di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 21 novembre 2023
Un dibattito ad alta tensione, durissimo quello che si è svolto ieri alla Knesset, il parlamento israeliano. Otzma Yehudit, Potere ebraico, il partito di estrema destra guidato dall’oltranzista ministro per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben- Gvir, che è una componente fondamentale del governo di Benjamin Netanyahu, ha avanzato alla commissione parlamentare un disegno di legge che prevede la pena di morte per terrorismo. Proposta arrivata sull’onda della strage compiuta da Hamas lo scorso 7 ottobre ma che è da molto tempo un cavallo di battaglia di Gvir: molti analisti israeliani individuano in questo radicalismo il segreto della sua ascesa rapidissima sulla scena politica nazionale in un paese già estremamente polarizzato.
di Massimo Cacciari*
La Stampa, 20 novembre 2023
Caratteristica dei regimi reazionari è quella di ritenere che carcere e inasprimento “fisico” delle pene costituiscano il deterrente fondamentale per l’atto criminoso. È questo l’aspetto più odioso del giustizialismo, virtù da cui mi illudevo fosse esente il magistrato, dr. Nordio. Tutta la letteratura scientifica ha dimostrato da decenni che non esiste alcuna correlazione significativa tra pesantezza della pena, ivi compresa quella di morte, da una parte, e gravità e ampiezza dei comportamenti criminali, dall’altra. Che l’arcaica idea del “dente per dente, occhio per occhio” serva a meglio garantire la nostra sicurezza è forse retaggio delle zone più oscure del nostro cervello, ma non corrisponde in nulla alla realtà.
di Davide Galliani*
L’Unità, 20 novembre 2023
Il potere del Garante sta nel suo non avere potere. A suo modo, partecipa: relazioni annuali al Parlamento, interlocuzioni quotidiane con i ministri, è ricevuto da chi lo nomina (il Capo dello Stato) e assume un significativo ruolo dinanzi alla Corte costituzionale e alla Corte di Strasburgo. Il Garante è un ponte tra le persone e le istituzioni, un biografo-fotografo di vite. Accende i riflettori. Ma perché il suo potere è decisivo proprio perché non è potere? Potremmo spendere molto tempo alla ricerca della figura ideale di Garante: professore, avvocato, magistrato, esponente dell’associazionismo. Si scoprirebbe però che dovrebbe possedere un po’ di tutti questi mestieri, piuttosto che molto ma solo di uno. Non di meno, il punto vero è un altro: il Garante migliore è quello più autonomo e indipendente. E da chi, se non dai poteri? Il Garante è più forte quanto più è in grado di segnare il distacco dal potere. Non bastano Parlamento, Governo, Capo dello Stato e giudici, ma cosa giustifica e può fare un’altra istituzione, peraltro dotata di un potere che è tale perché non è tale?
di Rita Bernardini*
Il Riformista, 20 novembre 2023
Chi si ricorda di Amra, la ragazza rom ventiquattrenne che il 31 agosto di due anni fa partorì sua figlia in una cella dell’infermeria di Rebibbia femminile? L’aiutò un’altra detenuta perché a quell’ora c’era solo un’assistente donna della polizia penitenziaria. Amra raccontava al quotidiano Il Dubbio: “Ho messo la mano sotto e ho sentito la testa, avevo paura cadesse per terra e mi sono sdraiata. È nata da sola e non piangeva”. È stata la compagna di cella a pulire il viso della bambina dalla placenta a mani nude, consentendo così alla piccola di piangere e respirare. Occorre aver visto, aver compreso, prima di mettere mano ad una legge.
di Grazia Di Maggio*
Il Riformista, 20 novembre 2023
Le nuove norme approvate in Consiglio dei Ministri hanno suscitato molte strumentalizzazioni e fake news da parte dei giornaloni della sinistra, in particolare riguardo le presunte detenzioni di donne incinte. È importante chiarire che si tratta di una falsa rappresentazione dei fatti. Non è vero che le donne incinte o con figli di età inferiore a un anno finiranno in carcere in virtù del nostro disegno di legge. Fino ad oggi, durante le fasi di indagine e processo, le donne in queste condizioni potevano essere sottoposte a misure cautelari presso istituti di custodia attenuata per detenute madri. Se condannate, il giudice aveva l’obbligo di differire la pena, a condizione che non superasse i 4 anni. Per pene superiori, la detenzione domiciliare poteva essere una possibilità. Il Governo è intervenuto per eliminare questa incongruenza, consentendo al giudice di decidere se applicare misure alternative alla detenzione, come affidamento in prova, detenzione domiciliare o case-famiglia di cura e assistenza, anche in caso di condanna.
