di Alessio Di Sauro
La Repubblica, 20 settembre 2023
“Come una cavia, fine orrenda”. Kenneth Smith, 58 anni, sarà il primo a subire il nuovo metodo, escluso anche in ambito veterinario: nel 2022 si salvò perché non riuscirono a inserirgli gli aghi. Hanno provato per quattro ore a ucciderlo senza riuscire a infilargli nelle vene gli aghi necessari a dare il via all’iniezione letale; un anno dopo Kenneth Eugene Smith, cinquantottenne condannato a morte in Alabama, si prepara ad affrontare il suo destino diventando una sorta di cavia umana. Verrà costretto a respirare l’azoto puro, come mai era successo nella centenaria storia della pena capitale in America. “Una morte rapida e indolore”, stando ai rapporti delle autorità federali, che ne hanno autorizzato l’utilizzo già nel 2018; “un esperimento crudele e sconsiderato” secondo le associazioni umanitarie e “incostituzionale” per gli avvocati del detenuto, che sottolineano come finanche l’Associazione veterinaria statunitense abbia escluso da più di 10 anni l’utilizzo dell’azoto per la soppressione degli animali. Il procuratore generale dello Stato, Steve Marshall, ha annunciato l’intenzione di procedere al più presto, chiedendo alla Corte suprema federale di fissare una data per l’esecuzione.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2023
Negli ultimi 12 mesi, coincisi con le proteste “Donna Vita Libertà”, le autorità iraniane hanno commesso una sequela di crimini di diritto internazionale per stroncare ogni minaccia al loro potere: centinaia di uccisioni illegali, l’impiccagione di sette manifestanti, decine di migliaia di arresti arbitrari (tra cui almeno 90 giornalisti e 60 avvocati), torture di massa comprendenti anche stupri delle detenute, intimidazioni nei confronti delle famiglie che chiedono verità e giustizia e rappresaglie contro le donne e le ragazze che sfidano le leggi discriminatorie sull’obbligo d’indossare il velo.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 19 settembre 2023
Cresce il numero dei detenuti nelle già sovraffollate carceri italiane e riprende l’ondata dei suicidi dietro le sbarre. Al 31 agosto le persone ristrette nei 189 istituti di pena erano 58.428: quasi mille in più del mese precedente, cioè 7mila oltre la capienza regolamentare. E, mentre si attende l’approvazione da parte del governo dell’annunciato “pacchetto carceri”, con l’aumento delle telefonate ai familiari e nuove norme a tutela del personale, altri due reclusi sono stati trovati impiccati nella propria cella.
di Tommaso Romeo*
Ristretti Orizzonti, 19 settembre 2023
Il recente decreto legato ai fatti di Caivano e ai reati e alla violenza dei minori secondo la mia esperienza rischia di essere un regalo alla criminalità. Il criminale che è “sul campo di battaglia” ha bisogno di giovani, e se questi poi muoiono o finiscono in carcere non gli importerà più di tanto, perché non porteranno sofferenza alla propria famiglia. Si tratta infatti spesso per lui di perfetti sconosciuti, ma dove li trova questi cavalli da macello? principalmente in quei giovanissimi che finiscono in carcere per qualche piccolo reato. Perché poi il carcere minorile fa da banco di prova e una volta fuori il criminale adulto basta che si informi di che comportamento ha avuto quel ragazzino in carcere e va sul sicuro, è già pronto per fargli fare reati più gravi.
di Marica Fantauzzi
Il Dubbio, 19 settembre 2023
A cinque anni dalla tragica morte di Faith e Divine a Rebibbia, la politica non riesce a trovare una soluzione per evitare che i piccoli finiscano dietro le sbarre. Faith e Divine, di sei e diciotto mesi, entrarono in carcere con la madre il 26 agosto del 2018. Lei, cittadina tedesca, era stata arrestata e accusata di traffico internazionale di stupefacenti. Era un periodo in cui nella sezione nido del carcere romano di Rebibbia si contavano nove detenute e undici bambini. Uno di questi, di lì a poco, avrebbe compiuto tre anni e, come di consueto, venne organizzata una festa di compleanno.
