di Nadia Urbinati*
Il Domani, 28 novembre 2023
Se solo si riuscisse a spiegare ai giovani, con l’esempio e il discorso, che un diritto è l’altra faccia del dovere di rispetto verso sé stesse/i e quindi gli altri, forse si sarebbe già ottenuto un risultato importante. Ma non ci può essere un docente specifico che insegni l’educazione sentimentale. La mattanza di donne è una piaga che difficilmente si guarisce con una legge e un compromesso tra maggioranza e opposizione - comunque importanti. Reprimere, più duramente, si deve. Ma non è sufficiente, se è vero che resta ancora difficile per una donna che subisce violenza farsi prendere sul serio da chi si occupa, per lavoro, della sicurezza o da chi deve giudicare il reato.
di Gabriele Segre
Il Domani, 28 novembre 2023
Gli orrori della cronaca recente sembrano aver palesato agli occhi dei più come estinguere ogni delitto o violenza di genere sia un traguardo inderogabile di ogni progresso civile: un imperativo sociale urgente, non più un semplice auspicio. La medesima consapevolezza ha sferzato il dibattito non solo su quale sia il metodo più giusto per intervenire, ma anche sul modo in cui uomini e donne debbano contribuire in maniera distinta a questo percorso collettivo. Uno sprone incalzante, indifferente al lieve calo statistico di tali crimini: a prescindere dai dati, non siamo più disposti a tollerare alcuna prevaricazione originata da relazioni di potere così sedimentate nel tempo che ancora oggi infangano il nostro modo di vivere e agire. Non è un obiettivo irrealizzabile. Basti riflettere su come narrative non lontane nel tempo denigravano in modo sprezzante individui appartenenti a gruppi etnici diversi, o ai frequenti stereotipi sessuali di cui è intrisa la filmografia di pochi decenni fa: spigolature che nel presente vengono sempre più stigmatizzate senza appello. Oggi assistiamo, infatti, ad un progresso marcato che appare tanto necessario quanto, auspicabilmente, irreversibile. Ed è prevedibile che tale spinta continui, rigettando con perentoria convinzione tutti quei privilegi divenuti intollerabili allo sguardo contemporaneo.
di Matteo Macor
La Repubblica, 28 novembre 2023
Il religioso simbolo del pacifismo italiano è a Genova per celebrare, l’8 dicembre, i 53 anni della Comunità di San Benedetto creata da don Andrea Gallo. A 85 anni compiuti Padre Alex Zanotelli non possiede un telefono cellulare, né un’auto, né una casa, fa esercizio di povertà come missione e per incontrarlo non rimane altro che cercarlo dove vive, o - dice lui - “dove serve militare, nonostante l’età”. Tra i ragazzi del rione Sanità a Napoli, dove ha scelto di andare a stare dopo una vita in giro per l’Africa e il mondo, o tra i suoi tanti incontri per il Paese, ospite di comunità, movimenti, collettivi. In questi giorni è passato dalla Liguria anche per lanciare l’anniversario della nascita della Comunità di San Benedetto al porto di don Andrea Gallo, che si ricorderà l’8 dicembre alla Sala Chiamata di Genova con un incontro con ospiti da tutta Italia. Ed è da qui che mette a fuoco “il tema di questi tempi”: “La violenza sulle donne è come la guerra, sono volti diversi della stessa cultura, uniti dalla ricerca del potere: ecco perché - è il messaggio del comboniano - più che nuove leggi abbiam bisogno di una rivoluzione culturale”.
di Gaetano De Monte
Il Manifesto, 28 novembre 2023
I giudici: trattamenti inumani e degradanti. Per la Corte violati tre articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato nuovamente l’Italia per la gestione dei suoi hotspot: questa volta la vicenda riguarda tredici minori stranieri non accompagnati trattenuti per quasi due mesi, dal maggio al luglio del 2017, nell’hotspot di Taranto. Cioè tra le tende e i capannoni che si trovano al varco nord del porto, la zona industriale della “città dei due mari” dove i migranti sbarcati vengono ancora oggi alloggiati per l’identificazione, tra le polveri rilasciate dalla vicina fabbrica siderurgica ex Ilva e i miasmi provenienti dalla raffineria Eni.
di Don Mattia Ferrari
La Stampa, 28 novembre 2023
Il movimento Refugees in Libya posta immagini choc per svegliare le nostre coscienze. Ma qui tutto tace e la speranza di umanità è affidata a un’Europa che rinasce dal basso. “Lasciatemi morire!”: è questo il grido disperato dell’ennesimo ragazzo torturato dalla mafia libica, nel video diffuso ieri pomeriggio. La vittima è un migrante subsahariano: come molti altri ha lasciato la sua terra di origine a causa dell’ingiustizia globale e, come molti altri, è finito nelle mani della mafia libica, che lo ha chiuso nel lager. Lì la mafia libica lo tortura per mandare il video alla famiglia al fine di estorcere loro un riscatto. Il lager in cui si trova questo ragazzo è a Bani Walid, la stessa città dove sono stati girati altri video dell’orrore, diffusi nelle scorse settimane. Il movimento sociale di cui sono protagonisti i migranti stessi, Refugees in Libya, continua a rilanciare questi video per svegliare le coscienze dell’Europa, ma da questa sponda del mare tutto tace.