di Gabriella Cantafio
La Repubblica, 20 novembre 2023
Marcella ha vissuto per più di due anni nell’istituto di Lauro, in Irpinia: “Non ci porterei più Giovanna, è rimasta scioccata per sbarre e perquisizioni. L’unica soluzione per il bene dei bimbi è la casa famiglia”. “Col senno di poi, non porterei mia figlia nell’Icam (Istituto a custodia attenuata per detenute madri ndr)”. A ripeterlo, mentre è stato approvato il nuovo Ddl sicurezza che elimina l’obbligatorietà del rinvio dell’esecuzione della pena per le donne condannate incinte o con figli fino ai 3 anni, è Marcella, 41enne napoletana, che, per 2 anni e 7 mesi, ha vissuto nell’Icam di Lauro, vicino ad Avellino, con la sua piccola Giovanna.
di Claudio Bottan
vocididentrojournal.blogspot.com, 20 novembre 2023
Celle chiuse anche al carcere di Busto Arsizio, quello della sentenza Torreggiani, che al 31 ottobre scorso ospitava 430 detenuti a fronte una capienza regolamentare di 240 posti. Nel mio lungo tour delle prigioni ho visto cose che voi umani non potete nemmeno lontanamente immaginare. C’è stato un lungo periodo, durato per diversi anni, in cui il sovraffollamento aveva raggiunto livelli disumani con oltre sessantamila presenze nelle carceri a fronte di 48mila posti regolamentari. Le persone venivano stipate nelle celle peggio degli animali e c’era penuria di ogni cosa, dalla carta igienica al cibo, che non bastava mai per sfamare le bocche di tutti i disperati che affollavano i vari gironi dell’inferno.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 20 novembre 2023
Il governo della destra lancia un esperimento ambizioso: la creazione di un nuovo scenario sociale, che definisce e determina il contesto in cui i cittadini negoziano quotidianamente le loro quote di libertà. Chi pensava che la battaglia per la conquista dell’egemonia culturale fosse una sfida accademica tra Gramsci e Tolkien, può finalmente ricredersi. Andata al governo, la destra estrema guidata da Giorgia Meloni ha prima bloccato il flusso naturale della storia repubblicana, per neutralizzare lo spirito costituzionale di riconquista della democrazia grazie alla ripulsa della dittatura fascista: rimettendo tutto in gioco, col ritorno all’Anno Zero. Poi ha occupato tutti gli spazi della produzione culturale e della sua diffusione, trasformando la prigionia volontaria della lottizzazione (su cui il centrosinistra si è esercitato a lungo) nella nuova servitù della propaganda, senza più limiti e confini. Ora siamo davanti a un passo in più, un esperimento ambizioso e inedito nella vicenda del Paese: la creazione di un nuovo scenario sociale, che definisce e determina il contesto in cui i cittadini negoziano quotidianamente le loro quote di libertà. Un panorama psico-politico che curva il reale a uso e consumo del potere, oggi pronto a interpretare sentimenti e risentimenti della popolazione ideologizzandoli per inserirli nella sua visione assediata del mondo. È l’ultima sfida: potremmo dire che nell’attuale fase di disordine, il vero sovrano è chi modella il paesaggio sociale in cui tutti ci muoviamo a tentoni.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 20 novembre 2023
Carlo Nordio per anni si è detto contrario alla bulimia normativa. Poi è diventato ministro della Giustizia e ora fioccano nuovi reati e pene più severe. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio rivela, palesemente, una scissione della personalità. Nelle sue vite precedenti (di eccellente magistrato, prima, e di editorialista di fede liberale, poi) aveva criticato reiteratamente due delle principali tendenze della produzione legislativa italiana, entrambe attribuibili a una sorta di bulimia normativa. Ovvero, l’ampliamento del numero dei reati all’interno di Codici già pesantemente gravati, e l’innalzamento delle pene per reati già presenti nel nostro ordinamento. In più circostanze, Nordio aveva evidenziato, con ricchezza di argomenti e di dottrina, come quelle due tendenze si mostrassero totalmente fallaci sul piano dell’efficacia e dei risultati conseguiti; e avessero come sola conseguenza certa un ulteriore affaticamento della macchina della giustizia e l’incremento della sua cronica lentezza. Ora, di fronte alle norme penali varate dal governo in 12 mesi il ministro si comporta come un Gasparri qualsiasi: ne fa l’elogio e ne annuncia il successo, con linguaggio felpato e qualche sorriso in tralice.
di Veronica Gentili
Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2023
Sicuramente L’unica vera sicurezza che viene fuori dall’ultimo decreto sicurezza approvato dal governo è che quando si ha poco margine d’azione su quasi tutto, bisogna simulare di averne parecchio dov’è possibile. E dunque se l’attuale governo ha scarse possibilità di esprimere la propria individualità in politica estera, dove è chiamato a tener fede a relazioni ed alleanze internazionali, e in economia - al netto di una soggettiva gerarchia tra quali misure sono ritenute primarie e quali subordinabili - dove è costretto a ridottissime possibilità di manovra, non resta che individuare settori altri, più interni e perciò meno vincolanti, nei quali manifestare dei guizzi di personalità.
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