di Valentina Calderone*
lafeltrinelli.it, 19 settembre 2023
Il problema del rapporto tra i detenuti e i loro familiari evidenzia sempre più le falle del sistema penitenziario italiano. Regole antiquate e obsolete, infatti, fanno si che le pene commesse non colpiscano soltanto chi sta in carcere, ma ricadano anche sui loro parenti. Quando ragioniamo intorno al carcere, e pensiamo alle persone detenute, tendiamo a concentrarci sul motivo per cui si trovano rinchiuse, quanto efferate sono state le loro azioni, gli anni ancora da scontare, a volte magari ci stupiamo di un buon percorso intrapreso e concluso. Difficilmente riusciamo a vederli come uomini e donne, confondendoli spesso con il loro reato, e quasi mai ci interroghiamo su cosa hanno lasciato dietro di sé. Si occupavano di un genitore anziano, convivevano con qualcuno, avevano dei figli da crescere?
di Stefano Anastasìa
studiquestionecriminale.wordpress.com, 19 settembre 2023
Improvvisamente, a trent’anni dalla sua introduzione, il regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41bis, comma 2, dell’Ordinamento penitenziario è entrato nel dibattito pubblico italiano. Stavolta non per lamentarne una insufficiente applicazione, o per paventarne i rischi di una sua elusione di fatto o di diritto (lamentele e preoccupazioni a cui siamo educati da una incessante litania), ma proprio per la sua natura, per le modalità concrete della sua applicazione, per le sue finalità. Di questo va dato atto ad Alfredo Cospito, uno degli oltre 700 detenuti che vi sono sottoposti e che - vuoi in ragione della motivazione politica dei reati per cui è in carcere, vuoi per la personale intolleranza al regime cui è stato costretto - attraverso un calibrato sciopero della fame durato più di quattro mesi e i patimenti che il proprio corpo ne ha subito, ha messo al centro del dibattito pubblico l’intoccabile regime detentivo speciale individualizzato.
di Liana Milella e Giuseppe Colombo
La Repubblica, 19 settembre 2023
Due emendamenti al decreto Asset replicano il tentativo già fallito a marzo e ampliano da uno a due anni il termine per rientrare in ruolo e concorrere ad incarichi di vertice negli uffici. Due emendamenti nel decreto Asset a palazzo Madama per aggirare la legge Cartabia del giugno 2022 sulle toghe in politica. Con l’obiettivo di avvantaggiare i capi di gabinetto, i loro vice, e i magistrati che lavorano nei ministeri del governo Meloni con incarichi di vertice. Ci avevano già provato, a fine marzo, Lega e Fratelli d’Italia. Ma non erano riusciti a superare l’ammissibilità, perché Repubblica l’aveva scoperto.
di Gianni Barbacetto
Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2023
Nicola Gratteri è appena stato nominato procuratore della Repubblica a Napoli: “Sono onorato. Si tratta di una realtà complessa. Il mio impegno è quello di dare il massimo per proseguire il percorso fatto dai miei predecessori e di valorizzare al meglio tutte le professionalità e le risorse presenti”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 settembre 2023
I parlamentari di Forza Italia contro la proposta di castrare chimicamente gli stupratori: “L’ennesima prova di panpenalismo. Allora dovremmo atrofizzare le dita a chi spara...”. Il no di Nordio del 2019: “Un ritorno al Medioevo”. “Una proposta indecente”. “Siamo assolutamente contrari”. “Se vogliono farci passare pure questa roba qua non hanno capito niente…”. A parlare, lontano dai microfoni, sono i parlamentari di Forza Italia, sorpresi, a tratti sdegnati, dalla decisione della Lega di rilanciare la proposta di castrazione chimica per stupratori e pedofili. Un vecchio pallino del partito di Matteo Salvini, riesumato nelle ultime settimane in seguito ad alcuni fatti di cronaca (in particolare lo stupro di una diciassettenne a Palermo), nella migliore tradizione del populismo forcaiolo. Il primo a rievocare l’intervento è stato proprio il vicepremier Salvini tre settimane fa: “Se stupri una donna o un bambino hai evidentemente un problema: la condanna in carcere non basta, meriti di essere curato. Punto”, ha scritto il leader della Lega sui social, annunciando la prossima approvazione di una legge in Parlamento che preveda la castrazione chimica per i responsabili di violenze sessuali.
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