di Nicoletta Cottone
Il Sole 24 Ore, 27 novembre 2023
La Garante dei detenuti Irene Testa: “Ora si attende l’assoluzione”. Sabato ha ottenuto la sospensione della pena. Accusato di un triplice omicidio sulle montagne di Sinnai, le intercettazioni hanno dimostrato che il testimone chiave aveva mentito. Appena lo hanno fatto uscire dal carcere Beniamino Zuncheddu si era avviato a piedi per tornare a casa. Una casa che aveva lasciato all’età di 26 anni per entrare in prigione, accusato di aver compiuto l’8 gennaio 1991 un triplice omicidio sulle montagne di Sinnai.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 27 novembre 2023
Incarcerato nel 1991 sulla scorta della testimonianza del genero della principale vittima del massacro del Sinnai e scarcerato perché la testimonianza fu estorta. “Tanti innocenti dentro”. “In questi trentadue anni ho imparato che non sono l’unico innocente - dice Beniamino Zuncheddu. In carcere, anche nel mio carcere, quello di Uta, ci sono altri uomini ingiustamente dentro e purché uno abbia voglia di leggersi davvero le carte allora la verità può venire fuori”. La detenzione.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 27 novembre 2023
Un’intervista del ministro della Difesa accende la polemica. Il Pd attacca: “Riferisca in commissione Antimafia”. Conte (M5s): “L’accusa di Crosetto ai magistrati è gravissima”. Si apre un nuovo fronte nella maggioranza. Dopo le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista al Corriere della Sera attacca le toghe e dice che “l’unico grande pericolo è quello di chi si sente fazione antagonista da sempre e che ha sempre affossato i governi di centrodestra: l’opposizione giudiziaria”, Forza Italia con Francesco Paolo Sisto, vice del Guardasigilli Nordio, e storico esponente del partito, rilancia sulla riforma della giustizia. “È tempo di chiudere”, avverte. Ed ecco che questa riforma viene contrapposta a quella dell’Autonomia e del premierato, trainate rispettivamente da Lega e Fratelli d’Italia. Lo scontro tra esecutivo e magistratura sulla giustizia segue a distanza quello sui migranti con il tribunale di Catania sulle nuove norme del decreto Cutro.
di Stefano Iannaccone
Il Domani, 27 novembre 2023
Il ministro della Difesa adombra il sospetto che da qui alle Europee possano esserci delle inchieste costruite ad hoc per indebolire Meloni. Ma la magistratura è oggi molto debole, tanto da aver avuto sempre cautela nelle inchieste su esponenti del governo. Il dizionario di Guido Crosetto è quello di Silvio Berlusconi, riveduto e corretto, contro le toghe politicizzate. Ma con l’aggiunta di un attacco preventivo lanciato a una magistratura, troppo debole anche per difendersi dagli affondi della politica.
di Francesco Bechis
Il Mattino, 27 novembre 2023
Il ministro accusa: i magistrati progettano di fermare Meloni. Opposizione sulle barricate, l’Anm: ricostruzione fuorviante. Il gong dell’ennesimo scontro tra governo e magistratura stavolta lo suona Guido Crosetto. Secondo il ministro della Difesa infatti, “l’unico pericolo” per la tenuta del governo di Giorgia Meloni “è l’opposizione giudiziaria”. La magistratura, appunto, che secondo quanto rivelato dal co-fondatore di Fratelli d’Italia tramerebbe contro l’esecutivo. Tesi di cui Crosetto si dice convinto al punto da poterle confermare in Aula, anche se dietro al vincolo della segretezza, intervenendo al Copasir o alla Commissione Antimafia. “A me raccontano - ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera - di riunioni di una corrente della magistratura in cui si parla di come fare a “fermare la deriva antidemocratica a cui ci porta la Meloni”. Per poi aggiungere: “Se conosco bene questo Paese, mi aspetto che si apra presto questa stagione, prima delle Europee”. Un j’accuse che Crosetto “aveva in mente da tempo” (spiegano i suoi fedelissimi) e che ha inevitabilmente generato un certo clamore. “Ho fatto quel passaggio non a cuor leggero - commenta infatti Crosetto nel pomeriggio, quando in molti lo avevano già attaccato - con l’amarezza di chi crede nelle istituzioni ed ha fiducia nella stragrande maggioranza della magistratura e che quindi si sente indignato qualora fosse vero quanto gli è stato riferito”.
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