senza bisogno di saccheggiare il web di tutte le bestialità scritte nelle ultime ore.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 21 novembre 2023
Una ragazza su dieci ne è vittima nel rapporto di coppia con coetanei. I trapper replicano all’attrice: “Qualunquismo in stile italiano”. Può bastare un post sui social o un selfie non gradito a far scattare una scenata di gelosia o un’aggressione. Sono sempre di più i ragazzi adolescenti che controllano in maniera ossessiva il cellulare della fidanzata, che ne condizionano i comportamenti di vita, il modo di vestire, il tempo libero. Gesti troppo spesso scambiati per attenzione o amore ma che raccontano di come la violenza di genere sia in crescita anche tra i più piccoli. Gli esperti lo chiamano “teen dating violence”, un fenomeno ancora poco conosciuto e studiato. Secondo uno studio universitario, basato su un questionario somministrato a oltre 700 ragazzi delle scuole superiori in Friuli Venezia Giulia, più di una ragazza su dieci, di età compresa tra i 15 e i 19 anni, ha avuto un’esperienza di violenza nella coppia con un coetaneo.
di Giovanna Casadio
La Repubblica, 21 novembre 2023
Il ddl femminicidi domani in commissione Giustizia. La segretaria: “Occorre approvare una legge che renda obbligatoria l’educazione all’affettività e al rispetto delle differenze in ogni ciclo scolastico”. Non basta reprimere, non basta inasprire le pene, se non si riesce a prevenire. Elly Schlein si è rivolta alla premier Giorgia Meloni affinché la politica si muova e affronti la tragedia dei femminicidi dal punto di vista dell’educazione affettiva e sessuale. Perciò la segretaria del Pd spiega: “Non ci sono stati contatti diretti con la premier. Ma mi sono rivolta a lei per proporre di approvare una legge che renda obbligatoria l’educazione all’affettività, al rispetto delle differenze in ogni ciclo scolastico. Noi confermiamo la nostra disponibilità a lavorare insieme anche sul versante fondamentale della prevenzione, che manca nel disegno di legge sui femminicidi che sarà all’esame del Senato”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 21 novembre 2023
Solo critiche per l’idea del ministro. Niente lezioni sulla sessualità: l’Italia resta lontana dal resto d’Europa. Elaborato subito dopo gli episodi di stupro di gruppo avvenuti a Palermo e Caivano, il piano “Educare alle relazioni” del ministro dell’Istruzione (e merito) Giuseppe Valditara, sarebbe dovuto partire a settembre. Dopo due mesi di oblio è spuntato fuori all’indomani del femminicidio di Giulia Cecchettin e sarà presentato mercoledì prossimo con i ministri alla Famiglia, Eugenia Roccella e della Cultura, Gennaro Sangiuliano.
di Jonathan Bazzi*
Il Domani, 21 novembre 2023
L’idea dell’educazione di genere come farmaco miracoloso per l’emergenza attuale non mi convince. Credo che l’agency femminile (e, in generale, dei soggetti più deboli) vada rinforzata. Ho pensato in queste ore all’extrema ratio, l’autodifesa, non solo letterale ma anche in termini di consapevolezza, prontezza nel riconoscere precocemente certe dinamiche. Servono strumenti nuovi, dispositivi tecnologici per chiedere aiuto, strutture che consentano di allontanarsi dalle situazioni a rischio.
di Francesco Pallante
Il Manifesto, 21 novembre 2023
Tra le misure previste nell’ennesimo provvedimento-sicurezza del Governo, quella che prevede l’inasprimento della norma sulla revoca selettiva della cittadinanza riapre una ferita che sanguina nel nostro ordinamento costituzionale dal 2018. Il colpo iniziale era stato inferto dal primo Governo Conte - con Matteo Salvini spadroneggiante dal Viminale - tramite l’introduzione nella legge sulla cittadinanza di un’inaudita discriminazione interna alla categoria dei cittadini, consistente nella possibilità, in caso di condanna definitiva per reati di matrice terroristica, di revocare la cittadinanza a coloro che l’hanno acquisita nel corso della loro esistenza e non anche a coloro che cittadini lo sono per nascita da genitori italiani.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 21 novembre 2023
È stata fissata per il prossimo 30 gennaio l’udienza della Cassazione che deciderà il destino del dl Cutro in merito al trattenimento dei richiedenti asilo provenienti dai “paesi sicuri” durante l’iter della domanda di protezione internazionale. Un provvedimento ad hoc ha stabilito la data e unificato la discussione dei dieci ricorsi presentati dall’Avvocatura dello Stato. A occuparsi della questione, che da un lato vede il Viminale e dall’altro le decisioni del tribunale di Catania firmate dalla giudice Iolanda Apostolico e dal collega Rosario Maria Annibale Cupri, saranno le Sezioni unite. Tale destinazione è stata motivata dalla prima presidente di Cassazione Margherita Cassano: i ricorsi “sollevano una questione di massima di particolare importanza circa le condizioni che consentono il trattenimento alla frontiera del richiedente la protezione internazionale” e presentano “aspetti di novità nel panorama giurisprudenziale, anche per il rapporto tra fonti diverse e per il necessario confronto con le pronunce della Corte di giustizia”.
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